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Better Call Saul: Se non è un capolavoro il finale, cosa può esserlo?


16 Agosto 2022.

Per molti serialfiller, come me, questo giorno sarà sempre ricordato come il giorno in cui la più deliziosa creatura seriale ha condiviso una sigaretta con noi, incantati spettatori di una delle meraviglie più grandiose che questo mondo possa offrire.

Better Call Saul ha detto addio.

Lo ha fatto ricordandoci quanto sia stato concepito, dall'inizio alla fine, come un'opera monumentale incastonata, come un diamante in una striscia di metallo dorato, all'interno dell'universo di Breaking Bad, nato da un Big Bang di cui conosciamo l'origine (20 Gennaio 2008) ed il Dio che lo ha generato (Vince Gilligan).

Il series finale ci ricorda, attraverso 3 flashback pazzeschi, quanto sangue "breakingbadiano" scorra nelle vene di Better Call Saul e, al tempo stesso, quanto Better Call Saul sia riuscito ad offrirci una rilettura della serie madre, raccontandoci la genesi, le conseguenze e gli sviluppi di vicende a noi arci-note ma che qui, in questo assoluto capolavoro derivato da quell'opera immensa, affondano radici assai robuste e risvolti assai complessi.

Se Breaking Bad era stato un terremoto nel panorama seriale, Better Call Saul è stato un suo diretto tsunami, capace di travolgere tutto e tutti e spazzare via il concetto generale di capolavoro, di opera d'arte, di raffinatezza.

Per il gran finale, Vince Gilligan si fa da parte lasciando il timone, sia della scrittura dell'episodio, sia della regia, al suo fidato compagno di viaggio Peter Gould. Gould come Saul, gregario di lusso senza il quale nulla sarebbe stato possibile. Se Gilligan è stato il Walter White di questo magnifico universo, Gould è stato Saul Goodman ovvero l'uomo indispensabile, l'uomo dietro le quinte, l'uomo che ha contribuito a costruire un impero che non sarebbe stato tale senza di lui. Ogni riferimento all'arringa finale di Saul Goodman è puramente ed esclusivamente voluto.

Sin dal titolo di questo magnifico series finale, il duo di autori ha giocato con noi, strizzando l'occhio alla mitologia dello show e riprendendo per assonanza il leggendario "It's All Good Man" che, per contrazione, ci raccontò dell'origine dell'alias che James McGill iniziò ad utilizzare per distaccarsi, definitivamente, da suo fratello Chuck e dal cognome McGill Cosi nacque il nome ed il cognome del personaggio che da il titolo a questa serie e che sin da Breaking Bad ci accompagna in un tour esistenziale e criminale senza precedenti.

Da una contrazione ad un'altra, quella finale, quella che preannuncia che "Saul Gone", Saul è andato, è finito, o peggio ancora è morto.

Metaforicamente è quel che accade nel finale, metaforicamente, e non solo, è un pugno nello stomaco che trafigge ogni singolo spettatore e, virtualmente, molti personaggi coinvolti nell'epopea Goodmaniana.

Cosi come Kim aveva ucciso Jimmy, abbandonandolo alla sua sorte, cosi Gene, tornato Saul per qualche giorno, si trasforma nuovamente, dopo molti anni, in Jimmy, anzi in James, sparando in pieno volto a quel che restava di Saul Goodman.

L'atto finale è un percorso di accettazione che il personaggio interpretato dall'immenso Bob Odenkirk compie.

Le sue scelte lo riportano a casa, lo riportano, o meglio lo conducono, ad una pace quasi totale, sebbene non dolce, non libera dalle catene, non spoglia delle conseguenze dei propri atti criminali.

E' un viaggio nel tempo per noi e per J.McGill, un viaggio che ci guiderà all'ultima stazione di una via crucis sofferta, intensa, tribolata e, per certi versi, meravigliosa.

Nel corso dell'episodio avremo a che fare per ben 3 volte con un esperimento mentale relativo al viaggio nel tempo o, come per dirla alla Walter White, con i rimpianti.

L'ultimo cold open di questa incommensurabile serie è affidato alla coppia Mike - Saul. E'un flashback che ci riporta indietro alla quinta stagione. Siamo in zona "Bagman", probabilmente il migliore episodio di quell'annata. E' un episodio, se ricordate, girato e vissuto quasi totalmente nel deserto con Mike e Jimmy intenti a scappare e salvare la propria pelle con in spalla zaini contenenti ben 6 milioni di dollari.

Il sole era cocente, il caldo torrido, la sete devastante, la fatica enorme, la sopravvivenza a rischio.

Saul, dopo tanto peregrinare, avvista una cisterna d'acqua. Abbandona i sacchi contenenti i soldi e vola verso l'acqua, verso la salvezza, la purificazione. I soldi, che torneranno spesso ad essere protagonisti in questo brillante episodio, vengono messi da parte, per un istante. La sopravvivenza è più importante, la vita è più importante e spesso la vita si preserva e si vive attraverso o grazie a cose semplici e gratuite come può essere l'acqua nel deserto o come può essere l'amore, puro, incondizionato, estremo.

In un simbolismo da brividi ho scorto in quel gesto istintivo di abbandonare il malloppo per correre verso l'acqua una metafora di quello che Saul Goodman farà negli ultimi minuti dello show. Abbandonerà la salvezza, lasciare sul piatto una pena ridottissima per accogliere la pace eterna, per gettarsi a vita nelle braccia di una prigione dove lo attenderanno 86 anni di carcere ma anche la consapevolezza di aver reso testimonianza a Kim di un suo cambiamento, di un suo pentimento e soprattutto con la certezza di aver fatto, una volta tanto, qualcosa di tangibile per dimostrare a tutti di avere ancora il cuore di Jimmy all'interno del petto. Kim è l'acqua verso cui Jimmy corre quando il sole è troppo alto, il caldo asfissiante, la nebbia fitta.

Torniamo al cold open. Torniamo ai viaggi nel tempo. Torniamo ad analizzare il più bell'episodio degli ultimi anni di televisione.

Saul, durante quella pausa nel deserto, stuzzica il burbero Mike con un giochetto mentale proponendogli di scappare via col bottino e, in caso di accettazione, cosa farebbe con tutti quei soldi.

Mike, impassibile e rigoroso come sempre, rinuncia immediatamente a quella ipotesi, la rifugge distintamente.

Saul rincara la dose dicendogli che con quei soldi potrebbero costruire una macchina del tempo. Ed ecco che il paradosso che ci rincorrerà in questo episodio si fa carne.

A Mike viene chiesto cosa farebbe se avesse una macchina del tempo.

Il braccio destro di Gustavo Fring risponde con una data specifica. Tornerebbe indietro al 2001 ma non dice perchè. Noi lo sappiamo o almeno lo ipotizziamo. E' la data in cui prendono vita gli eventi raccontati nella prima stagione con lo stupendo "Five 0".

I peccati dei padri che ricadono sui figli. Il figlio di Mike, nella fattinspecie, muore, generando quella caduta rovinosa negli inferi da parte del personaggio interpretato da Jonhatan Banks.

Un attimo di pausa e Mike cambia, cambia data, tornando indietro di circa 20 anni ulteriori. Ripensa a quando accettò la sua prima mazzetta. E' li che tornerebbe, è li che vorrebbe imporre un cambiamento al corso degli eventi, è li, più che nella morte del figlio, che individua il punto fisso nel tempo che ha cambiato tutto e che renderà inevitabile la morte del suo amato figlio.

Prima di chiudere, però, Mike esclama di voler andare anche avanti nel tempo e ritrovarsi fra 5-10 anni laddove i suo affetti vivono, crescono, piangono, ridono. Vorrebbe essere lì per accertarsi che stiano bene, per controllare che tutto fili liscio.

Nelle risposte di Mike emerge tutta l'umanità di un personaggio silenzioso, spigoloso ed enigmatico ma inflessibile nel suo codice morale e nella sua lealtà. Mike è un uomo con enormi rimpianti, rimpianti che lo hanno piegato e plasmato e lo hanno indotto e condotto a spalleggiare un criminale come Fring, ad uccidere uomini per bene come il suo amico Werner, a seppellire cadaveri di persone innocenti come Howard, a proteggere assassini come Gus. Se potesse, Mike cambierebbe la sua storia, la renderebbe più tranquilla, normale, pacifica. Mike non è nato con il crimine nel DNA. Mike è stato, suo malgrado, costretto ad essere il "Mr Wolfe" di Gustavo Fring.

Al contrario di Walter White.

Al contrario di James McGill.

Uomini più sfaccettati, più complessi, più intorbiditi da acque non sempre pure, non sempre calme, non sempre piatte.

E la risposta di Saul Goodman?

Saul risponde ciò che la maschera Saul avrebbe dovuto rispondere, voluto e potuto rispondere.

Il viaggio nel tempo avrebbe un punto preciso a cui mirare.

Il 10 Maggio 1965, data in cui Warren Buffet lanciò in borsa le azione della Berkshire. Ne sarebbero bastate pochissime per diventare, in futuro miliardario (o trilionaire come dirà Saul).

That's It? Money? Nothing you wanna change?

Mike, stupito, chiederà a Saul se sia tutto qui, se i rimpianti per lui non esistano e se, nonostante tutto, non ci sia qualcosa che lui voglia cambiare.

Per Saul, i soldi bastano. I soldi sono tutto.

Non per Jimmy, divorato dai sensi di colpa per la morte del fratello Chuck.

Non per James, alla costante ricerca di un posto nel mondo e dell'accettazione del suo big brother.

Il primo viaggio nel tempo è andato.

Arriva la intro, l'ultima intro di sempre. Ed è u mix di colore, di monochrome e soprattutto di musiche e immagini interrotte da una scritta bianca ed uno schermo blu.

Sembra dirci che, arrivati in fondo, tutto è confuso, tutto è mescolato. Le timeline convergono, le maschere si appaiano, le identità si abbracciano.

Ritorniamo a casa di Marion, laddove si era consumato l'epilogo di Waterworks (qui la recensione).

Gene Takovic è in fuga. Marion ha chiamato la polizia. Gene non ha compiuto l'ultimo atto, quello che lo avrebbe reso un essere umano totalmente spregevole, totalmente imperdonabile, impossibile da redimere. Marion vive. Gene scappa, ed in un certo senso Jimmy sopravvive a tutto.

La scatola del tempo, quella in cui sono rinchiusi cimeli di una vita che fu ma anche diamanti, un telefono usa e getta ed il biglietto da visita dell'uomo delle aspirapolveri che ben conosciamo e che avevamo incontrato nuovamente in questa annata nel bellissimo Axe And Grind (qui la recensione), deve essere recuperata per dare il via alla fuga e all'ennesima trasformazione.

Gene, però, sembra braccato. Non c'è più spazio, non c'è più tempo. O almeno cosi sembra.

La disperazione lo spinge a trovare riparo in un bidone della spazzatura. Gene si immerge dentro sperando di non essere beccato.

E' fondamentale sottolineare come, ancora una volta, questo dettaglio fosse stato in qualche modo anticipato dal cold open con cui si apriva la sesta stagione. In quei primi minuti, infatti, il cartonato raffigurante la sagoma, a grandezza naturale, di Saul Goodman veniva gettato all'interno di un bidone della spazzatura, esattamente allo stesso modo in cui Gene si "deposita" nel freddo contenitore di rifiuti urbani della lontana Omaha.

Come in un film comico alla Fantozzi ma dai connotati tragici, a Gene tutto sembra andare sempre peggio.

Il rifugio nella pattumiera, prima.

La difficoltà ad aprire il contenitore di plastica contenente uno dei suoi fidati telefoni usa e getta.

La scatola che si ribalta e determina il mixarsi degli oggetti in essa contenuta con i liquami.

Anche i diamanti si mischiano al marciume della spazzatura e viene in mente De Andrè quando cantava che "dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior".

Sarà vero?

Sarà davvero possibile che quello che i diamanti non hanno potuto dare a Gene (ovvero la fuga e la sopravvivenza) in qualche modo sarà dato lui da quell'immersione nel letame (figurato) metaforicamente rappresentato dalla spazzatura nella quale è immerso fino al collo.

Knock, Knock. Anybody at home?

E' la fine.

E' la fine della fuga.

Per Gene. Per Viktor. Per Saul.

E per Jimmy?

La polizia di Omaha, Nebraska, ha appena catturato uno degli uomini più ricercati del momento.

Dietro quei baffoni incolti e quegli occhialoni da uomo navigato e per bene, si nasconde l'avvocato dei criminali, l'avvocato senza cui Heisenberg non sarebbe mai riuscito a farla franca cosi a lungo ed a costruire un impero della droga cosi forte e prosperoso.

La polizia, incredula, guarda in loop i video commerciali, le pubblicità che avevano reso Saul Goodman un Vip oltre che un avvocato di grande successo. Sono quegli stessi video che Gene guardava, con malinconia, sin dal pilot (qui trovate un'analisi del primo episodio dello show, recensione che ha siglato l'inizio della mia nuova rubrica chiamata "Operazione Pilot") e che hanno permesso a Marion di accertarsi che quell'uomo affabile che la spingeva a casa, in carrozzina, la allietava con pomeriggi interi trascorsi insieme e che si intratteneva con suo figlio Jeffie, altri non era che Saul Goodman.

Un continuo richiamo, un continuo rimando a se stessa, una chiusura del cerchio che Better Call Saul compie molte volte in questo splendido e curatissimo episodio.

La polizia, dicevamo, è incredula ma quello ad essere più incredulo è Gene.

This is How They Get You

Come un mantra, come un ritornello, come un continuo e frastornante J'Accuse verso se stesso, Gene, intrappolato nei pochi metri quadri della sua cella non si capacita dell'accaduto.

Lui, che era sempre riuscito a farla franca.

Lui, che aveva sempre un asso nella manica.

Lui, che riusciva ad essere sempre 10 passi avanti agli altri.

Lui, unico sopravvissuto all'ecatombe provocata da Heisenberg.

Lui, l'unico superstite vero dell'universo Breaking Bad (Jesse Pinkman escluso).

Lui, si era fatto riconoscere da una vecchietta?

Si era fatto beccare da poliziotti di quartieri, panzuti, goffi e poco attenti?

Il suo ultimo respiro di libertà era stato il flatulente odore di una pattumiera ricolma di ogni scarto?

Gene non se ne capacitava.

Gene colpisce la porta della sua cella con un pugno, proprio come Walter White colpì, anni prima, il phon a muro di quel bagno.

La disperazione diventa un pianto appena accennato, il pianto diventa un ghigno, il ghigno una risata isterica.

Una scritta sul muro pare ispirare Gene e sembra riaccendere il Saul Goodman dei tempi andati.

Qualcuno che aveva occupato quella cella prima di lui aveva lasciato un monito, un avvertimento a chiunque la leggesse, un biglietto scolpito nella pietra in cui avvertiva che il proprio avvocato, parafrasando, sarebbe riuscito a farlo uscire vivo da li.

La sequenza successiva vede il baffuto Goodman chiamare un numero all'altro capo degli Stati Uniti D'America.

C'è uno stacco.

La telecamera ci porta nel bianco e nero di un parcheggio sopraelevato del tribunale di Albuquerque.

E' li che troviamo Bill Oakley che, con tono sicuro, cercando di far trasparire esperienza e fiducia, risponde al telefono.

Saul ingaggia il suo compagno/nemico di sventure, uomo che, al contrario di Saul, ha puntato tutto sulla legittimità delle proprie, timide, azioni legali.

Nella mente di Saul riaffiorano le tante chiacchierate davanti alla macchinetta del caffè e la certezza che, con Oakley a rappresentarlo, sarà Saul a guidare il pulman che lo condurrà fino alla prossima fermata, presumibilmente in galera ma a modo suo, secondo le sue condizioni.

Come egli stesso dirà, rispondendo alla domanda più che naturale fatta da Oakley riguardo cosa Saul si aspetti da tutto questo visto le prove schiaccianti contro di lui, l'attesa è di restare "on the top" e di uscirne vincitore, anche stavolta.

Come ogni scarafaggio che si rispetti, anche Saul crede di poter sopravvivere a tutto, di poter riaffiorare intatto da una catastrofe nucleare, come se nulla fosse.

La sua "confidence" è spaventosa. Anche adesso, anche in un tunnel senza alcun uscita, anche quando le prove sono tante, forse troppe, ed il destino tracciato, Saul crede di poter tirare fuori il coniglio dal cilindro.

Cosa avrà in mente?

Un altro piccolo stacco ci attende.

Sono dei piedi quelli che incontriamo subito dopo. Indossano delle ciabatte. E' ancora in bianco e nero la scena. Siamo ancora nel post Breaking Bad. Siamo ancora nell'epoca di Gene.

Lo scrosciare metallico di catene ci accompagna verso il volto del nostro protagonista.

I baffi son spariti, insieme a loro anche gli occhiali.

Nessuna giacca, nessuna cravatta, nessuna camicia ma una maglia, presumibilmente arancione o grigia, con la scritta DCCC. E' la maglia che indossano i carcerati mentre un processo li attende, mentre vengono trattenuti in custodia, mentre sono nel limbo fra la libertà e la privazione della stessa. E' la stessa maglia che, in uno dei teaser trailer della sesta stagione, chiudeva la raffica di indumenti presenti all'interno dell'immaginario armadio di Saul.

Ancora una volta, Gilligan e Gould ci avevano già preannunciato tutto.

Ad attendere Saul una pletora di avvocati d'accusa.

Di fronte a loro Oakley ed il suo "collega" Goodman.

Dall'altro lato della stanza, dietro il classico vetro a specchio che abbiamo visto in mille polizieschi, vi è anche Marie Shrader, vedova di Hank, ucciso dei nazi durante il terzultimo episodio di Breaking Bad, quell'Ozymandias che ancora oggi è l'unico episodio su IMDB ad avere un punteggio di 10/10 (e questo dovrebbe farci rendere conto della perfezione e della durata della perfezione del lavoro di Gilligan e soci in questo universo narrativo).

Una volta terminata la lettura dei vari capi di accusa contro Saul, e messo in chiaro che ad attenderlo ci saranno un ergastolo ed altre decine e decine di anni di prigione, l'accusa propone un patteggiamento.

Saranno 30 gli anni che Saul passerà in prigione.

In questo modo egli potrebbe vedere la luce quando il crepuscolo della vita sarà oramai lì a fargli compagnia.

E qui, inizia il primo show di Saul Goodman in questo episodio, show che, in realtà, sarà anche l'ultimo per Saul se consideriamo che quello che farà in tribunale sarà messo in scena da Jimmy e non da Saul.

Saul chiede al procuratore di far entrare Marie Shrader (Betsy Brandt) in modo da poter improvvisare quello che diverrà la chiave per leggere e comprendere quella che sarà la sorprendente scelta di Saul nel finale.

Betsy Brandt è bravissima, in pochi istanti, a farci ritornare indietro, con la mente e con il cuore a Breaking Bad, ad Hank. La sceneggiatura è, ancora una volta, perfetta nel rappresentare il carattere e l'animo generoso e altruista di Hank, permettendoci di ricordarlo, permettendoci di ricordare che, ad ogni modo, Saul, senza mai sporcarsi le mani, è stato complice di un uomo che, oltre a costruire un impero della droga, è stato capace di uccidere molti uomini o di causare, incidentalmente, la morte di persone come Hank e Steve Gomez, i "buoni" come li chiamerà Marie.

E' un momento semplice ma importante perchè ci mette davanti alle conseguenze delle azioni di Saul tanto quanto, in Breaking Bad, ad un certo punto ci eravamo ricordati di quanti crimini Walter White avesse commesso, e di quante vite avesse, direttamente o indirettamente, spezzato. Da Jane a Jesse, da Hank a Steve, passando per il ragazzo in bicicletta e cosi via. Per Saul, che non ha mai direttamente partecipato ad un omicidio, che mai lo ha commissionato, che mai avrebbe voluto farne parte, il discorso cambia ma solo fino ad un certo punto.

Chuck, Howard, Nacho sono o non sono vittime dell'avidità e delle azioni di Saul?

E tutte le vittime di Heisenberg, non sono forse anche vittime di Saul?

L'avvocato, come dicevamo, è tornato e vuole farsi valere, vuole tirare fuori il meglio da quella situazione apparentemente senza via d'uscita.

L'impresa sembra impossibile ma, dopo avere ascoltato le parole della vedova di Hank, rivediamo e ritroviamo il Saul che avevamo conosciuto in Breaking Bad, quell'uomo cinico e spavaldo, a suo modo brillante e furbissimo, colui il quale riusciva sempre ad estrarre un fiore intonso da un lago di fango.

Mrs... Mrs. Schrader. The loss that you've suffered, it's unspeakable. I met your husband. A few times. He was a man who stood by his word, and he was very good at his job. He was a straight-shooter. You and he are... victims. And so am I.
Two years ago, a man came into my office. He said his name was Mayhew. He wanted one of my clients to lie under oath. He offered me money. I declined. Any lawyer would. That night, as I was leaving my office, I was attacked. Twomen threw a sack over my head, hog-tied me, and they drove me out into the desert. And when they pulled the hood off, I was kneeling in front of an open grave. With a gun pointed at my head. That was my introduction to Walter White.
From that moment on... there hasn't been a minute that I wasn't afraid. Yeah, I worked for him. I made a lot of money, but that's not why I did it. I did it because I knew what he would do to me if I refused. Over and over, I thought I would go over to the police. I even thought about talking to Agent Schrader, but I knew that Walter White would kill me wherever I was. And I was right. You look it up: October 4, 2009. They murdered ten men inside three prisons in the space of two minutes. Knifed. Throats slashed. A man was burned alive. They even killed one of my colleagues—a lawyer. He was cooperating with the DEA: Daniel Wachsberger. The news said Dan... was stabbed forty-eight times. So, yeah. When it all blew up, I ran. But not from the police. From them. Walter White might be dead, but Jesse Pinkman and the others, they're still out there somewhere. Mrs. Schrader, you are looking at a man who has lost everything. My profession, my family, my freedom. I have–I have nobody. I have nothing

Lo showtime di Saul Goodman ha inizio.

Il monologo, retto in maniera brillante da Bob Odenkirk, sarà ripreso successivamente ed assumerà significati e connotati differenti.

Gilligan e Gould, in questo series finale ci insegnano come la verità abbia molteplici facce a seconda del punto di vista, della prospettiva, dei dettagli che raccontiamo e di quelli che non raccontiamo, delle cose che evidenziamo in grassetto e quelle che lasciamo a piè di pagina. Per un abile storyteller come Saul, piegare una storia, fondamentalmente vera (quella del sequestro ai suoi danni intentato da Jesse e Walt nel deserto 2 anni prima), ai propri scopi.

L'incipit di questa storia (che non a caso non cambierà successivamente nell'aula di tribunale ad Albuquerque) è reale. La posizione che Saul assume in questa sceneggiata, no. Non lo è. Non è vera.

E', però, verosimile.

Ed è in quel momento che un dubbio, un accenno di paura si instaura sul volto del procuratore Castellano, sempre uscito vincitore dalle sue battaglie legali.

Davvero Saul Goodman crede, nonostante tutte le prove schiaccianti contro di lui, di poterla fare franca?

Davvero si aspetta che la giuria possa credergli?

Ed a quel punto arriva la zampata felina del fuoriclasse della truffa, dello slippin Jimmy evolutosi in Saul Goodman.

One. All I Need Is One.

Basterà solo un giurato. Basterà solo una persona disposta a credergli per ribaltare la sentenza, per uscirne pulito, per camminare nuovamente in città da uomo libero.

Il gioco è fatto.

La paura è il più potente deterrente.

Castellano teme di perdere il processo e con esso di perdere la propria invincibilità.

Per Saul è un gioco da ragazzi pilotare quella schiera di avvocati nella direzione da lui prediletta.

L'ergastolo sparisce.

I decenni di ulteriore prigionia si tramutano in soli 7,5 anni di carcere, anni che potrebbero diminuire in caso di buona condotta.

Un miracolo.

Un gioco di prestigio.

Una valanga di concessioni dettate dalla paura di perdere e dalla possibilità di scoprire quanto grande sia il sacco delle rivelazioni di Saul Goodman.

Nessuno avrebbe immaginato che quel Gene Takovic arrestato fra i liquami potesse riuscire a cavarsela con 7,5 anni di prigione e tanti benefit.

Nessuno, tranne Saul.

Nonostante il trionfo, però, Saul non si accontenta.

Chiede di essere trasferito in una prigione in North Carolina, la stessa dove fu imprigionato Bernie Madoff. E' un "deal breaker". Prendere o lasciare.

Saul rischia di andare a processo, rischia la sua libertà per assaporare, ancora una volta, quel brivido, quel brivido ghiacciato che scorre dietro la schiena quando provi ad ottenere l'impossibile sapendo, in cuor tuo, che possa essere possibile.

Castellano si piega ancora ma questa sarà l'ultima volta.

L'accordo è sigillato.

Non si torna più indietro.

Saul è in manette. Ha patteggiato. Rivedrà una piazza, un museo, il deserto, il mare, solo fra qualche anno, ma la rivedrà.

La sua corsa è finita ma avrà ancora tempo per vivere fuori dalle mura di una prigione.

A Saul, però, questo non basta. Il brivido, quello che lo ha fatto sopravvivere sempre, che lo ha reso Saul dopo che Kim aveva metaforicamente ucciso Jimmy, è qualcosa che merita qualsiasi rischio, qualsiasi forzatura e cosi il patteggiamento vive un'ultima inattesa trattativa.

E' una trattativa "fredda" quella che ci attende. Riguarda la possibilità di avere un "ottimo gelato", ogni venerdì, per tutta la durata della detenzione. Si tratta del Blue Belt Ice Cream (richiamo al gelato che Jimmy assaporava già in "Magic Man", primo episodio della quinta stagione) e Saul offre in cambio un succoso aneddoto su una morte mai chiarita (ma Saul non conosce ancora tutti i dettagli), la morte di Howard Hamlin (qui la recensione di Point & Shoot).

Quello che non sa è che Kim ha già vuotato il sacco. Lo ha fatto con la procura e lo ha fatto anche con la moglie di Howard.

La verità è già venuta a galla e adesso Saul non ha più nulla da barattare con Castellano & Co.

La prima parte del series finale termina qui.

Saul si avvia ad uscire di scena per lasciare spazio, gradualmente, a Jimmy/James McGill e all'atto di redenzione finale.

E' il momento di Kim.

La stavamo aspettando. Speravamo nel suo ritorno. Siamo stati accontentati. E sarà un ritorno, come sempre, strepitoso e assolutamente funzionale al racconto.

Ma prima, un altro viaggio nel tempo.

Ma prima, un altro flashback.

Ma prima, un altro cameo.

Il bianco e nero svanisce, sembra quasi sbiadire (ma come fa a sbiadire il bianco e nero solo Gould potrà spiegarcelo) e lasciare spazio ai colori caldi e preoccupanti di una stanza che assomiglia più ad un bunker.

Ritroviamo Saul ed in sua compagnia c'è un uomo senza capelli e con una maglia (della salute) bianca.

Heisenberg ritorna a fare capolino (incredibile come Bryan Cranston sia "rientrato" nel personaggio perfettamente dopo tanti anni), dopo essere stato evocato più volte durante il dialogo fra Saul, Marie e Castellano e dopo essere tornato 2 puntate prima nell'episodio evocativo intitolato Breaking Bad (qui la recensione di quell'episodio).

Dopo Mike, tocca a lui intraprendere un viaggio nel tempo con Saul Goodman.

Alla stessa identica domanda posta a Mike nel cold open, Heisenberg risponde con arroganza, con supponenza, con altezzosità.

I viaggi nel tempo sono un'impossibilità scientifica sia dal punto di vista teorico che pratico.

You're talking about regrets

Sono i rimpianti alla base della domanda che Saul pone quasi per intrattenersi in quel momento sospeso nel tempo. Siamo tra Ozymandias e Granite State, tra il terzultimo ed il penultimo episodio di Breaking Bad. Peter Gould ci mostra un luogo sospeso nel tempo, dimenticato dal tempo, una camera di attesa verso una nuova vita, verso il Nebraska. Gene Takovic attende Saul Goodman, Breaking Bad attende, inconsapevolmente, Better Call Saul.

A differenza di quanto fatto da Mike, WW risponde alla domanda solo una volta chiariti i termini fondamentali della questione.

Non si tratta di una domanda "scientifica" o pseudo scientifica, si tratta di una domanda filosofico-esistenziale, tutta basata sui "regrets". Solo quando Saul accetterà i termini dell'accordo, Walter White si presterà a quel gioco.

Ritroviamo, in pochi attimi, tutta la spigolosità, l'autorevolezza, la rabbia di un personaggio che, a differenza di Saul, era stato capace di fare del male fisico, di uccidere, di essere il boss, di essere il nuovo Jesse James di Albuquerque. La pistola di Saul era sempre stata la sua lingua, la sua parlantina, la sua conoscenza della legge. Per Walter White lo era stata la chimica prima, la spregiudicatezza poi, la violenza infine.

I 2, insieme, avrebbero creato quell'impero che tutti noi conosciamo, quel sistema perfetto capace di spazzare via Gustavo Fring ed i Salamanca come fossero delle mosche.

Ma è tempo di rimpianti.

E' tempo di confessioni.

Walter White non tradisce il suo personaggio e con la mente viaggia a quello che sappiamo essere, in effetti, il suo più grande rimpianto, il suo più possente rammarico, un evento che ha condizionato tutta la sua vita e che, in fondo, gli ha dato la forza per trasformarsi in Heisenberg.

Se potesse tornare indietro, l'uomo, ritornerebbe ai tempi della Grey Matters, società fondata con 2 suoi (ex) amici, i quali riuscirono ad appropriarsi delle tante idee brillanti di Walter White per farci poi una valanga di quattrini. Quei soldi non arrivarono mai, come sappiamo, a WW, lasciandolo alla sua misera vita da Mr. Chips, quella vita che lo ha portato a diventare un professore di chimica, un padre di un figlio con problemi motori prima e della piccola Holly poi, marito di una moglie amorevole come Skyler, la quale, però, ha anche saputo tradirlo.

Tutto il resto, è storia.

Il rimpianto di WW, cosi come quello di Mike, è genuino. Avesse a disposizione una macchina del tempo, WW tornerebbe davvero a quei momenti cercando di cambiarli, cercando di cambiare il corso degli eventi, cercando di non costruire una vita che lo avrebbe portato a commettere crimini indicibili e trovarsi, in quello specifico istante, in un seminterrato buio e senza acqua calda in compagnia di un azzeccagarbugli come Saul.

Sia Mike, che Walter White, sono stati sinceri nella loro risposta, innanzitutto verso se stessi.

Entrambi hanno denotato un sostanziale pentimento nell'essere diventati ciò che sono diventati. Entrambi sono consapevoli che ci sono stati degli specifici eventi che li hanno resi ciò che sono, dei criminali. Senza quei momenti, entrambi, avrebbero potuto condurre delle vite tutto sommato felici e gratificanti ma senza spargimenti di sangue, senza il ricatto costante di un assassinio che pendesse loro sul collo.

Mike

E per Saul?

Se per il Saul del deserto la macchina del tempo sarebbe servita a fare ancora più soldi, per il Saul del basement condiviso con Heisenberg, il più grosso rimpianto è rappresentato da una caduta rovinosa che ebbe a fare quando aveva circa 22 anni a Chicago. Nel corso nel corso di una truffettina tipica di Slippin Jimmy, il nostro protagonista cadde provocando un male, che sarebbe durato per sempre, al suo ginocchio.

Ascoltando quella strana e preoccupante confessione, Walter White strabuzza gli occhi, quasi incredulo, per poi affermare con nettezza e delusione:

You Were Always like this

La reazione di Heisenberg è chiara, giustificata e comprensibile. Come può, un uomo in fuga e con il passato di Saul, avere come unico rimpianto un ginocchio malconcio?

Ed allora la spiegazione è una sola: Saul Goodman è sempre stato cosi, è sempre stato un piccolo criminale, un truffatore da strapazzo divenuto poi avvocato e che, una volta avuto in pugno la legittimità della giustizia, ha continuato ad essere Slippin Jimmy ma, stavolta, dietro i banchi dei tribunali, in difesa di criminali, piccoli o grandi, che condividevano il suo mondo ed il suo modo di stare al mondo.

Quello che Walter White non sa, e non poteva sapere, è che dietro Saul Goodman, o meglio dentro Saul Goodman, c'è un uomo chiamato James McGill, un uomo che ha sofferto l'ingombrante presenza del fratello Chuck, che sognava da sempre di fare l'avvocato, che ha calpestato la vita del fratello pur di ottenere quel prestigio, che ha vissuto un amore smisurato, che è stato abbandonato, che è stato travolto dal crimine e dalla voglia di dimenticare, di rimuovere le cicatrici emotive, di essere qualcun altro, di indossare una maschera che lo proteggesse dai dolori pregressi.

Prima di Saul c'era altro. Dentro l'animo di Saul c'è dell'altro.

C'è Kim.

Dove è Kim?

Arriverà.

Tra pochissimo.

Ma prima, saliamo su un 737, su un Waifarer che condurrà il detenuto Saul Goodman in aula di tribunale ad Albuquerque.

La sua Albuquerque.

La loro Albuquerque.

La nostra Albuquerque.

Waifarer è la compagnia di linea di quell'aereo che si schiantò, durante la seconda stagione di Breaking Bad su Albuquerque (ricordate l'orsacchiotto rosa in piscina?). Fu anche il primo impatto, il primo link a Saul Goodman, avvocato che spopolava in città grazie alle sue campagne pubblicitarie per raccogliere clienti da accorpare in una class action contro la compagnia aerea.

Sui sediolini che ospitano Saul, Oakley ed un agente dell'FBI nel volo verso Albuquerque scorriamo la scritta ed il logo della compagnia.

Nulla è lasciato al caso.

L'ultimo viaggio verso Albuquerque di Saul coincide con il primo sguardo che abbiamo avuto su di lui, in termini semantici, più di 10 anni fa, in un'altra serie, in un'altra epoca seriale, in un altro mondo.

Kim non è ancora entrata, fisicamente, in scena ma, quella rivelazione fatta da Castellano pochi minuti prima ha scosso Saul ed ha causato, a poco a poco, il risveglio di Jimmy.

E' proprio sull'aereo che Saul da il via al suo ultimo, elaborato, piano.

Chiederà ad Oakley, il suo avvocato, cosa ne sarà di Kim.

L'avvocato risponderà che non finirà in guai legali ma che potrebbe perdere tutto ciò che ha e che avrà nella vita per via di una causa civile che la vedova di Howard intenterà.

Passa qualche minuto e Saul/Jimmy, rivelerà ad Oakley, in presenza di un agente dell'FBI, che quel gelato, ogni venerdì sarà suo. Ci sono molti dettagli che coinvolgono Kim e che Saul è pronto a mettere sul piatto della procura per ottenere in cambio il suo agognato gelato.

Restiamo attoniti e preoccupati ma, in cuor nostro, sappiamo che quella è solo una mossa, la prima mossa, verso la redenzione. Lo speriamo, ed in qualche modo lo crediamo genuinamente.

Ed eccola che entra in scena.

Kim Wexler.

In bianco e nero.

Nella sua scomoda e grigia Florida.

Sta per entrare in scena.

La Kim che aveva compiuto questa scelta non è più stata la stessa.

Volata in Florida, col cuore spezzato e nessuna carta da giocare, la donna era riuscita ad andare avanti ma accontentandosi di un lavoro mediocre alla Waterworks, un fidanzato mediocre, delle conversazioni piatte, di stimoli inesistenti.

Quella scelta aveva sacrificato Jimmy, generando Saul Goodman, ma aveva anche travolto e paralizzato Kim Wexler, cancellando dalla memoria quella donna tenace, determinata, brillante e vitale che avevamo conosciuto nelle ultime stagioni, forte di quel legame speciale e mozzafiato con Jimmy.

Tornare ad Albuquerque e vuotare il sacco con le autorità e con la vedova di Howard è stato catartico.

Quel pianto in autobus l'ha liberata dai sensi di colpa accumulati nel corso degli ultimi anni, l'ha condotta verso una rinnovata serenità verso una vita, senza Jimmy, tutta da ricostruire ma svuotata da quel senso di colpa che per 6 anni l'aveva trascinata nell'oblio.

Il series finale ci restituisce una Kim pronta a tornare padrona del suo destino.

Il primo passo? Tornare ad essere una donna capace di fare la differenza, non più come avvocato ma come, magari, assistente paralegale.

E cosi assistiamo a quello che pare un addio alla Waterworks ed un tuffo istintivo nel volontariato, pronta ad assistere, legalmente e paralegalmente, donne, uomini, anziani e giovani vittime del sistema giudiziario.

Kim sembra, per poche ore, ritrovata.

Ma poi, arriva una telefonata.

Da Albuquerque.

Kim viene messa al corrente che il suo ex è stato arrestato 2 giorni prima in Nebraska.

Rhea Seehorn ci offre un primo assaggio (non sarà l'ultimo) della sua bravura, restituendoci tutto il potenziale crollo emotivo che una notizia del genere possa dare a chi ha vissuto mille vite con quella persona capace di essere tutto ed il contrario di tutto, un amore unico ed un criminale irrecuperabile.

E' liberazione quella che vediamo sul suo volto?

E' un nuovo strano senso di colpa?

E' rabbia?

E' malinconia?

Durerà un attimo perchè, dall'altro capo del telefono, le viene riferito, ufficiosamente, che Saul Goodman sta dettagliatamente rivelando molte cose sul conto di Kim, cose che, a quanto pare, trascinerebbero anche lei nell'abisso.

La telecamera zooma all'indietro, un po' come aveva fatto in "Breaking Bad" quando, la più importante delle telefonate, fu mostrata da lontano, quasi come se le sensazioni sui volti dei personaggi fossero più importanti delle parole stesse che quella telefonata stava producendo.

E' tempo, anche per Kim, di tornare ad Albuquerque.

Il bianco e nero oramai non va più via.

E' il momento di ritornare in aula, stavolta senza l'aura da avvocatessa impeccabile, senza un Jimmy a cui raccontare dei propri casi.

Ci sarà Saul ad attenderla, quel viscido e, sentimentalmente, annichilito Saul con cui aveva siglato aridamente firme e controfirme che ne sancissero il divorzio.

Quell'uomo sarebbe stato capace di tutto. Anche di trascinarla a fondo con lui.

Il suo Jimmy, d'altro canto, no.

Come aveva dimostrato in quel capolavoro di Fun & Games (qui la recensione completa), Jimmy avrebbe sacrificato la sua stessa vita pur di salvare quella di Kim.

Chi ci sarà, ad attenderla, in manette, ad Albuquerque?

Jimmy o Saul?

It's Showtime.

Lo è per davvero.

A dircelo è proprio Jimmy/Saul quando, sedutosi al banco degli imputati sussurra, soprattutto a se stesso, la leggendaria frase che Jimmy ripeteva a se stesso prima di ogni arringa. Era il momento di entrare nell'arena e matare tutti i tori possibili.

Questo sarà il suo ultimo rodeo.

Lo show abbia inizio ma prima una carrellata degli uomini e le donne presenti in tribunale.

Ci sono Castellano ed i suoi collaboratori, intravediamo Marie Shrader e la vedova di Steve Gomez, c'è Oakley, sullo scranno fa capolino il giudice.

Prima di sedersi, Jimmy/Saul volge uno sguardo in fondo all'aula.

E' lì.

Kim è lì.

Ha abboccato. Il tranello teso da Saul, la sua presunta confessione ha spaventato cosi tanto Kim da voler essere presente ma, oltre ad impaurirla, l'ha certamente scossa alle fondamenta. Per Kim sembra impossibile. Non può credere a quelle storie. Saul non la comprometterà. Jimmy non lo avrebbe fatto ed in quella matrioska di identità e personalità Jimmy è ancora lì, magari sepolto ma non definitivamente morto, o almeno è quella la sua speranza più grande.

Quello che non sa è che è stato Jimmy a chiedere a Saul di architettare quel piano ed avviare il più imprevedibile atto di redenzione che potessimo immaginare.

Arriva il coupè de theatrè, uno di quelli che solo Jimmy/Saul avrebbe potuto abilmente sceneggiare, uno di quei trucchi che a Kim avrebbero provocato vibrazioni intense.

Il brivido sta per tornare lungo le schiene di Saul, di Kim, di tutti noi spettatori.

La procedura di patteggiamento è avviata ma Saul chiede la parola.

Oakley gli intima di tacere, persino il giudice gli raccomanda di non compromettersi. Quel patteggiamento è troppo favorevole per essere in qualche modo messo a repentaglio.

Ma Saul sta svanendo e non ha più molto controllo.

Il cuore di Jimmy batte forte e nessuno potrà impedirgli di fare quello che sta per fare, di pregiudicare quello che sta per pregiudicare, di recuperare ciò che sta per recuperare.

Il monologo che avevamo ascoltato pochi minuti prima al cospetto di Marie, Castellano e tutti gli altri sta per essere ripetuto ma questa volta la verità verrà piegata al servizio di qualcosa di più profondo e fondamentale rispetto ad una diminuzione di pena.

Kim è lì. Batte il piede.

E' ansiosa di scoprire cosa quell'uomo voglia dire. E' ansiosa di capire se dietro quel vestito sgargiante che sembra coloratissimo anche nel monochrome di questo episodio, quella pettinatura ordinata e quel viso rasato e lucidato a nuovo si trovi ancora Saul o stia emergendo una spalla, un gomito, un orecchio, un ginocchio del suo Jimmy.

Two years ago, a man came into my office, he said his name was Mayhew. He wanted one of my clients to lie for him under oath. He offered me money. I refused. That night, as I was leaving my office, I was attacked. A bag was shoved over my head, I was hog-tied, I was driven out into the desert and when they pulled the hood off, I was kneeling in front of an open grave with a gun pointed at my head. That was my introduction to Walter White. I was terrified.
But not for long. That night, I saw opportunity. A shot at big money. And I grabbed it, and I held it tight and for the next sixteen months, my every waking moment was spent building Walter White's drug empire

Lo sconcerto è generale. Saul Goodman stava davvero ritrattando tutto?

Quello scarafaggio sopravvissuto a mille tempeste radioattive sta davvero gettando alle ortiche la più significativa riduzione di pena che quel giudice avesse mai visto?

E', forse, uscito di senno?

Oakley va nel panico.

Vuole ricusarsi. Castellano è incredulo.

Kim non capisce o forse ha già capito tutto.

Saul è stato spazzato via cosi come Gene poco prima quando, nel buio della prigione ed in presenza di quella scritta sul muro aveva lasciato a Saul le redini della propria vita.

E' il secondo passaggio di testimone di questo episodio ma non sarà l'ultimo.

Jimmy è tornato tra noi.

La prigione lo aspetta.

E non per soli 7 anni o poco più.

Quelle che sembrano le parole di un dissennato, di un masochista, assumeranno, ben presto un significato enorme.

Per lui.

Per Kim.

Per noi spettatori.

Oh, uh, I lied to the government about Kim Wexler. Uh, I fed them a load of BS about her involvement in Howard Hamlin's murder. I just... I just wanted her to come here today. I wanted her to hear this. So, yeah, I wasn't there when the meth was cooked. I wasn't there when it was sold. I didn't witness any of the murders, but I damn well knew it was happening. I was more than a willing participant, I was indispensable. I kept Walter White out of jail, I laundered his money, I lied for him, I conspired with him and I made millions! If he hadn't walked into my office that day, Walter White would've been dead or behind bars within a month. And Agent Schrader and Agent Gomez and a whole lot of other people would still be alive. Fact is, Walter White couldn't have done it without me.

Il monologo di Jimmy rivela a tutti la verità, nient'altro che la verità e forse mai un tribunale ha assistito ad una confessione cosi VERA in tutti gli strati che la compongono.

Cosi come avvenne per Walter White in Felina, anche in questo series finale assistiamo alla presa di coscienza del personaggio principale rispetto al suo agire, a cosa lo spingesse a fare ciò che ha fatto, alla assunzione delle proprie responsabilità.

Saul Goodman, come Heisenberg, si siede davanti ad uno specchio e solleva la maschera. Dietro di essa troverà Jimmy McGill cosi come Heisenberg trovò, al cospetto di Skyler, Walter White.

Solo Jimmy poteva avere il coraggio di rinunciare a qualcosa pur di dare pace alla donna che ha sempre amato, pur di ristabilire la vera natura dei fatti e permettere a tutti, se stesso per primo, di andare avanti, di riconciliarsi con il mondo crudele e criminale che Gilligan e Gould hanno disegnato per WW, per Jimmy, per Skyler, per Marie, per Jesse, per Kim, per Hank, per Howard, per Steve, per Nacho.

Jimmy strappa la maschera di Saul Goodman e confessa.

Confessa di aver intravisto un'opportunità quella notte nel deserto. Confessa di avere avuto paura, è vero, ma solo per un po', giusto il tempo di elaborare un piano abbastanza solido da permettergli di diventare socio di Heisenberg e costruire un impero della droga che li avrebbe resi ricchi e potenti.

Jimmy ammette, infine, di essere stato cosciente e libero nel ritagliarsi quel ruolo. Nessuna minaccia. Nessun terrore. Nessuna costrizione ma solo la volontà di spingersi oltre il limite e diventare ricchissimo, proprio come aveva detto a Mike nel cold open, proprio come avrebbe fatto l'uomo nato dalla voragine lasciata dall'abbandono di Kim.

E Jimmy confessa, confessa, confessa e confessa soprattutto per lei, soprattutto per la sua Giselle.

Oltre a scagionarla da tutti i reati potenziali ed ipotetici che aveva egli stesso menzionato al procuratore, Jimmy lancia un messaggio inequivocabile alla sua Kim.

Quell'uomo che aveva firmato le carte del divorzio come se stesse puntando su un cavallo all'ippodromo in una domenica mattina qualunque, è morto o almeno non sarà più presente nel mondo di Kim e Jimmy.

Jimmy è definitivamente tornato ed è pronto a fare ammenda, anzi ha appena fatto ammenda, ha appena detto, davanti ad inconsapevoli testimoni, che Kim è scappata via fisicamente ma non è fuggita, non è stata lei a farlo.

I am the only one who ran away

Per la corte è una frase che non conta nulla, per Kim vale più di tutto l'oro del mondo.

Jimmy ammette di essere fuggito dalla sfera emotiva e personale della sua ex moglie, compagna, amante e di avere creato Saul Goodman per scappare dal dolore.

Kim, d'altro canto, ha provato a rimettersi in gioco, ha provato a ricostruire una vita dignitosa, lontana dal suo pericoloso e amatissimo uomo, lontana da Albuquerque. Non è lei che deve pagare le conseguenze delle azioni di un uomo che, a prescindere dalla maschera che indossi, è stato sempre attratto dalla truffa, dalla menzogna, dalla macchinazione, dal crimine. La maschera indossata determinava solo un grado diverso di quell'attrazione fatale.

Jimmy era quasi innocuo, poteva essere tacciato di essere un burlone e poco più.

Jimmy, insieme a Kim, era un uomo votato alla giustizia più che alla legge ma che con alcune sue scelte ha trascinato Kim in un mondo che andava a braccetto con il crimine ed i criminali, con le conseguenze che tutti conosciamo.

Saul Goodman è stata l'apoteosi, è stato l'epicentro di un terremoto che ha generato crepe in tutto l'universo di Breaking Bad e Better Call Saul.

Gene Takovic la versione più sommessa e nostalgica.

Viktor quella più pericolosa e senza freni.

Oggi però, in quell'aula di tribunale quelle maschere si fondono e lasciano spazio e parola solo all'uomo, solo a James McGill, ad una versione sconfitta ma ritrovata del fratello di Chuck, ad un prototipo nuovo del modello McGill.

Per lui è il momento di accettare ogni cosa, di fare ammenda, di andare incontro ai suoi peccati e scontarne la pena.

Nessuna pena sarebbe stata, però, più grande di sapere che Kim avrebbe perso tutto e sarebbe stata condannata a soffrire le pene dell'inferno non solo dal punto di vista emozionale ma anche materiale.

Con quella confessione Jimmy ribalta tutto e salva Kim, ed in parte se stesso.

Lo show si conclude.

Oakley è furioso.

Castellano è festante.

Il giudice indica a Saul Goodman di sedersi.

McGill, It's James McGill

Qualora ci fossero dubbi, a parlare era stato James McGill. Che venga messo agli atti.

Jimmy si volta ancora, come aveva fatto pochi minuti prima.

Lo sguardo è ancora rivolto a Kim.

Stavolta è reciproco.

E' disteso.

Jimmy cerca l'approvazione di Kim.

La trova. La trova in quegli occhi emozionati e commossi di una donna finalmente liberata, finalmente pronta a ripartire, finalmente pronta a perdonarsi e perdonare.

E' una scena intima di cui noi siamo spettatori.

Non sarà l'ultima.

I brividi stavolta sono tutti sulla nostra schiena.

Torneranno a camminare sulla colonna vertebrale di ogni singolo spettatore.

Ma prima, c'è un autobus che ci aspetta.

Il passaggio di testimone tra Gene e Saul prima, tra Saul e Jimmy poi, tra Jimmy e James infine, ha condotto il nostro protagonista proprio laddove non avrebbe voluto.

La prigione di Montrose lo attende, proprio quella stessa prigione che, in fase di negoziazioni, aveva chiesto esplicitamente di non considerare per la sua detenzione.

86 anni di carcere lo attendono.

Il super patteggiamento è saltato.

La VERITA' ha un costo, cosi come le proprie azioni.

Jimmy Mc Gill, Saul Goodman e Gene Takovic sono tornati a casa di James, per fondersi in un'unica personalità, fatta dei pregi e dei difetti di ognuno, delle malefatte e delle virtù di ognuno, una personalità finalmente libera, proprio ora che non disporrà più della libertà fisica, da ogni senso di colpa, da ogni responsabilità futura, da ogni intenzione criminale.

Quell'arringa finale lo ha condannato e liberato allo stesso tempo e adesso un autobus lo condurrà verso l'ultima tappa di un viaggio avventuroso, intenso e pieno.

L'autobus è colmo di detenuti.

Uomini muscolosi, tatuati, violenti anche nell'aspetto.

La vita di James sarà, d'ora in poi, privata di ogni bellezza, di ogni colore, di ogni promessa. I suoi ex clienti saranno ora i suoi compagni di cella.

Le cravatte sgargianti soppiantate da una tuta sempre identica, giorno dopo giorno, il wc in bella mostra, quello rimarrà, non sarà dorato come nella vita di Saul Goodman ma lo accompagnerà ogni santo giorno nella sua piccola cella insieme a poche cose, nessuno sfarzo, tanta paura e ripetitività.

La vervè di Saul Goodman sarà solo un lontano ricordo.

Chissà cosa stesse pensando il nostro protagonista mentre guardava oltre il finestrino dell'autobus quella vita che gli stava scorrendo davanti, sotto forma di alberi, cartelli stradali e linee bianche disegnate sull'asfalto.

Chissà quale brivido, stavolta non di adrenalina e piacere, gli abbia attraversato la schiena quando il detenuto seduto davanti a lui si è voltato con ferocia per chiedergli:

Do I Know You?

In questa serie tutto scorre naturale come l'acqua in un fiume ma nulla è, quasi mai, come sembra.

Quella che appariva come una minaccia si rivelerà, presto, una marcia trionfale verso "il gabbio" come lo avrebbero definito in Romanzo Criminale.

Il detenuto riconosce Saul Goodman. James ribadisce che quella maschera che sta indossando è quella di McGill e non di Saul Goodman.

Non c'è scampo, per quanto si possa sforzare, per quanto possa provare a chiudere in una cella quella sua identità, egli non potrà riuscirci, tale è stato l'impatto di quell'avvocato da strapazzo in quel di Albuquerque.

In pochi istanti molti altri detenuti riconosceranno Saul Goodman.

Lo guarderanno come guardereste una star. Ed una star, in effetti, Saul Goodman lo era diventata in quel circolo ristretto di criminali di prima e seconda mano, finiti in giri strani e/o pericolosi per piacere, per necessità o per sfortuna. Paradossalmente, pur con il suo stile frizzante, particolarmente anticonformista e truffaldino, Jimmy, attraverso Saul, era riuscito a garantire, anche a quei derelitti, a quel marciume umano, la più vigorosa delle difese legali, proprio come, anni prima (e fra poco ci arriveremo), suo fratello Chuck gli aveva suggerito o meglio aveva sentenziato con tutta la sua moralità ed etica inflessibile, proprio quella moralità ed etica che Jimmy non ha sempre avuto e che lo ha portato alla rovina.

Better Call Saul! Better Call Saul! Better Call Saul!

Un inno si innalza all'interno del bus.

I detenuti incitano il loro idolo ed esclamano con forza quelle 3 parole che danno il titolo allo show, quelle 3 parole con cui avevamo conosciuto Saul Goodman quasi 3 lustri fa in Breaking Bad, quelle 3 parole che sono sempre state lo spot che ha permesso a Saul di farsi conoscere.

Il ritmo cresce. Sembra quasi una danza Maori. Il tamburellare dei piedi, il martellare delle mani, le voci disperate e folli che si alzano. Un ghigno impercettibile sulla faccia di un rigenerato James McGill. Un autobus in festa per la presenza di un'insperata star.

Better Call Saul! Better Call Saul! Better Call Saul!

Vi invito a trovare un'altra serie, o anche un film, che sia stato in grado di autocelebrarsi, di inneggiare a se stessa, in maniera cosi esplicita senza essere forzata, con potenza ed eleganza, un'autocitazione, un tributo al suo personaggio ed al lavoro di tutti gli autori che ha davvero dell'incredibile.

Better Call Saul! Better Call Saul! Better Call Saul!

Proprio come avvenuto per Kim nell'episodio precedente, anche in questo caso il momento dell'abbandono del senso di colpa viene vissuto su un autobus.

Il pianto disperato e liberatorio di Kim, il ghigno di Jimmy.

Entrambi hanno vissuto un'esperienza quasi trascendentale (cosi come l'abbiamo vissuta noi spettatori nell'arco delle 6 stagioni) sui rispettivi autobus, entrambi hanno capito, su quei 2 mezzi affollati che il peggio era, paradossalmente passato. E' forse stato quello il luogo ed il momento in cui entrambi avranno immaginato che ci sarebbe stato un giorno in cui non avrebbero più pensato ad Howard, allo sparo di Lalo, alla corsa verso casa di Fring proprio come Jimmy, in Fun & Games aveva ipotizzato per provare a placare il senso di colpa e la paura di Kim, seppure invano.

Per Kim, come per James, la stazione di partenza è stata Albuquerque.

Kim sarebbe tornata in Florida, nella sua prigione esistenziale ma priva, finalmente delle ombre che le avevano rabbuiato l'animo.

Per James la destinazione è una prigione fisica ma anche per lui l'animo è finalmente sgombro da rimpianti, quei rimpianti che non aveva condiviso con nessuno, ne con Mike, ne con Walter White nei 2 viaggi nel tempo precedenti.

Non sono stati gli unici, ne abbiamo mancato uno.

Esattamente a 28 minuti di distanza dal secondo flashback, a sua volta apparso 28 minuti dopo il primo (ancora una volta la cura dei dettagli è strabiliante), ecco che ritorniamo nella capsula del tempo.

Ritorniamo in zona pilot, in zona prima stagione.

Chuck McGill viene a farci visita, nell'ultimo e più significativo flashback di questo finale pazzesco.

E' un momento come ne abbiamo visti tanti nel corso delle prime stagioni.

Jimmy si prende cura di Chuck, lo asseconda nei suoi deliri, gli consegna la spesa, a 4 chiacchiere con lui, gli offre news riguardo la possibilità di avere prima o poi il Financial Times fra le mani, i 2 si vedono con frequenza e trascorrono qualche minuto di qualità da buoni fratelli, lontano da Howard e dalla HHM.

Fino a che, l'argomento "lavoro" non fa capolino.

E li, riparte, in un loop infinito sempre la stessa conversazione come Chuck stesso affermerà in questo breve flashback. Chuck si fingerà assertivo, collaborativo, interessato alla passione legale di Jimmy, gli fornirà false speranze, un falso supporto fino a che Jimmy, amaramente, non capirà, ancora una volta, quanto il fratello sia convinto che Jimmy non possa praticare l'avvocatura essendo, agli occhi di Chuck, un furfantello di quartiere.

Per Chuck, Jimmy resterà sempre Slippin Jimmy.

La sentenza è state emessa da tempo e non conoscerà appello.

Che Chuck avesse torto o ragione a pensare questo di Jimmy e a dissuaderlo dall'essere quello che Jimmy avrebbe sempre voluto essere, ovvero un avvocato, non riusciamo a capirlo neppure ora, a distanza di anni, ed in occasione del series finale. Jimmy ha fatto danni enormi da avvocato e da uomo, soprattutto in veste di Saul, ma ha anche aiutato centinaia di indifesi criminali ad avere una difesa vigorosa, è riuscito a credere nei vecchietti della SandPiper quando nessuno li avrebbe creduti, ha fatto giochi di prestigio giuridici che avrebbero reso orgoglioso Chuck più di ogni altro ma, soprattutto, Jimmy ha inseguito il suo sogno, ha fatto di tutto per realizzarlo, ha superato ogni ostacolo, ha contrastato le tante diffidenze, ha saputo liberarsi dell'ombra di un fratello che tutti consideravano un guro della legge, si è fatto strada, si è fatto, letteralmente, un nome, e perchè no, si è anche arricchito tantissimo.

A posteriori, aveva, dunque, ragione Chuck?

Sarebbe stato meglio che Jimmy McGill non sarebbe esistito come avvocato?

Avrebbe dovuto, Jimmy, desistere da quella passione?

O forse, più ragionevolmente, non sarebbe stato perfetto se Chuck, anzichè respingere le volontà e i sogni del fratello, li avesse abbracciati e gli avesse fatto da mentore?

Che uomo, che avvocato sarebbe diventato Jimmy con il sostegno di Chuck?

Sarebbe ancora vivo Chuck McGill se non fosse stato cosi brutale e miope con il suo brillante ma scapestrato fratellino?

Heisenberg sarebbe esistito cosi come ce lo ricordiamo?

Hank Shrader sarebbe ancora vivo?

Kim Wexler sarebbe il migliore avvocato dello Stato?

Kim e Jimmy sarebbero stati la coppia più invidiata della contea?

Se non sono rimpianti questi, se non è un gigantesco What If questo...

E tanto per scongiurare il rischio di non essere più che perfetti, anche in questo flashback, gli autori piazzano un libro sul tavolo di Chuck, consegnato a mano da Jimmy.

Si tratta di "The Time Machine" di H.G.Wells (libro apparso anche nel cold open della sesta stagione a casa di Jimmy)..

Applausi scroscianti.

Non è la prima volta che siamo costretti a scorticarci le mani dagli applausi.

Non sarà l'ultima.

Mancano ancora pochi minuti ma resta ancora spazio per dipingere svariati instant masterpiece, resta ancora tempo agli autori per impugnare una mazza da baseball e prenderci a mazzate nello stomaco.

Il colore sparisce di nuovo.

Sarà l'ultima transizione.

Non ne avremo altre ma avremo ancora una piccola scintilla tra le dita dei 2 protagonisti di questa tragedia shakesperiana, di questo dramma intenso e feroce, di questa romance intima e mai scontata, mai banale.

In un episodio ricchissimo di callback, il colpo da maestro finale ci riporterà indietro al pilot, ci riporterà indietro al primo contatto on screen fra Kim e Jimmy.

Prima dell'apoteosi emotiva, però, facciamo un rapido giro nella nuova dimora di Jimmy.

Primo piano su un uncino, è l'uncino di un'impastatrice molto simile a quella che Gene utilizzava nel Cinnabon in Nebraska dove era, da qualche mese, diventato il manager.

Siamo ritornati in Nebraska?

Ci troveremo di nuovo al cospetto del baffuto Gene?

Ci sono le mani di Jimmy/Saul/Gene ad attenderci, stanno sfornando del pane ma non sono le mani di Gene, sono quelle del detenuto James McGill.

Le mille vite di Jimmy si fondono e trovano espressione anche nel luogo più ameno e liberticida del mondo.

In una sequenza che sarà durata 30 secondi scopriamo che Jimmy si è ambientato benissimo anche in prigione.

La manualità di Gene come impastatore e fornaio lo rende elemento utile nelle cucine del carcere. La notorietà di Saul sembra avergli assicurato la tranquillità e l'intoccabilità di cui necessitava. L'umanità di Jimmy, infine, sembra avergli regalato il rispetto e l'amicizia di alcuni detenuti.

Lo chiamano Saul, tutti lo chiamano Saul.

Quel fantasma è tornato ma stavolta non lo perseguita, lo aiuta, lo aiuta a farsi spazio fra stupratori e spacciatori, assassini e sociopatici. Anche quella identità, che tante cose gli ha tolto, sembra ora essere tornata utile.

Ma è tempo per Saul, di spogliarsi definitivamente, anche solo per qualche minuto, di quella maschera.

Ad attenderlo, nella sua totale inconsapevolezza, c'è il suo avvocato.

Ad attenderlo c'è Kim.

Come abbia fatto Kim ad entrare è un mistero, lei che avvocato di Saul Goodman non è mai stata, lei che avvocato non lo è più dopo aver rinunciato ad esserlo durante gli eventi drammatici di Fun & Games.

Poco importa, anche se, lo stesso Jimmy glielo chiederà.

Poco importa perchè questo è il primo incontro vero, vis a vis, fra Jimmy e Kim dopo quel tremendo e lancinante incontro a cui abbiamo assistito nel terzultimo episodio.

Kim aveva incontrato, per la prima volta, Saul, sperando di intravedere ancora il suo Jimmy. Si era trovata di fronte un mostro avido, superficiale ed egoista che sembrava aver dimenticato tutte le loro avventure, tutti i loro sogni, tutti i loro momenti catartici.

Avevamo pianto per lei. Ci eravamo sentiti male per lei. Avevamo odiato Saul. Avevamo sentito una fitta al petto, tale era stata la intima tragedia a cui stavamo assistendo.

Da allora ci sono stati 6 anni di silenzio radar.

Lui a vivere la sua nuova vita da contrabbandiere della legge, da fenomeno del foro, da ricchissimo avvocato, da workholist.

Lei ad annichilire se stessa in Florida, ad immergersi in una vita sommessa e dimessa, un lavoro inutile ed una vita sentimentale inesistente e di facciata.

Si erano risentiti solo una volta.

Dall'altro capo del telefono c'era Gene Takovic.

Non era stata una telefonata piacevole ma avrebbe innescato eventi che li avrebbero portati al loro successivo incontro, quello che per noi sarebbe stato vissuto pochi minuti prima di questo evento che sto raccontando.

Il monologo di Jimmy, in quell'aula di tribunale li avrebbe condotti esattamente qui.

A questo momento.

A questo ritorno alle origini.

A questa riconciliazione.

Kim, stavolta, avrebbe trovato di fronte a sè, nuovamente, Jimmy o, quantomeno, la versione redenta di tutte quelle identità messe insieme.

Le espressioni di Bob Odenkirk e di Rhea Seehorn valgono il prezzo del biglietto, lungo tutto questo episodio, ma è in questo finale che riescono a far sembrare facile il mestiere più difficile del mondo.

Non sono sequenze semplici quelli che li attendono.

Dovranno restituirci emozioni ancestrali e nuovissime senza mai essere espliciti, senza l'ausilio di spiegoni o didascalici addii.

Non è questo lo stile di Better Call Saul.

Non lo era quello di Breaking Bad.

Non lo è mai stato quello di Saul e di Kim.

Rhea e Bob riescono a rendere ancora più sublime una sceneggiatura che il concetto di sublime lo aveva pareggiato e superato da un po'.

La sorpresa ed il piacere di Jimmy incrocia lo sguardo di una serena ed emozionata Kim.

Jimmy le chiederà come abbia fatto ad entrare. Kim risponderà qualcosa che potrebbe sembrare superfluo e poco importante in ottica gran finale ed invece nasconderà un significato enorme.

Kim ha sfruttato la sua vecchia tessera da avvocato in quanto non presentava una data di scadenza. A voler cercare a tutti i costi un ulteriore significato a questo insignificante dettaglio è come se gli autori ci stessero dicendo che neppure all'alchimia ed all'intimità di Jimmy e Kim ci fosse una data di scadenza. A prescidenre da tutto quello che è successo.

In quel piccolo gesto, se vogliamo menzognero e truffaldino, vi è tutto il legame fra i 2, vi è l'eredità di Jimmy nella vita di Kim, vi è il passato insieme, vi sono tutti i loro trascorsi, vi è Giselle, vi è Viktor, vi è lo scorrere adrenalinico del tempo vissuto insieme.

La donna ha piegato il sistema alla sua volontà, ha sfruttato un "bug" ai propri fini ma, a differenza di altre volte, a differenza di Saul, lo ha sfruttato, se vogliamo, a fin di bene.

Quell'artificio è stato fondamentale per poter rivedere (per l'ultima volta?) il suo Jimmy, per abbracciarlo idealmente e perdonarlo, ringraziarlo, o comunque ricordargli il peso del tempo passato insieme.

Come la sequenza finale più tardi ci rivelerà, Kim non è tornata in gioco, non è totalmente ritornata ad essere la compagna di Jimmy, non ha dimenticato, non ha perdonato, almeno non del tutto. Il suo ritorno è un primo passo, è un modo per dire a Jimmy che lei c'è, ha capito, ha compreso benissimo l'entità del suo gesto e, soprattutto, il motivo.

Il motivo era lei, è sempre stata lei, è sempre stata Kim la fiamma che divampava nel cuore di Jimmy.

E' tempo di addii.

E' tempo di sguardi.

E' tempo di un'ultima sigaretta da condividere.

Appoggiati ad un muro.

Come tanti anni fa.

Ma stavolta, il bianco e nero domina, la tristezza incalza, la nostalgia sta già facfacendo capolino.

Jimmy e Kim di nuovo insieme, di nuovo da soli, di nuovo in compagnia dei loro silenzi, dei loro vuoti spazi da riempire con il sapore dell'intesa trasversale, intima ed esplosiva.

Il muro è li ad attenderli.

Gilligan e Gould ci regalano l'ennesimo callback della puntata,ma non sarà l'ultimo, nonostante si sia veramente a pochi secondi dal termine.

L'immagine che ritrae i 2 insieme, di fronte a noi spettatori, baciati da una luce bianca che inonda obliquamente un fondo buio, fino a formare una grigila è la cornice perfetta per ricordarci che fu esattamente in quel modo che conoscemmo il duo.

6 stagioni prima, 62 episodi fa, Jimmy e Kim condivisero la loro prima sigaretta on screen. Per noi Jimmy era sempre stato Saul, mentre quella biondina non rappresentava nessuno, forse solo una nuova e momentanea aggiunta al cast. Non sapevamo che Kim sarebbe diventata l'anima dello show, ovviamente insieme a Jimmy.

Rhea e Bob, Kim e jimmy, per un'ultima volta insieme.

E' una ultima volta malinconica ed a suo modo felice ma non ci sono effusioni, non arriverà alcun bacio o "ti amo" ad incorniciare questo momento cosi atteso e profondamente giusto nell'economia della serie e nello sviluppo, finale, dei 2 protagonisti.

Kim libera Jimmy cosi come Jimmy, poco prima, in quell'aula di tribunale, aveva liberato lei.

E' un passaggio simbolico.

Per sancirlo, e renderlo elegantemente manifesto, gli autori scelgono di portare un po' di luce nel monochrome del post Breaking Bad, nel bianco e nero di Montrose, proprio come era accaduto solo un episodio fa, in Waterworks (qui la recensione) quando Gene era stato smascherato da Marion e sui suoi occhiali era apparso un riflesso a colori che richiamava quello che avevamo visto, ancora una volta, nel cold open del pilot andato in onda ben 7 anni prima.

Nell'accendere la sigaretta notiamo una scintilla, il bruciarsi del tabacco accenna appena il manifestarsi dei suoi colori, è un momento fondamentale.

I 2 sono riusciti a far tornare in vita la loro vecchia intesa, il loro antico essere coppia, il loro essere legati dall'aura dell'altro, dell'altra.

Kim sente Jimmy vicino, di nuovo.

Jimmy sente Kim vicina, di nuovo.

Kim è viva davvero, è se stessa davvero solo al cospetto di Jimmy, e viceversa. Nella loro intimità c'è tutto, c'è tutto quello che sono come individui, c'è tutto quello che vorrebbero essere, c'è tutto quello che sono sempre stati. L'uno, senza l'altra, perde qualcosa di se stesso.

Appena il tempo di scherzarci su un minuto ed è momento di salutarsi.

86 anni sono lunghi, ma:

Who knows?

sono le ultime 2 parole che sentiremo pronunciare in better call saul.

Hanno un senso duplice, triplice, in ogni modo molteplice.

Jimmy, rassegnato dal non rivedere la luce mai più, sembra quasi sperare in un colpo di scena futuro che gli consenta di rivedere, presto o tardi un salone di manicure, il deserto, un negozio di cellulari usa e getta.

Who Knows?

E' un segnale per Kim e Jimmy, una domanda che viene sussurrata a noi spettatori e, di rimando agli stessi protagonisti, riguardo la possibilità che un giorno i 2 si reincontreranno.

Come avvocato e cliente? Come compagni? Come amici con lunghi trascorsi alle spalle?

Who Knows?

Ma quella non retorica domanda è lanciata anche a noi spettatori che vorremmo a tutti costi continuare a godere della bellezza dell'universo creato quasi 15 anni fa da Vince Gilligan. Ci sarà un altro spinoff? Magari incentrato su Kim?

Who Knows?

L'unica certezza è che quelle parole saranno le ultime pronunciate nello show.

Le pronuncia Bob Odenkirk, le pronuncia Jimmy McGill.

Non sono mai state le parole, solo le parole a rendere Better Call Saul il capolavoro che, innegabilmente è diventato.

Gli autori sono sempre riusciti a lasciarci senza (parole) e senza fiato anche quando a tessere la trama, a comporre le emozioni, a suscitare sconfinata ammirazione fossero le immagini, accompagnate dal silenzio o dalle musiche bellissime che questo show ha confezionato e fossero le intepretazioni dei suoi 2 mastodontici talenti a guidarci verso orizzonti emotivi raramente sperimentati.

La camminata finale, la cavalcata finale è la loro. Ed è carica di malinconia.

Kim esce dal carcere.

Una guardia la accompagna.

E' visibilmente scossa ma non di paura, non di rabbia, non di sconforto.

E' lo scuotimento di un animo che ha vissuto intensamente una storia che condensava tutto ed il contrario di tutto al suo interno ed aveva l'amore e l'adrenalina come carburante perpetuo. Quel carburante, dopo anni di assenza e dopo una breve latitanza, era adesso dietro le sue spalle, richiuso in una cella da dove non avrebbe più potuto nuocere a nessuno.

Together, we are poison!

Cosi aveva sentenziato Kim in Fun & Games, prima che il loro rapporto detonasse, prima che Saul Goodman, il Saul Goodman di Breaking Bad, facesse la sua prima vera apparizione in Better Call Saul.

Quello che Kim non poteva sapere allora, e non poteva prevedere, era che un cuore spezzato può far fare cose imprevedibili ed estreme a chi lo dimora nel proprio petto.

Quello che Kim non poteva sapere è che da un Jimmy ferito e abbandonato sarebbe nato Saul Goodman, sarebbe nato quello uomo che avrebbe rinchiuso, un giorno, il suo Jimmy nel carcere di Montrose.

Ed eccolo Jimmy, eccolo lì, con indosso una tuta da carcerato, dietro un'altissima rete che separa la sua essenza libertina ed effervescente dal mondo libero e dalla sua Kim.

Jimmy e Kim si ritrovano, a pochi passi dall'uscita della prigione.

Kim è attesa da una nuova vita, una nuova vita tutta da (ri) costruire.

Per Jimmy non c'è più nulla. Nulla che possa accenderlo. Nulla che possa valere la pena di essere programmato, sognato, sperato.

Gould ci regala un'immagine che vale più di un intero monologo, di un dialogo di mille parole.

Kim si volta e, da dietro la sua altissima rete, scorge, di fronte a lei, Jimmy.

I 2, separati da quel muro spietato, perfettamente simmetrici all'interno dell'inquadratura, si ergono l'uno di fronte all'altra.

Ancora una volta c'è intesa.

Ancora una volta, anche da opposte barricate, anche con 2 muri spinati a separarli, l'uno sa esattamente come comunicare qualsiasi cosa all'altra, e viceversa.

Ci pensa Jimmy a lanciare un ultimo messaggio.

Ci pensa Jimmy a salutare Kim e salutare noi in purissimo stile Better Call Saul.

Con lentezza e destrezza Jimmy sfoggia, con entrambe le mani, quelle "finger guns" che avevamo già visto da qualche parte.

Ricordate?

Eravamo al culmine della quinta stagione di Better Call Saul, quella che avrebbe lanciato il gran finale, quella che avrebbe seminato il germe di tutte le avventure e sventure di questa stagione.

C'erano sempre Jimmy e Kim in quella scena, i soliti mattatori.

Quella volta non c'erano muri a separarli, non c'era il bianco e nero a colorarli.

Jimmy aveva il suo volto amico e affabile, Kim la sua chioma bionda ed il suo sguardo vivo.

Fu lei a sfoderare le pistole immaginarie, fu lei a lanciare a Jimmy un messaggio vistosamente eccitato e pieno di vita, carico di futuro, zeppo di avventure da condividere insieme.

Senza dire nulla, e solo con quel gesto delle mani, Kim stava dicendo a Jimmy che poteva contare su di lei.

Avrebbe messo da parte tutto, avrebbe lasciato perdere regole, consuetudini, conformismi e persino la legge pur di essere accanto a lui per mettere al tappeto Howard.

I Am In!

Era questo il significato di quel finale di stagione, una sintonia simbiotica che veniva sancita con un gesto e zero parole.

Le finger guns di Kim avrebbero portato alla morte di Howard, all'addio di Kim stessa, alla nascita di Saul Goodman, all'impero di Heisenberg, alla morte di Hank, alla fuga di Saul, all'arrivo di Gene.

Quelle finger guns, in un certo senso, sono stati un butterfly effect che li avrebbe condotti a vivere quel momento malinconico e tristissimo tra 2 altissime mura di rete metallica e filo spinato.

E' tempo di rimpianti. E' tempo di accettazione. E' tempo di sommessa redenzione.

Questa volta è Jimmy a sparare, è Jimmy a dire "I Am In", a certificare che dopo oltre 6 anni Jimmy è tornato ed è pronto ad essere perdonato, accolto e nuovamente amato, stavolta platonicamente, stavolta senza il calore del loro piccolo appartamento, senza i loro piani astuti, da Kim.

Kim è spiazzata.

Capisce.

Ricorda.

Non restituisce quel gesto simbolico. Non è tempo ancora. Non è veramente tornata. Troppe cose son successe. Troppo dolore si è insinuato nella pelle. Troppa vita è stata bruciata. Troppe vite sono state perse.

Il ricordo, l'affetto, l'amore, l'adrenalina non svaniscono e mai lo faranno.

Albuquerque è lontana.

La loro Albuquerque è lontana.

La nostra Albuquerque è lontana.

Resta solo il silenzio. Uno sguardo di intesa. Un sorriso accennato. Qualche lacrima strozzata. Un nodo in gola. Una mente che vola. Un cuore che batte sempre più lentamente. Un sospiro che si fa più profondo.

Una guardia, quella guardia, pronta ad aprire l'ultima porta.

Kim la attraversa.

Cammina, lentamente, verso l'uscita.

Non si volta.

Almeno non subito.

Jimmy è li.

Con le mani in tasca.

Le pistole immaginarie in tasca.

Abbiamo visto tutto.

Non vedremo nient'altro.

Anche Kim sta pensando la stessa cosa.

O forse no.

Kim Wexler si volta, ancora una volta.

Per l'ultima volta.

Ha un volto smarrito, nostalgico, triste.

Vede il suo Jimmy diventare sempre più piccolo, sfumare in lontananza.

Fino a che...

Fino a che la visuale di Kim non viene interrotta da una porta, quella maledettissima porta che entra in scena spazzando via il primo piano di Kim.

Per un istante intravediamo ancora Jimmy.

E' lì, sullo sfondo, a perdere ancora una volta la sua ritrovata Kim.

E' lì.

Non c'è più.

La porta si frappone fra noi e lui, fra lui e Kim.

Better Call Saul è finito.

Titoli di coda.

Abbiamo visto tutto.

Saul is Gone.

Better Call Saul is gone.

La migliore serie tv che abbia mai visto si è appena conclusa.

Sviluppo Personaggi: 10 (e lode)

Complessità: 10 (e lode)

Originalità: 10 (e lode)

Autorialità: 10 (e lode)

Cast: 10 (e lode)

Intensità: 10 (e lode)

Trama: 10 (e lode)

Coerenza: 10 (e lode)

Profondità: 10 (e lode)

Impatto sulla serialità contemporanea: 10 (e lode)

Componente Drama: 10 (e lode)

Componente Comedy: 7

Contenuti Violenti: 10

Contenuti Sessuali: 1

Comparto tecnico: 10 (e lode)

Regia: 10 (e lode)

Intrattenimento: 10 (e lode)

Coinvolgimento emotivo: 10 (e lode)

Opening: 10 (e lode)

Soundtr

Produzione: AMC

Anno di uscita: 2022

Stagione di riferimento: 6


VOTO SERIE: 10 (e lode), con applauso della commissione, standing ovation degli astanti, fanfara e frecce tricolori a sorvolare la premiazione.

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3 Comments


Ivano Andreini
Ivano Andreini
Sep 29, 2022

Bellissima!

Una sciocca domanda: "Sarebbe stato meglio che Jimmy McGill non sarebbe esistito come avvocato?" come scrivi o "Sarebbe stato meglio che Jimmy McGill non FOSSE esistito come avvocato" come invece a me suona meglio?

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Oreste Muratori
Oreste Muratori
Sep 13, 2022

Tu non sei un critico cinematografico, un appassionato di serie o un esperto di cinema. Tu sei proprio uno scrittore, uno sceneggiatore. Mi hai fatto rivivere a distanza di un mese le emozioni fortissime che ho provato anche io per questa serie, ma le hai addirittura amplificate, scarnificate, riscritte. Condivido ogni tua parola, ogni tua riflessione. Credo che nessuno come te abbia compreso così a fondo l'universo immenso che sta dentro questa serie. Tu ne hai proprio colto l'essenza, il cuore più nascosto e l'hai donato a tutti noi senza chiedere nulla in cambio. Possiamo solo dirti GRAZIE! Per il resto che verrà, invece, ti dico solo "who knows"?


Oreste 💜

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Aspettavo questo post da 3 settimane. Ne è valsa la pena.

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