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The Morning Show 2 danza scivolosamente tra "cancel culture" e pandemia

Siete sempre tra quelli che son tutte bellissime le altre ma Jennifer Aniston sarà sempre nel mio cuore più di qualsiasi altra attrice?


Reese Whiterspoon non vi da ai nervi?


Vorreste esaminare maggiori sfaccettature intorno alla faccenda #metoo?


Dopo 2 anni di pandemia vorreste sentir parlare di come essa è nata anche da un punto di vista televisivo?


Gli autori di The Morning Show, in vista della seconda stagione devono essersi chiesti "come facciamo a ficcarci dentro l'attualità se da 2 anni si parla solo di covid?".

E alla fine hanno deciso di parlare anche loro di covid!

Ovvio no?!

Ed ecco che la seconda stagione diventa un mosaico di cose in contrasto fra loro ma che pur dovevano convivere data questa impostazione/imposizione iniziale. Continuare a parlare di metoo e delle sue conseguenze ma in un mondo stravolto da un nemico invisibile e trasversale che ha spazzato via ogni certezza.

Ecco a voi la seconda stagione di The Morning Show.

Il primo episodio, di cui vi avevo già parlato in questa recensione, aveva denotato un certo rilassamento rispetto alla prima conturbante stagione. Le première, specie quelle che seguono una stagione cosi osannata ed un finale cosi cataclismatico come quello che aveva chiuso la prima annata, spesso risultano abbastanza deludenti proprio perchè nascono da un'attesa enorme e hanno dietro di esse un lascito rilevantissimo.

Sebbene avessi bene a mente che non si giudica un libro dalla copertina ne una seconda stagione di una serie dalla sua première, essa mi aveva lasciato quella sensazione di "quest'anno mi sa che non sarà come il precedente" che, purtroppo, l'intero secondo ciclo di episodi, conclusosi il 18 Novembre scorso con l'episodio "Fever", non ha saputo sopprimere.

La seconda stagione di The Morning Show, ve lo dico subito, ha vissuto di momenti, grandi sussulti, colpi di scena, 2 grandi temi e dei suoi personaggi ma non ha saputo incidere come all'esordio, risultando schizofrenico, totalmente schizofrenico (che poi ora che ci penso magari era anche voluto...magari gli autori volevano farci percepire quello spaesamento che un po tutti abbiamo subito con l'avvento del coronavirus).

Detta in soldoni, ho apprezzato l'incrocio fra realta è finzione, fra diegetica ed extradiegetica, fra il dramma dei personaggi della serie e quello globale che dal dicembre 2019 ci accompagna velenosamente. Quello che non ho apprezzato, e forse neppure capito, è il modo in cui queste strade si siano incrociate e il modo in cui certi personaggi e certe storyline si siano incontrate.

Ah, dimenticavo. La seconda stagione mi è piaciuta, mi è piaciuta comunque, anche se meno della prima e anche se priva di quella straordinaria coerenza e di quella granitica solidità che aveva contraddistinto la prima.

L'avvento del coronavirus mi è sembrato un po gettato lì.

Sin dal primo episodio se ne è parlato e tante volte nel corso degli episodi abbiamo ripercorso, per bocca dei protagonisti e dei cronisti del The Morning Show, le sottovalutazioni e le risatine verso quella che, all'alba di questa tragedia collettiva, sembrava essere solo un raffreddore particolarmente cattivo con i cinesi.

Gente che scorrazzava senza mascherina, grandi eventi da preparare, Harry e Meghan che facevano più notizia di quello che sarebbe diventato il Vietnam della nostra generazione, scarsa considerazione del tema a tutti i livelli. In questo, è stato abile il lavoro di riproposizione di quella che sembra una cosa accaduta 30 anni fa e che invece ci piombava addosso solo un biennio addietro.

Oggi siamo tutti attenti, sebbene stanchi, alle misure da adottare per proteggerci e proteggere gli altri ma come dimenticare quei cruciali e delicatissimi momenti iniziali dove le Laura Peterson e le Alex Levy di questo mondo ci mostravano come lavarci le mani per 20 secondi o come approcciarci in caso qualche sintomo comparisse?

In questo la serie ha fatto un buon, seppure non enorme, lavoro di ricostruzione storica ma ha poi commesso il fatale errore di provare ad incastrare quella storia con la SUA storia.

Ed eccole che, puntuali, sono arrivate le forzature.

Mitch non c'è più. E' stato cancellato. Autoesiliato. Fuori dal mondo.

E allora dove la mettiamo questa ingombrante figura per la famiglia del The Morning Show?

Gli autori avranno pensato che visto che la Cina era fuori mercato il più papabile dei paesi coi quali poter introdurre l'argomento coronavirus potesse essere un paese europeo, a forma di stivale, dove la pizza è buonissima, Berlusconi potrebbe diventare presidente della Repubblica e i mandolini allietano le giornate dei passanti.

Ed ecco che il nostro Mitch Kessler finisce per espiare la sua colpa sul lago di Como, come un George Clooney qualsiasi, in compagnia della nostra Valeria Golino (molto molto brava la nostra Valeria).

Quei geni degli sceneggiatori devono essersi sentiti parecchio intelligenti.

L'equazione Italia=Introduco con eleganza il coronavirus, deve essere sembrata loro una grande idea.

E cosi hanno poi coinvolto la grande protagonista dello show in un improbabile viaggio in Italia, in modo da poterla rendere una sorta di paziente zero del The Morning Show e permetterci/permettersi di guardare da vicino gli effetti del covid.

Capisco l'intento, capisco la voglia ma detta cosi capirete benissimo che il processo creativo sembra un pochettino forzato, un po come se volessimo inserire un quadrato in uno spazietto a forma di triangolo. Proviamoci pure ma temo che il risultato non sarà esattamente quello atteso.

Sul tema covid, dunque, si son fatti un po di pasticci narrativi.

Non brillantissima la storyline che introduce un noto e amato volto seriale come quello di Julianna Marguilles, qui nei panni di Laura Peterson. Anche qui, nonostante spunti apprezzabilissimi, mi è sembrato più un modo per "arrotondare" inserendo anche il filone sempreverde del gender gap e della discriminazione ai danni di donne e della comunità LGBTQ (ben venga che se ne parli e che se ne parli ovunque ma qui mi è sembrato un "parlarne a prescindere perchè lo dovemo fà").

Per nostra fortuna la serie ha recuperato terreno quando è entrata in territori ad essa molto più familiari, territori che l'avevano resa cosi tosta e apprezzata ai tempi della prima stagione.

Quelli che erano gli scandali della prima stagione, quella che era l'esplosione del #metoo della famiglia del The Morning Show, sono diventati quello che, nell'impazzimento di massa, definiamo "cancel culture". Personalmente ho sempre sostenuto che (a voi giustamente non fregherà nulla di quel che penso io ma vabbè...è il mio spazietto digitale questo lasciatemi dire qualcosa di off topic ogni tanto) la cancel culture sia un fenomeno becero, ignorante, ottuso e spaventoso.

Esso non tiene conto degli effetti collaterali, non lascia spazio alle interpetazioni, non vive di grigi ma solo di bianco e nero e quel che più intimorisce è l'effetto devastante che può avere su chi ne viene travolto.

Una persona "cancellata" è di fatto un appestato sociale, un malato di covid, un supediffusore che entra in una stanza piena di gente e lo fa senza mascherina e tossendo a raffica, spargendo goccioline sugli astanti.

Hai fatto qualcosa di eticamente sbagliato? Sei sospettato di aver assunto una condotta poco ortodossa? A causa delle tue azioni qualcuno è finito male, malissimo, malissimissimo? Noi ti azzeriamo, ti rendiamo la vita un inferno, ti mettiamo alla stregua di tutti quegli altri che abbiamo cancellato. E dunque se sei stato artefice di una scappatella extraconiugale potresti ritrovarti ad essere equiparato ad uno stupratore seriale e cosi via.