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Better Call Saul: non ci lasciare!

Pronti a dire addio a Better Call Saul?


Pronti a salutare per sempre Albuquerque?


Pronti a lasciare tutto ciò che riguarda Breaking Bad?


Il 19 Aprile 2022 sarà a lungo ricordato, dagli amanti dell'universo seriale partorito da Vince Gilligan e Peter Gould, come l'inizio della fine.

E' in questa data, infatti, che è iniziata la sesta e ultima stagione di Better Call Saul, nato per essere lo spinoff di Breaking Bad, ed arrivata al suo approdo conclusivo come una serie matura, ricca, profonda e unica, grazie alla sua incredibile capacità di trarre slancio dalla serie madre, riuscendo, tuttavia ad emanciparsi rapidamente.

Better Call Saul ha ridefinito il modo di scrivere uno spinoff. Ha cambiato il corso degli eventi. Ha riscritto la storia della serialità.

Better Call Saul ha, però, un merito che nessuno avrebbe pensato di potergli attribuire. La spinoff di Breaking Bad è riuscito ad arricchire la serie madre e, al contempo, arrivare ad essere una serie di rara bellezza, capace di camminare con le sue gambe.

Un percorso parallelo incredibile che ha giovato a tutto l'universo di Breaking Bad, arrichitosi un paio di anni fa con il film sequel evento, con protagonista Aaron Paul nei panni di Jesse Pinkman.

Il film si chiamava El Camino, e quel titolo, quel nome, riaffiorano nella premierè di questa sesta stagione, quasi a ricordarci che in Breaking Bad, in El Camino, ed in Better Call Saul, nulla è lasciato al caso.

Nessun dettaglio.

Per chi scrive, Breaking Bad rappresenta la serie zero, quella da cui far partire tutti i paragoni, quella da superare, quella da guardare almeno un paio di volte nella vita. Breaking Bad è il paradigma.

Better Call Saul è il degno erede di Breaking Bad.

Better Call Saul è stata in grado di avvicinarsi a quelle vette come nessun'altra serie mai.

Un percorso circolare impeccabile che ora sta giungendo a compimento, e nella più nobile e profetica delle circolarità, arriverà a toccare proprio gli eventi narrati in Breaking Bad (non è un mistero, ad esempio, che sia Bryan Cranston che Aaron Paul torneranno in questa sesta stagione).

Il 15 agosto 2022, quando tutti saremo a cuocerci sotto il sole ferragostano, tra cocco e ombrelloni, tra trekking e angurie, Gilligan firmerà l'ultimo autografo, dopodichè tutto sarà storia, sarà al passato, sarà memoria.

Siamo davvero pronti a lasciarci alle spalle tale meraviglia?

I primi 2 episodi della sesta stagione ci dicono, con fermezza, che potremmo non averne mai abbastanza.

Come potremo distaccarci da quei paesaggi desertici ma che, nonostante il chiarore, ed il bagliore, ricordano i noir meglio riusciti?

Come potremo mai allontanarci definitivamente da quei tragici personaggi in cerca di un oasi permanente?

Come potremo mai dimenticarci di quella cura al dettaglio?

Come potremo mai chiudere in un cassetto i vari Lalo, Nacho, Kim, Howard, tutti personaggi mai esistiti in Breaking Bad ma che in Better Call Saul sembrano avere trovato una ragione d'essere comune in entrambe le serie, quasi come se Breaking Bad non sarebbe mai potuta essere quella che è stata senza di loro, personaggi pur mai apparsi nella serie madre?

E come potremo mai chiudere gli occhi al pensiero di salutare Jimmy/Saul e la sua verve tristemente dolorosa?

Gustavo e Mike, le 2 facce del male che nascondono il massimo della malvagità ed il massimo dell'umanità, nonostante alla fine si tratti sempre e comunque di 2 uomini votati, per fini e motivazioni diverse, ad una vita criminale. Come potremo affogare i nostri ricordi di loro 2?

C'è troppo da perdere nel terminare questo viaggio.

Ne sa qualcosa Bob Odenkirk che mentre era impegnato nelle riprese di questa ultima stagione, ci stava lasciando le penne a causa di un improvviso problema cardiaco che lo ha tenuto nell'aldilà per oltre 15 minuti (come da lui stesso raccontato).

Un po come lui, anche noi ci troviamo in quel limbo paradisiaco che ci tiene ancorati alla realtà mentre siamo vittime di un sogno tragico e bellissimo, quello di Jimmy McGill, divenuto Saul Goodman.

Non siamo pronti, non siamo assolutamente pronti a dire basta.

Ah, volevate una recensione dei 2 episodi e qui non l'avete trovata?

Che dire.

Tutto sublime.

Lalo è vivo.

Nessuno lo sa.

Nacho è vivo.

Tutto lo sanno. Tutti lo cercano.

Mike contro Gus. Per via di Nacho. Per via del concetto di lealtà e rispetto.

Kim è viva, come mai lo era stata prima. Grazie alla nuova strada che ha intrapreso professionalmente, tutto le sembra più autentico, tutto le sembra avere un senso più alto.

Anche Saul è vivo ma la sua vita sta evolvendo verso quello che è il Saul truffaldino e menagramo che conoscevamo ai tempi di Breaking Bad.

Il cold open iniziale?

Quello che apre la stagione?

E' un capolavoro nel capolavoro. Una delle sequenze più belle, poetiche e significative della storia della tv.

Il bianco e nero si fonde al colore. Le cravatte sono quelle di Saul. La casa, o meglio l'ufficio, è quello di Saul. Sono cimeli di una vita che fu. La sequenza ci dice che il futuro (il bianco e nero) si sta intrecciando al passato (il colore).

Le 2 strade si mescolano. Walter White è arrivato nella vita di Saul. Saul è scappato. Breaking Bad è finita. Better Call Saul sta per farlo.

Saul è influenzato da Kim più di quanto Kim sia influenzata da Saul? Quella maschera indossata da Saul è davvero una maschera? E' Kim ad avergliela fatta indossare, ad avergliela cucita addosso? La storyline dei Kettleman ci dice che forse a spingere Saul a diventare il Saul Goodman che conosciamo è stata proprio Kim.

Tutto sembra dirci questo.

Le prossime puntate ce lo confermeranno?

Non lo sappiamo. Sappiamo solo che saranno puntate impressionanti. Bellissime. Uniche. Poetiche e irresistibili.

Come sempre.

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Voto 6x01: 9

Voto 6x02: 9,5

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