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La fine di The Good Fight lascia un vuoto incolmabile?

Eravate spettatori di The Good Wife?


Siete rimasti nel mondo dei King anche per The Good Fight?


Resterete anche per eventuali altri spinoff?


Il 10 Novembre del 2022 è andata in onda su CBS All Access la puntata finale di The Good Fight, spinoff della celebre The Good Wife, legal drama che fece il suo esordio oramai oltre 13 anni fa.

Con "The End of Everything" si chiude il cerchio su un'epopea che ha attraversato la nostra contemporaneità come poche altre serie hanno saputo fare.

The Good Fight, al pari di Better Call Saul (altro show terminato quest'anno e di cui vi parlo qui) ha saputo elevare il concetto di spinoff.

Ovviamente, e mi preme dirlo, con Better Call Saul abbiamo assistito ad un capolavoro senza tempo che ha innovato e innalzato a livelli mai visti prima cosa significa fare uno spinoff.

Con The Good Fight, in misura moooolto minore, abbiamo assistito ad un'operazione dignitosissima che ha consentito di sfornare uno spinoff che avesse tutto della serie madre ma riuscisse a camminare con le proprie gambe, portando a spasso la propria anima.

Il finale ci lascia un vuoto dettato non tanto dal finale stesso ma dalla sensazione che di serie come questa non potremo fare a meno.

Prima di andare avanti vi consiglio questi 2 importantissimi post:


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La grandezza di The Good Fight, in questi anni, è stata quella di spingersi oltre il limite che la realtà ci imponeva, provando a rompere la tela che ci separava da essa, immaginando, attraverso una lente di cosmico pessimismo, fino a dove ci saremmo potuti lanciare in questo mondo folle e privo di ogni regola.

Per una serie come questa, imperniata sul concetto di attualità e contemporaneità, è stato molto difficile leggere i tempi senza sbandare e creare nuovi contenuti senza che essi fossero già da qualche parte visibili nella vita di tutti i giorni.

In altre parole, la realtà politica, sociale e culturale ha abbondantemente superato la fantasia in questi ultimi anni.

Un frodatore, calunniatore, imprenditore fallito come Trump a capo della nazione più potente del mondo.

Il metaverso tra noi.

La distruzione ambientale che non accenna a diminuire e di cui noi siamo gli unici responsabili.

Il ritorno del fascismo.

La caccia all'uomo nero.

La caccia agli abortisti, ai transgender, agli omosessuali, ai migranti.

E' in atto un'escalation di proporzioni bibliche che sta desensibilizzando tutti noi, spettatori innocui ed intontiti di una guerra aperta e silente che si combatte tutti i giorni sui notiziari, i social media ed i quotidiani, addormentando menti, distorcendo informazioni, manipolando dati, proiettando il mondo in una nuova era di impredicibile fattura.

The Good Fight, soprattutto nelle ultime 3 stagioni, ha provato ad accelerare su temi ad essa molto cari, provando a sua volta a distorcere la propria realtà nel tentativo di rileggerla con la consueta acutezza.

E cosi sono nati documenti classificati collegati ad Epstein, tribunali del popolo, Collettivi afroamericani che facevano il lavoro duro e sporco che lo Stato avrebbe dovuto fare, liste di proscrizione, viaggi onirici e rivolte di massa.

The Good Fight ha provato ad esagerare ed a volte è rimasta vittima delle sue stesse esagerazioni.

In questa ultima stagione, che paradossalmente sembra essere la meno riuscita delle 6 andate in onda, abbiamo assistito ad un totale avvitamento delle storyline, giustificato dall'introduzione dell'onirismo impersonificato dalla figura di Diane, interpretata sino all'ultimo dalla sempre straordinaria Christine Baransky.

Le terapie allucinogene alle quali la donna si è sottoposta hanno aperto il varco per dimensioni di realtà che spesso sembravano parallele ma che, al tempo stesso, ci apparivano come le uniche realtà possibili per il mondo di The Good Fight.

E cosi, per tutta la stagione, abbiamo assistito a rivolte, tentativi di assassinio, suprematisti bianchi che provavano, in ogni modo, ad irrompere nella vita degli attivisti afroamericani e di chiunque stesse loro accanto.

Come sempre, tutto tristemente verosimile.

Il mondo è impazzito e The Good Fight, molto più di The Good Wife, ce lo ha ricordato in ogni benedetta puntata.

Il motivo per cui la serie dei coniugi King è stata cosi importante (che triste parlarne al passato!) è tutto qui ed è immenso il lavoro fatto in merito.

Siamo diventati cittadini distratti e la tv ha contribuito a coltivare menti distratte, poco analitiche e senza spirito critico.

The Good Fight prova a rinvigorire quello spirito e punzecchiare la nostra mente e lo fa rileggendo continuamente i giorni nostri quasi come una dolce distopia che sa di non essere solo una distopia e per questo ancora più inquietante.

Nel finale colpisce molto, ad esempio, una cosa che appare quasi normale per chi questo show lo ha amato ma che normale non è. Tutti i protagonisti, per recarsi al lavoro, dovranno superare un inferno fatto di barriere, lacrimogeni, scontri, urla, pestaggi.

E' il prezzo da pagare per vivere in questo preciso momento storico, un momento storico in cui la parte più becera della popolazione anzichè essere dissuasa dall'essere violenta viene fomentata.

E cosi, The Good Fight, fino in fondo ha saputo scegliere il proprio nemico, puntando in alto che più un alto non si può: Donald Trump.

Non è un caso se, dopo aver fatto esplodere tutto, i King regalano all'ex presidente il finale, ridicolizzandolo con un sottofondo senza tempo come "YMCA" dei Village People e ricordandoci che per sconfiggere i burattinai folli dei nostri giorni ci vuole dedizione totale (come Jay ci dimostrerà in questo finale) ma anche molta ironia.

Il partito democratico (quello americano ovviamente visto che quello italiano è oramai estinto o forse mai nato) è un ulteriore prova a margine di quanto uomini come Trump, Murdoch e i colossi dell'HI Tech abbiano avvilito il nostro pazzo mondo. Per sconfiggere i repubblicani, infatti, si trovano a combattere su un terreno a loro non consono ma anzichè rinnegarlo e creare una propria anima, come ad esempio provo a fare Bernie Sanders, decidono di piegarsi alle regole del gioco e scegliere The Rock (proprio lui) come futuro candidato.

E' una provocazione, ovviamente, ma che affonda a piene mani nella verosomiglianza con la realtà.

The Good Fight, anche in questo finale sottotono, ha saputo essere magica e spietata ed ha saputo creare, da zero o in continuazione con la serie madre, dei personaggi indimenticabili.

Da Diane a Marissa, passando per Liz e Carmen Moyo, il già citato Jay e la new entry piacevolissima di Richard (Andre Braugher), l'universo di The Good Fight è stato da sempre costellato di personaggi sui generis in grado di catturare il nostro immaginario con la loro passione legale e con la loro fortissima fede in ciò che è giusto piuttosto che in ciò che è conveniente.

Colpisce molto, nella sua semplicità, il lungo elenco, coadiuvato dalle immagini, che Liz fa a Diane nei minuti finali. Sono i nomi delle persone comuni, e non comuni, a cui le 2 donne hanno dato voce in questi anni, spesso salvandole da un destino maledetto. Per quegli uomini e quelle donne, Liz e Diane sono state 2 anime salvifiche a cui essi devono tutto. Senza loro 2 sarebbero stati spacciati. E' questo il motivo per cui vale la pena combattere. Non per salvare il mondo. Non per cambiarlo. Ma per fare la differenza, nelle piccole cose, per un manipolo di persone a cui nessun altro avrebbe dato ascolto e dignità.

Ecco perchè, nonostante questo finale chiuda un cerchio lungo 13 anni, è possibile ed auspicabile che The Good Fight generi nuove ramificazioni.

Seguiremo Diane e Marissa a Washington? Torneremo da Jay e The Collective? Liz, Richard e Carmen continueranno la loro lotta per diventare i migliori avvocati del mondo?

Di storie aperte con ancora molte cose da raccontare e da approfondire, The Good Fight ne è, ancora, piena.

Voglio chiudere riprendendo un articolo di qualche mese fa, articolo che scrissi in occasione del finale di This Is Us (qui trovate la recensione del finale qualora vogliate).

Si tratta di un articolo in cui cercavo di capire cosa lasciasse in eredità la tv generalista al giorno d'oggi in un panorama televisivo fatto di piattaforme streaming e offerta enorme.

Il post in questione è questo e vi invito a leggerlo poichè c'entra molto con The Good Fight e la sua conclusione.

Provando a chiudere, ulteriormente, quel discorso, infatti, direi che se la fine di This Is Us potrebbe aver rappresentato la morte della tv generalista, quella di The Good Fight potrebbe essere stata il suo elogio funebre.

Non vi è più traccia, infatti, di prodotti in grado, sulla tv generalista, di contrastare qualitativamente, e non solo, i colossi dello streaming o i maghi della cable tv.

Gli unici che ancora tenevano botta erano, appunto, This Is Us e The Good Fight, quest'ultima, tra l'altro, in onda su un canale streaming, CBS All Access, di proprietà della CBS.

La fine di The Good Fight sancisce la fine di un'era, di un'era fatta di prodotti mainstream, da Lost a Fringe, passando per Person of Interest e The Bing Bang Theory e tantissimi altri, capaci di cambiare la tv in una selva di prodotti senza molto senso.

Oggi, al cospetto delle grandi ed ambiziose produzioni Netflix, Prime Video, Disney Plus, sembra non esserci più spazio per la tv generalista, per i prodotti generalisti.

Questo non è detto che sia un male ma The Good Fight, tra i tanti meriti, aveva anche questo, aveva anche quello di aver saputo essere un diamante nel fango di prodotti insulsi che non avevano più nulla da dire.

Un gigante che se ne va, senza far troppo rumore, dopo aver smosso mari e monti nel tentativo di cercare i nostri cuori, le nostre anime combattenti, le nostre menti costruttrici.

Questo post, e di rimando voi che leggendolo vi ritroverete in uno show visto o ancora da vedere, testimonia che, almeno in minima parte, i King sono riusciti nell'intento, sono riusciti, nel loro piccolo, a cambiare il mondo, o almeno a renderlo un posto meno inospitale.

Sviluppo Personaggi: 9,5

Complessità: 10

Originalità: 7

Autorialità: 8,5

Cast: 7,5

Intensità: 7,5

Trama: 8

Coerenza: 6,5

Profondità: 10

Impatto sulla serialità contemporanea: 2

Componente Drama: 7

Componente Comedy: 6

Contenuti Violenti: 3

Contenuti Sessuali: 2

Comparto tecnico: 6