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Il valore dei ricordi (e delle scelte) secondo This Is Us

Sapevate che Dan Fogelman ha girato la maggior parte delle scene relative al series finale oltre 3 anni prima di mandarlo in onda?

Parliamo di un'attenzione maniacale al dettaglio e di un rispetto pazzesco verso storia, personaggi, e non ultimo lo spettatore.

Il motivo risiedeva nel fatto che i "piccoli" attori che interpretavano Kate, Randall e Kevin, stavano crescendo a vista d'occhio e siccome nel finale Fogelman aveva sempre avuto intenzione di far comparire alcune scene della famiglia Pearson felice durante un "lazy saturday" quando i bambini erano, appunto, ancora bambini, il creatore ha deciso di anticipare quelle riprese di ben 3 anni, salvare tutto in un archivio e recuperare il materiale qualche anno dopo, sperando che non fosse diventato obsoleto rispetto all'evoluzione di storia, personaggi e della sua stessa idea di finale.

Per nostra fortuna il finale andato in onda esattamente un anno fa, è stato perfetto e non ha minimamente risentito di questo accorgimento temporale estremo.

Se qualcosa dal buon Dan ho imparato è che c'è sempre della bellezza nascosta nel passare nel tempo, una bellezza tremenda e beffarda ma che va assolutamente colta e per la quale dobbiamo prepararci.

E allora questo post che oggi leggete, è stato scritto esattamente un anno fa, in preda all'emozione turbinosa che il series finale mi aveva lasciato, lasciandomi con un mare di riflessioni che via via ho provato ad elaborare, anche attraverso i tanti post su This Is Us che in questo anno vi ho proposto.

Oggi voglio calare il ricordo di This Is Us all'interno di uno dei più importanti lasciti che la serie ci abbia testimoniato, ovvero la memoria ed il valore dei ricordi.

C'è stato un momento in cui ho realizzato che This Is Us avrebbe fatto di tutto per consegnarci un messaggio positivo ed estremamente potente nella sua banalità, ed è stato quando abbiamo scoperto che Rebecca si era ammalata e che gli sceneggiatori, fra tutte le malattie di questo mondo, avevano scelto proprio l'Alzheimer come estrema e tragica compagna degli ultimi anni di vita della moglie di Jack Pearson.

Ho sin da subito capito che quella scelta ci avrebbe accompagnato verso un vialetto fatto di ricordi che Rebecca e Jack avevano contribuito a creare, disseminandoli lungo l'arco di tutta la loro esistenza. Per Randall, Kate e Kevin, Rebecca e Jack sono stati come dei faretti incassati in un lunghissimo ed ampissimo prato, illuminati a giorno quando tutto si faceva buio ed in grado, sempre e comunque, di indicare ai propri figli la strada.

Quando Jack si è spento, bruciato dal fuoco della propria casa in fiamme e soffocato dalle inalazioni del fumo dal quale è stato avvolto per salvare il cagnolino della piccola Kate, la sua luce non se ne è andata con lui. Quel faro ha continuato ad illuminare il sentiero dei suoi 3 figli e di sua moglie Rebecca.

Come?

Attraverso i ricordi, per l'appunto.

Ognuno ha vissuto il resto della propria esistenza chiedendosi cosa avrebbe fatto o detto Jack. Ciascuno dei Big Three ha sempre cercato, in maniera quasi spirituale, un'approvazione del proprio papà nei momenti cruciali della propria esistenza. Quando Randall, Kate e Kevin sono diventati partner, mariti, moglie, genitori, la loro ispirazione è stata Jack in primis. Il defunto padre era li con loro e con che cosa se non attraverso i ricordi.

La memoria andava a quei lazy saturday ed a mille altri momenti normali, normalissimi ma che per loro, specificamente sono diventati e sono sempre stati speciali. Quei momenti speciali hanno caratterizzato la loro infanzia e la loro adolescenza, condizionandone, in senso estremamente positivo, l'intera esistenza.

Senza i ricordi, i 3 orfani di padre come avrebbero potuto dare continuità a quell'amore paterno cosi grande ed incondizionato?

Rebecca, d'altro canto, è sempre rimasta con loro, per oltre mezzo secolo, rivestendo lo stesso ruolo rivestito da Jack ma senza la necessità di essere ricordata, essendo lei ancora viva.

Quei ricordi di Jack, e di quei momenti familiari cosi intimi e semplici, rischiano di svanire quando l'Alzheimer viene a farti visita.

Rebecca lo sa.

Randall, Kate e Kevin lo sanno.

E cosi gli ultimi anni di Rebecca sono stati una tortuosa, insidiosa ma tenerissima corsa all'interno dei labirinti della memoria.

Non è certo un messaggio scioccante e nuovo quello che This is Us ci ha lanciato nei suoi 6 anni di vita. La morte superata dal ricordo dei propri familiari e dei propri cari è un qualcosa che tante volte è stato sviscerato nella storia recente della cinematografia, della letteratura e della serialità.

Nessuno, però, lo ha fatto meglio e con tale costanza come This is Us ha, invece, dimostrato di saper fare.

La capacità di muoversi all'interno di innumerevoli piani temporali, creando connessioni intimissime anche fra persone che mai si sono incrociate (pensate a Deja e William, non legati dallo stesso sangue e mai sfiorati l'uno all'altra lungo il cammino) è stata una stella cometa nel viaggio della serie.

Oltre mezzo secolo per creare una intera nuova generazione di persone unite le une dalle altre da legami sanguigni e non.

Tutto nasceva da Rebecca e Jack. Mezzo secolo dopo i Big Three son diventati maturi e rilevanti, per se stessi, per le loro famiglie e per il mondo intero.

Intorno a loro un reticolo di affetti mai conformati e plasmati dalla società ma uniti in maniera magistrale dall'amore, dall'affetto, dalla determinazione ad esserci gli uni per gli altri.

Figli adottivi, mancate mogli, mogli ritrovate, padri per caso, padri per scelta, coppie spezzate, coppie migliorate, zii ripescati e tanto altro. La grande famiglia di This Is Us è stata tutt'altro che convenzionale, tutt'altro che normale ma proprio attraverso la normalità ed i piccoli gesti quotidiani ha saputo costruire un castello speciale, unico ed inviolabile.

Fortificato anno dopo anno, decennio dopo decennio, generazione dopo generazione, dai ricordi e dal valore della memoria.






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