• cinguettio
  • Instagram
  • Facebook Icona sociale

Invincible vince e convince, sotto ogni punto di vista

Se 2 mesi fa mi aveste detto che in un prossimo futuro avrei dispensato lodi da ogni parte per una serie animata sui supereroi, tratta dall'ennesimo fumetto di successo di Robert Kirkman, non vi avrei creduto.

Le serie animate, negli ultimi anni, hanno regalato incredibili soddisfazioni e veri e propri pezzi d'arte che hanno saputo riunire all'interno dei propri colori e personaggi animati, la quintessenza dell'essere umano, in tutte le sue forme. Ogni riferimento a Bojack Horseman, ed in parte ad Undone e Rick & Morty, è puramente voluto.

Non sono, dunque, uno passibile di essere pregiudizievole rispetto alle serie animate.

Quello su cui non avrei scommesso un soldo bucato era il binomio serie animata - supereroi.

Lo trovavo scontato e, per certi versi, fanciullesco.

Poi è arrivata Invincible, e tutto quello che pensavo in merito a questa accoppiata è stato spazzato via, insieme a tantissime altre certezze.

La prima stagione di Invincible è stata clamorosa, e si innesta in un percorso di evoluzione inesorabile che i prodotti televisivi riguardanti supereroi e superpoteri sta attraversando.

Se guardiamo agli ultimi 4 mesi, ad esempio, potremmo infilarci in un vicoletto le cui locande si chiamano WandaVision - The Falcon And The Winter Soldier - The Nevers - Invincible.

La Marvel che decostruisce se stessa, il mito di Capitan America che viene smontato e rimontato come un Visione qualsiasi, eroine in salsa vittoriana pronte a riscattare secoli di attenuazione del coraggio e dell'eroismo rosa, e poi la nostra cara Invincible che si è semplicemente data una regola: non avere limiti e non avere regole.

E dire (come vi avevo già raccontato nelle mie first impressions qui) che i primi 30 minuti del pilot mi avevano quasi convinto a mollare la serie.

Poi, quell'apoteosi vissuta col finale di quell'episodio ha cambiato tutto.

E cosi Invincible è stata la cosa più attesa del venerdì (altro che The Falcon And The Winter Soldier!) e forse dell'intera settimana.

Un crescendo inarrestabile ha permesso alla serie di entrare nel cuore e nella carne dello spettatore.

Simpatica come il suo Mark, adorabile come i suoi amici, irriverente come alcuni guardiani ma anche, o forse soprattutto, spietata, violenta, ineluttabile, implacabile come il pugno di un viltrunita.

La forza devastante con la quale Kirkman ha saputo far crollare decadi di immagini e rappresentazioni sull'eroe e la sua mistificazione positiva, merita un approfondimento e un minuto di riflessione, atta a realizzare come con Invincible siamo di fronte ad un prodotto che tra qualche anno definiremo uno spartiacque.

Se Invincible non verrà ricordato come un unicum ma "solo" come un pezzo da novanta, lo dobbiamo proprio a quell'incredibile percorso che il genere supereroistico ha avviato da qualche anno e che The Boys ha, probabilmente, accelerato, creando una separazione netta fra il modo di vedere i supereroi prima ed il modo di vederli poi.

Daredevil e Legion avevano già fatto intravedere un cambio di passo decisivo ma in entrambi gli eroi mancava quel passaggio definitivo dall'essere persone/eroi problematici all'essere eroi/persone problematiche/violente/cattive/spietate.

Watchmen ha alzato l'asticella, senza tuttavia calcare troppo la mano sul lato oscuro del bene (almeno non raccontandolo per immagini ma "solo" per dialoghi), The Boys ci ha mostrato sangue, violenza, scurrilità come patina cruenta di un mondo non più al sicuro, ma anzi più pericoloso che mai se nelle mani di uomini e donne dotati di poteri immani.

Non è un casa se, da The Boys in poi, in tutte, o quasi, le serie supereroistiche stiano facendo a pugni per introdurre un'introspezione profondissima rispetto al mito dell'eroe, da Wanda Maximoff a Capitan America, tanto per citare 2 pesi massimi.

Invincible eleva questo discorso, connotandolo con dei tratti distintivi che, oltre a divenire marchi di fabbrica, diverranno, nel tempo, delle specifiche proprietà di un certo modo di vedere e raccontare il mondo attraverso questo genere.

Omnimen si rivelerà essere il male incarnato.

E' l'uomo più potente al mondo.

Indistruttibile e dalla ferocia inesauribile.

Oltre ad essere un pazzo omicida impossibile da sconfiggere, è un soldato, un uomo in missione.

Lo scontro fra l'alieno e l'umano, fra la civiltà e l'inciviltà, offre il pretesto a Kirkman per analizzare nel profondo cosa sia diventata la Terra agli occhi di un agente esterno dai poteri illimitati.

Piccole formiche che perdono le loro vite tra frivoli passatempi e obiettivi mancati. Un'occasione sprecata, se vista dagli occhi di un essere eterno e poderoso come il padre di Mark, un tratto essenziale ed unico che rende la vita degna di essere vissuta, traslato secondo il punto di vista del giovane.

E' solo uno dei piccoli affondi filosofici che Kirkman sferra.

Intorno a Mark ruotano tante domande esistenziali, dall'essere altruisti o voltarsi dall'altra parte, dal dedicare la propria esistenza all'amore per pochi o al sacrificio per tutti, dal pericolo rappresentato dalla tecnologia e dal bieco complottismo al rapporto di noi tutti con il mondo, con la natura e con l'ignoto.

In mezzo a tutto questo, però, diventa centrale il come tutto questo viene raccontato.

Ed è il come a rendere Invincible il prodotto vincente e inimitabile che ha dimostrato di essere.

Nel corso dell'ultimo episodio assistiamo a quello che significherebbe uno scontro titanico, fra 2 semidei, nel cuore di una metropoli.

Quella sfida significherebbe sangue, macerie, vittime, palazzi crollati, treni divelti, madri strappate ai loro figli, figli strappati al loro futuro.

Un evento come questo significherebbe dolore e devastazione.

Non sarebbe solo sinonimo di coraggio, di sacrificio, di devozione.

Mark è sicuramente un rappresentante di tutte queste qualità ma le sue azioni, per quanto giuste e positive, esisteranno ma con uno sfondo di morte e sangue nelle strade.

Pensate ad un qualsiasi film sugli Avengers.

Bellissimi, spettacolari, epici.

Ma quanto sangue avete visto? Quanti morti avete contato?

Nessuno.

Invincible ci mostra teste mozzate, arti strappati, persone comune stramazzate al suolo, eroi sconfitti.

In un mondo cosi impossibile e distante dal nostro, come quello pullulante di eroi in calzamaglia, Invincible crea un universo reale, possibile, coerente, vero, puro.