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Sharp Objects: I Always Loved You

Siete a caccia del "recuperone" e non sapete da che parte iniziare?


Amy Adams è un richiamo troppo forte?


Vi fidate abbastanza di me?


Vorreste qualche certezza in più nella vostra esistenza?


Temo che siano poche le cose certe nella vita:

  • La lasagna della nonna

  • La pioggia a Pasquetta

  • Il rosso Valentino

  • Il panino del McDonalds come fonte di infarto

Tra queste poche cose che possiamo decretare insindacabili ve ne è un'altra da aggiungere.

Quando la HBO fa partire un progetto con un grande direttore d'orchestra ed un/una grande artista allora quel progetto diventerà subito cult, sarà un capolavoro o molto vicino ad esserlo.

Non si scappa.

E' un'assioma.

La Home Box Office, qualche anno fa, ha puntato i fari su un romanzo dal titolo Sharp Objects da cui trarre una nuova serie tv omonima.

Il grande direttore d'orchestra chiamato a tessere le fila era Jean Marc Valleè che con HBO aveva già collaborato con grandissimi risultati portando a termine quel gioiello di miniserie che è stata Big Little Lies la quale avrebbe poi conquistato più o meno tutti i premi trovati sul cammino nella categoria di riferimento.

Avevamo HBO e Jean Marc Valleè dunque ma per completare il trittico dei sogni serviva una grande artista che prestasse volto e anima al racconto. La scelta è caduta su una delle migliori attrici degli ultimi 10 anni, nominata agli oscar e vincitrice di ben 2 Golden Globe ed una delle poche attrici capaci di gestire da sola un numero incalcolabile di mondi, sfaccettature e personaggi.

Stiamo parlando di Amy Adams, nota ai più per i sui ruoli in American Hustle, Arrival, la recente saga di Superman, The Master, Nocturnal Animals ed altri ancora.

Un'attrice che non ha bisogno di presentazioni e che in questo show conferma di essere in stato di grazia, sfornando una prova attoriale fenomenale.

La Adams interpreta la protagonista Camille Preaker, donna allo sbando, vittima di se stessa e del suo passato che prova a riprendere il controllo della sua vita lavorando come giornalista e covando ambizioni da Pulitzer. Nella sua remissiva e autodistruttiva esistenza il suo capo redattore pare essere l'unico davvero interessato a lei spingendola verso una storia misteriosa che sta avvenendo nel paese natale di Camile, Wind Gap, luogo da cui la giovane era scappata qualche anno prima a causa dell'arretratezza civica e morale dei suoi abitanti ma soprattutto a causa di un passato tragico che nel pilot, e nelle puntate successive, ci viene mostrato a piccoli frammenti nei sogni, nei ricordi, nel flusso cognitivo della protagonista.

Spesso, infatti, vediamo degli innesti di montaggio dove Camille si fonde alla sua versione più giovane che qui viene interpretata da una eccellente Sophia Lillis, gia vista in IT la scorsa estate e protagonista, per noi che siamo dei serialfiller incalliti, di I Am Not Okay With This.

In questo gioco di montaggio risiede la grande sfida che la serie lancia, un flusso costante ma pieno di glitch fra la vita presente e quella passata della protagonista, che ci porta dentro la mente di una ragazza tormentata che sembra volersi punire a suon di alcol e tagli alla propria carne che richiamano il titolo, sharp objects appunto, nel suo volerci ammonire sull'effettivo autolesionismo di Camille.

Il ritorno nel suo paese natale, nella casa abitata da una madre che sembra essere dura e lunatica ed un padre adottivo fin troppo accomodante risvegliano nella protagonista vecchi ricordi e riaprono vecchie ferite che il caso di una sparizione di una giovane del posto non fa altro che acuire.

L'episodio iniziale è puro stile HBO, autoriale, lento ma mai compassato, profondo e mai banale, sfaccettato e tridimensionale, caratterizzato benissimo nei luoghi e nei personaggi.

Il clima che ci viene presentato richiama vagamente quello visto in True Detective in quella splendida prima stagione con protagonisti Woody Harrelson e Matthew McCounaghey mentre lo stile narrativo ci riporta proprio a Big Little Lies con questi continui rimandi a flashback e sogni innestati nella mente della protagonista.

HBO, Jean Marc Valleè ed Amy Adams sono una sentenza.

Nonostante il successo di critica e pubblico altalenante Sharp Objects è una di quelle serie che durerà nel tempo.

E solo il tempo potrà dirci quanto tutto questo possa essere vero, quanto questa serie possa davvero meritare l'appellativo di capolavoro o, comunque, di qualcosa di importante.

Le apparenze ingannano a volte. Non in questo caso.

Ed è cosi che ad anni dal finale di stagione (bellissimo e tesissimo tra parentesi) sono qui non solo a ribadire che durante il breve viaggio compiuto in questi 2 mesi Sharp Objects si è rivelato molto più di quello che si poteva immaginare.

Una serie che avrebbe potuto benissimamente essere top 5 dell'annata fantastica del 2018 (sembra di essere un enologo) ma che probabilmente con quel "Don't tell to mama" finale si è guadagnata in una sola stagione l'olimpo seriale.

E' una di quelle frasi, quelle sequenze che per il significato che hanno, per l'impatto che assumono sono destinate a fare il giro del web e restare nel libro delle citazioni cult per decenni.

I never Loved You

Se la frase "Don't tell to mama" è destinata ad apparire spesso sui nostri desktop e bacheche c'è forse un'altra frase che a metà stagione ha scioccato il mondo.

Ascoltare una madre che sussurra alla figlia "I never loved you" è cosa che capita di rado. Difficilmente al cinema o in tv abbiamo assistito ad una tale crudeltà, una tale audacia nel mettere di fronte a se stesse 2 donne forti ma emotivamente disturbate e sentire la madre rompere qualsiasi velleità affettiva da parte della figlia. Perchè se è vero che il nucleo della serie è Camille è altrettanto vero che intorno alla figura di Adora vengono costruite le più disturbanti dinamiche della serie di Valleè.

A parte una Amy Adams in stato di grazia abbiamo avuto la fortuna di assistere ad una sequela di prove attoriali magnifiche con la maggior parte degli interpreti non molto noti al grande pubblico. La performance di Patricia Clarkson è sicuramente di quelle da ricordare cosi come quella delle Ellis nei panni della giovane Camille e della giovane attrice che interpreta la rivelazione Amma. Sharp Objects è una serie che gioca molto in sottrazione. Sia le indagini che le vite dei singoli personaggi avanzano eliminando un pezzetto alla volta le singole componenti di un carattere, di una personalità cosi come quelle delle vite sotto osservazione degli investigatori.

Aldilà di quanto siano stati bravi gli attori e di quanto sia stata interessante la serie è lo stile visivo e narrativo che Valleè ha adottato che ha fatto davvero la differenza. Prendete ad esempio il montaggio utilizzato. Se esistesse un Emmy per il miglior montaggio non ci sarebbero state storie nella stagione dei prmi e probabilmente avrebbero poi dovuto procedere con il ritiro della categoria per i prossimi 20 anni, causa manifesta superiorità di Sharp Objects. Il passaggio da un fotogramma all'altro, dalla giovane Camille alla Camille del presente, lo stacco da un ventilatore ad un altro, da una doccia ad un altra è gestito con una tale delicatezza che lo spettatore fatica a percepirlo ma riesce ad accorgersi dello sbalzo temporale o spaziale solo da piccoli o grandi dettagli che ne definiscono il cambio scena. Oltre alla magnificenza tecnica del gesto è straordinario il ruolo sostanziale che il montaggio assume in questa serie. Attraverso i continui stacchi riusciamo infatti a conoscere sempre più Camille, riusciamo ad andare in profondità nel suo vissuto e nella sua psiche. Quel continuo andirivieni tra passato e presente si articola come una serie di frammenti che episodio dopo episodio danno forma e sostanza a Camille Preaker. La rivoluzione di Valleè sta soprattutto in questo, abbinare flashback al suo stile ed il suo stile alla narrazione rendendo palese come nulla in questa serie sia solo un mero esercizio di stile. La serie si specchia spesso in se stessa ma anche quando lo fa riesce ad aggiungere pezzi alla storia che di fatto non si ferma mai anche quando torniamo indietro o quando siamo fermi a riflettere, insieme a Camille, sul passato e sulle vicende presenti.

Moltissime sono state le candidature per Sharp Objects ai premi che contano ma poche, pochissime le vittorie e questo è stato davvero un peccato mortale che getta ombre sul come vengano valutate davvero le serie tv da parte di chi dovrebbe giudicarle (ma questa è altra storia).

Nonostante un successo di critica ed un discreto successo in termini di ascolti pare che la seconda stagione non vedrà mai la luce, non per demeriti o scelte di business ma semplicemente perchè nell'arco della prima stagione quello che doveva essere raccontato è stato raccontato ed è giusto che, nonostante la bellezza della serie, essa non prosegua per soli fini commerciali. 8 puntate per scavare dentro quei tagli sulla pelle, cicatrici come memorandum di una vita non facile. 8 episodi per restare attoniti di fronte ad 8 ore di televisione al massimo livello capaci di tagliarci e scalfirci nel profondo come degli autentici Sharp Objects.



 

Sviluppo Personaggi: 8

Complessità: 9

Originalità: 8,5

Autorialità: 7,5

Cast: 10

Intensità: 9++

Trama: 7,5

Coerenza: 6,5

Profondità: 8

Impatto sulla serialità contemporanea: 6

Componente Drama: 9

Componente Comedy: 0

Contenuti Violenti: 6

Contenuti Sessuali: 1

Comparto tecnico: 9

Regia: 9

Intrattenimento: 2

Coinvolgimento emotivo: 7++

Soundtrack: 6

Produzione: HBO

Anno di uscita: 2018

Stagione di riferimento: 1

106 visualizzazioni

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