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Time:tra il prison drama ed il senso delle nostre scelte

Quando ho letto il titolo ho immediatamente pensato ad una serie fantascientifica.

Viaggi nel tempo, riflessioni filosofiche, vite parallele.

Ho deciso di non guardare il trailer, di non raccogliere preventivamente informazioni su Time, preferendo tuffarmi nella visione del pilot e prenderla cosi, come sarebbe venuta.

BBC One mi delude poche volte, il faccione coraggioso da "mai una gioia" di Sean Bean è musica per le orecchie di un serialfiller e infine, in linea generale, quando si parla di serialità i britannici lo fanno meglio, c'è poco da fare.

Per questi e altri motivi l'approccio a Time è stato semplice.

Divano, luci spente, tv accesa e play.

Prigione, Sean Bean in carcere, secondini burberi e con fare militaresco sono stati il biglietto da visita che mi ha fatto realizzare che no, non eravamo di fronte a viaggi intergalattici e a capsule del tempo.

Neppure il tempo di pensare a se continuare o non continuare, se reputare questa "incomprensione" di fondo una piccola delusione, che Sean Bean e Time mi avevano convinto a restare, per motivi diversi da quelli che avrei creduto ma, nel frattempo, erano riusciti a tenermi li, incollato allo schermo.

Sean Bean è un insegnante, finito in galera per aver ucciso un uomo.

Le modalità dell'omicidio le scopriremo nel corso dei 3 episodi della miniserie. Quel che tocca dire è che Mark Cobden ci appare da subito come un uomo buono, perbene, massimamente votato al silenzio e la gentilezza. Questo suo tono, questa sua sfumatura caratteriale è un contrasto eccellente con la ruvidezza e l'esplosività carceraria, da cui sarà, inevitabilmente risucchiato.

In questo contrasto vi è subito la prima sfida.

Potrà un uomo apparentemente buono (per quanto possa esserlo un uomo condannato a 4 anni di reclusione per omicidio) respingere le "avances" criminali di quel sottobosco nel quale l'unica regola sembra essere "mors tua, vita mea"? Mark ci riuscirà o finirà per essere il solito prigioniero che, pur di salvarsi la pelle ed evitare qualche pestaggio, introdyrrà droga, comincerà a spacciare e contrabbandare in nome di questo o quel boss?

E' una sfida che avrà il suo epilogo, ma soprattutto il suo eccellente percorso, grazie anche ad uno Sean Bean dimesso ma in stato di grazia.

Ad esaltare questo dilemma e questo challenge esistenziale vi sarà l'introduzione di un altro personaggio, perfettamente speculare a quello di Mark. Stephen Graham (Boardwalk Empire) è Eric McNally, guardia carceraria dal curriculum impeccabile e da 22 anni intonsa rispetto alle calunnie e alle barbarie di cui spesso i suoi colleghi sono protagonisti.

Il destino, però, metterà Eric di fronte alla sfida più grande che un uomo, un padre, nella sua condizione possa conoscere: avere un figlio in carcere, in un altro carcere.

Quando quella notizia giungerà alle orecchie dei malviventi rinchiusi nella prigione dove Eric lavora, minacceranno quest'ultimo di fare del mal al proprio figlio qualora Eric non si mettesse al servizio di alcuni prigionieri.

Per un uomo di principio e di grande valore come lui la scelta apparirà impossibile.

Salvare l'onore e l'integrità o preservare l'incolumità del suo primo ed unico figlio?

Mark ed Eric vivono 2 situazioni rovesciate.

Mark è dentro e vorrebbe riscattarsi con le proprie buone azioni, ravvivando la propria esistenza.

Eric, invece, sarebbe fuori da quel brutto mondo ma l'unica buona azione che gli è richiesta è quella di voltare le spalle ad ogni suo principio morale pur di salvare la pelle di suo figlio.

Sono 2 binari paralleli quelli che costituiscono la stazione dove Eric e Mark transitano.

Stephen Graham e Sean Bean sono 2 perfetti interpreti per avviare questa riflessione, per dipanare la nebbia e sciogliere questi dilemmi.

Time è una serie molto dura ma anche intimissima. A tratti mi ha ricordato Rectify per la sua capacità di essere cosi attenta al dramma molteplice che alcuni soggetti, magari colpevoli o magari no, vivono nell'affrontare i propri anni migliori in prigione. Abituati, come siamo, a vederli solo come degli assassini, ladri, stupratori, ci dimentichiamo del loro aspetto più umano, non ragionando mai in termini che potremmo definire "cristiani" (e non a caso cruciale sarà il ruolo di una suora) ma sempre in termini giudicanti e non giudiziosi.

Arrivati alla fine delle 3 puntate ci rendiamo conto di quanto, in cosi poco tempo, la serie sia riuscita ad incidere su temi cosi controversi.

Esiste ed esisterà sempre una seconda occasione, anche quando ti sentirai alle strette e sotratto della propria libertà, credibilità e dignità.

E' vero, però, anche il contrario.

Quando la vita ti metterà all'angolo potresti essere tu, in prima persona, a fare di tutto per restare in quell'angolo, impaurito dalle conseguenze che potresti subire se da quell'angolo uscirai.

Nel mezzo c'è tantissima attenzione per le storie di carcerati depressi, schizofrenici o semplicemente impauriti, uomini fragilissimi che hanno compiuto scelte, magari anche solo una, sbagliate in nome dell'orgoglio, della dipendenza da qualcosa o anche, addirittura, dell'amore.

In maniera inattesa, oggi ho assistito a questo enorme e felice pezzo di bravura da parte di BBC One e degli autori di Time, i quali hanno mostrato una sensibilità notevole nel raccontarci 2 storie ben definite ma anche foriere di temi universali ed extradiegetici di grande interesse.

Time non solo passa l'esame a pieni di voti ma si propone come una candidata serissima per le posizioni più alte della SerialFiller Globe che verrà.





 

Sviluppo Personaggi: 9

Complessità: 6,5

Originalità: 7

Autorialità: 8

Cast: 9

Intensità: 9

Trama: 7

Coerenza: 7

Profondità: 9+

Impatto sulla serialità contemporanea: 5

Componente Drama: 10

Componente Comedy: 0

Contenuti Violenti: 6

Contenuti Sessuali: 0

Comparto tecnico: 5

Regia: 5

Intrattenimento: 5

Coinvolgimento emotivo: 9

Soundtrack: 1

Produzione: BBC One

Anno di uscita: 2021

Stagione di riferimento: 1

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