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Anna di Niccolò Ammaniti è folgorante

La parola capolavoro, se presa dall'illustre vocabolario Treccani, recita cosi:


La migliore in una serie di opere di un artista, di uno scrittore, o di un’età, di una scuola, ecc.: questo romanzo è ritenuto il suo c.; i c. della pittura ferrarese. b. Opera (e per estens. anche azione, impresa, comportamento) eccellente in genere: quadro, scultura, progetto che è un vero c.; la sua relazione al congresso, la sua lettera al presidente, la sua risposta è stata un c., un autentico c.; un c. di finezza, di grazia, di precisione; iron.: quest’articolo è un c. di bestialità; hai fatto proprio un bel capolavoro! 2. L’opera che il lavoratore assunto in prova deve compiere alla fine del relativo periodo per dimostrare la propria capacità professionale: fare il c.; essere bocciato nel capolavoro.

Anna, di Niccolò Ammaniti, è un'opera che soddisfa in pieno tali requisiti ma dimostra di essere molto altro, di andare molto oltre la parola capolavoro, di andare molto oltre un genere, un obiettivo, una definizione.

Anna, di Niccolò Ammaniti, è una serie tv cataclismatica, una di cui non solo sentiremo parlare nei prossimi secoli, ma una di cui leggeremo nei libri di storia della televisione (quantomeno quella italiana ed europea) come una serie tv che ha cambiato per sempre le regole del gioco.

Dopo "Anna" non si tornerà più indietro.

Il 23 Aprile 2021, Sky Italia rilascia i 6 episodi che compongono la prima, e probabilmente unica, stagione di Anna ,la nuova serie tv di Niccolò Ammaniti, scrittore, autore, regista, sceneggiatore (e chi più ne ha più ne metta) che aveva esordito dietro la macchina da presa proprio in un'altra serie tv Sky Original, ancora una volta con un adattamento di un suo romanzo dal titolo "Il Miracolo".

Anche Anna è un riproposizione di una sua opera letteraria, datata 2015 e divenuta di spaventosa attualità con l'avvento della pandemia da covid 19.

Nell'universo dipinto da Ammaniti, il mondo è stato colpito da una terrificante pandemia che ha, in pochissimo tempo, decimato la popolazione mondiale.

Ad essere infettati da questo misterioso virus, che i portagonisti del romanzo e della serie chiameranno "La Rossa", sono solo gli adulti. La pubertà è il trigger che fa scattare la malattia, il tempo, il poco tempo che separa la comparsa delle macchie rosse dalla morte è esiguo.

La terra verrà disabitata e privata da anziani e da uomini e donne adulte, la cui scomparsa lascerà l'intero pianeta nelle mani di neonati, bambini ed adoloscenti, padri-padroni di un mondo senza regole e senza speranza.

Il disclaimer iniziale con il quale ogni puntata della serie comincia ci avverte che non solo il romanzo è stato scritto nel 2015 ma che anche le riprese della serie sono iniziate ben 6 mesi prima della comparsa del primo caso di coronavirus.

Quello che vedremo, infatti, ci riporterà in una dimensione a noi oramai tristemente nota. Contagi, paure, contenimento, ricerca di una cura, morte, disperazione, abbandono, solitudine, false speranze.

Anna è clamorosamente attuale, pur essendo stata pubblicata 6 anni fa e le immagini sono molto oltre il concetto di "contemporaneo", andando quasi nella direzione di simultaneità rispetto a quella che è divenuta la nostra nuova quotidianeità, la nostra "new normality" come direbbero oltreoceano.

La nostra nuova normalità, per fortuna, è spogliata di quei contorni da Armageddon che dominano la serie ma resta incredibilmente ancorata a tutti i concetti e le tematiche, filosofiche e più frivole, che sottendono l'intero racconto.

Il guizzo autoriale che sta alle fondamenta della storia narrata da Ammaniti è geniale ma per nostra fortuna non rimane l'unico momento di poetica follia che l'autore italiano regala a noi e all'intera umanità.

Ammaniti si affida ad un manipolo di giovani esordienti, nelle quali mani deposita il peso di una storia apocalittica tremendamente ansiogena.

Nel cast spiccano Giulia Dragotto nei panni di Anna e Giovanni Mavilla nei panni di Pietro, senza dimenticare le "grandi" Roberta Mattei ed Elena Lietti e la bravissima Clara Tramontano, interprete della perfida Angelica.

Sentiremo parlare della Dragotto e della Tramontano, ma anche di Mavilla. Parola di un serialfiller.

Fatte le dovute presentazioni, torniamo un attimo alla storia.

Siamo in Sicilia

Il mondo è andato a rotoli.

Non c'è traccia di nessuna persona che abbia più di 20 anni.

L'isola dei cannoli e della mafia, dei mercati rionali e degli splendidi anfiteatri, del mare blu e degli sbarchi, delle granite e dell'Etna, è abbandonata a se stessa e al furore masochista dei suoi giovani abitanti.

Anna ed Astor sono 2 fratelli, figli di Maria Grazia, sopravvisuti all'epidemia grazie alla loro giovane età.

Per Anna la comparsa della "Rossa" è solo questione di tempo. A 13 anni e con le mestruazioni ad un passo, la vita le sta per dare il benservito.

Sua madre Maria Grazia, prima di morire, le ha affidato un libro, scritto di suo pugno nei mesi precedenti alla preannunciata morte, denominato "il quaderno delle cose importanti". All'interno del quaderno, Anna troverà un decalogo di istruzioni da seguire per sopravvivere ad un mondo privo di adulti e di regole e privo di persone capaci di indicare a lei ed Astor la strada.

La piccola Anna prometterà a sua madre di seguire quelle istruzioni e di prendersi cura del fratello Astor, molto più piccolo di lei.

Su questo alternarsi fra i ricordi della Anna bambina, in un mondo pre o intra pandemia, e quello della Anna adolescente e sola al mondo in un mondo devastato dalla morte causata dal virus, si gioca l'intero piano narrativo della serie.

Nel corso dei 6 episodi verrà mostrato il percorso accidentato, annichilente, caotico, alienante, stravagante, assurdo di Anna ( e di Astor), un percorso morbosamente affascinante per come Ammaniti sia riuscito a descriverlo.

Se c'è un aggettivo che non può non essere accostato ad ogni frammento del prodotto Sky Original, è folle.

Con Anna attraversiamo una strada buia piena zeppa di pericoli e assurdità, di soggetti agghiaccianti e scenari raccapriccianti, un vicolo cieco nel quale i giovani protagonisti sono innanzitutto dei condannati a morte, dei ragazzi privi di ogni speranza, consapevoli che oltre la loro maturità non vi sarà nulla e nessuno ad attenderli se non il vuoto e l'oscurità della morte.

Ammaniti non fa nulla per nascondere questa condizione.

Non cerca di edulcorarla ma sceglie di riempirla di poesia, una poesia mai didascalica ma, anzi, sempre fuori da ogni canone, da ogni schema, anticoformista sotto ogni aspetto.

La follia si mescola alla poesia grazie alla sgradevolezza del caos che regna nei bellissimi palazzi siciliani, grazie ad una colonna sonora straordinaria ma che spesso va in contrasto con le immagini generando uno spaesamento seducente in chi guarda e ascolta.

Anna è una serie capace di disturbare profondamente.


Un bambino si getta nella tromba delle scale.

Una bambina sfida un'altra, più piccola, ad afferrare una fune ad un'altezza assassina.

Un fratello piange un altro fratello costruendo un macabro altare da omaggiare con una spietata sequela di orrori.

Un pezzo di guanciale diviene la preda di un'orda di bambini inferociti.

Il mondo delle fiabe viene ribaltato da 3 ragazzine vestite da biancaneve, cenerentola e chissà cosa, in un balletto continuo tra la vita e la morte.


Nulla di quello che vediamo appare normale. Tutto quello che ci viene mostrato sarebbe, paradossalmente,normalissimo in un mondo che si sta lentamente spegnendo come quello che Ammaniti ci propone.

In un certo senso, e comparandolo con film e serie tv che hanno provato a raccontare la distopia di un mondo agli sgoccioli, quello rappresentato da Ammaniti è un universo lucidamente in bilico fra il disordine e la pazzia.

Chi vorrebbe convincerci che i sopravvissuti ad un ecatombe del genere possano essere abbastanza ragionevoli e sensati da continuare a ripetere schemi e stilemmi adottati durante i giorni nostri, tenta di ingannare se stesso prima che noi spettatori.

Non sarebbe possibile.

Non sarebbe naturale.

In "Anna" vi è poi l'aggravante dell'età.

Ragazzi e bambini di 4-5-12-15 anni, padroni di ogni spazio presente intorno a loro, artefici del proprio destino, privati di qualsivoglia faro ammonitore di qualsiasi riferimento didattico. Cosa vi aspettereste di vedere in uno scenario del genere?

Ammaniti è spietato nel dipingere un mondo perduto e caoticamente disegnato da piccoli diavoli, privati di ogni respiro culturale e istruttivo. Bambini analfabeti, ragazzi incapaci di distinguere il bene dal male, di riconoscere la bellezza.

La purezza con la quale immaginiamo i nostri figli qui viene sostituita dal peccato più totale.

I bambini dell'universo Ammanitiano non sono altro che esseri sottratti all'inferno e all'oblio, piccole anime in attesa di un giudizio universale del quale non conoscono l'esistenza e non ne legittimano il verdetto senza appello.

In "Anna" tutto è perduto.

L'avvento della pubertà è una sentenza di morte, trasformando un evento naturale e lieto, foriero di nuova vita, qui equivale al punto esclamativo e finale sulla propria esistenza.

Il mondo è finito.

Non ci saranno nuovi figli.

Nessuna nuova generazione nella quale riporre le speranze.

I giovani e il futuro collimano nell'ultimo rantolo dell'universo a noi noto.

La grandezza di Anna è che compie un passo enorme verso ogni direzione.

Ammaniti offre una visione delle cose molto personale ma anche molto pungente rispetto alla nostra società.

Pensate ad Angelica, ragazzina viziata nel mondo pre-virus, spietata leader senza scrupoli nel mondo dei "blu", tribù da lei fondata e priva di ogni morale, sradicata da qualsiasi sentimento umano. Le sue movenze scimmiottano quelle delle nostre vallette, veline, troniste, isolane, sorelle televisive, cosi come i format dei talent e dei reality a cui siamo abituati diventano l'unica fonte "educativa" per Angelica, che non a caso crea un regno all'interno del quale decide le sorti dei suoi piccoli sudditi a colpi di voti, x factor e indici di gradimento.

Oltre questo, il regista romano mixa generi come solo i più grandi cineasti sanno fare.

Nessuno potrebbe obiettare se definissimo Anna un horror. Idem se lo etichettassimo come un apocalyptic movie o un teen drama. Fantascienza? Presente. Commedia nera? Presentissima. Splatter? C'è. Romanzo di formazione? Come se piovessero.

Racchiudere tutto questo all'interno di 6 episodi di circa 50 minuti l'uno, senza far sembrare il tutto un calderone indistino senza infamia e senza lode è di per sè un capolavoro nel capolavoro.

Vogliamo poi parlare dell'efficacia con cui sono stati scritti e sviluppati i giovani eroi ed antieroi di questa apocalisse?

Complice anche la collaborazione con la bravissima Francesca Manieri, possiamo celebrare dei personaggi oramai iconici.

Anna, la giovane protagonista, è una sublime e irriverente creature, testarda e coraggiosa, vittima di ogni orrore, portatrice di speranza e guai. Anche lei, come gli altri bambini / ragazzi, è simbolo di un caos mai ordinato, mai preconfezionato, mai prevedibile. Anna si muove entro i limiti imposti dal quaderno delle cose importanti ma ondeggia fra l'inconcepibile malvagità dei suoi coetanei e l'ancestrale candore degli stessi. Il bosco non protegge Anna, orfana di tutto e di tutti, incollata a terra, rinchiusa in gabbia come un cane, appesa al soffitto con grosse catene, amputata di un braccio, modellata come una bambola, mescolata al magma di un vulcano, perduta in mezzo al mare. Il male che Anna subisce è disturbante ma poetico, come tutta la serie. Anna soffre e si rialza, cresce senza saperlo. Tarantino non avrebbe saputo scrivere e inventare un personaggio più crudelmente vessato dalle malvagità di un destino impertinente.

Pietro è la sua spalla. Il suo principe. La sua metà. Questa storia d'amore è talmente atipica da non sbocciare mai, da non vivere mai un momento di vero connubio, da non sembrare mai matura per essere vera. E come potrebbe esserlo? Come potrebbe essere maturo un amore a quell'età, come potrebbe esserlo quando a sorreggerti non c'è un genitore o un insegnante, un amico o un educatore? Pietro e Anna si respingono tanto quanto si attraggono. Non cercano mai il contatto ma spesso lo trovano.

Si disinteressanno l'uno dell'altra con costanza, ma finiscono per essere protagonisti di momenti di tenerezza lancinante.

Anna senza un braccio.

Pietro con la rossa.

Un bacio immensamente emozionante. Da storia del cinema. Da poster in cameretta.

Un bacio fra 2 giovani destinati a morire, condannati a sopire ogni sogno di un futuro non solo irrealizzabile ma anche impossibile da immaginare, da agognare.

Pietro sembra essere usciti da Pinocchio. Un burattino che vorrebbe essere uomo, un uomo, un bambino appena cresciuto che si scontra con il gatto e la volpe, che si scontra con forze naturali e disumane che si fanno beffe di lui.

Lui ed Anna sull'Etna sembrano 2 versioni buffe e fiabesche del Dr Manhattan su Marte.

Perduti nell'immensità, abbandonati ad essa.

Il mondo è tutto per loro. Loro non potranno mai visitarlo e nemmeno ammirarlo da lontano.

I loro confini sono ristretti. Gli anni che li separano dall'oscurità eterna ancora meno. Nei loro sguardi trovano reciproco conforto ma non trovano mai la definitiva pace.

Ammaniti e la Manieri ce li presentano cosi, tra flashback e strane circostanze. Non li assolvono e non li condannano. Non hanno bisogno di costruire intorno a loro una versione positiva di ragazzi sfortunati e perduti, preferiscono raccontarci chi erano, come sono arrivati lì e come, loro malgrado, hanno deciso di vivere gli ultimi giorni della loro vita.

Piccola citazione per Astor.

Impertinente. Impertinente. Impertinente. Senza di lui Anna non sarebbe stata la stessa serie. E' il motore degli eventi, è il cucciolo di leone che Anna deve preservare, che deve proteggere dagli animali inferociti della savana.

A causa sua Anna perdere prima l'innocenza, poi la speranza, poi un braccio.

Grazie a lui la nostra triste eroina riuscirà a non abbattersi, a svegliarsi la mattina con un obiettivo in un mondo senza più obiettivi.

E' stato difficile approcciarsi a questa recensione. Troppe cose da dire, troppe cose finite sottopelle e incastrate nei meandri della mente, per poterle racchiudere in una modestissima analisi di una serie tv monumentale.

Ho accennato al fatto che dopo Anna non si torna più indietro.

Se l'Italia non dovesse raccogliere il testimone lasciato in pista da Ammaniti, sarebbe un peccato mortale.

L'autore di Io Non Ho Paura ha compiuto un lavoro mastodontico nel realizzare un'opera che fosse di altissimo livello sia dal punto di vista tecnico che narrativo, che fosse frizzante e originale, che non fosse per tutti ma che parlasse di tutto e tutti, che fosse autentica e originale, che fosse un unicum e che fosse capace di rivoluzionare più contesti diversi.

Una serie come Anna non l'abbiamo mai vista e dubito che l'abbiano vista i nostri cugini americani o giapponesi o britannici.

Durante la visione di Anna ho pensato più volte a The Walking Dead e a come Nicotero, Darabont, Gimple siano stati cosi ingenui da pensare che si potesse parlare di un apocalisse zombie senza essere spietati e incorruttibili di fronte al caos che dovrebbe regnare in una situazione del genere. Ammaniti ha lanciato un guanto di sfida e con quello stesso guanto ha schiaffeggiato produzioni altisonanti e celebratissime, lasciandole sole con le guance arrossate e il volto contrito.

Anna è qualcosa di cui noi italiani dovremmo andare fieri di qui all'eternità, allo stesso modo in cui siamo orgogliosi della Gioconda o di 8 e mezzo, della Ferrari o della Nutella.

Quando qualcuno vi dovesse etichettare come quelli della pizza, spaghetti, mafia e mandolino, interrompetelo per un attimo e, gonfiando il petto con orgoglio, aggiungete a questa stereotipata lista un nome proprio di persona che, letto al contrario, non cambia suono.

Dite loro che provenite dalla stessa gloriosa nazione che ha dato i natali ad una delle serie più folgoranti della storia recente.

Dite loro che Anna è stata creata, sviluppata, girata da un genio italiano.

Dite loro che siete connazionali di Niccolò Ammaniti.




Sviluppo Personaggi: 8,5

Complessità: 10

Originalità: 10

Autorialità: 10

Cast: 7,5

Intensità: 10