• cinguettio
  • Instagram
  • Facebook Icona sociale

Russian Doll: una matrioska temporale sfiziosissima

Orfani de Il Giorno della Marmotta?


Sognate di perdervi in un loop temporale?


In cerca di una serie leggera ma cervellotica?


Oramai ci siamo totalmente assuefatti. Siamo quasi simili a dei dipendenti. Appena conclusa una serie, ci ostiniamo ad indicare una serie tv come ottima e ad entusiasmarci per quello che essa è stata, che immediatamente un'altra spunta dietro l'angolo del vicoletto seriale che stiamo percorrendo lasciandoci in preda alla cosiddetta FOMO e alla spasmodica e nevrotica attesa di poterla ingurcitare tutta.

Tutte le serie che ci piaceranno continueremo a tenerle nel cassetto e seguirle animosamente, alcune di esse inesorabilmente concluderanno, altre nuove di zecca emergeranno aumentando la pila di serie tv da vedere, da sedimentare, da "consumare".

Netflix ha ricoperto un ruolo cruciale in questo nuovo stato delle cose.

Senza entrare nell'universo seriale in senso stretto, sarà sufficiente gettare lo sguardo alla strabiliante proposta della grande N.

Se tornaste indietro al vicinissimo, eppur lontanissimo 2019, scorgerete come nei primi 2 mesi dell'anno Netflix ci abbia offerto cult di "Sex Education", la seconda annata di The Punisher, e quel "The Umbrella Academy" che ha vissuto fasi alterne ma ha portato Netflix nel grande calderone del supereroismo di seconda generazione, quello che con The Boys prima ed Invincible poi, ha aperto la strada ad una sequela di prodotti legati al mondo dei supereroi nei quali gli ex eroi in calzamaglia guidati dal bene supremo sono sempre più dipinti come degli esseri fragili ed imperfetti, talvolta violenti, connessi a doppio filo con un mondo che va avanti senza ritegno, travolgendo anche coloro i quali quel mondo potrebbero dominarlo con uno schiocco delle dita.

All'interno di quei primi 2 mesi, e riferiti alla sola piattaforma streaming menzionata poco fa, è emerso un titolo che è divenuto rapidamente un grande classico del 2019 seriale. In molti lo hanno addirittura definito come la migliore novità in assoluto di questo inizio 2019.

Parliamo di quel gioiellino di "Russian Doll" serie tv sviluppata, diretta e magistralmente interpretata da Natasha Lyonne, che sicuramente molti teenager degli anni 2000 ricorderanno per il ruolo marginale ma abbastanza riconoscibile avuto nella saga di American Pie, ad altri risulterà invece ancor più celebre grazie al ruolo di una delle detenute di un altro famoso prodotto netflixiano, il primo prodotto seriale dell'era Netflix, quell'Orange is The New Black.

Questa volta la Lyonne, insieme ad Amy Poehler si cimenta nel ruolo di sceneggiatrice e partorisce una serie catartica che fa dell'ironia, della commistione di generi e dello stile narrativo fluido e claustrofobico la sua cifra dominante.

La serie si articola in 8 episodi e ci parla di una donna di successo ma completamente disfunzionale, potremmo dire incasinata per usare un termine spesso utilizzato durante la serie.

E' il giorno del suo trentaseisimo compleanno e sebbene Nadia sia una donna indipendente e con una carriera nel settore dei videogiochi ampiamente avviata c'è qualcosa che manca nella sua vita, qualcosa di cui lei non denuncia lo smarrimento ma che la svuota giorno dopo giorno.

Come spesso accade i sintomi sono riconoscibili all'occhio esterno ma il diretto interessato fatica a comprenderli, provando a riempire, più o meno inconsciamente, i propri vuoti esistenziali con scappatelle, droghe e una vita a suo modo vissuta al massimo.

Qualcosa di strano sta per succedere, qualcosa di inspiegabile.

Nadia muore.

Ma Nadia al tempo stesso non muore.

Risorge, potremmo dire.

Muore ancora.

Risorge ancora.

Fin dai primi minuti veniamo catapultati in un loop in cui assistiamo alla morte e alla resurrezione, alla morte e alla resurrezione continua della protagonista.

Lo spettatore avverte un senso di straniamento secondo soltanto al senso di straniamento che avverte la protagonista.

Ella ritorna in vita ripartendo sempre dallo stesso punto spaziale e dallo stesso istante temporale.

Si ritrova nel bagno, riflessa allo specchio, con la porta chiusa oltre la quale la festa per la celebrazione del suo compleanno sta prendendo corpo.

Nadia proverà a non morire.

Proverà a non commettere le stesse azioni per cercare di salvarsi.

Sarà tutto inutile.

Lei continuerà, inevitabilmente, a morire.

Qualcosa ben presto cambierà, sia nelle fasi che succedono alla resurrezione, sia nella percezione che Nadia avrà di quell'evento.

Servirà anche un incontro inaspettato per risvegliarla e farle prendere coscienza di quale sia l'impatto di quella situazione sulla sua vita, e viceversa.

Russian Doll ha ricevuto critiche entusiastiche.

Probabilmente (anzi sicuramente) non siamo di fronte ad un capolavoro, ne a qualcosa di particolarmente originale ma è indubbio che la serie ha saputo arricchirsi grazie ad una scrittura attenta e dialoghi frizzanti che hanno permesso di rendere godibile ogni momento, mischiando toni dark a toni leggeri, sarcasmo ed ironia a delle riflessioni filosofiche e sulla condizione umana.

Dobbiamo morire mille volte per imparare a vivere.

Potremmo sintetizzare cosi, forse anche banalizzare cosi l'humus radicato nella serie.

Fatto sta che gli 8 episodi scorrono velocemente, non appaiono mai ridondanti nonostante un struttura narrativa che implica la ripetizione continua di scene, ambientazioni e situazioni.

Per nostra fortuna ogni scena, per quanto strutturalmente spesso identica, risulta diversa nelle sfumature accompagnandoci in un viaggio dentro se stessi riflesso nell'animo di una protagonista cosi apparentemente sicura e superficiale ma che si rivela, come ognuno di noi, vulnerabile e piena di potenzialità nascoste.

Una serie che ricalca i grandi filmoni natalizi, pieni buoni sentimenti e riscatti, mescolando ad essi però delle tinte molto scure che ci regalano un ibrido coi fiocchi da non perdere.

Natasha Lyonne è l'assoluta protagonista della serie, riuscendo con la sua penna a regalare nuove sfumature al concetto di femminismo astraendosi dalle classiche pari opportunità e impartendoci lezioni raffinate su cosa significhi davvero l'autodeterminazione.

E' bravissima e assolutamente perfetta per la parte.

Sapere che dietro ogni movimento o dialogo c'è la sua mente , conferisce al tutto un senso di straordinarietà e compiutezza invidiabile.

E brava Natasha!

gif


 


Sviluppo Personaggi: 7

Complessità: 6

Originalità: 5

Autorialità: 6

Cast: 6,5

Intensità: 6

Trama: 6,5

Coerenza: 7,5

Profondità: 7++

Impatto sulla serialità contemporanea: 6,5

Componente Drama: 7

Componente Comedy: 7

Contenuti Violenti: 1

Contenuti Sessuali: 1

Comparto tecnico: 6+

Regia: 5

Intrattenimento: 10

Coinvolgimento emotivo: 7++

Soundtrack: 4

Produzione: Netflix

Anno di uscita: 2019

Stagione di riferimento: 1

104 visualizzazioni

Post recenti

Mostra tutti