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American Gods 3 è molto più che deludente

Prima di partire con la scrittura del post che state leggendo in questo momento, ho ripreso il post di first impression che avevo scritto qualche mese fa in occasione dell'approdo della terza stagione di American Gods. Nonostante il sapore amarognolo che aveva lasciato la seconda stagione, devo ammettere che il ritorno di American Gods era un qualcosa che stuzzicava e non poco l'appetito seriale. Tale acquolina in bocca giustificava quel post di commento a caldo sui primi episodi (cosa che faccio pochissimo o quasi mai per serie tv che non sono alla prima stagione) e, per mia fortuna, è stato un post che ha centrato in pieno l'obiettivo.

A visione ultimata del terzo ciclo di episodi devo confermare tutto quello che avevo già anticipato in quell'articolo, con qualche differenza (negativa) che andrò ad esplicare nel prosieguo del post.

La serie tv Amazon ha di certo regalato qualche guizzo e qualche svolta nel plot ma, francamente, è stata davvero poca, pochissima roba rispetto a quello che la mente visionaria di Bryan Fuller aveva partorito nel 2018 in occasione della prima stagione.

Se la seconda stagione aveva sofferto del distaccamento dal suo demiurgo, precocemente allontanatosi per differenze creative, la terza stagione, si sperava potesse mostrarci qualche passo avanti e qualche buona idea di fondo.

Ci saremmo accontentati di poco probabilmente.

Purtroppo, la delusione è stata cocente e neppure quel poco di cui saremmo accontentati sembra essere arrivato.

Perchè?

I motivi sono tanti ma se dovessi riassumerli in un tweet vi direi che American Gods 3 non solo non ha coniugato il proprio stile onirico e visionario ad una trama più coerente, scorrevole e robusta ma ha addirittura visto scivolare via i tratti stilistici che lo contraddistinguevano, senza che, a fare da contraltare, ci fosse un riequilibrio e una spinta in avanti dal punto di vista della narrazione e dello sviluppo dei personaggi.

In parole povere: tanti saluti a quella genialità visiva che strabordava nella prima stagione e addio alle speranze che volevano la terza stagione come il momento del riscatto da parte del parco autoriale.

American Gods, lungi dall'essere una serie brutta, è diventata una creatura sempre meno divina.

So che in giro ci sono tantissimi estimatori, e so che tanti amano questa serie, ma non sarei abbastanza sincero se non vi raccontassi quanto si sia involuta la serie Amazon Prime Video.

Nell'epoca della manipolazione (come dirà Mr World nell'episodio finale) e della velocità, la conseguenza più nefasta è che non c'è più spazio per la memoria.

Senza di essa mancano i ricordi, e senza i ricordi saremmo incapaci di analizzare ogni cosa, ogni opera, ogni persona, ogni momento storico, ogni situazione, nella sua interezza.

Dico questo perchè è proprio grazie alla memoria di quello che American Gods è stato, e avrebbe dovuto essere, che possiamo capire appieno le ragioni di questa delusione cocentissima.

American Gods nasceva nel 2018 dal successo clamoroso della graphic novel di Neil Gaiman.

Il materiale originale pazzesco e l'orda di fan "cartacei" che popolava il mondo, costituivano un biglietto da visita niente male.

Se poi, aggiungiamo che quella carta di presentazione era finita tra le mani di uno degli autori seriali più affermati e apprezzati quale Bryan Fuller, e che Amazon Prime Video si era impegnata a sborsare bei dollaroni per produrre la serie come Cristo comandasse, beh allora capirete che le premesse erano favorevolissime.

La prima stagione, non fu magari il capolavoro del millennio ma riuscì a sorprendere e convincere.

Fuller aveva trasposto l'onirismo e la visione, che avevano reso Hannibal un cult, su American Gods, riuscendo a intrecciare agevolmente e perfettamente trame e personaggi ma soprattutto temi chiave della contemporaneità che il romanzo fantasy aveva messo sul tavolo con sapienza.

Tutto splendido, meraviglioso, 90 minuti di applausi.

Il sogno continua!

Eh no.

Fuller litiga con la produzione. Cerca di affermare la sua libertà e creatività. Non vuole vincoli. Non ci sta ad essere imbrigliato.

Amazon risponde picche.

Fuller intima di andare via e rompere il giocattolino.

Bezos gli indica la porta, sostenendo che un prodotto di quel tipo potrà fare a meno di lui senza grosse ripercussioni.

Fuller sparisce sbattendo la porta.

Dopodichè, non ne sentirete mai più parlare.

E' andata cosi, su per giù cosi come ve l'ho raccontata.

Fatto sta che la seconda stagione, orfana di Fuller, deraglia completamente.

Belle sequenze, piccole intuizioni meravigliose, qualche spunto degno di nota ma uno sfilacciamento totale di tutto quello che poteva sfilacciarsi.

La trama inizia ad essere vaporosa, i personaggi perdono gran parte del carisma, alcuni big spariscono, altri sembrano soffrire la mancanza del proprio burattinaio e il tutto perde di potenza come un motore in panne.

La terza stagione, come dicevo prima, doveva dirci se American Gods potesse resuscitare, come uno dei tanti Dei che affollano i suoi script o se invece perire con le su spoglie mortali.

American Gods muore, precipita da un aereoplano che Fuller aveva fatto volare altissimo, crollando a pezzi sotto il peso di aspettative mancate e di un carrozzone visivamente straordinario.

La storia, quella fatta di ricordi e memorie, è importantissima, perchè ci permette di mettere insieme dei pezzi che, se presi singolarmente, sarebbero di pregevole fattura.

Nel complesso, quei tasselli non vanno mai a formare un quadro che sbancherebbe all'asta.

Si ripetono gli stessi schemi, un po come accade da 10 anni in The Walking Dead.

Personaggi spesso grandiosi finiscono per diventare piatti o macchiette.

Quei pochi personaggi capaci di evolvere non riescono a bucare lo schermo.

E cosi, dopo 8 episodi di fuffa, ne arrivano 2 roboanti ma che tanti roboanti, a ben vedere non sono.

La morte (vera o presunta) di Wednesday è un evento mastodontico e viene trattato, tutto sommato, con frettolosità.

L'episodio finale ricorda il miglior Fuller ma per mezzora è totalmente soporifero.

Tecno Boy è forse la figura più interessante ma viene trattata con superficialità per quasi tutta la stagione.

Mr World è forse, insieme a Shadow, il personaggio con più cose da dire.

Bilquis sempre più inutile.

Tanti altri dei fuori fuoco o fuori dai giochi.

Laura troppo importante per essere vera.

Cscernobog un personaggio di cui non si capisce l'importanza e l'utilità.

Lo stesso Wednesday è diventato più un comic relief, e la maschera con la quale un'istrione come McShane si diverte a dare sfoggio delle proprie doti, più che il grande mattatore.

Tutto finisce con un bell'episodio ed un cliffangher grande come un tempio greco.

Anche qui, nulla di nuovo.

Ci siamo passati con The Walking Dead (torno su questo paragone perchè temo possa essere il più calzante) e temo che sarà veramente difficile discostarsene se non si cambia marcia.

Gli Dei lottano e si infiammano mentre noi attendiamo l'accelerata.

Che non arriva.

Riusciremo ancora a pazientare?




Ed ora i voti alla stagione 3

Sviluppo Personaggi: 4

Complessità: 9

Originalità: 7

Profondità: 8

Cast: 6,5

Trama: 2