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Le migliori serie tv d'Autore del 2022

Difficile definire cosa sia afferibile al concetto di "opera d'autore" e cosa no.

Quale dovrebbe essere la discriminante?

Il tema trattato?

Il come quel tema viene trattato?

La profondità dello sguardo con cui l'autore guarda il mondo?

L'originalità della sua opera?

La complessità del suo lavoro?

La qualità complessiva di quel prodotto?

Credo che, all'interno di tutto questo, possa esserci la sensibilità di chi scrive, in questo caso io, per cui, abbracciando quando di domandato sopra, aggiungo il mio personale discrimine.

Una serie tv d'autore deve incidere, far pesare il proprio racconto agli occhi di chi guarda, costringerlo a riflettere ed ampliare il proprio sguardo, sull'opera stessa e su quello che quell'opera, quei personaggi rappresentano.

Ed ecco le serie tv che nel 2022 hanno conquistato, ai miei occhi, il titolo di migliori serie d'autore!

Qui trovate l'edizione della scorsa annata in cui vi parlavo delle serie tv d'autore più importanti del 2021.

Cosa non meno importante è correre a votare il titolo che più vi ha impressionato lo scorso anno:


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We Own This City


Partiamo da un nome, anzi 2, che da anni, oramai, rappresentano sinonimo di autorialità e di qualità.

Sto parlando di David Simon e George Pelecanos, autori di The Wire che, da quel momento in poi, non hanno smesso di collaborare fra loro e con la HBO nel tentativo di raccontarci il mondo, e soprattutto l'America, con la prospettiva documentaristica e giornalistica che da sempre contraddistingue i propri lavori.

We Own This City è l'ennesimo esempio di come il giornalismo possa diventare, o essere esso stesso, arte.

Torniamo nella loro cara Baltimora per ritrovare gli stessi problemi, le stesse ingiustizie che albergavano in The Wire condite dal male eterno che oggi chiamiamo "police brutality".

Qui la mia recensione.


1883


Taylor Sheridan sta costruendo, all'interno del genere western, qualcosa di equiparabile a quanto fatto dalla Marvel con l'MCU.

Partendo da Yellowstone e arrivando a 1923 e senza avere intenzione di fermarsi.

Il collegamento, il primo prequel della serie con Kevin Kostner è stato 1883 e per valore della fotografia, delle immagini e per la qualità del dramma messo in scena in maniera cosi intima e pure cosi universale, questa serie vale da sola il prezzo di un biglietto che paghereste mille volte.

Non ho ancora una recensione disponibile ma vi reindirizzo a questo post che in qualche modo vede 1883 protagonista.


Pachinko


Se c'è stata una serie capace di raccontare un intero secolo con maestria e con una lettura molto molto raffinata, quella è stata Pachinko.

Si parte da lontano, oltre un secolo fa, da un piccolo villaggio coreano per descrivere la storia di una giovane donna e con essa quella di un intero popolo destinato a soffrire pene indicibili prima di tornare a se stesso e alla propria terra e ad una complessa e penata libertà dal giogo giapponese.

Pachinko è una serie autoriale per tanti motivi ma lo è soprattutto perchè riesce ad oscillare senza sosta, e senza sbavature, tra il micro ed il macro, fra quello che c'è dentro i personaggi e quello che c'è stato lì fuori in quei decenni burrascosi e dolenti per ogni singolo coreano.

Anche qui dovrete accontentarvi di un post in cui Pachinko è protagonista.


Irma Vep


Alicia Vikander è la protagonista di una delle serie più indefinibili dell'anno.

Fumosa come la nebbia, sfuggente come un lampo, la serie HBO è riuscita a fare qualcosa che lascia sempre la bocca dolce agli amanti del cinema, e della serialità più incasellabile. Irma Vep è riuscita, infatti, a tenervi incollati allo schermo senza che voi poteste rendervi conto della voglia stessa che avevate di continuare a seguire le vicende inattese della sua protagonista.

Qui le first impressions.


Euphoria


Trovare un motivo per cui Euphoria non debba essere considerata una serie autoriale è una sfida ardua.

La serie di Levinson con protagonista Zendaya è sembrata essere un laboratorio a cielo aperto nel quale venivano ospitati gli esperimenti più bizzarri in termini stilistici e narrativi. Ognuno di quegli esperimenti riusciva, senza mai degli errori nei test o degli effetti indesiderati.

Mentre tutto questo accadeva, la forza dei personaggi e delle loro storie riusciva a stordirci dall'emozione e dal malessere nel vedere quanto dolore possa causare il solo fatto di essere sopravvissuti al mondo.

La recensione della seconda stagione.


Better Call Saul


Chiudiamo con quella che, ad oggi, con pistola puntata alla tempia, sarei costretto ad indicare come la serie migliore di tutti i tempi.

Senza 2 autori come Gilligan e Gould questo scettro non sarebbe nelle mani di Better Call Saul. Senza un dose di maniacalità e di follia artistica, nessuno potrebbe mettere in piedi uno show cosi complesso eppure cosi leggero, cosi denso eppure cosi scorrevole, cosi drammatico eppure cosi divertente.

Better Call Saul ha elevato al massimo livello tutto quello che Breaking Bad aveva già, ai suoi tempi, elevato all'ennesima potenza.

Un cult.

Un'opera d'arte.

Un capolavoro totale.

Qui la recensione di tutti gli episodi.

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Le migliori serie tv del 2022


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