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Fuck You Ted! Thank You Ted!

Ad un passo dal finale che andrà in onda fra pochissime ore, nella serata americana del 31 Maggio 2023, Ted Lasso ci ricorda, per l'ennesima volta, perchè chi ama questo show lo ama cosi tanto e perchè chi è chiamato a distribuire premi, solitamente finisce per premiare Ted Lasso dal 2020 a questa parte.

La penultima puntata della terza stagione, dal titolo Mom City, si occupa e si preoccupa di dare una chiusura a molti personaggi e di continuare l'evoluzione di una squadra, di una società, di un gruppo eterogeneo di individui che ha saputo diventare una famiglia.

Come tutti i figli che lasciano la casa, i genitori che vedono partire un figlio, i fratelli e sorelle che si separano per cercare di costruire la propria identità e la propria di famiglia, anche noi, inermi spettatori, siamo di fronte a quella sindrome dell'abbandono e dell'incertezza che ci attanaglia ad un solo episodio dal termine di quella che, volenti o nolenti, sarà ricordata come una delle migliori serie tv comedy all time ammesso che Ted Lasso sia ancora etichettabile come comedy.

Un bel balzo in classifica è ancora possibile in vista dell'ultima puntata, sia per quanto riguarda il campo ed il sorpasso al Manchester City, sia per quanto riguarda la classifica LIVE made in SerialFiller!

Che Ted Lasso sia rimasto "solo" una comedy ho i miei dubbi.

Gli autori credo che avessero voluto avvertirci sin da subito quando, all'alba dell'ultima stagione, ci siamo trovati di fronte ad episodi di durata sempre più lunga (Ma nulla a che vedere con il "caso" Stranger Things"). Non più i canonici 30 minuti ma via con 40 minuti poi divenuti 45, poi 50 ed ora abbondantemente sempre l'ora come nella migliore tradizione drama. Il fatto di aver, clamorosamente, annunciato la fine di tutto dopo solo 3 stagioni, con ascolti enormi, successo di critica gigantesco ed una base di fan sparsa in tutto il mondo, ha permesso agli autori di concentrarsi sulla narrazione di un racconto che in questa terza stagione è stato densissimo di avvenimenti, storie, temi e svolte riuscendo a conciliare il divertimento con la riflessività, il gioco con la profondità, i "grazie" con i "vaffanculo". Ed è suoi "thank you" ed i "fuck off" che questo episodio trova il suo splendido equilibrio attraverso un bilanciamento di pesi che troppo spesso vorremmo sentire sbilanciati vuoi per combattere i nostri fantasmi, vuoi per sentirci liberi, vuoi per trovare alibi alla nostra vita.

Il baffuto coach, nel tenero e passionale scambio con sua madre Dottie, ci ricorda che anche le migliori persone meritano un fuck off ed anche le peggiori meritano un grazie, il perdono, una seconda chance.

E' quello che accadrà a Nate, auto-esiliatosi per ingordigia, avidità ed insicurezza in quello che potremmo interpretare, nel vangelo "Lassiano", come un momento di debolezza su cui passare sopra per riabbracciare il figliol prodigo.

Il perdono vale per i padri come per i figli e allora come non ammirare la parabola di Jamie Tartt, forse il personaggio più cresciuto ed evoluto dello show, che, all'apice della carriera, della fama e del successo e con una standing ovation del suo pubblico nemico all'attivo, riesce a trovare il coraggio di perdonare il tossico e fuggiasco padre. Odiare, a volte, da molto carburante ma nessun propellente è potente quanto l'amore, il perdono e la serenità d'animo.

Riesce a capirlo persino coach Bear che, pur nella consueta e trasandata figura da dark uncle, muove il primo passo nei confronti del mai perdonato Nate, raccontandogli che, in fondo, se coach Bear è diventato coach Bear è perchè qualcuno, tanti anni prima, gli aveva offerto un ramoscello d'ulivo in un momento, ed un tempo, in cui nessuno avrebbe voluto farlo.

Da un burbero ad un altro il passo è breve. Roy Kent è il personaggio che, insieme Jamie, è cresciuto di più. Il principe dei "Fuckin Hell" è divenuto sempre più un punto di riferimento, un maestro che, con i suoi modi duri ed il suo sguardo cattivo ha incanalato nella maniera più proficua possibile, giovani talenti verso il lavoro e la dedizione e, dunque, verso i risultati. Il suo riavvicinamento con Keeley è stata la naturale conseguenza di questo straordinario lavoro su se stesso.

E infine c'è Ted, uomo benevolo, generoso, altruista, partecipativo, sorridente, amato che, però, ha sempre trascurato, forse proprio per le doti di cui sopra, i propri drammi, i propri sentimenti ed anche i propri doveri di marito e padre. Il buco nero emotivo che lo ha portato ad avere attacchi di panico reiterati lo ha condotto in una situazione che si sarebbe potuta risolvere facilmente e velocemente se solo il coach avesse permesso agli altri di fare quello che lui avrebbe fatto (e tante volte ha fatto) per tutti loro in un qualsiasi momento di difficoltà. Quello scudo invisibile crolla al cospetto di mamma Dottie e di fronte ad un alternarsi di "thank you" e "fuck you" che ritraggono al meglio quello che, in fondo, la vita è.

Una sequenza di vittorie e sconfitte interrotta da numerosissimi pareggi, seconde chance e non detti. Il "live the moment" lassiano è diventato quasi un credo, proprio come quel "Believe" che Nate strappò ad inizio stagione e che tutti noi, da qualche anno, teniamo incollato nella nostra virtuale cameretta seriale, insieme a tanti ricordi gioiosi, insegnamenti preziosi e sorrisi amichevoli.

La presenza di Pep Guardiola, in carne ed ossa, aggiunge e impreziosisce un episodio ed una stagione larghissimi e pieni di idee, approfondimenti, sfide e percorsi umani di cui sentiremo una mancanza pazzesca.

Fuck You Ted Lasso!

Thank You Ted Lasso!


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