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I bambini non mentono ma gettano "Veleno"?

Pablo Trincia è uno dei tanti giornalisti, o pseudo tali, che negli anni, attraverso il controverso programma di Italia Uno "Le Iene", ha proposto indagini e scoop più o meno sensazionalistici, spesso finendo per diffondere o alimentare fake news più o meno clamorose, creando quella cultura del sospetto che ci attanaglia e un modo di fare giornalismo che in molti, erroneamente a mio avviso, definiscono d'inchiesta o peggio ancora d'assalto. La storia ci ha dimostrato che il "metodo Iene" è stato spesso un boomerang per le Iene stesse, con un una serie di servizi finiti per risultare dei falsi o quantomeno dei buoni servizi ma visti da un'unica prospettiva.

Non è un caso se uno dei migliori giornalisti, o pseudo tali, delle Iene sia riuscito a farsi strada e a diventare "famoso" grazie ad un'inchiesta, ad un podcast, costruito quando Le Iene, per lui erano solo una nota nel curriculum.

Il podcast denominato "Veleno", andato in onda per la prima volta nel 2018, ha avuto il merito di dissotterrare quintali di carte impolverate negli archivi e di rendere mainstream quella che passò alla storia come l'inchiesta sui Diavoli della bassa modenese.

Quel podcast è divenuto una serie tv in 5 episodi, che sulla falsariga di Sanpa, si propone di offrirci un ampio spettro di punti di vista sulla faccendo.

Tra il 1997 ed il 1998 tra Mirandola e Finale Emilia, partì quella che sarebbe divenuta una storia di cronaca nera e giudiziaria terrificante e senza fine.

Alcuni bambini furono sottratti alle loro famiglie poichè, secondo psicologi ed inquirenti, vittime di abusi sessuali e di un traffico che avrebbe visto i propri genitori parti attive di un giro di pedofilia e riti satanisti o, nella "migliore" delle ipotesi, parti "passive" intente a cedere i propri figli a queste orride persone per permettere loro di abusarne a piacimento.

Un evento terrificante che sconvolse prima la comunità ristretta dei paesi dai quali questi misfatti provenivano e poi l'italia tutta.

A supportare la tesi dell'accusa vi erano decine di confessioni, anche molto dettagliate, fatte dai vari bambini, da quelle che in questa faccendo altro non erano che le vittime innocenti di una delle più orribili violenze che un uomo possa fare ad un altro essere umano.

Come le immagini di repertorio mostreranno, i bambini, supportati dagli psicologi, emettevano delle vere e proprie sentenze, ammantate di lucida e spietata innocenza, verso i propri cari.

Stupratori, satanisti, violentatori senza scrupoli.

Fu questo, il ritratto che emerse dalle indagini, dalle parole e dalle evidenze in possesso dei magistrati.

Una comunità ne uscì sconvolta.

Genitori messi dietro le sbarre e tenuti lontani dai propri figli, stavano pagando un prezzo enorme per quelle che, in fondo, erano accuse infamanti e pesantissime ma senza prove fisiche.

La giustizia si equiparò alla giustizia sommaria e le testimonianze dei bambini furono prese per buone perchè, si sa, i bambini non mentono.

Partendo dall'assunto che i bambini non mentono, proprio non mentono, era impossibile arrivare ad una conclusione differente.

Se tuo figlio ti accusa di averlo toccato, violentato, costretto a fare cose indicibili, allora sei una persona spacciata.

Per te, giustamente, si apriranno le porte dell'inferno, e del carcere.

Ma se quell'assunto venisse messo in discussione?

Pablo Trincia, con il suo podcast, mette a nudo questo errore dei magistrati, tuttavia commettendone un altro: schierarsi palesemente da una parte.

Il podcast e l'ex iena si mostrano, sin da subito, innocentisti.

Secondo "Veleno" non esiste alcuna prova che possa confermare la tesi dei magistrati e le accuse dei bambini.

Se cosi fosse, perchè i bambini avrebbero dovuto mentire?

Ed ecco il colpo di scena, il colpo di teatro che parte da Mirandola e arriva a Bibbiano.

L'associazione Hansel & Gretel ed il suo fondatore, il medico Claudio Foti, sarebbero stati il fil rouge tra le 2 vicende di cronaca nera e giudiziaria.

Dietro di loro una scia di psicologi infantili che, seguendo le indicazioni di Foti, avrebbero indotto i bambini a creare falsi ricordi che avrebbero poi scatenato le feroci accuse.

In poche parole, i bambini stavano mentendo.

Si è passati, così, dall'assoluta certezza della colpevolezza dei diavoli della bassa modenese alla certezza che i diavoli fossero le vittime, i bambini gli strumenti, i magistrati gli ingenui, gli psicologi i carnefici.

Nel mezzo um mare di violenza, un suicidio, 2 morti di crepacuore, famiglie devastate, divorzi, uomini costretti a vivere in una roulotte, donne emarginate, coppie reiette e bambini affidati a nuove famiglie.

Una devastazione che ha lasciato solo il deserto e che ha disgraziatamente annientato madri e padri e distrutto l'infanzia di bambini plagiati.

Quello che la serie fa meglio del podcast è il cercare di equilibrare il racconto e di schierarsi meno. Non un'indagine a senso unico volta a discolpare i diavoli della bassa modenese e colpevolizzare bambini, magistrati e psicologi ma un'inchiesta che facesse sentire tutte le campane, seppure con una spiccata "predilizione" per quelli che un tempo furono etichettati come satanisti, violentatori, assassini.

Veleno ha cercato di "copiare" l'operazione Sanpa ma non ne ha avuto il passo, il ritmo, la solidità. Resta un'operazione che serve a recuperare memoria storica e a sviluppare il nostro senso critico, mettendo in dubbio l'ovvio, decostruendo la verità a caccia della stessa e delle sue tante sfaccettature.

Per questo merita attenzione e rispetto ma non idolatrazione e cieca esaltazione.

Non è un caso, infatti, che la stragrande maggioranza dei bambini "accusatori" continuano a sostenere che quegli abusi ci furono e furono reali, altro che "ricordi indotti".

Bambini innocenti o piccole menti plagiate?

Temo che, non lo sapremo mai.