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Ozark: la fine di una grande (ma non grandissima) serie

Adesso che è finita vi metterete l'anima in pace?


Dopo averla vista vi è passata la voglia di andare al lago?


Vi mancherà?


La quarta stagione di Ozark ha decretato la fine di una grande (ma non grandissima) serie.

Jason Bateman e Laura Linney appendono il riciclaggio al chiodo e ci salutano con un finale che più enigmatico, aperto ed anticlimatico non si può.

Qualunque sia il vostro grado di soddisfazione sulla stagione finale, ad Ozark va riconosciuto di essere stata in grado di appassionare, stupire e creare sempre una buia tensione che ci ha accompagnati per anni, facendoci credere, molto spesso, di essere una versione più spenta e dimessa di Breaking Bad.

Ora che le porte del Belle Casinò si sono chiuse, possiamo finalmente provare a fare un bilancio il più possibile onesto ed oggettivo sul finale e su tutta la serie.

Ma lo faremo solo dopo i consigli per gli acquisti.

La dannazione di Ozark è sempre stata, a mio avviso, quella di essere accostata a Breaking Bad.

Di Breaking Bad ce ne è una ed una soltanto e non è un caso se l'unico show in grado di equipararla è stato, sinora, Better Call Saul che di Breaking Bad ne è il virtuoso e clamoroso spinoff.

Questo paragone ha sempre fatto gioco ad Ozark in termini di hype e l'ha sempre condannata ad essere, al tempo stesso, una piccola delusione se confrontata con la serie tv di Gilligan.

La verità (ammesso che ce ne sia una) è che Ozark è stata davvero una grande serie ma mai potremo considerarla, in tutta coscienza, una grandissima serie (ed è la terza volta che lo dico oggi per cui direi che il concetto è chiaro).

Che la serie Netflix sia stata capace di creare almeno 4-5 personaggi di alto profilo, da Ruth a Marty, passando per Darlene e Ben, per finire, ovviamente con Wendy, è innegabile.

Che questi personaggi si siano mossi in un raggio di azione che andava dai bifolchi autoctoni di Ozark, alle più alte sfere di influenza degli Stati Uniti, riuscendo ad essere tutto sommato credibili, è cosa vera.

Che le storie si siano sempre intrecciate molto bene, da quelle legate al cartello a quelle più familiari, da quelle legate al casinò a quelle più politiche, è altrettanto reale.

Che tutte queste storie, personaggi, location, ambientazioni, contesti, spesso siano saltati in aria come se avessero calpestato una grossa mina chiamata "brutta sceneggiatura" è altrettanto lampante.

Nel solo ultimo episodio, ad esempio, i Byrde eludono i sospetti di Navarro (boss del cartello più spietato al mondo), aggirano Camila (nuovo boss del suddetto cartello), stringono accordi potentissimi con l'FBI, distruggono la propria auto in un brutto incidente uscendone illesi, si assicurano il placet di tutti i potenti della zona e degli interi Stati Uniti per una futura corsa a cariche elettive, sfuggono ad N ricatti e cosi via.

Il tutto senza pagarne mai le conseguenze, se non quelle etiche e morali.

Se prendiamo questo come termine di paragone ci accorgeremo che tutta la serie è disseminata di questi miracolosi eventi.

E non basta il sorrisetto di Wendy al confessore di Navarro quando, negli ultimi minuti, parlando dell'incidente dirà che:

"L'incidente è proprio la garanzia che usciremo illesi da tutto questo".

Ozark è sempre inciampata nelle coincidenze e nel "miracolo".

I Byrde hanno sempre tenuto le punte dei piedi sul ciglio di un burrone, senza mai, tuttavia, rischiare davvero di cadere.

Bene ma non abbastanza bene da poter trascurare i tanti deus ex machina ed i colpi di spugna a cui abbiamo assistito.

La costruzione e la realizzazione è stata quasi sempre impeccabile, la finalizzazione di quanto costruito e disseminato episodio dopo episodio, invece, è stata spesso vanificata da momenti di grande eccitazione per il pubblico ma di dubbia qualità nella scrittura (almeno se il tuo termine di paragone è Breaking Bad).

Nel series finale accadono tante cose, alcune lineari ed altre meno.

Giusto per commentare gli eventi finali direi che ho apprezzato l'uscita di scena di Ruth, forse il miglior personaggio dello show.

La ragazza si è evoluta tantissimo nel corso della serie, passando da signorina nessuno a ragazza fidata di Marty, da complice a vittima, da vittima a carnefice fino a diventare nuovamente (e definitivamente) una vittima dei loschi giochi imbastidi dai Byrde in questi anni.

La sua dipartita rende onore ad un personaggio che cade a terra senza perdere la sua dignità ed urlando a Camila tutto quello che sarebbe stato lecito urlare in un momento del genere.

Intorno alla sua morte si cela, forse, anche il più vero e profondo significato dello show e del series finale.

Quando la posta in gioco è cosi alta, e gli incastri di potere e crimine cosi frequenti, nessuno è al sicuro ed i danni collaterali sono frequenti.

Ruth è stato un danno collaterale?

Si, se la guardiamo dalla prospettiva di Wendy e Marty. Ruth, però, è anche stata parte attiva del suo epilogo. Ogni volta che le era stato chiesto di farsi da parte e di non percorrere una determinata strada, la ragazza ha ignorato bellamente i consigli e le minacce dei Byrde, preferendo la preservazione della propria indole, della propria dignita, della propria convinzione.

Il fatto che alla fine anche Ruth cada a terra, colpita dal proiettile sporco della pistola di Camila, non deve farci dimenticare che quel proiettile è la conseguenza dei comportamenti della Langmore e non solo una sfortunata concatenazione di eventi.

Ruth ha più volte scelto la strada più rischiosa. La ragazza non godeva dello scudo di cui godevano Wendy e Marty e alla fine, seppure solo alla fine, la ruota per lei si ferma.

L'accidentalità diventa, dunque, inevitabilità, come prima era accaduto a tutti i personaggi più "deboli" dello show, tra tutti Wyatt e Darlene.

Questa considerazione si allaccia benissimo con la sequenza finale dello show e con quelle ultime 2 parole che proferisce Wendy in risposta al detective privato che da vari episodi li tormenta.

Quello spocchioso e laconico "Since When?", determina un principio di invulnerabilità che accompagnato la psiche di Wendy da almeno 3 stagioni.

A costo di sembrare sfrontata, sprezzante e fuori di testa, Wendy ha sempre creduto di poterla franca qualora avesse impiegato ogni energia per salvaguardare se stessa e la propria famiglia.

Wendy ha sacrificato, immolato la persona a lei affettivamente più cara (suo fratello Ben) pur di avere ancora calda una pista che la conducesse ad una via di uscita definitiva.

Quella sequenza finale ci dice non solo che i Byrde ce l'hanno fatta ma che sono riusciti ad uscirne "puliti".

Navarro non potrà più perseguitarli. Camila ha placato la sete di vendetta per la morte di Javi, uccidendo Ruth. L'FBI è ai loro piedi. La contea e la politica li hanno appena consacrati. Clare Shaw ha dovuto inchinarsi alle logiche di mercato e di potere.

Nulla più potrà perseguitarli.

Eccetto una cosa.

La loro stessa coscienza.

La cosa che più mi ha disturbato di tutta la seconda parte dello show è che gli autori hanno voluto quasi disumanizzare Wendy e Marty, divenuti dei brutali assassini, macchinatori e corruttori con le mani e la coscienza sporchi di sangue ma sempre lindi al cospetto delle conseguenze.

Marty e Wendy sono riusciti a tirarsi fuori dai guai. Ma a che prezzo?

Al prezzo della loro anima, in caso crediate all'esistenza dell'anima, dello spirito, della coscienza.

Quel finale ci dice che, però, di rimorsi i Byrde non ne hanno ed anzi, l'aver superato mille ostacoli ed essere scampati alla morte cosi spesso, li ha resi ancora più confidenti che niente e nessuno potrà fermarli, lasciandoli, addirittura, fantasticare sul fatto di poter essere i nuovi Kennedy o i nuovi Koch.

Non è stato un finale perfetto ma neppure dimenticabile. Alla stregua di tanti altri finali aperti e discussi, da quello dei The Sopranos a quello di Lost, passando per The Wire e tanti altri, Ozark ci lascia con sospetti e domande più con certezze, sospetti e domande inquietanti che nessuno mai potrà confermare o smentire.

Ozark resterà una delle ultime serie della grande era Netflix fatta dei Russian Doll, Better Call Saul, After Life, House of Cards, The Crown e poche altre.

La ricorderemo e la consiglieremo a lungo.

Ma senza esagerare.


Sviluppo Personaggi: 7,5

Complessità: 6,5

Originalità: 8

Autorialità: 7,5

Cast: 7,5

Intensità: 9

Trama: 6,5

Coerenza: 6,5

Profondità: 6,5

Impatto sulla serialità contemporanea: 7

Componente Drama: 10

Componente Comedy: 2

Contenuti Violenti: 8

Contenuti Sessuali: 1

Comparto tecnico: 7,5

Regia: 7

Intrattenimento: 5

Coinvolgimento emotivo: 7

Opening: 6

Soundtrack: 6

Produzione: Netflix

Anno di uscita: 2017-2022

Stagione di riferimento: 5


Voto serie: 7,5

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