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Revolution of The Daleks: lo speciale di capodanno di Doctor Who non entusiasma stavolta

Il giorno di capodanno la BBC ci ha allietato con un grande classico, mai scontato, della serialità. Lo speciale "natalizio", per quanto mandato in onda a capodanno, della serie tv britannica più famosa e longeva di sempre: Doctor Who.

A grande distanza dal finale delle dodicesima stagione, molto sorprendente e convincente, era tanto l'entusiasmo che ruotava intorno a questo ritorno.

La serie ci ha abituato nel tempo, a prescindere da quale fosse il volto del dottore, a degli speciali densissimi di significato e pieni zeppi di guest star e facce amiche.

Anche questo speciale non ha fatto eccezione e non ha fatto altro che alzare l'hype sin dall'annuncio e dallo svelamento del titolo.

"Revolution of The Daleks" è un titolo che carica subito a molla ogni whovian che si rispetti.

I nemici acerrimi del Dottore, la nemesi stessa del Dottore in uno speciale natalizio è un'occasione troppo ghiotta per essere sprecata.

Nonostante il solito fanciullesco entusiasmo nel rivedere la combriccola del Tardis, qualcosa non ha funzionato.

Tra piccolissimi spoiler e considerazioni sparse, vediamo cosa.

Ritroviamo il Dottore in cella dopo gli eventi cataclismatici del finale di stagione scorso, Yaz, Graham e Ryan soli e abbandonati sulla terra senza la loro eroina salvifica e una coppia di avidi politici e coorporativi pronti a consegnare la terra nel caos in cambio di sicurezza e profitti.

Una vecchia conoscenza, mai dimenticata, riappare, pronta a salvare il Dottore.

Il capitano Jack Harkness torna da protagonista, permettendo al Dottore di tornare in scena e provare a salvare, per l'ennesima volta, la Terra dalla minaccia Dalek che si sta profilando all'orizzonte.

Minaccia che l'essere umano stesso con la sua cupidigia e mancanza di umanità ha portato sulla Terra, inconsapevole delle conseguenze che una simile scelta portasse con se.

Il futuro primo ministro d'Inghilterra, insieme a colui che conosciamo come "Ragno" armeranno un esercito di droni militari con le sembianze dei Dalek in modo da portare sicurezza nelle strade della Gran Bretagna.

Parliamo di Dalek, degli esseri più spietati e disumani della galassia.

Armarli, clonarli, non è mai una buona idea.

Seguirà incontro/scontro, brainstorming tra il Dottore e ... il Dottore stesso, battaglia, stratagemmi, salvezza dell'umanità.

Again.

Solito copione insomma.

Parlare di Doctor Who è, in generale, sempre difficilissimo.

Parliamo di un sancta sanctorum non solo della serialità ma di tutta la cultura pop, un caposaldo delle arti visive, un fenomeno globale, un simbolo della Gran Bretagna al pari degli autobus a 2 piani e di sua maestà la Regina.

E' innegabile, però, che da qualche anno la serie stia vivendo una fase di stanca.

La prima rigenerazione femminile della storia di Doctor Who aveva il chiaro intento di stare al passo coi tempi e di dare una scossa alla serie.

Tentativo quasi riuscito, soprattutto grazie alla bravura di Jodie Whitaker.

Qualcosa si è però rotto da un pò e l'addio di Capaldi ha fatto scivolare la serie in un abisso di cose già viste e che adesso vengono solo riciclate sotto nuovi nomi e dentro confezioni differenti.

Questo speciale natalizio è la dimostrazione ultima che alla serie servirebbe un deciso cambio di passo, un nuovo orizzonte.

Il finale ed il capovolgimento di fronte degli ultimi minuti potrebbero, in tal senso, essere assolutamente di buon auspicio.

L'addio di Ryan e Graham, oltre ad emozionare e risultare la parte più riuscita di tutta la puntata, potrebbe consentire alla serie di distaccarsi da quelli che (possiamo dirlo senza sembrare cattivi?) sono stati i peggiori companions del Dottore sin dall'alba dei tempi e ripartire con una nuova linfa e magari anche nuovi personaggi, più tridimensionali e meno piatti dei precedenti.

Il timore è che questo non basti.

La seconda parte della dodicesima stagione era riuscita ad entusiasmarci di nuovo, riportando la questione Gallifrey al centro e le origini del Dottore in forte discussione.

Doctor Who avrebbe bisogno di nuova magia più che di nuovi personaggi e nuovi nemici.

Una magia che Matt Smith e David Tennant erano riusciti ad alchemizzare e Capaldi a compattare e che la Whitaker sta disperatamente provando a salvaguardare.

Chibnall è un grandissimo autore ma Moffat riusciva, nonostante qualche grossolano errore di sceneggiatura, ha creare delle atmosfere molto più emozionanti e vive rispetto al suo successore.

Revolution of The Daleks è purtroppo un totale fallimento da questo punto di vista. Non emoziona e non porta in dote nessuna novità sostanziale se non il commiato di 2 companions a cui, sinceramente, non ci eravamo mai troppo affezionati.

Attenderemo come sempre la nuova stagione, già annunciata, con ansia e grande gioia ma non possiamo non iniziare a chiederci, con il rispetto e la calma che si debbono a certi simboli se anche Doctor Who non abbia bisogno di una pausa di riflessione per poter tornare quello che riusciva a farci battere il cuore, anzi i 2 cuori che ogni whovian ha nel proprio petto: uno felice, l'altro triste.




Voto Episodio 6--

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