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Beef è un trattato sulla rabbia nella quale siamo incastrati

A24 potrebbe diventare per il settore cinematografico e televisivo quello che la HBO è stata, e continua ad essere, per ogni produzione seriale che porti la sua firma.

La casa di produzione è un'azienda freelance dietro la produzione e la realizzazione di alcune delle più preziose gemme degli ultimi anni. Da Moonlight a Lady Bird, passando per Midsommar ed il trionfatore agli ultimi Oscar, quell'Everything, Everywhere All At Once che vi invito fortemente a recuperare.

Su Netflix, nel pieno della primavera 2023 la A24 ha fatto irruzione con un prodotto totalmente fuori dai radar in quel momento ma che, in poche settimane, è finito nella testa, sui blog e nei post di milioni di persone, magneticamente attratte da un vorticoso racconto su 2 sconosciuti che si incontrano un giorno in un parcheggio anonimo di una Los Angeles imbruttita e da quel momento in poi ingaggiano un tanto inopinato quanto interminabile duello per la supremazia dell'uno sull'altro.

Quello che potrebbe sembrare quasi come un gioco cinico e senza senso su 2 estranei che cercano di sopraffarsi, diventa un vero e proprio trattato sulla condizione rabbiosa, turbolenta e senza uscita dell'uomo contemporaneo mediamente ambizioso e mediamente intelligente, troppo stretto ingabbiato in sogni infranti, ostacoli, paletti, convenzioni e siccità emotiva.

Sto esagerando?

Qui trovi la classifica delle migliori serie tv del 2023. Dove sarà posizionata Beef?

Steven Yeun (The Walking Dead) e Ali Wong sono i 2 protagonisti di questa insolita epopea.

Lui è un emigrato coreano, da anni stabilmente ad L.A., che cerca di barcamenarsi come può tra un contratto e l'altro, un lavoretto e l'altro con il sogno mai troppo nascosto di costruire, con le proprie mani, una casa dove possano riposare, negli ultimi anni della loro vita, i suoi amati genitori, sacrificatisi per tutta l'esistenza per garantire a Danny, e a suo fratello Paul, una vita piena di soddisfazioni e stabilità nell'America delle infinite possibilità. Quello che i genitori di Danny e Paul non potevano immaginare è che l'American Dream fosse solo per pochi eletti e che quegli eletti avrebbero fatto di tutto per mantenere vivo, vegeto e duratoro quel sogno americano.

E cosi, Danny, ci viene presentato, sin da subito, come un loser a pieno titolo, povero, costretto a chiedere prestiti al cugino, perennemente arrabbiato, perennemente rassegnato, perennemente in cerca di una via di uscita all'interno di un monocale sigillato dall'interno.

Per Amy Lau (Ali Wong), se vogliamo, il discorso è esattamente contrario ma, come vedremo, porterà allo stesso risultato. Amy, a differenza di Danny, solo e senza prospettive, ha una famiglia, un marito amorevole ed una figlioletta che potremmo definire prodigio. Amy è anche una donna fortemente indipendente che con fatica ha costruito una propria startup che oggi vale milioni di dollari. Ha una bellissima casa, un'auto di lusso e frequenta gli ambienti "bene" di L.A.. Tutto bene quindi?

Eh no, perchè Amy cova dentro sè una rabbia talmente enorme da "costringerla" a umiliare il primo sconosciuto incontrato nel parcheggio di un centro commerciale, offenderlo, danneggiarlo, ingaggiando con lui questo epico scontro che da il nome (almeno in italiano) allo show.

Quel malcapitato è proprio Danny e da quel momento in poi i 2 si rincorreranno, usando ogni tipo di scusa ed escamotage, al solo obiettivo di farla pagare all'altro avviando una Mutual Assured Disruption.

La bellezza di questo show, oltre al ritmo, ai dialoghi, alla perfezione delle scelte stilistiche e narrative, è dettata dalla capacità di amplificare, dettagliare e rappresentare quello che potrebbe essere rappresentato, a tutti gli effetti, come uno dei mali sociali, psicologici e culturali del nostro tempo. Come chiamarlo, non saprei; anche se son sicuro che qualche scienziato, rivista, studio abbia provveduto ad etichettarlo in qualche modo. Si tratta di quel malessere esistenziale, quella scontentezza profonda che si annida dentro donne e uomini che, soprattutto nelle grandi città e soprattutto in presenza di doppie responsabilità e doppie ambizioni catalogabili come lavoro e famiglia, indipendenza e affetti, soffrono di un disagio che li porta a sviluppare una rabbia interiore che rischia di farli esplodere o implodere a seconda del carattere e delle opportunità.

Amy ha tutto ma sente di essere in trappola.

Danny, viceversa, non ha nulla e sente, anch'egli, di essere in trappola.

La prima da un amore da manuale secondo qualsiasi blogger, specialista matrimoniale, influencer sentimentale eppure cosi vuoto, arido, inconsistente da farla sentire totalmente sola, totalmente fuori posto, proprio lei che con il sudore ed il tempo ha costruito qualcosa di grande successo e di grande rendita. Come sfuggire alle responsabilità senza distruggere tutto? Come bilanciare successo e famiglia senza sembrare un'avida ed ingrata donna in carriera?


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Per Danny il discorso è opposto. Come riuscire nell'impresa titanica di raggiungere, in poco tempo, grosse somme di denaro quando neppure riesce a trovare un lavoro stabile? Come sconfiggere la burocrazia? Come evadere da una comunità settaria senza sembrare la pecora nera? Come tenere stretto a sè il fratellino Paul senza tarpargli le ali? Danny ci prova, come un criceto su una ruota eppure nulla può di fronte ad un fluire degli eventi che scorre inesorabile senza lasciargli scampo.

L'incontro-scontro fra i 2 è devastante ma anche terapeutico poichè farà emergere le contraddizioni e l'essenza dei 2 caratteri, di 2 personaggi cosi diversi, cosi lontani eppure così tanto accomunati da insofferenze, ambizioni e contrasti interiori.

Sono tanti gli spunti che la serie offre sulla nostra società.

Emblematica e bellissima quella scena in cui i 2, dopo ore al riparo dalla frenesia quotidiana, e dopo aver trascorso, in modo assai burrascoso, dei momenti di pace interiore e riflessioni profondissime, si destano da quel sonno/sogno al primo squillo di un cellulare, rincorrendo come 2 idioti l'immaginaria linea di connessione fra loro ed un mondo che detestano e che, in gran parte, li ignora o detesta a sua volta. Una bellissima metafora sul sogno infranto di una società che si definisce sempre più connessa ma che ci allontana, ogni giorno di più, proprio da quanto millanta di saldare.

E come dimenticare quello scampolo sulla vita di Fumi, moglie di un grande artista, madre di George e dunque suocera di Amy. Lei, donna invadente e invasiva che vive di bellezza, di cose astratte e di lussi intellettuali, si ritrova sola in un caffè a coltivare la propria solitudine ed il proprio fallimentare conto in banca. Si improvvisa amica di vecchie conoscenze elemosinando 5 minuti al telefono e ritrovandosi sola, solissima al mondo, nonostante le apparenze vogliano urlare il contrario.

Beef è stata un sospiro fresco, nuovo e cinico che il catalogo Netflix ci ha regalato in questo avvio 2023 straordinario.

Un colpo che non mi aspettavo ma che è arrivato dritto alla mascella mettendoci quasi ko ed assicurandoci una mutua e certa distruzione, deliziosa, pungente e, soprattutto, rabbiosa.


Sceneggiatura: 9

Regia: 6,5

Cast: 7

Genere: Drama

Complessità: 7,5

Originalità: 9

Autorialità: 8

Intensità/coinvolgimento emotivo: 8

Profondità: 9

Contenuti Violenti/Sessuali: 5

Intrattenimento: 7,5

Opening: 7

Soundtrack: 9,5

Produzione: Netflix

Anno di uscita: 2023

Stagione di riferimento: 1

Voto complessivo: 8,5

160 visualizzazioni

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