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Tehran: tra Homeland e false attese - First Impression

La scorsa primavera abbiamo assistito al series finale di Homeland.

La serie tv di Showtime è stata innegabilmente una delle protagoniste del decennio più florido della serialità, un decennio che potremmo addirittura far partire da quell'ottobre 2011, quando la storia di Carrie Mathison, Nicholas Brody e Saul Berenson vide la luce.

Homeland doveva molto al medio oriente, non solo come collocazione geopolitica prevalente dove essa affondava le radici narrativi ma anche come fonte di ispirazione seriale. Non tutti lo sanno ma Homeland prendeva spunto da una serie israeliana dal titolo "Prisoners of War".

E proprio come un cerchio Homeland ritorna ad essere protagonista anche dopo la sua conclusione divenendo un doppio anello di congiunzione con la nuova serie di Apple TV:


Tehran


Cosi come il prodotto Showtime anche questa volta siamo di fronte ad uno spy drama, ambientato totalmente in medio oriente e con una guida creativa completamente a trazione Israele.

Ed ecco che dunque ritornano prepotenti 2 degli elementi fondanti della serie tv con Mandy Patinkin e Claire Daines: lo spionaggio e l'attuale composizione geopolitica globale.

Tehran è stata lanciata, non a caso, come l'erede della fortunatissima e bellissima serie tv di cui vorrebbe recuperare e reclamare l'identità.

Sarà riuscita a sostenere il peso di questo paragone che la sua stessa casa di produzione ha voluto lanciare?



Ogni serie avrebbe bisogno di costruirsi una propria identità e di distaccarsi con accostamenti che inevitabilmente porta con se la visione o l'attesa del pilot ed in generale dei primi episodi.

E' altrettanto ovvio che sedersi comodamente sul divano dopo aver letto che quella che andrai a visionare per la prima volta è "la nuova Homeland" un qualche strascico emotivo, una qualche spasmodica attesa la porta con se, specia se sei uno/una che Homeland l'ha apprezzata e difesa nel corso di tutta la sua durata e che adesso la sponsorizza in maniera trasversale urbi et orbi. Un conto è approcciarsi ad un nuovo titolo con la consapevolezza che quella che, di li a poco, starà per mostrarsi a te per la prima volta è una "serie spy", un conto è quando quella viene indicata dalle riviste specializzate, e dalla Apple stessa, come la nuova Homeland.

C'è molta differenza e purtroppo è un equivoco in cui sono cadute tantissime serie, anche serie stupende.


"Ozark è la nuova Breaking Bad".

"Westworld è il nuovo Game of Thrones".

"The River è il nuovo Lost".

"Philip K. Dick è il nuovo Black Mirror".


Sono paragoni, più o meno forzati, che da un lato fanno venire l'acquolina in bocca allo spettatore ma dall'altra rischiano di allontanarlo qualora quelle aspettative non venissero rispettate totalmente.

Tehran vive questo dilemma e si piazza esattamente al centro.

Non delude ma non decolla.

E' una situazione veramente critica per chi, in un'offerta enorme come quella attuale, deve trovarsi gioco forza a decidere quali prodotti "scartare", seppur a malnicuore, quali stroncare, quali portare avanti con riserva e quali invece continuare convintamente.

Tehran si pone in quella zona d'ombra per cui la curiosità di vedere dove andrà a parare e come evolverà è tanta ma forse non abbastanza e al tempo stesso la voglia di lasciarsela alle spalle è grande ma è accompagnata dal timore che prima o poi la serie possa decollare e iniziare a volare ad altissima quota.

Come vedrete nelle consuete pagelle è una serie da 6/7, che si lascia guardare, che avvince moderatamente ma che non riesce a farsi amare, almeno non immediatamente.




E' una bella serie che non riesce ad avere un impatto immediato. Pensate alla Casa di Carta. Il suo impatto fu deflagrante, salvo poi crollare qualitativamente e creativamente nelle stagioni successive. Tehran non ha quella forza d'urto ma ha le carte in tavola per uscire alla distanza, anche nell'immediato un pò come avvenuto recentemente ad I May Destroy You, tanto per portare sul tavolo un esempio recente.

E parlando di tavolo, Tehran ha tante carte da giocare, tanti assi nella manica.

L'ambientazione, per quanto abusata, sembra poter essere vera protagonista.

Questo intrigo internazionale interamente giocato sul suolo iraniana sembra poter essere raccontato in una maniera più consapevole, grazie anche al comparto creativo che quelle terre le sente addosso.

I primi episodi hanno saputo costruito molto mistero, sia intorno alla missione sia intorno alla protagonista. Il rischio è che questo mistero si trascini troppo e finisca per diventare una nuvola carica di pioggia perennemente in agguato.

In definitiva Apple TV è riuscita a piazzare l'ennesimo colpetto con maestria e programmazione. Aggiungere una serie tv spy, ambientata in medio oriente è un modo molto furbo e intelligente di ampliare il proprio pubblico dopo aver sfoderato serie attuali, corse nello spazio, thriller, drama, comedy da videogamer, prodotti paranormali.

Tehran tuttavia non convince appieno ma sicuramente lascia parzialmente soddisfatti e speranzosi, soffrendo del paragone scomodo con Homeland e non riuscendo a mettere in campo, almeno non subito, elementi di innovazione e originalità rispetto ai predecessori.

Se Tehran fosse un alunno del Liceo sarebbe un alunno modello ma rimandato a Settembre in un paio di materie.

Settembre è appena passato, aspettiamo che Ottobre ci riveli chi sia davvero questa Tehran.


Sensazioni dopo la visione del pilot:


Voglia di continuare a vederlo: 6+

Voglia di consigliarlo: 6

Cast: 6

Comparto Tecnico: 6,5

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