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Baby Reindeer: una serie shock che vi farà tremare i polsi

E' probabilmente il titolo del momento questo Baby Reindeer, prima fatica seriale di Richard Gadd, comico scozzese, riscopertosi abile narratore e sceneggiatore quando, dopo anni di gavetta decise di raccontare la sua drammatica esperienza. Su quella si appoggiò lo spettacolo teatrale che gli diede la gloria, sebbene molto localizzata nel Regno Unito, ed è da lì che parte per fondare e affondare le radici di questa spiazzante miniserie in 7 episodi dalla durata variegata ma mai troppo lunga. Una forza narrativa, quella dello show di Netflix che ha permesso alla serie di sfondare, metaforicamente, il botteghino e diventare un vero e proprio fenomeno di massa nel giro di poche settimane. Oltre a questo (e scusate se è poco) lo show di Gadd sta volando nella classifica LIVE di Nella Mente di un SerialFiller riferita a questo convincente 2024 seriale. La trovate qui.

Non osate perderla.

Baby Reindeer trae spunto, in maniera neppure troppo romanzata, dalla storia vera dell'autore, qui anche protagonista, occorsa solo qualche anno fa e che, per lungo tempo, ha segnato una sorta di stasi nella carriera, nella vita e nei sentimenti di Gadd. Trattasi di un episodio di stalking del quale lui è stato vittima. A stalkerarlo ci pensò una corpulenta donna, nella serie identificata con il nome fittizio di Martha (Una sorprendente Jessica Gunning), che, per un fortuito caso si ritrovò faccia a faccia con Gadd, allora intento a sbarcare il lunario come barista in un pub, il quale, preso da un senso di pietà verso quella donna apparentemente fragile ed in difficoltà le offrì da bere.

Quel semplice gesto, di umana pietà e gentilezza, innescò un vortice di eventi che portò Gadd a vivere il suo personale inferno, fatto di restrizioni, impedimenti, pedinamenti, migliaia di mail sgrammaticate, invasioni totali della propria sfera privata e atti violenti perpretrati da Martha nei suoi confronti ma anche dei propri cari, dall'allora fidanzata di Gadd, una donna trans, all'ex Keeley passando per i genitori del protagonista.

Non voglio dilungarmi ulteriormente su una trama che oramai è nota a tutti data la portata del fenomeno Baby Reindeer assumendo che di qui in poi ve la sappiate cavare da soli.

I primi episodi scorrono via che è un piacere, nonostante il tema serissimo e grazie ad un tono molto scanzonato, ironico, auto-ironico e che richiama enormemente il dramedy puro.

Poi arrivò il quarto episodio.

Avete presente quando un terremoto causa una crepa al centro di un ponte, impedendo a chiunque di attraversarlo?

L'episodio 4 fa esattamente questo.

Spezza in due il racconto e lo fa spezzando il cuore dello spettatore e metaforicamente quelle catene narrative che sin lì ci avevano fatto credere che Baby Reindeer fosse "solo" una serie, molto originale, su un caso di stalking autobiografico.

Dal quarto episodio in poi tutto cambia e la farsa diventa tragedia, il disagio si fa trauma, il racconto di un lungo periodo della vita dell'autore diviene un lungo interrogarsi su quello che è successo e le sue cause.

Da quel momento in poi l'aggettivo più consono per Richard Gadd e la sua creatura diviene "coraggioso".

Coraggioso Gadd a raccontare tutto.

Coraggioso a denunciarlo con tale eleganza.

Coraggioso a non prendere parti nonostante lui stesso fosse parte in casa, fosse la vittima acclarata.

Coraggioso a riflettere sui perchè certe persone fanno quel che fanno e certe subiscono quel che subiscono.

Coraggioso a metterci la faccia due volte, prima come autore e poi come protagonista.

Coraggioso Gadd a raccontare tutto.

Proprio tutto.

Non ricordo, a memoria, casi cosi eclatanti di auto-analisi di un trauma.

Certo, sono tanti gli autori che hanno condiviso loro esperienze, che hanno preso spunto da eventi realmente accaduti, che hanno riaperto le loro stesse vecchie ferite ma mai avevo assistito ad una serie in cui un autore si mettesse cosi a nudo e parlando di cose cosi dannatamente intime, cosi innegabilmente drammatiche provando, per giunta, a farlo con il sorriso sulle labbra poichè, non dimentichiamolo, Baby Reindeer resta un dramedy, resta una serie che per larghi tratti proverà a convincervi che, tutto sommato, non siete di fronte ad un drammone e questo, se vogliamo, è un ulteriore merito di Richard Gadd.

Ne consegue, come da titolo, che Baby Reindeer vi farà tremare i polsi, in un continuo ricercare la risposta giusta a domande complesse, in un continuo assolversi e assolvere, in un continuo mostrare le conseguenze dell'amore mancato (perdonate l'omaggio a Paolo Sorrentino, sempre sia lodato), in un continuo affannarsi ad andare avanti.

Il Richard Gadd vero, reale, autentico decide di non nascondersi dietro la maschera del suo protagonista Donny che si mostra in tutta la sua fragile esistenza, in tutta la sua traumatica esperienza senza mai puntare il dito contro nessuno.

In una serie dove sono almeno due i mostri dichiarati, i carnefici imperdonabili, Gadd decide di non sbatterli in prima pagina o almeno non senza prima indicare se stesso come presunto e inconscio colpevole del suo stesso male.

Baby Reindeer è una serie cruda, che in certi momenti colpisce allo stomaco come poche altre e che, soprattutto, non da nulla per scontato.

Parlare di un evento cosi cataclismatico è difficile, forse impossibile per chiunque di noi. Richard Gadd riesce a farlo senza presentarsi come vittima a 360° e prendendo spunto da questo abominevole periodo della sua vita per riflettere sull'intera sua esistenza e sulla sua identità.

Quello a cui assistiamo è un viaggio, un viaggio personale e arrembante, emotivamente carico, narrativamente sfidante, umanamente intimissimo che esplora il sè come poche volte avevo visto fare prima, senza pregiudizi e con molte incertezze e dunque con una genuinità e naturalezza impagabili.

Con Baby Reindeer inizierete un viaggio che vi parrà subito molto frizzante e apparentemente comodo che vi porterà, ben presto, a visitare una giungla pericolosamente abitata da animali feroci dalle fattezze di agnellini.

Richard Gadd si addentra, con timidezza e incertezza e tra mille affanni ne esce talmente forte, e altrettanto devastato, da mettere in scena una delle migliori miniserie degli ultimi 10 anni.

Complimenti.


 

Sceneggiatura: 9

Regia: 7

Cast: 7

Genere: Drama

Complessità: 8

Originalità: 9

Autorialità: 10 e lode

Intensità/coinvolgimento emotivo: 10

Profondità: 10 e lode

Contenuti Violenti/Sessuali: 6

Intrattenimento: 7

Opening: 2

Soundtrack: 2

Produzione: Netflix

Anno di uscita: 2024

Stagione di riferimento: 1

Voto complessivo: 9

97 visualizzazioni

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