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Lisey's story: l'ennesimo adattamento di Stephen King, ma con un cast stellare

Regia del candidato all'oscar Pablo Larrain (Jackie), Stephen King e JJ Abrams produttori esecutivi, tutti pronti a muovere i fili (ogni riferimento alla bellissima sigla di apertura è puramente voluto) di attori famosi, talentuosi, premiati, bravissimi come Julianne Moore, Clive Owen, Joan Allen e Jennifer Jason Leigh.

Sembra il lancio di un film d'autore che potrebbe fare incetta nella prossima stagione dei premi, divorando Golden Globes e Oscar come non ci fosse un domani, e invece è la formazione schierata da Apple TV per la sua più recente serie tv.

Lisey's Story è l'ennesima trasposizione dell'ennesimo omonimo romanzo scritto dal solito e onnipresente Stephen King.

I precedenti adattamenti non sono stati esattamente incoraggianti, con forse solo 2 produzioni discretamente riuscite come The Outsider e Castle Rock, e poco più.

Che, però, i romanzi di King suscitino sempre attenzione è cosa innegabile e se alla sua firma vengono accostati quei nomi li, quelle facce li, quelle menti li, non si può che puntare i radar sulle coordinate di Apple Tv, sperando di trovarsi faccia a faccia con un unicorno sorridente e danzante su di un arcobaleno.

A proposito, avete mai visto un unicorno?

Prima di andare avanti vorrei fare una premessa.

Non amo il genere horror. Non mi prende, non mi butta giù dalla sedia, non mi lascia sognare e difficilmente riesce ad inquietarmi. Ne apprezzo alcune commistioni, alla Them o alla Get Out, ma proprio non riesco a digeririlo. Lo sopporto, a volte lo applaudo ma non ne sento mai la mancanza e di certo non ne avverto il bisogno.

Se il genere horror fosse una ragazza sarebbe, di certo, una con la quale non andre mai daccordo, una che non inviterei mai ad uscire e che, forse, non sarei neppure in grado di notare se fosse seduta accanto a me in un bar o al banco di fianco al mio durante l'ultimo anno di Liceo.

Gli adattamenti seriali di Stephen King non hanno di certo contribuito a far nascere l'amore, con una serie sterminata di insuccessi che sono serviti più che altro a confermare la mia avversione verso il genere caro a Dario Argento ed ogni suo derivato.

Ci tenevo a dirvi questo perchè credo possa fungere da amplificatore per quello che vi dirò tra poco.

Lisey's story non solo mi è piaciuto tantissimo ma mi ha anche fatto immaginare un futuro più vicino ad un genere a me cosi poco consono.

Forse, il motivo, sta nel fatto che la tecnica di Larrain, la delicatezza di Julianne Moore, la trasandata follia di Joan Allen ed il fitto intrecciarsi di scene misteriose e stordenti, siano riusciti a mascherare quello che dell'horror-mistery non ho mai sopportato.

E qui c'è una domanda fondamentale:


Larrain ha migliorato il genere o è il genere che ha permesso a Larrain di dare il meglio di se?


Non è una domanda di poco conto ma è, a mio avviso, la vera grande domanda per chi volesse chiedere a se stesso a quale porta bussare nello sterminato panorama seriale contemporaneo.

Questo post di "first impression" si basa sull'esperienza spettatoriale vissuta attraverso i primi 2 episodi della serie.

L'autunno, le foglie cadute, colori decadenti ma vivi, Julianne Moore in piscina, disperata, colma di dolore, una bambina sull'altalena, una storia che nasce da una storia che muore.

L'incipit, pur nel suo assoluto silenzio, nel totale mutismo dei protagonisti, è molto potente ed attraente.

Ci sono i margini per dettare i tempi delle proprie aspettative rispetto alla serie e ci sono gli estremi per capire al volo, senza bisogno di sapere quale fosse la mano dietro la camera, che la regia, in pochi minuti, era riuscita a restituire un'accecante bellezza negli occhi di chi guarda.

Occhi luccicanti, come quelli di Lisey, la protagonista dalla pelle color latte, i capelli spenti e vivaci come la fiamma di un falò, gli occhi lucidi come quelli di una donna che soffre.

Lisey è una vedova. Vedova di un uomo straordinario. Scott Landon (Clive Owen) è l'uomo straordinario che forgerà la storia e scatenerà gli eventi.

Anche da morto.

Scott Landon è uno scrittore di fama internazionale, un uomo con un dono magico per la scrittura.

Senza di lui Lisey è orfana dell'amore tanto quanto i lettori di Scott sono orfani del di lui talento.

Partirà una guerra fra chi vorrebbe gli inediti riaffiorare alla luce del sole, affinchè il mondo intero possa goderne e chi, come Lisey, vorrebbe preservarne il ricordo in una scatola di cartone.

I primi episodi ci dicono che la regia e le performance di Julianne Moore (solo io son rimasto scioccato nell'apprendere che tale marmorea bellezza ha da poco compiuto 60 anni???) & company rappresentano quel plus a cui è impossibile sottrarsi. La storia, quella scritta e redatta per la tv da Stephen King è la solita storia di Stephen King, fatta di atmosfere e tensioni prima che di fatti e sorprese, la quale trova una simbiosi inattesa con la visione di Larrain e la gentilezza della Moore.

Il ritmo è lento ma non è compassato, le linee narrative intricate ma non impossibili, i plot twist sorprendenti ma non assurdi. Nel dittico iniziale regna un ottimo equilibrio, nulla per cui stracciarsi le vesti ed iscriversi alla pagina instragram della serie ma qualcosa di cui tenere conto nel giudizio complessivo.

Personalmente, sono certissimo che con l'andare degli episodi finirò per stancarmi di una serie cosi, come sempre o quasi mi è accaduto sinora. Larrain e la Moore riescono a lasciarmi quel sapore della certezza, quell'incanto disincantato, quella pulce nell'orecchio che mi dice di dare fiducia a questo lavoro, di tenere il fuoco vivo e la fiamma ben alta.

Lo farò.

Solo per voi.

Solo in nome dell'amore per il cinema e la serialità.

Non nel nome dell'horror.

Non nel nome di Stephen King.


 


Voglia di continuare a vederlo: 7


Voglia di consigliarlo: 6 +


Originalità: 9


Cast: 10


Comparto Tecnico: 9,5


Dove Vederla: Apple TV Plus


Anno di uscita: 2021

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