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Dispatches From Elsewhere: una chicca, in equilibrio fra il fallimento e il capolavoro

Circa 10 anni fa la AMC era diventata una sorta di gallina dalle uova d'oro. Nel giro di pochi anni era riuscita a sfornare 2 capolavori come Mad Men e Breaking Bad ed un prodotto come The Walking Dead che, nel bene e nel male, ha lasciato la sua impronta sul panorama seriale contemporaneo.

Si era iniziato a parlare di metodo AMC ad un certo punto, metodo che la stessa AMC non sarebbe riuscita ad applicare, con una serie di insuccessi e prodotti mediocri che imperdirono alla cable tv statunitense di avvicinarsi alla HBO.

La conseguenza è stata che negli ultimi 3-4 anni i prodotti AMC non sono più cosi attesi ed intorno a loro l'interesse è abbastanza tiepido.

Nella quasi indifferenza generale l'inizio del 2020 ci ha regalato una serie tv che, sebbene non paragonabile con i suoi illustri predecessori, non lascia indifferenti.

Dispatches From Elsewhere è una serie difficile da inquadrare, costantemente in bilico su una linea sottile fra il "meh" ed il "wow".

Scritta, diretta e recitata da Jason Segel, il Marshall di How I Met Your Mother, la serie raccoglie molto meno di quello che semina, ricevendo tante lusinghe e tanti "ma", qualche critica e poca esaltazione.

Dispatches From Elsewhere è una sorta di Fight Club più colorato, positivo, attuale, buono ed anche un pò buonista.

I protagonisti principali sono 4:

Peter (Jason Segel) è un ragazzo piombato in una monotonia oramai paralizzante. Si alterna fra un lavoro, statico e privo di mordente, ed il suo appartamento malinconico e spoglio.

Simone (Eve Lendley) è una ragazza transgender, riluttante verso il mondo, estremamente insicura di se stessa ed impaurita dalle relazioni.

Fredwynn (Andre 3000) è un ricco e geniale analista, fissato con dati, numeri e cospirazioni, che lo tengono a debita distanza dalle gioie della vita.

Janice (Sally Field) è un'anziana signora che, arrivata nella parte finale della sua esistenza, rimugina su un passato felice ma diverso da quello che si sarebbe immaginato.

Peter, Simone, Fredwynn e Janice siamo noi.

Nel continuo abbattimento della quarta parete, lo spettatore viene "assimilato" ai protagonisti.

Ogni episodio si apre con la descrizione della vita di uno dei personaggi, solitamente piatta e senza uno scopo ben preciso, e con l'indicazione, la domanda retorica che viene posta a noi spettatori: "Janice is you if", "Peter is you if" e cosi via.

Questo escamotage ci permette di entrare in perfetta sintonia con la serie stessa e con i suoi personaggi, immedesimandoci, poco o tanto, con ognuno di loro.

La componente empatica è molto forte nella serie ma essa non potrebbe reggere solo grazie a questo legame creato molto efficacemente con il pubblico.

L'interesse viene tenuto alto grazie ad un vero e proprio gioco a cui i 4 sconosciuti parteciperanno.

E' un'iniziativa, un flash mob che porterà alla creazione di squadre che dovranno seguire degli indizi, sparsi per la città. Tali indizi saranno piccoli tasselli all'interno di una grande muraglia che dividerà, o meglio confonderà, 2 opposte fazioni:

Il Jejeune Institute e la Elsewhere society.

La prima è, semplificando, la parte buia, rappresenta il male che affligge la società. Una corporazione che ha come Dio il profitto e come mezzo e fine il denaro. Essa si controppone ad una Elsewhere Society che professa un mondo utopico, più gentile, più inclusivo, più "awake".

La voce narrante di Octavio, personaggio carismatico e voice over duplice (lo è sia per lo spettatore che per i protagonisti in molti casi), funge da guida all'interno di questo labirintico gioco.

E' un gioco pretestuoso che, attraverso varie sfide, prova a risvegliare l'orgoglio di uomini e donne oramai sopiti in un lungo letargo autoimposto.

In sottofondo scorgiamo una sempre solida denuncia alla società odierna, cosa non nuova nel panorama seriale, che si distingue per una forte componente critica/autocritica nei confronti dell'individuo.

Non è un caso se sono le vite dei singoli personaggi ad essere messe sotto la lente di ingrandimento.

Un modo per affermare che, se è vero che la società nel 2020 non ci aiuta ad essere liberi e solari, siamo pur sempre noi ad avere l'ultima parola sulle nostre vite.

Le varie attività del gioco servono proprio a mettere Peter, Simone, Fredwynn e Janice di fronte alle loro angosce, paure e contraddizioni.


Riuscirà Peter ad evadere dalla propria grotta e vedere la luce?

Simone sarà in grado di innamorarsi senza sentirsi inadeguata?

Fredwynn si lascerà andare alla componente emotiva?

Janice si metterà in gioco ora che non ha più nulla da perdere?


E' un esperimento psicologico e sociale collettivo che sembra avere come fine ultimo quello di risvegliarci e di ritrovare la nostra "Divine Nonchalance", un attributo mancante nelle nostre vite da cyborg e che ci permetterebbe, se ritrovato, di vivere una vita più spensierata, divertente, fanciullesca, positiva.

Ma si può trovare la Nonchalance da soli?

Forse uno degli errori dell'uomo contemporaneo è stato proprio quello di sentirsi più forte se da solo.

Il fatto stesso che Dispatches From Elsewhere sia la storia di Fredwynn, Peter, Simone e Janice e non la storia del solo Peter, sebbene il suo personaggio sia più carico di aspettative e peso narrativo, ci fa capire come una delle cose che la serie ci tiene a dimostrare inconfutabilmente è la forza del gruppo.

Bisogna sciogliere i propri pregiudizi e stringere più legami.

E' un banale insegnamento che i protagonisti apprendono lungo un cammino che li porterà dall'essere sconosciuti all'essere indispensabili e al tempo stesso indipendenti.

Si creerà quel virtuoso meccanismo per cui si può essere un bene per gli altri solo quando si riesce a trovare se stessi.

Dispatches From Elsewhere, come i suoi protagonisti, inciampa più volte lungo la strada, arrancando in molti punti, sbarellando come un pugile suonato in altri.

Questo è il suo principale difetto, quello che non le ha consentito di spiccare il volo.

A sua discolpa va detto che la trama non è lineare, non si presta a classici ragionamenti per cui dal punto A si arriva al punto B in maniera lucida, chirurgica.

Non è nelle corde ne nell'interesse della serie svilupparsi in questo modo.

A volte fa fatica, generando un pò di confusione in uno spettatore a caccia della risposta al grande mistero dietro la faida tra Jejeune Institute ed Elsewhere Society.

Il bellissimo e straniante finale ci riporta all'impianto di un grandissimo film di qualche anno fa con protagonista il compianto Philip Seymour Hoffman. La pellicola era Synecdoche, New York, e c'è da immaginare che Jason Segel ne sia rimasto folgorato.

Il surrealismo, la metanarrazione molto marcata, l'ossessione per gli indizi disseminati qua e la, la sovrapposizione del protagonista della serie con l'autore della serie stessa, sono tutte caratteristiche che in quel meraviglioso film trovano pieno compimento.

Per apprezzare appieno questo parallelismo dobbiamo gustarci l'intero episodio finale, entusiasmante e capace di una progressione epifanica verso una verità molto relativa e per questo molto libera da qualsiasi fraintendimento.


Siamo noi i protagonisti della nostra storia.


Questo non vuol dire essere costretti a metterla in scena, pianificarla nei dettagli, aspettare che si compia un destino che abbiamo prefigurato.

E' più probabile, come Dispatches Elsewhere lascia intendere, che sia solo l'accettazione del sè a renderci liberi, liberi di scrivere la nostra storia con un inchiostro sempre diverso, su una tela sempre diversa, parte di un mosaico più grande, fatto della nostra storia ma anche delle storie degli altri, composto dalle nostre gioie ma anche da quelle degli altri, da lutti e dolori nostri, da lutti e dolori degli altri.

La nostra capacità di essere spalle su cui piangere e volti da accomodare sulle spalle altrui, di condividere momenti importanti, di includere anzichè escludere, ci renderà autori di un romanzo, di un film, di una serie degna di essere scritta, degna di essere tramandata.

Forse è questa la Divine Nonchalance che Clara decantava?



Trama: 6,5

Sviluppo Personaggi: 8

Complessità: 7

Originalità: 7,5

Cast: 7

Impatto sulla serialità contemporanea: 6,5

Comparto tecnico: 7

Regia: 7

Intrattenimento: 7,5

Coinvolgimento emotivo: 8

Soundtrack: 6,5

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