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Better Call Saul: Comunque vada, sarà un successo


Comunque vada sarà un successo.

Qualcuno diceva cosi, qualcuno esprimeva cosi un concetto rassicurante ma anche ricco di gratitudine verso chi quella frase la stava, in qualche modo, meritando.

E chi, più di Vince Gilligan e Peter Gould, merita maggiormente questo augurio, un augurio che al tempo stesso suona e dovrebbe suonare come un grazie.

A poche ore dal finale di Better Call Saul siamo certi che nulla potrà scalfire la bellezza e la perfezione di uno show riuscito ad entrare nell'immaginario collettivo come pochi altri.

Anche un finale in sordina, anche un finale "sbagliato", non rovinerebbe la reputazione dello spinoff di Breaking Bad che di Breaking Bad ha raccolto l'eredità e che con Breaking Bad ha finito per condividere un'invidiabile battaglia, la battaglia per quella che dal 16 Agosto 2022 in poi sarà considerata la migliore serie tv all time dalla maggior parte degli addetti ai lavori.

Nel 2016, quando Better Call Saul esordì, tutti avevamo chiaro che la serie tv con protagonisti Walter White e Jesse Pinkman non sarebbe stata raggiungibile, ne da Better Call Saul, ne da altre.

Sin dalla seconda stagione qualcuno iniziò ad accennare un paragone, nell'indifferenza generale. In molti, anzi, percepivano come blasfemo quell'accostamento.

Poi, arrivarono i complimenti di 2 dei più importanti registi al mondo. Guillermo Del Toro (The Shape of Water) e Dan Arofnovsky (Requiem For A Dream) sentenziarono, senza appello, che Better Call Saul si stava rivelando, nella sostanza, migliore della serie madre.

Fu allora che, in molti, iniziarono a comprendere appieno le potenzialità dello show che doveva essere di Saul Goodman e finì per essere di James Mc Gill prima, di Gene Takovic poi, di Kim Wexler sempre.

Oggi, a pochi passi dal finale, siamo tutti un po' più consci che Better Call Saul è stato un Breaking Bad ancora più poderoso, più poetico, più stratificato, più consapevole, più geniale.

Ecco perchè, anche con un finale eventualmente meno impressionante di quel Felina (anagramma di Finale e non solo) che chiudeva Breaking Bad, Saul Gone (contrazione di It's All Gone e rimando a quell'iconico "It's All Goodman" con cui nella quarta stagione ci veniva introdotto per la prima volta Saul Goodman) potrà essere, nella peggiore delle ipotesi, un po' meno perfetto, restando sempre con lo sguardo puntato verso la perfezione assoluta.

Nulla potrà rovinare quanto di quel miracolo tecnico, registico, fotografico, produttivo, attoriale e sceneggiatoriale (non credo si possa dire...vero?) a cui abbiamo assistito sin qui.

Niente, e nessuno, potrà mai cancellare le emozioni che lo scorso episodio e tanti altri ci hanno provocato.

Ecco perchè, nelle prossime ore, siamo certi e confidenti che: "Comunque vada, sarà un successo".


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