• cinguettio
  • Instagram
  • Facebook Icona sociale

Netflix: è finita la pacchia?

Sono stato uno dei primi abbonati Netflix in Italia (o almeno credo). Era il 22 Ottobre 2015 e letteralmente pochi secondi dopo aver lanciato la piattaforma in Italia, io ero li a spulciare il catalogo.

Nessun merito in questo. Nessuno. Lo sottolineo solo per dire che, da allora (son passati 7 anni), non ho mai "staccato" l'abbonamento, neppure per un giorno, e non ho mai provato nessun tipo di pentimento nel versare 10 euro o poco più a mamma Netflix ogni mese.

Nel frattempo, però, il mondo della tv è cambiato, soprattutto grazie (o a causa) di Netflix e quello che prima era un territorio occupato solo ed esclusivamente dalla piattaforma di Hastings è diventato, ben presto, il selvaggio West.

Prima Jeff Bezos con Amazon Prime Video, poi Apple TV Plus, e poi ancora lo straripante avvento di Disney Plus ed infine l'attesissima HBOMax, passando per tante piattaforme più piccine ma non meno efficaci (pensate a Paramount + ed Hulu) hanno tolto a Netflix il monopolio dello streaming mondiale, avviando, di fatto, la crisi di cui oggi voglio parlarvi.

Mi baserò molto su un articolo ed un'analisi condotta da Vulture che ha formulato un grafico a barre orizzontali che tenesse in considerazione una serie di fattori, più o meno empirici, tra i quali il numero di abbonati di ogni piattaforma, le critiche ricevute, il gradimento degli utenti, la produzione di titoli originali e cosi via. Il mix di questi elementi ha prodotto una classifica che ha visto Netflix scivolare, in pochi mesi, dal primo posto indiscusso addirittura al terzo posto, dietro HBOMax e Disney Plus e con Apple TV Plus non distante.

Ma quali sono le ragioni di questo crollo?

Principalmente, a mio avviso, quelle che provo a descrivere brevemente di seguito.


La strategia di Netflix


Da tempo, chi segue questo blog, avrà capito quanto mi stia "scagliando contro" la strategia commerciale e produttiva di Netflix avviata negli ultimi 3 anni. Non più titoli destinati a restare impressi nell'immaginario collettivo per decenni, e basati su una visione chiara, lunga e soprattutto sulla qualità ma una decisa virata verso la quantità e la varietà.

Per intenderci, sempre meno The Crown, Ozark e House of Cards, sempre più The Umbrella Academy, La Casa di Carta, Bridgerton (e sto comunque citando serie di buon livello).

Questo ha prodotto una faticosa ricerca di titoli di altissimo livello e l'incappare in tanti titoli da "perdita di tempo". Basti pensare al "fenomeno" italiano dove Netflix ha piantato la sua bandierina producendo un numero consistente di schifezze (Cuaron, Fedeltà, Summertime, Zero, etc) ed una sola grande serie come Strappare Lungo i Bordi. Moltiplicate questa situazione per almeno 15 paesi in cui Netflix produce e capirete di cosa sto parlando.

L'alba di Netflix aveva visto la piattaforma puntare tutto su pochi titoli ma di qualità e con piani di azione pluriennali per ogni serie, cosa che dava la garanzia, ad ogni autore di poter lavorare con serenità senza immaginare che un giorno la spina sarebbe stata staccata bruscamente (non a caso molte serie venivano rinnovate anche per 3-4 stagioni in un colpo solo). Oggi assistiamo ad un'esasperazione del concetto di peak tv con decine di titoli pronti ad uscire ogni settimana e tanti altri cancellati impunemente mese dopo mese.

E' il ribaltamento della filosofia Netflix ed il pubblico non sembra aver gradito.


La percezione del pubblico


Il pubblico, ovvero gli abbonati, è calato di circa 2 milioni negli ultimi mesi. Una corsa all'abbandono della piattaforma dettato da svariati motivi.

Il cambio della strategia, sicuramente, ha allontanato il pubblico più esigente e che cercava in Netflix la qualità costante.

L'aumento dei prezzi, quasi raddoppiati rispetto all'inizio.

La competitività delle altre piattaforme di streaming emergenti, cosa che ha fatto propendere, molti ex abbonati Netflix a destinare i propri risparmi altrove.

Il parere della critica


Cosa non scontata, anche la critica ci ha messo lo zampino. Travolti da un'ondata senza precedente di titoli, i critici, i blogger e gli addetti ai lavori hanno iniziato ad annusare questo cambiamento netflixiano, andandoci giù pesante con i tanti titoli di qualità mediocre che affollavano il catalogo.

Non che sia un problema esistenziale ma provate a mettervi nei panni di chi fa questo lavoro non per diletto (come me) ma per mestiere. Come affrontare la peak tv netflixiana, e non, riuscendo a seguire tutto? E' praticamente impossibile.

In questa generale impossibilità, come reagireste al fatto che 8 serie tv su 10 di Netflix sono da buttare, o comunque, totalmente irrilevanti?

Mancano di originalità o profondità (o entrambe) e per un critico televisivo significa buttare al vento ore di lavoro senza avere un ritorno, in termini di esperienza seriale, dignitoso.

Ed ecco che, pur con i picchi legati a titoli come After Life, The Crown, Russian Doll ed Ozark (tanto per fare un esempio), Netflix sta diventando un coacervo di serie totalmente inutili che però, pubblico e critica, presi dalla FOMO, sono indotti a vedere.


L'offerta variegata al di fuori di Netflix


E torniamo al tema dell'offerta extra-Netflix.

Su questi schermi ho spesso osannato Apple TV Plus.

La piattaforma streaming di Cupertino è l'esempio di offerta intelligente, variegata e di qualità. Un po' come quella che HBO ci ha sempre abituati sulla cable tv.

Ed è proprio la HBO, con l'avvento di HBOMax, ad aver sparigliato le carte, offrendo una serie di titoli eccezionali che gli spettatori e la critica hanno adorato.

Ed infine ci sono i fan di Marvel e Star Wars che in Disney Plus hanno trovato di che vivere e gioire (nonostante alcune cadute: vedi Obi Wan Kenobi).

Amazon Prime Video, pur tra alti e bassi, prova a dare un senso di grandiosità alle sue non numerose opere, basti pensare che a breve arriverà anche il Signore degli Anelli.

Insomma, per Netflix la vita si è fatta durissima.


Il crollo dei ricavi


La dura vita si è tramutata, ben presto, anche in un collasso economico.

La perdita di abbonati, gli investimenti enormi portati soprattutto in campo cinematografico, hanno reso Netflix un gigante dai piedi di argilla che prima o poi dovrà fare i conti con le ingenti perdite.

Questo si tramuterà in un disinvestimento massiccio in campo seriale?

Staremo a vedere.

In definitiva, per Netflix si prevede un periodo durissimo.

La carenza di abbonati, la crisi economica, la perdita del vantaggio enorme accumulato nei precedenti anni, la tanta competizione stanno offuscando il fenomeno netflixiano che tutti abbiamo apprezzato sin dal 2015.

Resta la certezza che, la vastità del catalogo e le tante scelte azzeccate (soprattutto in passato) fanno di Netflix un abbonamento, in ogni caso irrinunciabile.

Nonostante tutto.

224 visualizzazioni

Post recenti

Mostra tutti