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The Offer: 50 anni dopo The Godfather è ancora qui con noi, potentissimo.

Nostalgici di un cinema oramai lontanissimo?


Avete appena siglato l'abbonamento a Paramount +?


The Godfather resta il vostro film preferito?


Vi avevo già parlato di The Offer molto tempo fa in occasione del pilot (qui trovate le mie first impressions).

Quello che mai avrei immaginato, nonostante le ottime sensazioni di allora, era che avrei finito per amare visceralmente questo show al punto da provare un senso di vuoto misto ad un totale appagamento, al termine della stagione.

Come saprete, in caso siate andati a rileggere quel post, The Offer è una serie che celebra i 50 anni dall'uscita di The Godfather e lo fa riprendendo le memoria di Al Ruddy (interpretato da Miles Teller), celebre produttore de Il Padrino il quale ricorda, anche qui in veste di produttore/consulente, i passi che portarono a quell'iconica opera che, come spesso accade in casi di enorme successo come questo, tutto lasciava presagire fuorchè che sarebbe diventata un capolavoro.

Assistere, specie se quel film lo hai visto, rivisto, sponsorizzato, acclamato ed assorbito fino a farlo diventare parte della tua cultura, alla decostruzione della storia che ha portato alla realizzazione della più importante e bella pellicola di tutti i tempi, è stato qualcosa di trascendentale.

Onore a chi ha avuto questa idea, idea che deve avere reso orgogliosi a vari livelli i produttori della serie e tutta la Paramount.

Questo show, infatti, trasuda Paramount da tutti i pori ed è un simbolo di metatestualità come pochi altri in circolazione.

Pensare che The Offer sia uno dei titoli di lancio della nascente Paramount +, che parli di un film prodotto dalla Paramount mezzo secolo fa, che celebri produttori come Bob Evans e Charlie Bludhorn, fa veramente venire voglia di applaudire chiunque abbia pensato che questa potesse essere un'idea vincente.

The Offer è stata una delle idee migliori degli ultimi anni e lo è stata partendo da un presupposto, quello poco fa espresso, che sarebbe potuto diventare un boomerang per chiunque.

A conti fatti, al termine di questo show, tutti ameremo la Paramount un pochino di più di quanto non la amavamo prima di iniziare questo viaggio. L'autocelebrazione è totale ma non è mai eccessiva o pretestuosa.

La Paramount è stata davvero un pezzo di storia del cinema, al punto da produrre il migliore film di sempre ed oggi prova a rilanciarsi in un mercato audiovisivo che è lontano anni luce da quello in cui Al Ruddy cercava di produrre quello che sarebbe stato The Godfather.

Gli applausi, per questa serie, si sprecano.

L'abilità nel ricostruire la storia dietro la storia che tutti conosciamo, servendosi di tante cose vere, altre verosimili, altre semplicemente innestate nella storia stessa per aiutare a raccontarla meglio e con più ardore, è stata, francamente, eccezionale.

Non ha perso un colpo questo show e lo ha fatto, secondo me, grazie ad una passione ed un divertimento nel mettere in scena i particolari che hanno contraddistinto l'elaborazione dell'epopea della famiglia Corleone. Non è una cosa che io sia in grado di dimostrare empiricamente ma ho avuto la sensazione palpabile che nel girarla, attori, registi e sceneggiatori, si siano divertiti un mondo ed abbiano goduto nel rappresentare, e nell'interpretare, personaggi cult come Don Vito, Michael, Brazzi, Sonny, Kay e tutti gli altri.

Miles Teller, in particolare, dopo aver dato prova di se sul piccolo schermo con il bellissimo e dimenticato gioiello firmato Nicholas Winding Refn (qui la recensione di Too Old Too Die Young), è sembrato enormemente a suo agio nell'intrepretare Al Ruddy, giovane produttore che ha dato tutto quello che aveva, gettato il cuore oltre l'ostacolo per permettere a Francis Ford Coppola e Mario Puzo di girare quel film impossibile.

Giovani Ribisi è stata, sin da subito, la scheggia impazzita che rischiava di essere fuori fuoco e fuori fase in questo show.

Cosi non è stato.

Il suo Joe Colombo ha tutte le carte in regola per essere un personaggio serialmente indimenticabile.

Un uomo d'onore che ha preso a cuore Al e ne ha fatto un amico, vero, sincero a cui era legato da un profondo affetto e rispetto. Aldilà del criminale abbiamo intravisto una persona a cui era possibile volere bene e Giovanni Ribisi è stato bravissimo nel navigare sempre cautamente in un mare cosi tempestoso come quello di un boss che doveva incutere paura e suscitare rispetto riverenziale ogni qualvolta qualcuno si presentasse al suo cospetto.

Colombo è stato un personaggio macchiettistico ma fino ad un certo punto. Utile, financo essenziale, alla trama, il boss italiano ha regalato momenti di grande recitazione ed efficacia narrativa, grazie anche ad una scrittura intelligente ma mai pedante.

E parlando di personaggi ed interpreti favolosi come non arrivare con la mente e con il cuore a Bob Evans e Charlie Bludhorn, rispettivamente interpretati da Matthew Goode (The Crown, Downtown Abbey) e Burn Gorman (Halo, The Expanse).

I 2 personaggi, spesso eccessivi, sono la rappresentazione di un'epoca oramai passata, un'epoca il cui fascino ancora rieccheggia oggi, un'epoca dove il politically correct non esisteva, la discriminazione di genere e razziale era un dato di fatto, il gender gap era 100 volte quello di oggi ma tutto (senza ovviamente voler giustificare tutto il resto) era più vivo, fluido, frizzante, vero.

Charlie e Bob sono l'incarnazione di quel periodo e forse di tutta l'industria cinematografica. Era un'industria che non doveva guardarsi le spalle dalle piattaforme streaming e il cui unico intento era guadagnare molto producendo sogni. C'era il becero capitale dietro tutto ma c'era anche il cuore, il sentimento, la forte volontà di essere persone che con la loro visione, il coraggio delle loro idee, i rischi presi e quelli non presi, avrebbero migliorato il mondo, anche solo regalando un sorriso o 3 ore di intrattenimento mai vuoto, carico di arte, trasudante genialità da ogni scena.

Bob e Charlie, cosi diversi eppure cosi saldamente uniti da una reciproca voglia di vivere quel palpabile sogno americano, rappresentano l'eccezionalità di uomini eccessivi nella forma e nella sostanza, uomini alfa a cui tutto era concesso ma che tutto, in fondo, erano riusciti a guadagnare con la propria gigantesca autostima ed assumendosi rischi che non tutti sarebbero stati disposti a correre nella loro posizione.

Nella serie, infatti, assistiamo alla continua escalation a cui devono, giocoforza, sottoporsi a causa dell'irruenta determinazione di Al, il quale avrebbe fatto di tutto pur di salvare, migliorare e produrre il miglior film possibile. Nel farlo, Al Ruddy ha messo Charlie e Bob in situazioni spesso spiacevoli ed impossibili costringendoli a scelte che hanno sempre avuto come obiettivo quello di spingere quel sogno oltre la montagna che stavano scalando.

Ci sono riusciti, nonostante tutti remassero contro di loro.

Sulle interpretazioni di Goode e Gorman ci tengo a fare una sottolineatura.

Sono stati bravissimi. Ogni sfuriata di Charlie ed ogni stravaganza di Bob è valsa il prezzo del biglietto.

Non secondario, sebbene molto più laterale rispetto al resto è stato il ruolo di Juno Temple (Ted Lasso, Mr Corman) la quale ha interpretato quella che inizialmente era solo una banale segretaria, una delle tante, una delle milioni di donne tutta tacchi, gonna e dattilografia. Bettie McCartt è un personaggio veramente esistito e di cui, probabilmente, non avremmo mai conosciuto l'esistenza senza questo show.

Il femminismo, quello vero, dovrebbe affondare le radici in storie come questa, storie in cui non esisterebbe una donna senza un uomo che creda in lei e viceversa. Al e Bettie, in maniere diverse si sono aiutati l'un l'altra ed in maniera tangibile e rispettosa. Quando Al doveva barcamenarsi fra i viziati e pretenziosi uomini della Paramount, le paranoie di Coppola, le richieste del cast, ed il mondo sotterraneo della mafia italo americana, Bettie era li pronta a togliere lui le castagne dal fuoco. Sempre.

Ne ha subite tante, tanto stress l'ha contaminata in quei mesi, in quegli anni ma poi, quando l'obiettivo è stato raggiunto e la montagna scalata, Al ha riconosciuto, con enorme concretezza quel valore che Bettie aveva dimostrato, professionalmente ed umanamente.

Se Bettie ha potuto vivere il proprio sogno, quello di diventare una famosa agente ad Hollywood, questo è stato possibile grazie al suo duro lavoro ma anche grazie al supporto economico e morale del suo "boss", del suo amico.

Il femminismo, secondo sbagliando, vuole contrapporre l'uomo alla donna, metterli gli uni contro le altre. Questa storia dimostra come la vera crescita, la vera riduzione/sparizione del divario, nasca dalla collaborazione e dalla presa di coscienza di quanto tutti dipendiamo, in qualche modo, dagli altri, siano essi bianchi, neri, donne, uomini, etero, omosessuali, musulmani, ebrei e cosi via.

In generale, The Offer è anche un grande miscuglio di personalità e sensibilità che, incredibilmente, riescono a stare insieme senza fare danni ma creando un capolavoro di cui si parlerà per secoli.

Come avrete capito, questo show mi ha lasciato delle sensazioni meravigliose.

Mi ha lentamente conquistato e lo ha fatto con la forza dell'idea di fondo (quella di raccontare il parto che ha generato un simile gioiello), la freschezza della propria sceneggiatura, il tono mai serio ma nemmeno banale, interpreti straordinari e personaggi indimenticabili.

Una citazione la merita anche chi ha dovuto interpretare l'icona delle icone, quel Marlon Brando che nessuno mai dimenticherà e di cui tutti ricordiamo quelle sequenze al tavolo, tutto in tiro, mentre garantisce "offerte che non si possono rifiutare" (da cui il titolo dello show). Justin Chambers (Grey's Anatomy) non sembrava la scelta migliore, sembrava molto più che forzata, molto più che fuori parte. Vederlo, poi, in azione mi ha fatto cambiare idea. Ha superato ampiamente l'esame, quello più difficile, quello che ti garantisce il conseguimento della laurea.

Un po' come tutto il cast, come tutti gli autori dietro questo grandissimo tributo al cinema, ad Hollywood, all'industria cinematografica tutta ed alla fiorente e rinascente Paramount.

Con questa recensione spero di avervi fatto, in piccola parte, un'offerta irrinunciabile, quella di recuperare uno show imperdibile.

Accettate?

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Sviluppo Personaggi: 9,5

Complessità: 6,5

Originalità: 9

Autorialità: 7,5

Cast: 9,5

Intensità: 6,5

Trama: 7,5

Coerenza: 9

Profondità: 7

Impatto sulla serialità contemporanea: 5

Componente Drama: 7

Componente Comedy: 4

Contenuti Violenti: 7

Contenuti Sessuali: 3

Comparto tecnico: 8

Regia: 7

Intrattenimento: 8

Coinvolgimento emotivo: 6

Opening: 8

Soundtrack: 7,5

Produzione: Paramount +

Anno di uscita: 2022

Stagione di riferimento: 1

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