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Euphoria: Trouble don't last Always - un episodio indimenticabile

Il 2020 seriale non vuole proprio finire di stupirci.

Quasi a fare da contraltare ad un pessimo 2020 per la comunità mondiale, quest'annata è stata per le serie tv molto fortunata, quasi indimenticabile.

E mentre il 2020 continua ad offrirci dolore e lacrime, sia a livello pandemico con un numero sempre enorme e crescente di morti, sia a livello personale con la privazione di molte libertà a noi care, sia a livello pop con la dipartita di 2 grandi campioni come Diego Armando Maradona e Paolo Rossi, il 2020 seriale sembra voler arrivare a stupire sino all'ultimo giorno utile.

E cosi questo Dicembre, oltre a portarci in dote quello che sarà il season finale dello stupendo The Mandalorian, spinto da 2 finali molto controversi ma a loro modo importanti come quelli di Fargo 4 e della prima clamorosa stagione di The Undoing, entrambi andati in onda il giorno 29 Novembre, ci ha portato il primo di 2 episodi speciali di una delle serie tv più sorprendenti del 2019: Euphoria.

In attesa di una seconda stagione che potrebbe arrivare nel 2021, la fortunata serie HBO ha voluto regalare ai fan 2 special incentrati esclusivamente sulle 2 protagoniste assolute: Rue (Zendaya) e Jules (Hunter Schafer).

Il 6 Dicembre è andato in onda il primo dei 2 episodi speciali. Il titolo lo avrete potuto leggere in testa a questo post ed è "Trouble Don't Last Always" ovvero un problema non può durare per sempre, come dirà una cameriera a Rue durante l'episodio.

Il secondo dei 2 episodi, che dovrebbe essere interamente dedicato a Jules, arriverà, invece, il 24 gennaio 2021.

Partiamo subito col dire che "Trouble don't last always" è uno dei migliori episodi del 2020, forse il migliore (per scoprire quale puntata meriterà lo scettro di serialfiller.org seguite questa pagina).

L'episodio è interamente dedicato a Rue.

Il cold open è conciliante, rasserenante, di buon auspicio e ci proietta nell'appartamento dove Rue e Jules suggelano il loro amore. Tra baci, carezze, sorrisi e un futuro che sembra radioso e perfetto, le 2 ragazze sembrano aver trovato la loro serenità e dimenticato tutti i problemi che avevano contraddistinto la loro fase precedente.

Un inizio che ci spiazza ma che ci dà piacere, ci fa sentire felici nel vedere una Rue lontana dalla depressione, dagli istinti suicidi e dalle dipendenze.

Giusto il tempo di acclimatarci in quel bilocale foriero di energie positive che Levinson decide di colpirci forte allo stomaco.

La Rue spensierata e coinvolta che abbiamo visto nei primi minuti sparisce e lascia spazio alla Rue che abbiamo conosciuto nel corso della prima stagione.

Jules esce di scena per andare incontro alla sua giornata fuori dalle mura di casa e con lei esce tutta la sicurezza con la quale Rue sembrava aver abbracciato il suo nuovo e perfetto mondo.

La giovane Rue è troppo lacerata dal suo passato, troppo fragilmente appesa alle sue convinzioni per potersi permettere un godimento totale di quel rapporto, di quella vita, per potersi consentire una vita normale.

Ed ecco che la droga ritorna e con lei la depressione, la certezza del fallimento.

La prima, brevissima, parte dell'episodio serve per darci l'illusione che Rue sia riuscita a mettersi alle spalle tutto.

La seconda, intensissima, parte mette a nudo Rue, restituendoci la ragazza compassata, impaurita, debole, allucinata, depressa e senza speranze che avevamo incontrato nella prima annata.

Sarà un episodio dove oltre a Jules e Rue, ed escludendo la rapida comparsata di una cameriera, farà capolino solo un altro personaggio e sarà un personaggio fondamentale.

Alì è lo sponsor di Rue.

Siamo alla vigilia di Natale ed i 2 si incontrano ad una tavola calda per trascorrere insieme una notte, solitamente, speciale e, solitamente, trascorsa insieme ai propri cari.

Il fatto che Rue, seppur con malavoglia, decida di trascorrere la Santa Notte in compagnia di quello che è fondamentalmente uno sconosciuto, ci da già la percezione di quanto sia delicato il momento che sta attraversando.

Credevamo e speravamo che i pugni nei denti finissero qui e invece, sedendosi a quel diner, le rivelazioni scioccanti, il viaggio interiore che noi, insieme a lei, avremmo intrapreso era solo al suo inizio.

Alì è un personaggio nuovo per noi, ma al termine dell'episodio si avrà la sensazione di averlo conosciuto da sempre e che Euphoria senza di lui non sarebbe potuta esistere e non potrà esistere sino in fondo.

L'uomo porta in dote un vissuto burrascoso, tormentato, violento che ha in qualche modo plasmato la sua personalità in qualcosa che non avrebbe mai immaginato di poter essere.

Cristiano convertito all'Islam, figlio di un padre violento, ragazzo di sani principi, drogato.

Martin (il suo nome da cristiano) è diventato una persona cattiva a causa della droga o è sempre stato una persona cattiva che a causa di questa sua indole ha abbracciato il pericoloso mondo delle dipendenze da stupefacenti?

E' questa solo una delle decine di domande complessissime e di impossibile risposta che Alì, retoricamente, rivolge a se stesso e Rue e che quest'ultima rivolge al suo sponsor, in preda alla disperazione più totale.

Il lunghissimo dialogo tra i 2 tocca temi che tutti noi dovremmo avere la curiosità e, soprattutto, la maturità di affrontare.


Chi siamo? Quale è il nostro obiettivo? Riusciremo ad avere un impatto positivo sul mondo? Come saremo ricordati? Vale la pena esistere? La droga è bellezza o è solo una maschera? I tossicodipendenti sono bad person o diventano bad person? La scarsa lucidità di una persona con delle dipendenze è per lei uno sfogo per dimenticare tutto o l'estremo tentativo di restare aggrappati alla vita? La società in cui viviamo ci affligge a tal punto da deprimerci e/o evadere nelle droghe o è il nostro alibi persistente per evitare di dirci che non saremo mai utili, famosi e gloriosi come l'Oceano o una canzone di Otis Redding?


In circa 45 minuti di dialogo vengono affrontati tutti e tanti altri questi temi, in un confronto apertissimo fra un uomo che ha dovuto morire (uccidere il vecchio Martin e resuscitarlo nel nuovo Alì) per poter rinascere, per potersi accettare, e una giovanissima ragazza perduta e innamorata che semplicemente vorrebbe staccare la spina per non dover più patire le pene che la vita la costringe a vivere ogni giorno.

Sono 45 minuti in cui non è possibile staccare gli occhi dallo schermo, non è possibile disconnettersi un'istante, non è possibile abbassare la guardia, non è possibile non provare dolore per le parole di Rue, speranza per quelle di Alì, non è possibile non ritrovare nella lancinante lucidità con la quale Rue dipinge la sua condizione un pò di noi stessi o di un nostro caro o di una storia che abbiamo ascoltato o vissuto in prima persona.

Rue ha trovato l'amore, è riuscita per un periodo ad essere sobria, è giovane, bella e intelligente.

Non dovrebbe pensare alla vita come un castigo, all'esistenza come un martirio, al domani come un problema.

E invece Rue è affossata dal pensiero di essere abbandonata dai suoi cari, afflitta dai più torbidi e inenarrabili pensieri di morte e depressione, è dolorosamente consapevole di essere stata un peso, una tortura, una minaccia per sua madre e una delusione per sua sorella.

Il pensiero di essere cattiva, essere una persona cattiva, di essere nata cattiva la paralizza e la costringe a cercare alternative estreme.

Alì, nella sua schiettezza e nel suo esempio, le offre la nuda verità, non rinnegando il piacere e la bellezza della droga (la più facile via d'uscita da ogni sofferenza e ostacolo per un drogato) ma invitandola a riflettere su quanto la droga e le dipendenze siano la causa del suo essere cosi disturbata, congestionata, impietrita di fronte a se stessa e al futuro.

E' un dialogo bellissimo, intenso, profondo, lancinante, rivelatorio, acuto quello a cui assistiamo in quella tavola calda, fra 2 persone devastate ma pronte a confrontarsi e mettersi a nudo.