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The nevers non molla e convince: it's True

Quando, qualche settimana fa, vi parlai del pilot di The Nevers, vi accennai che nel generale entusiasmo per il prodotto HBO si scorgeva una fortissima preoccupazione per il futuro della serie.

L'allontanamento di Joss Whedon proiettava più di qualche ombra sulla strana ed intrigante serie sui "touched", facendomi domandare quanto potesse essere distruttivo un cambio di mano cosi pesante.

Arrivati al termine della prima parte di stagione, composta da 6 episodi, non solo il sospiro di sollievo è enorme ma una nuova domanda sopraggiunge: The Nevers riuscirà a finire nella top 10 delle migliori serie del 2021?

Mancano ancora 6 mesi e più e anche il 2021 sta per arrivare al giro di boa ma alcune serie tv hanno già lasciato il segno in un anno che, a mio avviso, è stato sin qui fenomenale e ricco di prodotti, vecchi e nuovi, indimenticabili. Per chi volesse approfondire vi rimando alla top 2021 e alla classifica dei migliori episodi del 2021 che, come sapete, ci tengo ad aggiornare con una certa costanza per garantirvi un servizio sempre efficace.

Ma torniamo a The Nevers.

Il sesto episodio ci ha regalato uno spiegone ben confenzionato e ricco di sorprese. Un modo per riannodare le trame del racconto e rimandarci alla seconda parte che verrà nei prossimi mesi e che avrà il compito di ripartire a bomba dopo gli ultimi eventi.

Come avrete intuito, The Nevers mi ha convinto.

Tanto. Forse non eccessivamente ma mi ha soddisfatto concretamente e senza dubbio alcuno.

Joss Whedon ed HBO hanno messo insieme un racconto capace di regalare una componente mistery fortissima, di grado elevatissimo della "scala Lost", coniugando un messaggio femminista molto potente e poco retorico, una capacità di intrattenere fuori dal comune ed anche, seppure nei limiti, uno sviluppo intelligente di trame e personaggi.

Anche quella che era la mia remora iniziale, il cast, si è rivelata una paura infondata con molte piacevoli sorprese, a cominciare da Laura Donnelly (Amalia True) e Ann Skelly (Penance), le quali sono risultate particolarmente convincenti, specie la Donnely che ha preso in carico un personaggio non facile, ricco di sfaccettature, duro e tenace ma anche profondamente inquieto e tormentato.

L'episodio che conclude la prima parte di stagione, dal titolo "True" è stato molto efficace nel delineare la tridimensionale, non solo caratteriale ma, in un certo senso, anche spazio-temporale della donna, crononauta in un corpo altrui, una prescelta al servizio di una battaglia ancora poco nota se non nei suoi contorni.

Nel sesto episodio c'è molto di quello che The Nevers sia stato capace di offrire, ma non tutto.

La origin story su Amalia True richiama tutto quello che evidenziavo poco fa. Terminato l'episodio, infatti, sappiamo molto di più di Amalia e molto di più del misterioso Galanthi ma, al tempo stesso, abbiamo altre domande a cui rispondere (ed in questo ricorda spaventosamente il clima creato da JJ Abrams e Damon Lindelof in Lost). Perchè il futuro è cosi cupo? Chi sono i "nemici"? Chi il manovratore? Mrs Bidlew che ruolo ha in tutto cio? Maladie sarà risucchiata nei "buoni" prima o poi? Son tantissime le cose ancora da scoprire ma si sommano, quasi annullandosi, alle cose di cui siamo venuti a conoscenza nei primi sei episodi.

Amalia è Molly ma è anche una stripe. Il connubbio delle 2 ha generato Molly True che scopre di essere, ricorda di essere Zephyr Alexis Navine.

Anche in The Nevers, come nel recente Halston di Netflix, torna fortissimo il concetto del "nome", inteso come cifra identitaria del proprio vissuto, come marchio al quale associare la propria vita e la propria eredità spirituale, intellettuale, esistenziale, se vogliamo anche materiale.

Amalia True è una donna fortissima ma smarrita, coacervo di esperienze reali ma quasi mistiche che l'hanno resa una leader, un soldato potenzialmente inarrestabile.

L'identità è anche quella che tutti i "touched", volenti o nolenti, cercano nella comunità costruita da Amalia e la Bidlew. Sono reietti e smarriti ed insieme si sentono a casa, una casa che costruiscono insieme e che rappresenterà, in futuro, il loro nome, la loro identità collettiva.

Il futuro è un altro baluardo di questa prima parte.

Narrativamente rappresenta un punto fisso nel tempo che i nostri eroi dovranno cercare di scongiurare.

Dialogicamente è chiara la volonta di Whedon di rappresentare una società vittoriana non dissimile, per certi versi, da alcuni luoghi della nostra contemporaneità, e dunque del futuro dei protagonisti, dove regna l'indifferenza e la paura verso il diverso, paura che i "touched" fronteggeranno ogni santo giorno.

Prima di concludere voglio osservare e glorificare la capacità degli autori di regalarci dei cliffangher potentissimi ad ogni episodio.

Scomodando nuovamente Lost, è dai tempi della serie di JJ Abrams che troppi autori hanno abusato del mezzo dei cliffangher, dei flashback e dei flash forward, pensando che bastasse questo a rendere interessante e misteriosa una serie.

La storia ci ha insegnato che cosi non è. Affatto.

E' bellissimo constatare che in The Nevers, l'utilizzo molto marcato dei cliffangher non risulti mai fuori posto ed anzi consenta di generare cementare le linee narrative e infondere mistero a quanto narrato.

Hallelujah!

In definitiva, dunque, The Nevers passa l'esame a pienissimi voti ma la seconda parte, quella che verrà, sarà di certo quella più ostica, con l'egida di Whedon che andrà a sparire ed un parco autoriale che dovrà cavarsela con le proprie gambe, dal primo all'ultimo passo.

Noi li seguiremo vigili ma appassionati, ad una serie che ha saputo conquistare tanti e che potrebbe attrare ancora molti serialfiller.



Sviluppo Personaggi: 7++

Complessità: 8

Originalità: 9

Autorialità: 7

Cast: 8--

Intensità: 6,5

Trama: 7

Coerenza: 7

Profondità: 6

Impatto sulla serialità contemporanea: 6,5

Componente Drama: 7

Componente Comedy: 5

Contenuti Violenti: 5