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Better Call Saul sancisce la perdita di ogni speranza. Per Jimmy. Per Saul. Per Gene. Per Viktor.

C'è un momento, nel penultimo episodio della storia di Better Call Saul, intitolato Waterworks, in cui il cuore in frantumi di uno dei personaggi si spezza all'unisono con il nostro.

Lo spinoff di Breaking Bad non è una Romantic Comedy o una seria sui sentimenti, motivo per cui quel momento, quella scena ha qualcosa di molto più profondo all'interno delle sue cellule narrative.

E' il momento che sancisce, nella maniera più netta e chiara possibile, il punto di rottura definitivo fra Kim e Jimmy e la morte consacrata per quest'ultimo. Da quel punto in poi non vi sarà nessuno spiraglio per una resurrezione di James McGill e la finestra di redenzione si socchiuderà cosi tanto da non far più passare l'aria nella stanza.

E' una stanza chiusa oramai, come quella che ospita l'avvocato dei criminali lì ad Albuquerque, una stanza dove la scritta "We The People" impera e delle colonne di cartapesta adornano il trono del principe del foro Albuquerquiano.

Sono, però, fondamenta esili, destinate a crollare come metaforicamente ci viene mostrato nel penultimo cold open nella storia di questa magnifica serie. Basterà una pallina anti-stress a far crollare tutto, tanto fragili sono le basi su cui Jimmy McGill ha fondato la sua era post-Kim.

Ed è proprio lei a stritolarci l'anima e centrifugarci le budella in questo episodio, specie in quel momento che cito da un po'.

Ma di che momento parliamo?

Al termine del Cold Open, un pensoso Saul si trova davanti alle carte che sanciranno il divorzio, anche legale con Kimberly Wexler. Il mondo si ferma e dietro le quinte Saul torna, per qualche minuto, ad essere Jimmy. Il Cold Open termina con lui che chiede a Francesca di farla entrare.

A chi si riferisce?

A Kim, ovviamente.

Kim entrerà, siederà di fronte all'ombra dell'uomo che ha amato e sigillerà quell'addio.

Quelle firme sono solo degli autografi su un pezzo di carta. Il vero e triste epilogo di quella storia grandiosa e spumeggiante è nei non detti, nei silenzi e negli atteggiamenti.

Una Kim provata, triste, dispiaciuta e forse anche pentita, si approccia a quel momento con l'atteggiamento di chi sta rinunciando ad una parte importante, fondamentale della propria vita.

Il cuore è in gola, le lacrime sulla soglia degli occhi, i ricordi nella mente e nell'anima. Dall'altra parte c'è un Saul spavaldo, guascone, menefreghista che tra una firma e l'altra gioca al cellulare, che chiede a Kim perchè abbia scelto la Florida per poi sminuirne l'importanza. Saul augura buona vita a Kim e la spazza via, la invita ad uscire come fosse un qualsiasi cliente, un qualunque delinquentello passato di lì per caso e non meritevole del suo prezioso tempo.

La telecamera indugia sul volto di Kim, soffermandosi su una reazione umana, comprensibile ed, anzi, attesa. C'è amarezza, sorpresa, terrore nel trovarsi di fronte un giullare, ferito, rotto, distrutto dalla di lei scelta ma trasformatosi in una meschina controparte del suo Jimmy.

Dove è finito Jimmy? E'ancora lì? E' ancora nascosto da qualche parte sotto le spoglie di Saul?

Kim sembra chiederselo e nel contempo sembra trovare una terrificante risposta.

Saul ha divorato Jimmy.

Jimmy è morto.

A causa di Kim?

A causa di quel cordone ombelicale da lei reciso?

A causa della separazione da lei provocata?

Kim sembra mantenere intatta la sua dignità ed umanità, qualità che l'hanno sempre contraddistinta e guidata e che, in quel famigerato Fun & Games, l'hanno moralmente costretta a compiere quella dannatissima scelta.

Il suo cuore è a pezzi.

Il nostro, forse, lo è ancora di più.

Grazie a Better Call Saul, grazie a Kim, grazie all'introduzione di Jimmy McGill, avevamo a lungo tifato per Jimmy e per il team Jimmy-Kim. Poco importava quante malefatte commettessero, quali schemi diabolici inventassero, quanti trucchi studiassero e quante persone, direttamente o indirettamente, colpissero.

C'era del buono in loro. Tutto era guidato da una sana ambizione ed un genuino amore.

E poco importava che noi conoscessimo Saul Goodman, il viscidone, il giullare, l'avido avvocato da strapazzo e l'esito che lo avrebbe atteso.

Per molti anni abbiamo tifato per Jimmy e per Kim. Li abbiamo adorati. Gli abbiamo perdonato tutto. Gli abbiamo concesso persino il beneficio del dubbio quando l'effetto collaterale è stato Howard Hamlin giacente senza vita sul tappeto del loro soggiorno.

Questo momento, quel distacco indelebile manifestato in quella stanza asfissiante, in quell'altarino di cartapesta atto a sorreggere un uomo di cartapesta, ha distrutto tutto. Ha devastato le nostre ultime speranze. Ha annichilito anni di naturale affetto verso Jimmy ed ha aperto le porte alla totale compassione verso Kim.

L'ennesimo momento di capitale importanza.

E non sarà, per niente al mondo, l'unico e l'ultimo di un episodio che saremo costretti a chiamare, ancora una volta capolavoro.

Kim esce da quella stanza, ritrovandosi nel delirante mondo di Saul Goodman. Uno studio come simbolo della sua nuova vita. Frettolosa, caotica, criminale, disordinata.

Fuori, ad attenderla c'è la pioggia. Una pioggia impetuosa e, forse, purificatrice.

Non ci sarà solo essa ad attenderla.

In un angolino, accanto alla scritta Open, intravediamo la forma di un ragazzo con un giubbino portato comodamente ed un cappello di lana.

Udiamo un inconfondibile "Yo".

Jesse Pinkman incontra Kimberly Wexler.

Per la prima volta. Per la prima volta in Better Call Saul, per la prima volta in tutto l'universo di Breaking Bad.

Cosi come avvenuto per il cameo della scorsa puntata (qui la recensione completa), anche stavolta l'ingresso di un personaggio cosi ingombrante ed iconico avviene in punta di piedi e torna ad essere funzionale al racconto e non viceversa.

La cosa che avevo apprezzato maggiormente del cameo di Aaron Paul e Bryan Cranston nello scorso episodio è che gli autori avevano scelto di mettere i 2 attori al servizio di Better Call Saul evitando il rischio che accadesse il contrario.

Qui avviene lo stesso e lo scriteriato e apparentemente insensato monologo di Jesse è costruito finemente per far si che il ragazzo approdi alla fatidica, enigmatica ed essenziale domanda rivolta a Kim a proposito dell'avvocato della TV Saul Goodman:

This guy, is it good?

Jesse, pone a Kim una domanda che per lui sembra essere una normale domanda, semplice e di semplice risposta. In quel momento Jesse sta parlando a nome di tutti noi, attoniti spettatori che pochi secondi prima eravamo rimasti in ginocchio di fronte a quella lancinante scena nell'ufficio di Saul, di fronte ad una divina Rhea Seehorn distrutta e spezzata.

A Kim il compito di rispondere. Agli autori l'onore di aver sentenziato cosi, per bocca di Kim:


When I Knew Him, He Was.

Se quegli attimi vissuti nell'ufficio di Saul erano sembrati interminabili e strazianti, queste parole ci danno la mazzata definitiva. Se tra le colonne di cartapesta eravamo stati messi in ginocchio e oramai al tappeto, queste 6 parole ci mandano definitivamente KO, se non addirittura in un coma dal quale non vorremmo più risvegliarci.

Kim scappa. Corre sotto la pioggia e verso la Florida.

Il suo Jimmy è, necessariamente, dolorosamente, ineluttabilmente alle spalle.

Giselle e Viktor non ci sono più.

Jimmy e Kim saranno solo un lontano, e purtroppo vago, ricordo.

La Florida, la colorata e paludosa Florida attende Kim.

Prima di passare oltre, però, c'è un dettaglio, minimo, quasi impercettibile.

E' un colpo da maestro.

Un capolavoro nel capolavoro.

Una panoramica dall'esterno dell'ufficio di Saul si mostra in tutta la sua potenza.

Il bianco e nero soppianta il colore che avevamo visto sino a quel momento in quella lunga scena che ci ha raccontato delle firme prima, del saluto poi, dell'incontro Jesse-Kim infine.

Il bianco e nero sovrasta il colore.

Resta solo la scritta Better Call Saul in evidenza e colorata.

Cosa significa?

Eravamo nell'era Breaking Bad e tutto doveva restare a colori. Perchè qualcosa si spegne?

Probabilmente è il modo, per gli autori, di ammettere che per Kim e Jimmy tutto è finito. Non ci sarà nessun appello.

La vita del duo che tanto ci ha appassionato e per cui tanto abbiamo tifato, inizia li.

Per Saul (non per Jimmy) ci sarà ancora qualche nota vivace e qualche afflato prima di cedere il passo al grigiore di Gene.

Per Kim no.

Per Kim con quella firma, con quell'urlo dentro il petto che squarcia il cuore, con quella corsa sotto la pioggia, tutto finisce e la vita in bianco e nero, nell'assolata Florida inizierà.

Finito il cold open, e prima ancora di aver assistito a tutto quello raccontato sin qui, avevamo fatto visita alla versione Palmspringsiana della donna.

Assistiamo ad una lunga carrellata di sequenze che la vedono protagonista nella sua nuova casa, impegnata nella sua nuova routine, con i suoi nuovi amici, i nuovi colleghi, un nuovo amore (se cosi possiamo permetterci di definirlo) e nel suo nuovo ufficio.

E' la versione di Kim post Breaking Bad?

Sembrerebbe di si, anzi, siamo sicuri che sia cosi.

Ce ne accorgiamo da 2 dettagli.

Il primo è che assisteremo a quella telefonata muta che ci ha tenuto col fiato sospeso nell'episodio scorso.

Il secondo è che la vita di Kim in queste scene viene ritratta in bianco e nero, proprio come quella di Gene Takovic.

A questo secondo dettaglio affiancherei una scelta ancora più profonda.

Oltre che un modo efficace ed elegante di separare, con nettezza, a livello narrativo, le timeline di Jimmy, Saul e Gene, ho sempre immaginato che la scelta del bianco e nero fosse dettata anche dalla ferma volontà di dipingere la nuova vita di Jimmy, quella in cui indossa la maschera di Gene, come una vita grama, spenta e senza alcuna speranza.

Ritornare sul personaggio di Kim, dopo averla vista l'ultima volta 3 episodi fa, e vederla per la prima volta in bianco e nero, mi è sembrato un ulteriore modo per testimoniare l'impatto di quella separazione sulla coppia Jimmy-Kim e non più solo su Jimmy.

Che Jimmy sia stato "costretto" ad indossare una nuova maschera, quella di Saul, per rinnegare a se stesso il vuoto ed il dolore causato dall'addio di Kim è cosa acclarata e sempre molto approfondita negli ultimi episodi.

Ma Kim?

Quali sono stati gli impatti derivanti dall'esercizio del proprio libero arbitrio sul finale di Fun & Games?