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Halston: Ewan McGregor non è mai fuori moda

Esistono storie che vale la pena raccontare.

Sempre.

A prescindere.

Per quanto esse possano sembrare distanti dal nostro vissuto, dalla nostra cultura, dalle nostre passioni e dal nostro background, esse hanno qualcosa da trasmetterci e troveranno sempre un modo per arricchirci.

Ryan Murphy produce, ma non dirige, l'ennesima serie tv per Netflix e per farlo si avvale di uno degli attori più poliedrici e talentuosi della sua generazione: Ewan McGregor.

Il creatore di Hollywood, Pose, The Politician e American Crime Story, sceglie di condividere con noi la vita di Roy Halston Frowick, per noi mortali "Simply Halston", come recita la copertina del libro autobiografico a cui la serie si ispira.

Halston è più di un nome, è un marchio, un'identità che il personaggio interpretato da McGregor si costruisce, dal nulla. Halston fu uno stilista che negli anni '70 ridisegnò il modo di fare e pensare la moda, divenendo, in pochissimo tempo, un'icona, un simbolo.

Semplicemente Halston.

E parlando di nomi, il richiamo di Ryan Murphy e la presenza di Ewan McGregor, rappresentavano un eco troppo forte per le mie antenne seriali, per cui mi son subito tuffato nella visione di questa miniserie in 5 episodi, con buone aspettative ed una sola domanda:

Chi era Halston?

La domanda che mi son posto come curioso spettatore assume spaventosi ed esistenziali contorni all'interno della serie stessa, e direi della vita di Halston.

Lo stilista prima e dopo il boom del suo brand, vivrà sempre nella costante ricerca di uno spazio nel mondo, cercando un riscatto che non arriverà mai, neppure all'apice del successo ma che vedrà una sua consolazione, e forse consacrazione nella solitudine beata dei suoi ultimi giorni.

Quella che all'inizio poteva sembrare "la solita serie di Ryan Murphy", ancoratissima all'umanità dei suoi personaggi, ricca di storie dal mondo LGBTQ, con un occhio attento alla piaga dell'AIDS, colorata e patinata come al solito si è trasformata, sorprendentemente, nella storia della salita e della caduta di un uomo geniale e fragile, fenomenale e solo, brillante e deludente, si è trasformata in un pittoresco e stupendo affresco sulla transitorietà del passaggio di ogni uomo sulla terra, in un'analisi meravigliosa sul rapporto dell'uomo con la propria natura mortale, e soprattutto con il concetto di mortalità.

Anche all'apice della sua gloria, Halston ha agognato di più, anche quando il suo nome era arrivato a valere milioni di dollari, anche quando avrebbe potuto vivere di rendita, anche quando ha realizzato che a lui nulla fosse precluso, la prospettiva della finitezza di quel percorso lo ha spaventato a tal punto da non porsi alcun limite, da non fermarsi di fronte a quanto raggiunto, da non pensare a coltivarlo e mantenerlo, semmai a distruggerlo e quindi ad autodistruggersi.

Halston incarna la caducità della vita. Talentuoso e brillante, intelligente e attraente, famoso e idolatrato, anche Halston è riuscito a rovinare tutto e lo ha fatto attraverso il consumo smisurato di droga, la promiscuità dei rapporti sessuali coi suoi partner, l'ego senza confini, la non accettazione dei limiti imposti dalle logiche aziendali e del mercato.

Halston ha alzato cosi tanto l'asticella da vedere il baratro sotto i suoi piedi, finendo per abbracciarlo, come Willy Coyote dopo una corsa sfrenata con Beep Beep.

La cosa che mi ha affascinato ancor prima di vedere la miniserie è il fatto di non conoscere chi fosse Halston, di non aver mai sentito parlare di questa persona in vita mia ma di aver la percezione di essermi perso un pezzo, di avere una grossa lacuna da colmare.

Durante la visione della serie ho capito che Halston rientra nella sfera di quei personaggi fondamentali per il proprio ambito di riferimento e delle quali, come dicevo nella premessa iniziale, è sempre utile approfondire e narrare le "gesta". Quelle di Halston non sono certo state gesta eroiche ma restano dei fatti che, messi uno dietro l'altro, restituiscono la portata delle sue intuizioni.

Come tutte le innovazioni di questo mondo, anche quelle portate da Halston nel mondo della moda, sono state inizialmente osteggiate. La caparbietà e l'arroganza artistica dello stilista hanno permesso a quelle idee di farsi spazio e di diventare mito.

Nella serie si racconta come la figura di Halston fosse diventata, almeno a Manhattan, leggendaria. Nella sua cerchia di amici intimi figuravano Liza Minelli e Andy Warhol e tutto ciò che la mente di Halston partoriva, diveniva un piccolo fenomeno pop.

Questa è la parte in cui, in qualsiasi film, tutto inizia a crollare.

Nella vita del genio dall'Indiana accade esattamente questo.

Halston diventa un marchio e tutto inizia a schiacciarsi sul brand e non più sull'uomo.

La sua creatività ne risente, il suo talento viene soffocato dalle logiche corporative e dalle tempistiche aziendali.

La cocaina farà il resto. Il senso di abbandono verrà amplificato. Il crollo certificato.

Ewan McGregor è parte fondamentale di questo processo. La sua performance è notevole, specie nel cambio di tono e registro che mette in campo quando passa dalla gloria alla polvere, dalla salute alla malattia, dalla ricerca incessante di qualcosa al raggiungimento della pace con se stesso.

Halston non è una grande serie, non è indimenticabile, non è necessaria ma è una serie che mi sento di consigliare assolutamente.

E' molto breve ma efficace nel descrivere la salita e la discesa di questo affascinante personaggio. Intrattiene bene ma offre anche dei momenti di dolorosa introspezione, specie nell'ultimo episodio. E' attraente e magnetica, molto colorata e vivace ma anche tanto "cupa" quando ci porta dietro le quinte degli eccessi di Halston per disvelarci cosa ci sia dietro la tela, dietro la "membrana".

Ewan McGregor è una garanzia. Il marchio Murphy (a proposito di marchi), anche.

Lancinante l'ultima mezzora della miniserie, quando Halston è costretto a fare i conti con la prospettiva della morte imminente e con il recente contratto siglato per diventare milionario ma privarsi del controllo sul proprio nome.

Quando dirà di essersi reso conto della sciocchezza fatta perchè oggi "sarebbe disposto a pagare il doppio pur di averlo indietro", Halston ci dice esattamente quale è la legacy che vorrebbe lasciare ai posteri: il suo nome, quel nome che non ha potuto riprendersi in vita ma che forse, grazie a questa serie, è riuscito a riprendersi ora.


He never got his name back.

Until now.



Sviluppo Personaggi: 8

Complessità: 7

Originalità: 6

Autorialità: 7+

Cast: 9

Intensità: 7,5

Trama: 7

Coerenza: 6,5

Profondità: 8+

Impatto sulla serialità contemporanea: 2

Componente Drama: 8

Componente Comedy: 2

Contenuti Violenti: 1

Contenuti Sessuali: 7

Comparto tecnico: 6,5

Regia: 6

Intrattenimento: 7

Coinvolgimento emotivo: 8

Soundtrack: 3

Produzione: Netflix

Anno di uscita: 2021