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Benvenuto (o meglio bentornato) Gene Takovic

Dopo i fasti dell'ultimo trittico di episodi (qui trovate un recap delle prime 8 puntate), Better Call Saul si concede un momento di decompressione e lo fa proiettandoci, con un lungo flash forward, nel Nebraska in monochrome di Gene Takovic e di quel che resta di Saul Goodman e Jimmy McGill.

Dopo lo sconvolgente finale di Fun And Games (qui la recensione integrale) e dopo aver risposto ad una delle domande più rilevanti che avevo riassunto in questo post, gli autori si concedono un ulteriore skip time, questa volta verso la terza versione, la terza maschera indossata da Bob Odenkirk in questo viaggio organizzato dalla premiata ditta Gilligan-Gould.

La morte di Howard prima, quella di Lalo poi, la Scelta di Kim ancora, hanno preso a calci e pugni il nostro stomaco, ripetutamente e con grande gusto. Questo episodio ha il pregio di provare a calmare i nostri nervi e fungere quasi da episodio filler (che ovviamente filler non è) più leggero (ma non meno profondo) e meno vasto nella portata, nell'intensità e nel significato (pur essendo di fatto l'episodio temporalmente più lontano mai girato, vissuto con un ritmo molto "giallo" e rappresentante il primo vero contatto con la psiche di Gene).

Per la prima volta la brevissima sigla vive un glitch. Qualcosa interrompe il motivetto in sottofondo e irrompe sullo schermo. E una scritta a caratteri semplicissimi che recita, su sfondo blu (nel gergo "informatichese" lo sfondo blu denota un errore critico di natura sconosciuta e di quasi impossibile soluzione ed è denominata BSOD ovvero Blue Screen of Death) le 3 parole da noi più amate: Better Call Saul.

Cosa significhi è difficile dirlo. Non ho fatto ricerche online ma ho desunto 2 cose (che potrebbero essere probabilmente sbagliatissime entrambe).

La prima è che, approdati nella fredda Nebraska a conoscere l'ombra di Saul Goodman, metaforicamente ci stiamo spogliando di tutti i colori, gli orpelli e gli sfarzi dell'avvocato, arrivando in una terra desolata, senza colore (e da qui l'utilizzo del bianco e nero) e priva di vivacità.

La seconda è legata proprio al concetto di BSOD. Che questa puntata rappresenti per Jimmy e Saul quell'errore critico e irrisolvibile che per ogni sistema operativo Microsoft è rappresentato dallo sfondo blu? Non è un caso che i caratteri utilizzati sembrino esattamente gli stessi.

Coincidenze? Non credo come direbbe un noto comico satirico italiano.

Dopo tanti cold open vissuti insieme a Gene in queste 6 stagioni, questa è la prima volta che viviamo un intero episodio in sua compagnia.

Il Gene spento, nostalgico e malinconico a cui siamo stati brevemente abituati, viene qui rimpiazzato da un Gene molto più vicino allo Slippin Jimmy delle prime stagioni.

Scopriamo che qualcuno, con un trascorso ad Albuquerque, ha riconosciuto Saul Goodman.

La taglia alta potrebbe ingolosire chiunque ma cosa potrebbe ingolosire di più di un posto al tavolo dei giochi? Gene promette l'Eldorado al suo ricattatore, messo sotto scacco con la solita abilità che tutti riconosciamo a Jimmy/Saul. Parte l'addestramento, si avviano i preparativi al piccolo colpo da apportare al centro commerciale dove Gene lavora.

Nel più classico dei modus operandi di Jimmy/Saul, anche Gene si prepara a quel colpo come se fosse la rapina del secolo con un'attenzione maniacale ai dettagli, una rigida pazienza, un fare amichevole verso quelle che saranno le sue prede o i suoi complici indiretti. Uno schema che ben conosciamo e che porta a chiederci se Gene nella sua nostalgica ammirazione verso il passato, non sia ancora legato a quella maschera indossata ad Albuquerque dopo l'abbandono di Kim. Come sempre gli autori giocano su questo dualismo e su queste sfumature non lasciandoci mai, tuttavia, capire davvero come stiano le cose nell'intimo dell'animo di Gene. Che l'uomo provi ancora un sussulto nel vestire i panni delle 2 versioni precedenti, è innegabile e più volte in questa puntata ce ne accorgiamo. Che Gene sia ancorato al suo passato è altrettanto evidente. Che la sua memoria cada verso i momenti in cui l'uomo era Saul Goodman e non in cui l'uomo era Jimmy McGill è tutto da scoprire.

Non è un caso che, nell'allungare il brodo con l'addetto alla security, Gene riporti a galla i suoi genitori e Chuck ma soprattutto sottolinei più volte quanto sia solo, quanto sia privo di una compagna, di una moglie, di figli. Nella sua improvvisazione Gene vola con la mente verso Kim, inequivocabilmente verso quella donna con cui avrebbe condividere sogni, speranze e ambizioni e con cui un giorno, magari, avrebbe messo su famiglia, avrebbe avuto figli a cui insegnare a giocare a baseball e un cane come Nippy (da cui il titolo dell'episodio).

Si fa sempre più strada, in me, l'ipotesi che Gene sia distrutto non tanto dal fatto di non essere più Saul Goodman (come testimonierà quella camicia con appoggiata una cravatta sgargiante in puro stile Saul al termine dell'episodio) ma dal fatto di non essere più Jimmy, l'uomo che amava ed era amato, l'uomo che poteva essere chiunque senza essere per forza un poco di buono.

Nippy non sfiora neppure i fasti degli episodi precedenti ma si conferma un episodio ampiamente sopra la media di qualsiasi altra serie da top 10.

L'asticella è cosi alta che neppure Duplantis riuscirebbe a superarla.

Gilligan e Gould riusciranno a superare se stessi negli ultimi 3 episodi?

Impresa titanica ma se c'è qualcuno che può riuscirci quel qualcuno risponde al nome di Vince Gilligan ed al suo compare Peter Gould.


Voto Episodio: 8




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