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The Handmaid's tale: anche mostri sanno essere umani

Nel titolare questo articolo dedicato alla quinta stagione di The Handmaid's Tale mi sono rifatto ad un pensiero che mi ha accompagnato durante l'intera visione del terzo episodio della suddetta stagione, episodio dal titolo Border.

Che The Handmaid's Tale sia una serie che ci mette al cospetto di mostri e mostruosità che ci fanno ribrezzo al solo pensiero è cosa abbastanza nota ed è, in certi termini, una delle ragioni per cui da oltre 6 anni pubblico e critica si appassionano alle vicende che ruotano intorno alla nazione sovrana di Gilead.

Uomini che soggiogano donne, donne che concedono altre donne ai propri mariti, mariti che inseminano donne vestite di rosso nel tentativo di ingravidarle, zie che picchiano, frustano, abusano psicologicamente di donne più giovani ree solo di essere fertili, uomini e donne impiccati in pubblica piazza, stato di diritto inesistente, libertà soppressa. Ne abbiamo viste di tutti i colori al punto da essere diventati quasi indifferenti alla mostruosità. La grandezza di una serie come The Handmaid's Tale è dettata, anche, dal fatto di riuscire a danzare elegantemente su quel sottile filo che separa l'assuefazione dallo sconcerto. Se oggi riusciamo ancora a restare sgomenti di fronte ad un uomo che violenta una donna seppure nel contesto "legale" che Gilead si impone è perchè lo show di Hulu (qui una serie di articoli su show vari della piattaforma) ci offre spaccati di umanità molteplici e spesso insospettabili che ci impongono di restare umani e dunque non distaccati da certe scene, da certe violenze fisiche e mentali.

In Border, il riferimento è, soprattutto, ad Hunt Lydia (strepitosa Ann Dowd) la quale, al cospetto di una morente Janine, attaccata a delle macchine che la separano dalla morte, si strugge, piange, prega a tal punto da commuovere anche noi e farci dimenticare, per un momento, le atroci cose che ella ha fatto in passato.

Quella anziana signora che si inginocchia al capezzale di una "banale" ancella dall'occhio bendato è la stessa che abbiamo visto commettere atti di un'efferatezza gratuita ed esplicita che hanno suscitato in noi, nelle passate stagioni, un disgusto profondo.

Riuscire a mostrare l'umanità di un mostro come Hunt Lydia è fondamentale per permetterci di non restare freddi di fronte al prossimo schiaffo, al prossimo stupro, al prossimo mind game atto a privare le donne di Gilead della propria identità, spogliandole del libero arbitrio ed uccidendo il futuro di loro tutte.

Una serie violenta a prescindere, invece, avrebbe causato, presto o tardi, una emotiva indifferenza di fronte a molte delle scene che, invece, oggi ci lasciano senza parole.

Accanto ad Hunt Lydia, ad esempio, si presenta una delle tante "mogli", quella signora Putnam che tiene in braccio una figlia non sua, una figlia nata dal grembo e dal dolore di quella giovane e dolce donna morente. Quell'atto è simbolicamente foriero di una umanità profonda che, volente o nolente, alberga in ognuno di noi.

La mostruosità, in alcuni anfratti di se stessa, cela un'umanità inattesa.

Persino Serena, non solo in questo episodio, sembra avere un cuore, sembra avere una parte di lei che racchiuda sentimenti cosi lontani da una donna disposta a tutto pur di avere un figlio, pur di essere quella nella casa e non quella nella colonia.

I mostri, in gran parte, sono esseri umani imperfetti e traumatizzati. Non perdonabili nella maggior parte dei casi ma senza dubbio comprensibili.

Oltre a tutto queste riflessioni ci sarebbe anche spazio per la scoperta del vero volto del Mayday, per la confessione di Nick, per il comandante MacKenzie, per la romance potenziale fra Serena e Tuello, per i dolori del giovane Luke, per il colore della casacca indossata da anna al corteo funebre e per la solita potenza di un racconto che non accenna un minimo di stanchezza.

Ad avercene di roba cosi in giro.


Voto 5x03: 8+

Visto che ho deciso di seguirla e commentarla tutta, da cima a fondo, come solo i grandi show meritano, vi lascio alle recensioni precedenti sulla quinta stagione:


The Handmaid's Tale riparte e lo fa senza mezze misure - Recensione Episodio 1-2





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