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Il finale di This is Us è un caloroso abbraccio alla vita, all'amore e alla famiglia


E' stata dura.

E' stata veramente dura sintonizzarsi sugli ultimi episodi di This Is Us, con la consapevolezza, o meglio la certezza, di trovarsi di fronte ad una vagonata di emozioni.

Se siete ancora qualche episodio indietro, ma pronti al gran finale, ed in generale agli ultimi 4 episodi di This is Us, vi avverto: preparate fazzoletti, asciugamani, secchi, damigiane perchè la commozione ed il singhiozzo potrebbero assaltarvi.

Che This is Us sia sempre stata LA serie emozionante per definizione credo ci siano pochi dubbi. Che potesse culminare il suo viaggio con una perfezione e semplicità cosi sbalorditiva, lo credevamo in pochi.

Le minuscole sbandate narrative a cui avevamo assistito negli ultimi tempi, e l'ingigantimento delle realtà legate ai Big Three, sono solo un vago ricordo.

A partire dall'episodio dedicato a Miguel, il cui titolo è proprio "Miguel", la serie non ha perso un colpo, regalandoci 4 episodi conclusivi che hanno veramente lasciato un vuoto inimaginabile, generando un tuffo al cuore di proporzioni enormi.

This is Us è riuscita ad andare, in questi 6 anni, oltre la dicotomia fra pubblico e critica. Poche serie, come questa, hanno saputo mettere daccordo lo spettatore "medio" ed il più sofisticato dei critici televisivi. Nel cerchio ristretto delle persone che frequento e che This Is Us la guardano, trovo sia persone avvezze al mondo delle serie tv, sia quelle più occasionali, sia quelle che guardano letteralmente 2 serie all'anno. Palati fini e meno fini, abitudinari o meno, tutti hanno in comune la passione per questa vibrante serie tv. In alcuni casi, un appiattimento simile, potrebbe significare un "minus". Non in questo caso. This Is Us ha saputo parlare a tutti ed ha saputo parlare essenzialmente di tutto ciò che è comune ad ogni essere umano. Lo ha fatto con grazia e disinvoltura, ponendo moltissima attenzione ai dettagli e provando da sempre a creare delle connessioni che dall'interno della serie sfociassero oltre la quarta parete.

This is Us ha "rotto" quella parete, quello schermo che separa i personaggi dagli spettatori. L'immedesimazione è stata totale. Il coinvolgimento assoluto.

Ed ora, però, mi tocca parlare di questo "US", finale di serie che non poteva che generare un magone mastodontico. Dire Addio a This Is Us è sembrato quasi come dire addio ad una persona cara, carissima, come lasciare per sempre una casa nella quale hai abitato per anni e della quale conserverai sempre tantissimi ricordi. Ed i ricordi, ed in generale il concetto di "memoria", sono uno dei cardini della serie sui quali Dan Fogelman ha voluto poggiare questo finale splendido, carico di dolcezza e tenerezza ma privo di quelle melense sceneggiate fini a se stesse che mai in This Is Us abbiamo trovato.

Perdonatemi se in questo post sul finale divagherò anche su tutto lo show e soprattutto sugli ultimi 4 episodi dello show ma credo che gli autori abbiano senzientemente scelto di creare un finale molto lungo che partisse proprio dall'episodio dedicato a Miguel, passando per Family Meeting ed agguantando il treno di Rebecca per portarci verso la linea del traguardo.

Nel penultimo episodio (forse uno dei migliori dell'intera serie), abbiamo salutato Rebecca, e lo abbiamo fatto attraverso i suoi 3 figli e tutta la famiglia che si è stretta intorno a lei.

La metafora dell'ultimo viaggio è stata espletata attraverso dei vagoni di un treno tanto familiare a Rebecca (quello in cui viaggiava spesso da piccola con suo padre) ed all'interno del quale mamma Pearson ha potuto salutare per l'ultima volta tutti i suoi cari, riunitisi per l'ultima volta al suo capezzale per l'estremo saluto. La delicatezza dei toni con cui tutti hanno reso omaggio a Rebecca, la straniante bellezza con cui la stessa Rebecca provava a rendersi conto di quanto quella passerella fosse l'ultima della sua vita, ha veramente straziato l'anima. Abbiamo ripensato a tutto il percorso fatto dai Pearson in questi anni, aiutati da autori in stato di grazia che hanno saputo guidarci avanti ed indietro nel tempo continuamente. Rebecca è stata la persona che ha reso tutto questo possibile.

Dal suo grembo sono nati Kate e Kevin, dalla sua determinazione è nata l'accettazione di Randall in famiglia, dalla sua tempra è nata una famiglia fortissima anche dopo la morte di Jack, dal suo coraggio è nato tutto un filone esistenziale con un nuovo compagno, Miguel, dalla sua lungimiranza è nata la spinta propulsiva affinchè i figli provassero, senza paura, a raggiungere i propri obiettivi nonostante la malattia della propria adoratissima madre. Rebecca Pearson se ne è andata da eroina, eroina di tutti i giorni, come tante donne, tante madri, tante mogli. La sottolineatura che mi preme fare rispetto a quello che potrebbe sembrare anche un discorso retorico (l'eroismo quotidiano di una brava madre) è che le scelte che Rebecca ha fatto non sono mai state dettate da una imposizione endogena o esogena, ne dalla consuetudine, ne dal flusso di eventi predefiniti. Rebecca ha scelto sempre da che parte stare, come guidare i propri figli verso un futuro radioso, come accompagnare e farsi accompagnare dal suo amato Jack, come condividere l'ultima fase della sua vita con un nuovo compagno. Rebecca non ha mai subìto la vita, ma l'ha plasmata, anche intorno ai traumi che le si sono presentati davanti con un dirompente furore distruttivo.

Se Rebecca è riuscita ad essere un tale faro è grazie all'amore incondizionato che ha donato a Jack prima ed ai suoi figli poi, diffondendolo come un profumo si diffonde sulla pelle e nell'ambiente circostante, a tutti coloro i quali sono stati interessati da quell'amore, anche solo tangenzialmente. Ma Rebecca ha avuto anche la fortuna di essere essa stessa oggetto di un amore incondizionato, quello che Jack le ha testimoniato fino all'ultimo respiro, fino a quella corsa alla macchinetta del caffè in ospedale, fino a quando un limone amarissimo le finisse nello spremiagrumi chiedendole di tirar fuori una discreta limonata. L'amore di Jack e Rebecca, nato oltre mezzo secolo prima degli eventi del finale, ha travolto tutti, ha travolto noi spettatori ma anche tutti gli altri protagonisti.

Quel consesso di uomini, donne e bambini ordinariamente straordinari che vediamo radunati nella villa costruita da Kevin e nella quale Rebecca esala l'ultimo respiro, è un conglomerato di persone che non sarebbero esistite senza quel rapporto speciale instauratosi fra i coniugi Pearson decadi e decadi prima.

E allora "It's not pointless" come dirà Deja al suo amato padre adottivo Randall. Tutto quello che facciamo nella vita ha allo stesso tempo senso ed al contempo non ha alcun senso. E' come essere nonni, è come quell'amore incondizionato di cui parlerà William in un meraviglioso flashback con Randall e con le sue nipotine. Essere nonni è stupendo, perchè ti consente di regalare un amore puro ed incondizionato alle tue nipotine. Ma allo stesso tempo è devastante perchè è accompagnato dalla certezza che quel rapporto avrà breve vita, interrotto dalla inevitabile e naturale morte del "grandfather" presto o tardi. La vita è un turbinio di cose insensate che nascondono una sconfinata magia. E' importante essere pronti ad afferrarne il senso profondo. E' come perdere la propria madre e nello stesso giorno venire a conoscenza che stai per diventare nonno. E' come perdere una donna che hai sempre amato per poi riconquistarla oltre la soglia dei 40 anni. E' come dire addio al padre dei tuoi figli per poi sentirsi dire "ti amo" ad oltre 10 anni da quell'addio. L'intera serie è costellata di dolore, di paura, di panico, di ansia, di incertezza. Le vite dei protagonisti sono stratosferiche, è vero, ma pensiamo a quanti pesi sulle spalle hanno portato prima di concretizzare insegnamenti e speranze specifiche.

Nicky è un uomo che ha perso il fratello e la sua intera famiglia in seguito a quella maledetta guerra in Vietnam che lo ha reso un esule, un'eremita, colpevole solo di aver detto no alla violenza. Il suo fratellone Jack ha continuato ad esistere e vivere senza che lui potesse fare nulla per vederlo, abbracciarlo, prenderlo in giro almeno un'ultima volta. Ci è voluta la testardaggine di Kev, bambino mai cresciuto che forse si è fatto uomo proprio quando ha deciso di non voltare le spalle a quello sconosciuto in cui scorreva lo stesso sangue del suo defunto padre. Kevin ha sofferto per decenni i sensi di colpa legati alla morte di Jack. E' diventato un attore di successo intrappolato nei panni del bello e impossibile. Non ha mai raggiunto l'apice. E' crollato varie volte. Ha perso la donna della sua vita ed è inciampato in un bel rapporto, quello con Madison (moglie dell'autore Dan Fogelman) che gli ha regalato 2 figli ma non un rapporto da favola. La dipendenza dall'alcol, l'eterna indecisione, l'egocentrismo sono stati negli anni rimpiazzati dal cuore, dalla forza di volontà, dalla determinazione nel riconquistare Sophie e nel portare Nicky al tavolo dei Pearson. Rebecca ha vissuto gli ultimi anni nella casa che Jack aveva progettato e Kev ha realizzato. La vita è insensata solo se non ne scorgiamo il senso che essa nasconde nelle cose piccole. Ogni personaggio, in This Is Us ci ha raccontato questo.

Kate ha vissuto il suo personale inferno sotto forma di disturbi alimentari incontrollati. La morte del padre ed un primo fidanzato violento l'hanno condizionata fino ai 30 anni. Poi è arrivato Tobey e qualcuno l'ha amata davvero, qualcuno che non fosse Jack, Rebecca, Randall o Kev. Tobey e Kate ne hanno vissute tante e tanto amore si sono dati ma poi qualcosa si è rotto e quello scivolo dal quale entrambi erano sempre riusciti a scendere fluidamente, mano nella mano e col sorriso stampato sul volto, ha smesso di essere scorrevole, liscio e veloce. Hanno dovuto dirsi addio. Non senza, prima, provarci. Non senza, prima, metterci tutto quello che avrebbero potuto metterci in termini di pazienza, costanza, sacrificio. Kate, la piccola Kate, la Kate indifesa e spaventata, ha preso una decisione che il 99% delle persone faticherebbero a prendere anche in condizioni ancor peggiori. Quella scelta, quell'aspro limone, è stata la prima mattonella per costruire un futuro appagante e radioso. Anche lei, come Rebecca, potrà dirsi una donna di famiglia capace di essere il fulcro di 2 bambini e 2 uomini dai quali un giorno nascerà un nuovo ramo della genealogia Pearson.

E poi c'è Randall, forse il protagonista vero del finale e di tutta la serie (non che esista un unico protagonista in una serie come This is Us, corale per definizione). Gli autori hanno deciso di dedicare al suo personaggio il minutaggio forse più alto di tutti all'interno dell'episodio finale. Oltre alla quantità dei minuti passati sullo schermo, a colpire è la qualità dei momenti a lui destinati. Oltre ad essere praticamente presente in tutte le fasi salienti del series finale (fatta eccezione, ovviamente, per la scena sul treno dove sono Jack e Rebecca a dominare la scena) a Randall vengono destinati i 2 momenti finali della serie, uno lo vede in versione da futuro nonno, intento ad ammirare la sua dolce Deja, nell'ultimissimo frame è invece la sua versione da bambino a lanciare un altro sguardo, stavolta verso l'idolo della sua infanzia e della sua vita, ovvero suo padre Jack. In molti si sono interrogati sul significato di questa scena, silenziosa e anticlimatica, lontana da elogi, dialoghi e grandi proclami.

Francamente l'ho trovata una sequenza stupenda, il cui significato provo a raccontarvi, almeno visto attraverso la mia specifica prospettiva.

Quella rapida sequenza, a mio avviso, rappresenta la perfetta chiusura del cerchio di This is Us, una poesia in rima ma fatta per immagini, una poesia che toglie il fiato per la sua nitida ed elegante magnificienza. Quel doppio gioco di sguardi, lungo mezzo secolo, rappresenta il cerchio della vita in tutta la sua potenza.

Un padre, che diverrà nonno, che è stato figlio, un figlio perduto e ritrovato da William, un figlio voluto, scelto e amato da Jack e Rebecca, si sofferma, in uno dei giorni più tristi della sua vita, ad ammirare il suo più grande capolavoro. Randall ammira Deja, futura mamma, anche ella figlia perduta, adottata che era già adulta da Randall stesso che la sceglie, la desidera, la cresce come se fosse sua o meglio ancora nel tentativo di metterla nelle condizioni migliori per brillare, quelle stesse condizioni che Jack e Rebecca, decadi prima, avevano creato per lui, attraverso l'amore, la pazienza, l'attenzione che solo un vero genitore sa dare. Deja e Randall, Deja come Randall, Randall come Jack. Il cerchio si chiude per non chiudersi mai.

E qui veniamo all'altra sequenza finale che mai più dimenticheremo e che proprio attraverso la sua semplicità è' riuscita ad amplificare il grande significato dietro questo finale e dietro This is Us tutta.

Jack e Rebecca sono sul treno. Sono entrambi morti. Si sono ritrovati. In un luogo altro, non specificato ma metaforico dell'aldilà in tutte le sue forme. E' più che altro un luogo dove ritrovarsi e dove continuare a sentirsi vivi, amati e soprattutto ricordati.

Ed è il ricordo a cui Jack allude quando dice a Rebecca che quella non è la fine. Continueranno a vivere. Non fisicamente, non in altra dimensione ma in un'altra forma, attraverso i ricordi di chi vive e che nelle piccole cose (quante volte le piccole cose sono tornate ad essere importanti in queste ultime puntate) tramanderà per decenni, secoli, per sempre il ricordo delle persone amate.

Jack e Rebecca sono stati 2 esseri speciali, per dirla alla Battiato, che hanno innescato uno tsunami di emozioni che mai si arresterà. Dal frutto del loro amore sono nati 2 figli, più uno adottato dai quali sono nati 7 nipoti e pronipoti stanno per nascere, nel mezzo tanti altri affetti, da Nicky ad Edie, passando per Madison e per Sophie, per Beth e per Tobie e chi più ne ha più ne metta.

E' stato brillante mettere al centro delle ultime stagioni proprio la malattia di Rebecca, malattia che più di tutte tende a mettere a durissima prova chi ne soffre ma anche, se non soprattutto, chi sta intorno.

Dimenticare volti, nomi, eventi, momenti, il passato, i piccoli momenti vissuti con le persone care, è qualcosa di devastante.

Essere dimenticati, anche solo per un istante, deve esserlo ancora di più.

La docile e dolcissima paura di Rebecca, su quel treno, è una paura che forse accompagna tutti noi e che rende "pointless" questa esistenza. E' la paura di trovarsi soli, di non esistere, di essere dimenticati, di "finire" per sempre, di non essere più. Per sua fortuna, però, Rebecca su quel treno ritrova il suo dolce, forte, amato Jack, il quale la abbraccia, la rassicura, ne ammira "the little scarf" sul sopracciglio, le fa sentire tutto il calore che una donna al capolinea, che un essere umano, arrivato a fine corsa, meriterebbe di sentire.

Quella corsa finisce, lasciando spazio ad altre corse.

Quel treno rallenta ma non si ferma.

I 2 sposi d'America si ritrovano, ed è tutto perfetto.

Ogni cerchio si chiude (è già la seconda volta che lo dico, perdonatemi) e lo fa con una naturalezza disarmante.

The Train si chiudeva con quel reciproco "Ehi" sussurato dai Pearson.

US si apre con un reciproco "Ehi" sussurato dai Pearson, stavolta vivi e vegeti, nel proprio letto, in quell'ultimo sabato, in quell'ultimo "lazy saturday" raccontato dagli autori. Sarà un sabato semplicemente perfetto nella sua quotidianeità. Sarà un sabato di prime rasature e di piccole confessioni, di giochi voluti e giochi mancati, sarà uno dei tanti sabati che genereranno ricordi indelebili nella mente dei bambini ma anche dei genitori. Sarà un sabato normale, un sabato che metaforicamente traccerà una linea insuperabile grazie alle parole della piccola Kate che, da bendata racconterà il suo segreto nell'essere cosi abile al gioco della coda dell'asino.

Prima di mettermi la benda sugli occhi, guardo dove siete tutti voi, che non state mai zitti, e finché so dove siete, so sempre dove sto andando

E' un messaggio che ritroveremo spesso nella vita di Kate, e forse anche nella vita di tutti noi. Muoverci nei meandri dell'esistenza, sbagliando sonoramente, imparando, cadendo, perdendo la bussola ma ritrovandoci sempre grazie al suono delle voci dei nostri cari.

La serie si chiude con quel doppio focus su Randall e quel magistrale congiungimento temporale e tematico fra i 2 padri per antonomasia visti in questo inesauribile show. Prima, però, ci sono stati loro, Rebecca e Jack sul treno, sdraiati e con lo sguardo fisso l'uno sull'altra, con lacrime di gioia e malinconia a scorrere sul viso di Rebecca come su quello di tutti noi.

Occhi innamoratissimi e anime legate da qualcosa di mirabolante quelle dei 2 coniugi Pearson.

Anime che si ritrovano.

Si guardano.

Si capiscono.

Si confortano.

Si guidano.

Si amano.

E allora le ultime parole pronunciate nello show sono forse le 2 parole più abusate nella storia dell'uomo, del cinema e delle serie tv. Sono le parole "Ti Amo" ad accompagnarci all'uscita. Assumono tutto un altro sapore, tutto un altro suono quando a proferirle sono Jack e Rebecca, in quel momento cosi triste, tragico eppure bellissimo.

Jack sussurra a Rebecca "Ti Amo".

Rebecca piange, ha paura, ma non è sola.

Risponde a quel "Ti Amo" con un altro "Ti Amo".

E' la fine di tutto. L'inizio di tutto.

E' This is Us.

Sono i Pearson.

Siamo noi.

Grazie Rebecca. Grazie Jack. Grazie Kate. Grazie Randall. Grazie Kevin.

Il nostro "Ti Amo", almeno per oggi, è per tutti voi.

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Sviluppo Personaggi: 10

Complessità: 9

Originalità: 8

Autorialità: 7,5

Cast: 7,5

Intensità: 10

Trama: 7

Coerenza: 8

Profondità: 10

Impatto sulla serialità contemporanea: 9

Componente Drama: 10

Componente Comedy: 4

Contenuti Violenti: 1

Contenuti Sessuali: 1

Comparto tecnico: 6

Regia: 7

Intrattenimento: 8

Coinvolgimento emotivo: 10

Opening: 2

Soundtrack: 5

Produzione: NBC

Anno di uscita: 2022

Stagione di riferimento: 6


VOTO SERIE: 9
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