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The Handmaid's Tale - Che spessore la settima puntata

Ci sono serie che ti abituano ad un livello talmente alto da assuefarti.

Con tali show può capitare che, senza volerlo, alcune scene, alcuni episodi potentissimi vengano quasi presi sotto gamba, come se fossero scene o episodi qualunque da mettere nel cassetto dei ricordi insieme a tanti altri.

The Handmaid's Tale è una di quelle e, specie da quando si è distaccata dai libri della Atwood, ha dimostrato, e continua a dimostrare, di che pasta sia fatta.

Il settimo episodio della quinta stagione è, probabilmente, qualcosa di clamoroso per intensità, recitazione e per la narrazione tutta.

Si ribalta ogni cosa ma lo si fa senza far saltare il banco, senza forzature e senza sminuire il racconto per come lo abbiamo sempre conosciuto.

Anzi.

Spoiler.

Spoiler.

Spoiler.

"No Man's Land" riprende il percorso che Serena aveva, suo malgrado, iniziato da qualche puntata e che vedrà compiere il suo destino, definitivamente, in Motherland.

Giacchè ci siamo, prendiamo questo post come una recensione doppia di entrambi gli episodi, il settimo e l'ottavo, anche se è sul primo che vorrei soffermarmi.

Serena Waterford, passa dall'essere la donna più influente di Gilead ad esserne un'ancella.

Se non è poesia questa signori miei ditemi voi che diavolo lo è.

Il fatto che si arrivi lì nel modo in cui arriviamo aggiunge musica a quella poesia rendendola una canzone di Dylan o De Andrè a cui nessuno potrà mai resistere.

Serena grazia June in quella landa desolata, col pancione in mano e la pistola verso Ezra.

Per puro istinto, ed un po' di sano egoismo, Serena fugge da Gilead ed abbraccia la sua ex ancella, nonchè l'assassino del padre del suo futuro figlio.

Ed è qui che il racconto diventa universale e potentissimo, ovvero quando il peso delle scelte che verranno si sposta su colei che, per una volta, può vedersi e mostrarsi in una posizione di vantaggio: June.

Alzi la mano chi non ha desiderato, sperato, pensato che June scappasse con il nascituro, lasciando Serena agonizzante in quel fienile per poi rivendicare la sua Hannah in uno scambio di innocenti e piccoli prigionieri?!

Io l'ho fatto, eccome se l'ho fatto.

Ed ecco perchè la scelta degli autori mi ha colto piacevolmente alla sprovvista.

June perdona il peccato senza perdonare il peccatore.

La donna salva il bambino e lo dona, lo lascia nelle mani della sua legittima madre. Non cerca la vendetta attraverso il piccolo Noah, non lo usa per i propri fini ma si dimostra più forte di tutte le avversità affermando un principio che a Gilead sarebbe impossibile da affermare e sancendo, una volta per tutte, la differenza fra quel regime e lei, fra quel modo di vedere il mondo ed il suo mondo, fra quel modo di trattare le donne e quello che le donne realmente sono, dovrebbero avere, dovrebbero essere in grado di sentire garantito come diritto.

Noah è il figlio di Serena e solo Serena potrà allattarlo, curarlo, crescerlo, reclamarlo.

Sarà lei a farlo uomo, sarà lei a plasmarlo nel nome suo o in quello di Fred o in qualunque modo ella voglia.

Ancora una volta The Handmaid's Tale riesce ad essere spiazzante nelle piccole cose.

June non perdonerà davvero Serena ma, di certo, Serena pare abbia perdonato June, sentendola vicina come non mai e sentendo su di sè tutto il peso del rimorso di coscienza per le violenze fisiche e psicologiche causate alla sua ex ancella.

Il finale spezza quell'incantesimo.

Luke chiama la polizia.

Serena è finita.

Noah sarà restituito a Gilead come figlio di Gilead e Serena andrà in prigione.

June, e questa è la cosa forse più potente tra le tante cose potenti a cui abbiamo assistito, si sentirà tradita da Luke, reo di aver spezzato quel legame nuovo, quel rapporto di fiducia che, probabilmente, avrebbe portato ad un'alleanza strategica con Serena e qualche passo avanti per il ritorno a casa di Hannah.

Straziante il dolore di Serena. Strazianti le sue urla che in quel momento rappresentano l'urlo di tutte le madri del mondo a cui, per varie ragioni, viene strappato un figlio.

June non sa che Tuello da un lato e Lawrence dall'altro, stanno portando avanti importanti battaglie esogene ed endogene per cambiare le cose e per permetterle di riabbracciare Hannah.

Ci sarà un intervento militare e ci sarà la cosidetta New Betlemme ma soprattutto ci sarà, nell'ottavo episodio, il bellissimo dialogo con il comandante Lawrence.

Ancora una volta un uomo di Gilead ed i suoi rimorsi.

Ancora una volta June al cospetto di personaggi potenti resi infinitamente piccoli dalle loro becere azioni.

C'è speranza.

C'è speranza vera.

Questa quinta stagione, con Zia Lydia prima, con Serena poi e con Lawrence ora ci sta mostrando il volto di una Gilead più umana e più vicina all'arrendersi all'umanità tutta.

Si chiude con una dimessa e sommessa Serena che diventa l'ancella dei Wheeler.

Poesia.

Poesia purissima.


Voto "No Man's Land" 1x07 - 9,5

Voto "Motherland" - 8

Di seguito gli articoli relativi agli episodi precedenti della quinta stagione:


The Handmaid's Tale riparte e lo fa senza mezze misure


The Handmaid's tale: anche mostri sanno essere umani


Dear Offred è lo specchio di un mondo alla rovescia.


A metà stagione arriva un clamoroso colpo di scena in The Handmaid's Tale


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