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The Nevers: tra Whedon, quote rosa e supereroismo

Ci sono serie tv di cui è difficile parlare senza avere un background rispetto al materiale da cui è tratto, e ci sono serie tv di cui è difficile parlare senza avere un background di tutti i casini legati alla produzione e al famoso "dietro le quinte".

The Nevers, nuova e attesissima serie tv di HBO (non HBOMax), appartiene alla seconda schiera.

Il motivo risiede principalmente nelle vicende legate all'uomo dietro il sipario rosso, dietro la cinepresa, dietro le decisioni più importanti; e attenzione perchè non è un uomo qualsiasi, serialmente parlando.

Si tratta di Joss Whedon, amato, o meglio idolatrato dai fan di Buffy e reso celebre dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, grazie alla sua presenza registica legata al nome degli Avengers, cosa che nel mondo dell'entertainment è pari probabilmente al essere stato un premio Nobel o aver vinto un pulitzer.

All'annuncio che HBO avrebbe affidato a Whedon una nuova serie sci-fi/supereroistica ambientata nell'era vittoriana, credo che ci siano state reazioni di giubilo incontrastate ed irrefrenabili, del tipo di quelle che avreste se fischiassero un rigore al 90' in una finale di champions league, ovviamente per la vostra squadra del cuore (che poi oggigiorno non c'è evento più fantascientifico di vedere una squadra italiana in finale di champions, ma questa è un'altra storia).

Prendete quella foga, quell'energia positiva e mettetela da parte, cosi come la HBO ha messo da parte Whedon dopo accuse legate a presunti atteggiamenti inopportuni sul set.

Perchè premettervi tutto questo pòpò di roba che potrebbe sembrare adatta alla novella 2000 della serialità e non a serialfiller.org? Perchè se il pilot ci è piaciuto, vi è piaciuto è meglio frenare gli entusiasmi visto che dal secondo episodio in poi, circa, la mano di Whedon dovrebbe essere pressochè mozzata, sparita dal matitone che avrebbe dovuto disegnare l'intera storia dietro una serie ambiziosa come The Nevers.

Come si direbbe in Formula 1 dopo un sorpasso azzardato o un pit stop sospetto: il pilot è buono, anzi eccellente, ma la vittoria, il risultato è sub judice.

Torniamo, adesso, a discorsi squisitamente seriali.

The Nevers, come detto, è ambientata nella Londra Vittoriana, esattamente nel 1896 o, ancor più precisamente, 3 anni dopo un misterioso e dimenticato evento occorso proprio nel 1896.

Uno strano oggetto non identificato sorvola i cieli londinesi, nello stupore generale di una popolazione abituata a cavalli e serial killer, a fetori cittadini e mercatini, non certo ad entità che definiremmo aliene e dotate di tecnologie a loro sconosciute.

Quell'evento, nonostante la sua straordinarietà, viene rimosso da tutti coloro i quali hanno assistito a quella strana apparizione.

La navicella (o strano velivolo a forma di pesce, fate vobis), ha però lasciato delle tracce su alcune persone, quelle che daranno il titolo alla serie.

Sono persone dimenticate, di basso rango, emarginate, ai limiti della povertà, spinte al suicidio, ai confini della società.

Alcune di queste persone svilupperanno dei poteri straordinari. Dalla superforza alla preveggenza, passando per cose molto più strane come l'esprimersi in tutte le lingue del mondo o diventare dei giganti e cose di questo tipo.

Ben presto, esse formeranno una rete che verrà protetta da una facoltosa donna in carrozzina dal nome Lavinia Bidlow (Olivia Williams), la quale affiderà alla signora Amalia True (Laura Donnely) la gestione dell'orfanotrofia nel quale confluiranno i cosiddetti "Touched", ovvero le persona con poteri di cui parlavo poco fa.

La Bidlow e la True saranno la punta dell'iceberg di un'organizzazione sempre più vasta e con nobilissimi fini che fungerà da punto di ritrovo e da comunità verso quella che è una fitta trama di personaggi strambi e potentissimi ma uniti dal fatto di essere stati, prima di acquisire i loro poteri, marginalizzati dalla borghesia e l'aristocrazia britannica.

Il punto focale di tutta The Nevers sembra essere distante anni luce da ciò che vi aspettereste da un racconto fantascientifico. Al centro di ogni discorso ascoltato durante il pilot vi è il ruolo della donna. The Nevers potrebbe essere, per certi versi, la prima serie tv supereroistica tutta al femminile, una sorta di The Avengers vittoriano fatto solo di quote rosa.

Figata, direte voi?! Che capacità di essere al passo coi tempi, direte voi?!

Si.

E no.

A fronte di un messaggio positivo, importante, condiviso e condivisibile, vi è una tendenza a insistere sul messaggio stesso, come se non bastasse il fatto di avere creato una serie tv ambientata oltre 100 anni fa, con quasi solo donne protagoniste, con donne cazzutissime in prima linea, intelligenti e quasi sempre molto carine. Nel pilot si avverte un'incessante bisogno di sottolineare che l'eroismo è rosa, che sono le donne a prendersi la scena, che sono loro ad essere tormentate da questo misterioso evento e saranno loro, in qualche modo, a venrirne a capo.

Non c'è nulla di male, anzi questo aspetto rappresenta una ventata di aria fresca su un genere, che pur nelle mille sfumature degli ultimi anni, mai aveva pigiato cosi forte sull'acceleratore del cambiamento di genere.

Qualche obiettore dirà che per secoli abbiamo dovuto sciropparci uomini armati di ogni cosa, sapientoni e bellissimi, mescolanze di James Bond e Indiana Jones, di Iron Man e Captain America, senza che nessuno ne avesse mai abbastanza.

Vero.

Verissimo.

E' però un vizio di forma quello di voler sottolineare cosa quella serie vorrebbe essere, sarebbe stato un difetto se avesse insistito su una sorta di "machismo" alla John Wayne o sul colore dei fiori presenti in un episodio o su qualsiasi aspetto presente vigorosamente nell'episodio o nella serie "incriminata".

Detto questo, approcciandomi a The Nevers, avevo una sola grande paura: il casting.

Ero abbastanza certo che mi sarebbe piaciuta (e cosi è stato), avendo una sorta di mistica certezza sul fatto che HBO sia anch'essa "touched" da una qualche mano divina che le impedisca di fare "cappellate" in fase di scelta della storia da raccontare, di chi la racconterà e di chi la sceneggerà.

Guardando, però, il cast, qualcosa non mi quadrava.

Nessun volto conosciutissimo ma la cosa non è mai stata un problema (pensate al recente Snabba Cash o a Ethos per esempio). Non vi era, però, quasi nessun volto "amico" ovvero qualche attore o qualche attrice, magari marginalissima, che in altre serie ci aveva fatto battere il cuore o sorridere o piangere o comunque affezionare al suo minuscolo personaggio.

Niente di tutto cio.

Il pilot fuga ogni dubbio e spazza via le incertezze.

Il cast è eccellente ed in particolar modo son rimasto piacevolmente sorpreso da Laura Donnelly, che interpreta con la giusta dose di carisma, coraggio e umanità un personaggio complessissimo come quello di Amalia True.

In giro, ho letto di tantissimi commenti "positivi ma non troppo".

Mi sento di andare in controtendenza perchè credo che questo pilot abbia assolto pienamente le proprie funzioni. Stupire, raccontare, intrigare ed eseguire tecnicamente molto bene il tutto.

Non è poco ma potrebbe non essere abbastanza.