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The Series Finale: WandaVision chiude il cerchio con un finale potentissimo

E' straordinariamente difficile approcciarsi ad un'analisi, recensione, sbrodolatura di sensazioni (chiamatela come volete) il più possibile oggettiva, distaccata e abbondantemente ricercata e doviziosa di dettagli dell'episodio finale di WandaVision.

A circa 2 mesi dal suo inizio, la prima serie tv Marvel / Disney Plus termina la sua corsa e ci lascia, come avvenuto con l'altro e primo prodotto seriale Disney Plus (The Mandalorian), con un senso di compiutezza e appagamento che è francamente difficile riscontrare nella stragrande maggioranza delle situazioni.

Vi saranno sicuramente i delusi, qualche scontento che avrebbe voluto qualcosa di diverso, qualcuno che si sarebbe atteso che il finale ci avrebbe portato verso altre direzioni. Non esisterà, e su questo ci metto la mano sul fuoco, una singola persona che, terminata la visione, potrà dirsi insoddisfatta, mostrando il pollice verso a questa straordinaria serie.

WandaVision ha salvato questo inizio di 2021 seriale grazie a 9 episodi che, come avvenuto già per The Mandalorian, con la loro brevità hanno saputo raccogliere tantissimi elementi all'interno delle singole puntate, evitando l'effetto "allungamento del brodo" e confezionando episodi intensissimi e potenti, ricchi di spunti di riflessione generici e altrettanto zeppi di riferimenti ai fumetti e al Marvel Cinematic Universe.

E' stato detto più volte qui su serialfiller.org, WandaVision è l'elogio della metanarratività.

Non c'è stato un momento in cui, grazie a sigle sempre differenti, easter eggs disseminati qua e là, WandaVision non abbia giocato coi generi, con sè stessa, la sua decennale storia e tutto il prelibato contorno di storie e personaggi appartenenti a questo gigantesco universo creato da Stan Lee e i suoi discepoli prima e portato al cinema da Kevin Feige poi, in una delle più grandi e riuscite operazioni commerciali della storia.

WandaVision riesce a fare con l'universo Marvel quello che The Mandalorian era riuscito e continua a fare con l'universo Star Wars: lo impreziosisce.

Se il Mandalorian era chiamato al compito di rilanciare il franchise, WandaVision lo arricchisce, non avendo bisogno di doverlo riportare a fasti passati, tale è il successo del MCU.

Ed era forse una sfida ancora più difficile da vincere visto il potenziale rischio fallimento e visti i tanti occhi fissi sulla serie.

Oggi, al termine della serie firmata da Matt Shakman possiamo dirci ampiamente soddisfatti e, anzi, vogliosi di continuare a seguire le vicende di Wanda Maximoff da vicino.

L'episodio finale ci restituisce un'unica e sola protagonista che brilla grazie alla potenza della sua storia e ad una straordinaria e sorprendente Elizabeth Olsen.

Dopo l'immagine dei 2 piccioncini scateniamo l'inferno e soprattutto qualche spoiler sull'episodio finale.

A rischio di sembrare retorico trovo davvero difficile commentare a caldo questo series finale.

Emotivamente è stato potentissimo.

Assistere alla resa dei conti, e vedere compiute alcune teorie o semplicemente eventi che ci eravamo prefigurati da settimane, è stato come scartare un pacco di Natale e trovarci esattamente quello che volevi da tempo, scoprendo e realizzando a poco a poco che oltre alla sorpresa, anche il pacco, il fiocco, l'atmosfera intorno all'albero di Natale, il sorriso dei tuoi cari intenti ad ammirare la tua gioia nello scartare il pacco, erano parte integrante di quella magica esperienza che stavi vivendo.

Ed è proprio la magia ad occupare gran parte di questo episodio.

Lo scontro fra Agatha Harkness e WandaVision assomiglia al solito scontro risolutivo e conclusivo tra il villain della storia e l'eroe, tra il bene e il male.

Ci accorgeremo ben presto che ci sono tante sfumature a contorno di questo dicotomico duello fra le 2 streghe. Da un lato il desiderio di Agatha di diventare sempre più potente e di "aiutare" Wanda ad uscire da una sorta di incantesimo che la tiene bloccata in una impossibile situazione. Dall'altro la scoperta, o meglio la maturata consapevolezza, di Wanda di essere in effetti una vera strega, maga del caos, con inimmaginabili poteri e un impatto potenzialmente nefasto e devastante sulla vita degli altri.

Ed è proprio questa presa d'atto, manifestata dall'assalto degli abitanti di Westview, nel frattempo risvegliati da Agatha, verso la colpevole Wanda, a suscitare quell'impeto di disgusto verso sè stessa che consente a Wanda di rifuggere dalla tentazione di salvare tutto ciò a lei più caro, ad ogni costo, anche a costo di tramutarsi in villain.

E' un momento se vogliamo classico ma di inalterata potenza quello in cuo la giovane apre la gabbia di Westview mettendo a rischio Visione e i suoi 2 figlioletti.

E' in quell'istante che Wanda realizza di dover compiere una scelta estrema, sacrificando Visione e i 2 figli, seppur figli di una realtà artefatta e recante dolore a centinaia di altre persone, per non diventare ciò che Agatha è diventata e ciò che Wanda ha da sempre combattutto.

Wanda incarna appieno il significato di eroe. Una persona coraggiosa e capace di sacrificarsi per gli altri, sacrificare sè stessa e, come in questo caso, i propri affetti qualora fosse necessario.

Ed a proposito di artefatti è bellissimo anche il dialogo fra i 2 Visione, un dialogo che prende spunto dal paradosso della nave di Teseo (un paradosso metafisico che non smetterò mai di adorare) per prendere coscienza di sè.

Quale tra le 2 versioni di Visione è quella vera?

Quella originale nell'Hardware ma mancante dell'anima, dei ricordi, della gemma oppure quella se vogliamo onirica, tangibilmente inesistente ma capace di ricordare, di imparare a vivere e dunque di amare?

Nessuno dei 2 è il vero Visione ma, allo stesso tempo, entrambi lo sono.

La risoluzione del duello "visionario" è forse un pò facile e sbrigativa ma questo confronto è più che sufficiente per perdonare qualsivoglia sbavatura ad una sempre in formissima sceneggiatura.

Ma l'apporto di Visione non termina qui (parliamo pur sempre di una serie titolata "WandaVision" e non "Wanda" !).

La parte conclusiva di questo "The Series Finale" (ennesimo titolo geniale nella sua semplicità) è quella che strappa il nostro cuore umano e lo stritola tra le sue mani da sintezoide per farne ciò che vuole.

Visione capisce che dietro l'atteggiamento coraggioso e prode di Wanda si nasconde la più terribile e definitiva scelta per lui.

Se Wanda vuole essere l'eroina e non il villain, dovrà lasciare andare per sempre il suo amato.

La sequenza finale, con loro mano nella mano alla finestra in attesa che l'onda li travolga, provoca un dolore lancinante. Ricorda per certi versi il finale di Melancholia di Lars Von Trier.

Visione va incontro all'annichilimento ma prima di congedarsi da questa ennesima versione di sè, chiede a Wanda chi sia davvero lui.

Wanda le risponde che lui è la sua tristezza e la sua speranza, ma soprattutto il suo Amore.

Il sintezoide, seppur senza lacrime ed evidenti tracce di emozione data la sua natura, trema, vibra, è impaurito.

Di lì a poco cesserà di esistere. Cesserà di ricordare. Cesserà di amare.

Cesserà di essere un amato, un amante, un marito, un padre.

E allore per tirarsi su, nella più umana disperazione e nella più umana delle reazioni, cerca di darsi coraggio ricordando a sè stesso e Wanda che questa non sarebbe stata la prima volta in cui i 2 si sono detti addio. E' un modo per dirsi arrivederci e non addio, nella speranza di qualche impossibile incantesimo che lo riporti in vita un giorno, magari sotto nuove forme al momento inimmaginabili ma che lo possano riportare accanto alla sua Wanda.


L'onda arriva.

Visione sparisce.