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One World, One People, One Captain America?

Devo ammettere che alla fine questo The Falcon And The Winter Soldier mi ha convinto più di quanto riesca ad ammettere.

I primi 3 episodi mi avevano debolmente deluso. Mi erano sembrati piatti e soliti accontentarsi di un pò di azione mescolata ad una banale trama. Il villain non mi sembrava granchè. Le cose migliori venivano dal background di personaggi noti e dalle strizzatine d'occhio lanciate agli spettatori più attenti alle dinamiche del Marvel Cinematic Universe.

Poi è arrivato Zemo, è arrivata Sharon Carter, sono arrivate tante cose ma soprattutto è arrivato il momento in cui The Falcon And The Winter Soldier si è guardata dentro, scavando a più non posso sino a scorgere l'abisso, dal quale ha provato lentamente a risalire, tenendo sempre la torcia accesa e mostrandoci tutte le crepe del personaggio forse più iconico di tutto l'universo Marvel in senso esteso, dai fumetti alla letteratura parallela, dalla serialità al cinema.

E cosi The Falcon And The Winter Soldier è divenuta soprattutto la serie su Capitan America e per Capitan America.

Una riflessione senza fini di lucro sulla figura del suo eroe più noto e amato e che qui viene messo al centro come simbolo di un discorso molto molto più ampio sui confini e le sfumature dell'essere eroe, sugli impatti delle scelte governative e non sulla "povera gente" e cosi via ma soprattutto anche un monologo interiore che la serie esterna rispetto a quelli che devono essere stati i dilemmi di Steve Rogers prima, John Walker poi, Sam Wilson infine, senza tralasciare i dolore del giovane Bucky (che tanto giovane non è visto la sua semiimmortalità, ma ci siamo capiti).

In questo senso, la seconda parte di stagione merita applausi scroscianti e lodi slinguazzanti poichè ha saputo scollinare oltre quelle vette che si fa sempre un po fatica a superare, impauriti da quali potrebbero essere le reazioni del pubblico ma anche degli addetti ai lavori, spesso terrorizzati dal dover fronteggiare tematiche che esulerebbero da un derivato fumettoso in senso stretto.

The Falcon And The Winter Soldier è riuscito a mettere tanta carne al fuoco nella seconda parte, magari lasciando qualche punto aperto, cercando la strada più facile su altri ma trattando con coraggio molti aspetti che ruotano intorno al mito dell'eroe e alla contemporaneità, riuscendo a veicolare un messaggio che oltre ad essere iper-attuale e necessario è anche molto molto di moda in questo momento, ovvero quello della questione razziale.

Il bello del finale di The Falcon And The Winter Soldier è che ci offre tantissimi spunti per riflettere in maniera seria, senza svicolare o accettare facili epiloghi. La questione razziale è seria e va affrontata e va affrontata da tutti, a viso aperto e con rispetto e con tanta voglia di mettersi in gioco a prescindere da quello che le persone potranno pensare di te.

Non è un caso se ho voluto aprire questo post con il primo piano di Sam e non con foto che ritraessero Capitan America o Falcon o Bucky o John Walker.


Sam.

L'uomo.

L'uomo nero.

Falcon.

Il Black Falcon.

Capitan Falcon.

Il Black Capitan.

Capitan America.


Lo hanno chiamato in mille modi in questo season finale.

Innanzitutto lui è Sam Wilson.

Un uomo afroamericano che vive nell'America di oggi, quella dove fatichi a tenere insieme le tue attività commerciali e preservare la barca appartenuta ai tuoi genitori a New Orleans, quella dove se sei nero e desti un minimo sospetto potresti essere fermato o addirittura sparato dalla polizia, e nel peggiore dei casi (come accaduto a George Floyd), ucciso. E' l'America dei banchieri e delle armi, l'America dei mutui negati anche ai supereroi (è una cosa che fa ridere e non ha senso ma rende l'idea dell'iperbole occidentale). E' l'America del Black Lives Matter e del primo presidente afroamericano, l'America di Kamala Harris. E' anche la terra di Trump e dei Proud Boys, l'America del negazionismo scientifico e climatico, l'America delle corporazioni dell'hi tech e delle lobby, dell'obesità senza controllo e della depressione giovanile.


Sam questo lo sa.

La Marvel questo lo sa.

La Disney questo lo sa.


E cosi The Falcon And The Winter Soldier diventa, nel corso delle puntate, una storia di grandi uomini e di superpoteri messa al servizio di riflessioni più grandi.

L'America accetterà un Capitan America nero e soprattutto colui il quale sarà destinato a vestire i panni che furono di Steve Rogers, riuscirà a venire a patti con la propria storia e la storia del suo popolo?

Sam sarà in grado di accettare una tuta appartenuta ad un omone prestante con gli occhi azzurri e i capelli biondi? La sua gente accetterà un cap nero? La comunità afroamericana sarà orgogliosa o infastidita da un Capitan America nero?

Sono tantissimi gli strati da analizzare e la serie non fa nulla per nasconderli in nome del facile epilogo o della facile evoluzione dei personaggi.

In questo la serie è stata decisamente straordinaria.

E poi ci sono le tante altre cose che hanno ruotato intorno a questi 2 grandi temi centrali.

Dal punto di vista dell'intrattenimento non è stato certo il finale a farci scoprire quali sono oggi le potenzialità del mostro Disney/Marvel.

Dopo The Mandalorian e dopo WandaVision, l'asticella più che alzata viene messa in posizioni ancora più assurde con le tante scene relative allo scudo e ai voli di Falcon/Cap che sono state semplicemente strabilianti da un punto di vista visivo.

In questo senso la distanza tra cinema e tv oltre che ad assottigliarsi sembra essere totalmente sparita.

Cosi come era già avvenuto per WandaVision, anche The Falcon And The Winter Soldier ha mostrato la capacità (innata nel MCU ad onore del vero) di inserire tanti piccoli tasselli e personaggi complementari agli eventi narrati nei film e nelle serie precedenti dell'universo cinematografico Marvel (basti pensare ai tanti rimandi al blip e alla fine di Steve Rogers ma anche alle vicende legate a Zemo e al Wakanda oltre che alla storia dei 2 protagonisti) ma è stata anche puntualissima nel presentarci nuovi intrighi, misteri e personaggi che dovremmo rivedere presto nelle prossime produzioni Marvel e/o Marvel/Disney.

Su tutte 2 figure femminili di cui sentiremo ancora abbondatemente parlare:

Sharon Carter e Valentina Allegra De Fontaine.

Partendo da quest'ultima è enorme la curiosità rispetto alla direzione che questo losco e magnetico personaggio (interpretato da Julia Louis Dreyfuss) prenderà a partire dalle prossime uscite Marvel, visto anche il legame instaurato con John Walker e l'introduzione di U.S. Agent.

Su Sharon Carter la sopresa è stata enorme.

Il personaggio di Power Broker era uno dei punti aperti più grandi della serie e scoprire che dietro questo anonimo e potente villain ci fosse proprio l'erede spirituale dell'Agente Carter ha veramente scioccato.

Non credo che questa scelta sia stata apprezzata da tutti ma è sicuramente una scommessa che se ben valorizzata e spiegata potrà offrire enormi spunti in futuro.

Proprio adesso che Sam era riuscito a spazzare via tantissimi dubbi legati all'apparato governativo e alla figura degli eroi al servizio degli Stati Uniti, l'avvento di una variabile impazzita come Power Broker proprio dentro la vita democratica, strategica e militare americano, potrebbe rivelarsi un jolly non da poco.