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Lovecraft Country: una magia contro il razzismo

Parlare di Lovecraft Country ti riempie di quella sensazione che provi quando devi raccontare una bella partita di calcio nella quale la squadra per cui facevi il tifo ha perso. Sei molto, molto felice, da appassionato, di aver assistito ad un incontro esteticamente valido, che ti ha divertito, che ti ha emozionato, che ti ha fatto persino venire voglia di approfondire una certa tattica, un certo giocatore. Al tempo stesso, però, ti è rimasto l'amaro in bocca perchè la tua squadra del cuore non ce l'ha fatta. Ha perso giocando bene, ha perso combattendo, ha perso convincendo, ha perso battagliando, ha perso divertendo.

Ma ha perso.

Ecco che, dunque, la serie di HBO, scritta, prodotta e creata da Misha Green e Jordan Peele, offre molti, moltissimi spunti di cui parlare, provando ad analizzare cosa ha funzionato e cosa no.

Ma torniamo alla metafora calcistica per un attimo.

La sensazione di "sconfitta" ma gloriosa nasce dalla sensazione iniziale che il pubblico ha provato all'ingresso dello stadio, quando, durante il riscaldamento, era forte l'emozione ed era forte il convincimento di potersi trovare di fronte a qualcosa di epocale.

Cosi non è stato e questo, inevitabilmente, lascia quell'amaro in bocca che un pò ti lasciano quei bei dischi che volevano essere The Dark Side of The Moon ma non lo sono stati, quei numero 10 argentini presentati come i "nuovi Diego Armando Maradona" ma che non ne hanno ripetuto le gesta, quei bei film che volevano ripercorrere 2001: Odissea nello spazio non riuscendo ad avvicinarsi al capolavoro di Kubrick.

Lovecraft Country doveva essere il nuovo Watchmen, doveva essere la serie evento di HBO, doveva essere tante cose.

E' stata tante cose ugualmente ma fatte di una materia diversa rispetto ai sogni che ci eravamo prefigurati nelle nostre testoline accingendoci a guardare il pilot (di cui vi avevo parlato in questo post di first impression).

E siamo alle solite. Come giudicare un buon prodotto, forse addirittura ottimo, quando in molti ce lo avevano presentato come il messia seriale di questo 2020?

A farne le spese, in questi casi, è sempre il prodotto stesso, schiacciato sotto il peso delle aspettative e di un marketing selvaggio che troppo spesso finisce per diventare un boomerang.

Per fortuna nostra, di Lovecraft Country, di Jordan Peele e di HBO, la serie riesce a superare l'effetto hype e affermarsi, in ogni caso, come una delle migliori novità dell'anno, fosse non altro perchè riesce ad essere mille cose in una, abbinando un intrattenimento spinto e piacevole ad una capacità, a volte più superficiale altre meno, di far riflettere.

Get Out sembra essere il riferimento più importante, il padre putativo della serie, e sin dal secondo episodio la cosa appare assai palese.

La contrapposizione fra l'uomo bianco e l'uomo nero è molto forte.

La sofferenza della "black people" è messa in risalto continuamente.

I protagonisti del racconto sono degli afroamericani alle prese con una vita quotidiana fatta di soprusi, di violenze, di silenzi, di emarginazione.

Sono tanti i momenti in cui gli autori permettono ai protagonisti di avere un assaggio di normalità, di vivere la loro personale rivincita e, in taluni casi, vendetta.

Ci sono sezioni del grande libro raccontato da Misha Green che mostrano con estrema efficacia il disagio del popolo afroamericano nella vita quotidiana.

Pensiamo, ad esempio, a quando Ruby, grazie a William / Christine, riesce a realizzare il suo sogno di essere una donna bianca, o meglio di essere trattata come una donna bianca.

La sorella di Leti, sarà vittima di sè stessa, dei suoi sogni, delle sue ambizioni.

Quell'epifania sarà vissuta come un ulteriore momento di rabbia, diverrà un ulteriore mattone da posare sulle fondamenta dell'odio verso l'uomo bianco e della voglia di prendersi tutto, di acciuffare la vita per i capelli e gridare al mondo intero che anche le persone di colore esistono, che anche le persone di colore possono essere utili, interessanti, vive, acculturate, emancipate.

Ruby credeva che bastasse essere una donna bianca per superare tutte le problematiche legate all'essere nero. La sua metamorfosi le rivela che essere una donna di colore è molto peggio di quello che lei potesse immaginare. Le porte non sono chiuse ma socchiuse. Potrai aprirle scendendo a compromessi. E' forse una rivelazione anche peggiore dell'immaginare che tutto fosse sbarrato. Pensare che il suo popolo possa lasciarsi corrompere è doloroso, notare che l'uomo bianco è disposto a tutto pur di ottenere il proprio soddisfacimento personale, il proprio piacere, la propria lussuriosa soddisfazione è un ulteriore elemento che le permette di rassegnarsi da un lato e fortificarsi dall'altro.

La sua storyline parte in sordina ma emerge episodio dopo episodio, affermandosi come una delle più interessanti.

Stesso discorso vale per Hyppolita, nata come personaggio marginale e finita per essere la protagonista assoluta dell'episodio più riuscito dell'intera serie.

"I Am" è stato senza dubbio il momento più discusso, e forse criticato, della prima stagione.

Affidare ad un personaggio secondario il compito di lanciare il messaggio più potente e di vivere le scene visivamente più indelebili è stata una scelta azzardata, incosciente e coraggiosa.

Ne è emerso un episodio indimenticabile per Hyppolita ovviamente ma anche per noi spettatori. Gli autori, probabilmente, hanno scelto volutamente questo personaggio e questo episodio per colpire nel segno. Affidare ad un personaggio completamente avulso dal racconto il nodo principale di tutta la vicenda extradiegetica è di per sè un metasegnale che gli autori hanno voluto lanciarci.

Tutti possono provare ad essere quello che sono, quello che vorrebbero essere. Tutti ne devono avere il diritto, devono poterci provare, devono poter fallire, viaggiare, sperimentare.

Ed è proprio la sperimentazione la chiave, per Ruby come per Hyppolita di tutto.

Il cambiamento passa dalla sperimentazione e la sperimentazione passa dalla consapevolezza di essere persone uguali alle altre in termini di intelletto e dignità ed aventi pari diritti umani, civili e giuridici.

Per il popolo afroamericano la battaglia è stata lunga ed è tuttora in corso.

Lovecraft Country riscrive, in termini fantasy, la storia della gente di Martin Luther King, Malcolm X, Nelson Mandela e Muhammad Alì tra gli altri.

E' una storia fatta di lotte e di sangue, come quello versato a Tulsa nel 1921 e riportato in auge dal successo di Watchmen. E' una storia fatta di sacrifici e compromessi, di famiglie dimenticate e giovani perduti, di diritti negati e manganellate subite, di abusi e soprusi, di volontà manifeste e sottintesi maligni.

Non c'è mai stato scampo per il popolo afroamericano, il loro ruolo è passato dall'essere quello degli schiavi a quello degli invisibili servi della democrazia, dell'uomo bianco.

Se Hyppolita e Ruby hanno avuto le chiavi della componente più strettamente individualistica e personale del racconto, quella destinata agli uomini dietro ogni spettatore, Leti e Atticus sono stati invece i personaggi che dovevano colpire al cuore degli spettatori.

Volendo essere esemplificativi, sono stati loro quelli che hanno dovuto intrattenere, con la loro storia d'amore, con le loro avventure, facendo i conti con la magia e l'azione.

Il divertimento, il "consumo" del prodotto è avvenuto grazie a loro e per loro.

Non sono mancati i momenti di riflessione e di sdegno per le vicissitudini che hanno riguardato le loro storyline ma è innegabile che siano state le loro vicende a catturare il nostro interesse ludico.

Non è un caso se è più facile dimenticare alcune delle loro avventure mentre restano più vivide le trasformazioni carnali di Ruby o i viaggi temporali di Hyppolita.

Questo da un lato ha straniato noi spettatori, facendoci perdere la bussola più volte, ma dall'altra ha permesso di apprezzare come del grande affresco disegnato dagli autori facessero parte molte anime, tutte ugualmente approfondite, amate e sviluppate.

Questo, a ben, vedere, fa di Lovecraft Country una storia corale più che individuale, senza un vero protagonista ma con tante voci all'interno di un coro che vorrebbe essere sempre più forte, intonato e armonioso,.

In definitiva, la serie di Peele e Green ha piacevolmente intrattenuto e fatto riflettere, affermandosi come una delle migliori novità del 2020. Ha, però, in parte manifestato qualche difetto e qualche passo falso che ne hanno depotenziato la portata, sminuendo alcune delle attese che si riversavano su questo prodotto sin dall'esordio.

E' il prezzo da pagare quando sei uno dei tanti ottimi prodotti lanciati nell'era della peak tv. Tanta offerta e tanta domanda. Livello medio altissimo ma pubblico sempre più pretenzioso e attento.

Passare da serie evento a serie dimenticabile è un attimo.



Trama: 6

Sviluppo Personaggi: 7,5

Complessità: 8,5

Originalità: 8

Profondità: 6+

Cast: 6,5

Impatto sulla serialità contemporanea: 6,5

Componente Drama: 7

Componente Comedy: 3

Comparto tecnico: 7

Regia: 6

Intrattenimento: 9

Coinvolgimento emotivo: 6

Soundtrack: 6

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Il sito è online dal 19 luglio 2020

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