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Love, Victor: fare coming out non è mai prematuro

Comunque la si pensi, qualunque sia il grado di sensibilità su certi temi, è innegabile che negli ultimi anni lo spazio che la televisione e il cinema hanno destinato a racconti con protagonista la comunità LGBTQ è sensibilmente aumentato, divenendo quasi monopolizzante. Pensiamo al nostro We Are Who We Are o al suo piccolo clone americano Generation, fino ad arrivare al fenomeno Euphoria.

Non sempre accompagnato da scopi nobili in quanto spesso, soprattutto sulla tv generalista, c'è chi sceglie di parlare di personaggi omosessuali o transgender solo per non essere etichettato come omofobo o solo per questioni di mero marketing.

Il politically correct sta deformando molti topoi della serialità. Il Doctor Who ha avuto la sua versione femminile, nella corsa al supereroe più cool abbiamo visto l'ingresso di personaggi appartenenti al mondo LGBTQ e sempre più attori e attrici di genere non binario riescono, finalmente, ad ottenere parti di rilievo.

E' in atto una vera e propria rivoluzione, auspicata da tempo e finalmente in corso.

Aldilà delle ragioni di opportunità che stanno dietro alle scelte delle varie case di produzione, questo processo ci sta regalando decine di titoli che finalmente ci portano a scoprire i dilemmi, i problemi, i tormenti, le discriminazioni di cui sono oggetto omosessuali, lesbiche, queer, trans di tutto il mondo. Il caso di Malika, ha destabilizzato fortemente l'opinione pubblica nostrana, a conferma che, anche qui nel modernissimo occidente, c'è ancora moltissima strada da fare sul tema dell'omofobia e della discriminazione di genere.

Titoli come Pose, Feel Good, We Are Who We Are costituiscono 3 variazioni sul tema ad esempio ma non sono le uniche, basti pensare all'intera seriografia di Ryan Murphy o al recente Euphoria.

La serie tv che voglio presentarvi oggi costituisce un intelligente operazione di sensibilizzazione verso una tematica che, ora che ha smesso di essere un tabù, può essere affrontata a viso aperto e a 360°.

Nata come spinoff del film "Tuo, Simon", Love Victor è una serie tv che vede come protagonista Victor Salazar (Michael Cimino), giovanissimo e garbatissimo ragazzo ispanico alle prese con i drammi adolescenziali tipici della vita di un liceale.

Victor è però un ragazzo ben lontano dai clamori e dai problemi anche un pò frivoli con cui si ha a che fare a quell'età.

Membro di una famiglia cattolica, figlio devoto, studente modello, Victor è costretto a cambiare città a causa di una decisione presa dai genitori abbastanza bruscamente.

Creekwood High School sarà la sua nuova scuola, luogo nuovo, tutto da scoprire e da vivere con prudenza ma senza paura.

Questa svolta nella sua vita, consentirà a Victor di trovare in sè stesso il coraggio per esplorare quelli che sino ad allora erano stati solo piccoli dubbi, retropensieri sulla sua identità sessuale.

Il ragazzo aveva da sempre immaginato di essere incerto, insicuro su quale fosse la sua metà del cielo.

La vita precedente, quella precedente al trasloco in un'altra città non gli aveva mai consentito di indagare dentro sè, troppo grande era la vergogna di poter essere etichettato come un "freak", un "mostro della natura", una "femminuccia" da quelli che avrebbero dovuto essere i suoi amici. Troppo grande la paura di deludere sua mamma, religiosissima, i suoi nonni, appartenenti ad un'altra era geologica, suo padre, duro lavoratore che mai avrebbe potuto digerire su 2 piedi la notizia che il suo primogenito fosse appartenente all' "altra sponda".

Tutte queste ansie non avevano concesso a Victor il beneficio del dubbio, l'occasione di accertarsi di quale fosse davvero la sua volontà, di quale fosse la sua metà del cielo.

La nuova scuola, invece, pare essere più aperta della precedente. Ci sono casi di coming out, vi è maggiore libertà e tranquillità nell'affrontare certi argomenti.

Questa nuova location e una consapevolezza maggiore di sè stesso, unitamente ad un rapporto epistolare che in qualche modo ispira il nome della serie, permetterà a Victor di attraversare la sua personalissima selva oscura, intesa come fitta boscaglia ricca di rivelazioni, pericoli e dilemmi esistenziali.

L'imprinting genitoriale e sociale è, però, troppo forte e troppo speciale sarà il rapporto che tessirà con Mia, una sua coetanea dolce, intelligente e bella che da subito rivelerà un forte interesse per Victor.

La bellezza della serie, la sua originalità sta nel fatto di aver voluto raccontare la storia di un ragazzo alle prese con quella che potrebbe essere la decisione più difficile e importante della sua esistenza, una scelta, un indagine che determinerà il suo ruolo nel mondo, il suo modo di interfacciarsi con sè stesso e con gli altri. Una scelta identitaria profonda e complessissima.

Siamo stati abituati ad assistere a serie tv e film che ci parlavano delle difficoltà, spesso drammatiche, di uomini adulti o giovani uomini alle prese con la scoperta della propria identità sessuale.

Ventenni, trentenni, uomini di mezz'età, a volte addirittura uomini al tramonto della loro esistenza. Erano accomunati dall'essere persone oramai mature, oramai formate, magari consapevoli del loro orientamento sessuale o nella fase dell'accettazione prima di tutto verso se stessi.

Con Love, Victor ci viene proposta una nuova angolazione.

Siamo abituati a vedere gli omosessuali come ragazzi, uomini già formati, apparentemente gay da tutta la vita, dichiaratamente gay da sempre o alle prese con l'accettazione della loro sessualità ma con un vissuto alle spalle che consenta loro di scendere a patti con qualsiasi discriminazione o paura.

Non abbiamo forse mai immaginato quanto debba essere complesso e spaventoso avviare quel percorso di accettazione, magari da liceale, magari proprio quando le ragazze iniziano a invitarti al ballo o a guardarti con desiderio.

Aggiungeteci anche un contesto familiare spesso ultraconservativo e tradizionale e avrete Love, Victor.

Il protagonista incarna esattamente questo.

Un ragazzo giovanissimo, normalissimo e che nessuno oserebbe etichettare come omosessuale.

Questa legittimazione sociale renderà ancora più difficile e doloroso il percorso di Victor, sempre più convinto di essere gay ma sempre più impaurito dalla cosa.

La solitudine nella quale ci si possa trovare in questi momenti è spaventosa.

A differenza di un adulto o di un ventenne, è difficile per Victor trovare coetanei che abbiano fatto coming out, è difficile potersi confidare, è difficile trovare una sponda in qualche conoscente che abbia attraversato le sue stesse angoscie.

Love, Victor non è la serie dell'anno e non è esaltante per la maggior parte del tempo ma riesce ad essere originale e ficcante.

Questo è un punto a suo vantaggio, è una medaglia al merito per qualsiasi serie tv.

In sostanza la serie di Hulu (un altro centro per lei) è un normalissimo teen drama come altre decine in onda negli ultimi anni, ma è un teen drama che sceglie di puntare i fari su un protagonista alle prese con la crisi identitaria più difficile del mondo.

Michael Cimino si dimostra essere molto bravo, molto in parte. Ragazzo dalla faccia pulita e il viso d'angelo che si trova a scegliere tra una vita "normale" con la ragazza più ambita del liceo o un tuffo nel vuoto culminante in un coming out che potrebbe rovinargli, o sicuramente cambiargli la vita.

Cosa avrà scelto?




Sviluppo Personaggi: 6,5

Complessità: 5

Originalità: 7

Autorialità: 6

Cast: 6

Intensità: 4

Trama: 6

Coerenza: 6+

Profondità: 8

Impatto sulla serialità contemporanea: 6++

Componente Drama: 5

Componente Comedy: 3

Contenuti Violenti e/o sessuali: 0

Comparto tecnico: 4

Regia: 4

Intrattenimento: 8

Coinvolgimento emotivo: 7,5

Soundtrack: 4

Produzione: Hulu

Anno di uscita: 2020


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