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Impossibile non amare Ted Lasso

Vi mancano Turk e JD di Scrubs?


Siete dei calciofili incalliti?


Oltre alle serie tv non riuscite a vivere senza delle belle stori di sport?


Vi chiamano "buonisti"?


Per questi motivi e per mille altri motivi non so come abbiate fatto a non notare che agli Emmy 2021 (qui la lista completa dei vincitori) c'è stata una serie tv che più di tutte ha imposto il proprio marchio, facendo incetta di premi nel reparto comedy.

Si tratta di Ted Lasso e se non avete mai sentito parlare di essa allora forse vivete su un altro pianeta o semplicemente non avete una tv, un tablet, uno smartphone, un pc (che a pensarci bene equivale a vivere su un altro pianeta oggigiorno).

La serie tv di Apple TV Plus ha da poco chiuso i battenti della seconda stagione, dando appuntamento ad una terza stagione che si preannuncia piuttosto peperina.

Con la seconda stagione, Ted Lasso ha saputo ripartire dai tantissimi punti di forza che avevano contraddistinto la prima annata (qui la recensione della prima stagione) riuscendo sapientemente ad aggiungere altre storie, esaltare personaggi secondari e aggiungere sale a quanto avevamo già visto.

Il risultato è stata una stagione bella, commovente, divertente ed esaltante come e più della prima.

Sperando di non sembrare incoerente vi dico subito che, per certi versi, la season 1 mi era forse piaciuta di più ma che probabilmente questa season 2 è riuscita ad ampliare il bacino degli spettatori potenzialmente interessati alla serie proprio perchè capace di toccare anche altre corde oltre a quelle raffinatamente sfiorate nella prima.

Oltre a divertire, e tanto, oltre ad emozionare, e tanto, Ted Lasso 2 ha anche voluto approfondire 2,3 temi non da poco, a partire da quello sulla gestione dell'ansia e degli attacchi di panico, al cosa voglia dire perdere e accettare una sconfitta, a cosa voglia dire vincere e saper vincere, a quanto i social, la pressione mediatica e 15 minuti di celebrità possano significare se non sei preparato a coglierne le sfumature e quanto sia importante sentirsi amati.

Temi non da poco che Ted Lasso affronta fornendoci quantomeno degli strumenti per metabolizzare i perchè ed i per come la gente si innamora o si illude, perchè le nostre vite sono diventate spesso cosi deprimenti, perchè non sempre vincere equivalga davvero ad ottenere una vittoria, e perdere equivalga davvero a subire una sconfitta.

Inutile dire che sono stati 2 i personaggi, fino a ieri secondari, che abbiano giovato di questo cambiamento di rotta, o meglio di questa leggera sterzatina verso tematiche più dark e cupe. Parliamo di Nate e di Sam Obisanya.

Ad entrambi è stato riservato uno spazio enorme (forse troppo?) in questa stagione.

La loro ascesa, se cosi possiamo chiamarla, ha creato scossoni emotivi e gestionali non da poco al coach, ai famigerati Diamond Dogs e a tutta la società del Richmond, Rebecca in primis.

Su Nate si è insistito a tal punto da farlo diventare un vero e proprio villain ed un vero e proprio antagonista rispetto al "buonismo" generale che pervadeva la serie fino a pochi episodi dal termine.

Se l'evoluzione di Nate può apparire anche troppo repentinea, sebbene non forzatissima, è innegabile che l'uscita del suo lato oscuro abbia significato tantissimo per coach Ted Lasso. Nate è lo specchio dei pochissimi fallimenti del baffuto allenatore, sempre ben voluto, sempre accettato, sempre amato come fosse un padre, un figlio, un fratello, un amico anche quando non ne indovina una tatticamente o quando- risulta essere leggermente distaccato a causa dei propri demoni.

E di questi demoni la stagione, anche grazie all'ingresso di "Doc", la seconda stagione ha fatto tesoro, riuscendo a regalarci momenti profondissimi e glaciali nei quali il coach ha confessato di essere stato un ragazzo vittima di una tragedia familiare immane che mai era riuscito a scrollarsi di dosso e che, per nostra fortuna e dei suoi compagni di viaggio, lo ha reso quel che è.

Questi demoni sono stati confessati a noi spettatori innanzitutto ma il fatto di averli tenuti dentro e riservati rispetto al proprio team ha finito per generare un mostro inatteso come quello che Nate è diventato.

Il ragazzo goffo, buffo, timido che Nate era, è stato rimpiazzato da un avido allenatore assetato di fama, complice la buona riuscita di qualche sua tattica e il tributo social di chi lo avrebbe voluto al timone del Richmond AFC.

Lo sguardo cattivo col quale ci saluta sul finire di stagione mentre indossa la tuta del West Ham ci da appuntamento ad una terza stagione nella quale, probabilmente, lo vedremo antagonista del Richmond e di Ted Lasso, in uno scontro che si preannuncia epico fra il team Rebecca ed il team Rupert.

Ed è stata proprio Rebecca un'altra figura centrale in questa stagione.

La retrocessione in B, il rapporto con Keeley, la morte del padre ma soprattutto la scoperta dell'amore che fatalmente si è rivelato essere uno dei giovani giocatori di cui lei è presidente.

La storia d'amore nata con Sam è divenuta ben presto centrale, perdendo però parte della sua potenza nel momento stesso in cui è stata svelata.

Tutti, ad un certo punto, avevamo immaginato (e forse sperato) che l'uomo dei sogni conosciuto su Bantr fosse proprio Ted Lasso.

Era, invece, Sam, vero mattatore della stagione, che tra la storyline amorosa, quella politica e quella sportiva è divenuto uno dei tanti grandi protagonisti dell'epopea Lassiana.

La sua battaglia per la Nigeria, il suo incontro con Akufo, la crescita sportiva, i risultati in campo lo hanno eletto nuovo leader di una squadra che ha fatto della coesione, ed il ritorno di Jamie Tartt ne è stata una bella conferma, la sua arma vincente.

Quello che ha forse funzionato poco e che personalmente ho apprezzato il giusto è stato il dare troppo spazio a storyline amorose vere o presunte, quasi come se Ted Lasso volesse farsi amare ancora di più anche da chi magari in una serie cerca a prescindere una coppia nella quale identificarsi o fare il tifo.

E' accaduto per Rebecca-Sam, per Roy-Keeley e per altre coppie che fugacemente sono apparse sullo schermo a farci tifare un momento per quella specifica storia d'amore (come dimenticare ad esempio l'ottimo e sperimentale episodio su coach Beard).

Se c'è stata una cosa che poteva funzionare meglio è stata proprio questa.

E poi c'è stato il Richmond e la sua favola sportiva, fatta di organizzazione e talento ma soprattutto di fratellanza, di reciproco aiuto, di gioia, di lealtà, quella lealtà che coach Nate ha spezzato e che forse sarà rimessa in discussione la prossima stagione.

Roy Kent era un ingresso naturale e importante e gli autori sono stati bravi a gestirlo nella migliore maniera. Il suo fare scorbutico è stato via via ammorbidito grazie alla capacità di mostrarci un Roy Kent più intimo e coccolone, sia con Keeley che con la sua fantastica nipotina.

E infine c'è Ted che, anche se meno coinvolto, resta il cardine della serie. Jason Suidekis ha compiuto un lavoro ancora più egregio in questa stagione dove ha dovuto calibrare la propria performance non solo su toni amichevoli e divertenti ma anche su momenti intimissimi, profondi e commoventi, specie come quando ha dovuto raccontare la sua tragica adolescenza, il suicidio dell'amato padre e gli attacchi di panico da esso derivanti.

Se un merito ulteriore va riconosciuto a questa meravigliosa serie è quello di non essersi adagiata sugli allori ma di aver voluto rischiare inserendo dei temi non frequentemente raccontati nel mondo dello sport o in una comedy.

La terza stagione è stata ovviamente confermata da Apple TV Plus e come potrebbe essere altrimenti?

Come diceva il mitico Vujadin Boskov:

Squadra che vince non si cambia.



Sviluppo Personaggi: 9

Complessità: 3

Originalità: 9

Autorialità: 6,5

Cast: 8

Intensità: 6

Trama: 6

Coerenza: 8

Profondità: 7+

Impatto sulla serialità contemporanea: 6,5

Componente Drama: 3

Componente Comedy: 10

Contenuti Violenti: 0

Contenuti Sessuali: 0

Comparto tecnico: 6

Regia: 5

Intrattenimento: 10

Coinvolgimento emotivo: 10

Soundtrack: 5

Produzione: Apple TV Plus

Anno di uscita: 2020

Stagione di riferimento: 2

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