top of page
  • cinguettio
  • Instagram
  • Facebook Icona sociale

The Rehearsal è stranamente profondo

Avete mai sentito parlare di Nathan Fielder?


La HBO non vi ha mai deluso?


Le nostre scelte possono essere perfette?


Benedico il giorno in cui, qualche settimana fa, decisi di controllare su siti web statunitensi specializzati quali fossero le serie tv più acclamate dell'anno.

Con mia somma sorpresa tutti parlavano un gran bene di The Rehearsal, serie tv di e con Nathan Fielder, in onda sulla HBO ed appena rinnovata per una stagione 2.

Non avevo mai sentito parlare di The Rehearsal e non avevo idea di cosa attendermi.

Quello che ho trovato è stato ancora più sorprendente ed oggi, son sicuro, avrò estrema difficoltà a parlarne data la sua complessa natura.

The Rehearsal è un mockumentary atipico poichè, in qualche strano modo, non sembra, e forse non è, un falso documentario.

Nathan interpreta se stesso nelle vesti di un produttore, esecutore, regista, showrunner di un programma nel programma, un progetto che prevede la ri-creazione di ambienti, situazioni e, addirittura, persone in carne ed ossa al fine di permettere alle persone reali di provare (e di qui il titolo dello show) potenziali scenari futuri in cui potrebbero imbattersi, sempre nella vita reale, per dipanare questioni personali futili o fondamentali come potrebbero essere la rivelazione di una bugia o la genitorialità.

Il concetto di "reale" è alla base dello show, cosi come il concetto di scelta.

Ci ho messo un paio di episodi per realizzare che The Rehaersal non era (solo) uno show leggero e divertente ma era (soprattutto) una serie che provava a fare i conti con la vita e con la nostra inettitudine.

Nathan Fielder, infatti, attraverso le continue rivisitazioni che mette in scena ci mostra come l'uomo contemporaneo sia divenuto insicuro e inaffidabile, soprattutto verso se stesso.

Basti pensare al primo episodio, grottesco e assurdo come pochi, per capire che quanto raccontato ha un intento molto più universale di quanto ci si possa attendere.

Il protagonista è un uomo che per anni ha mentito su un dettaglio minuscolo ai propri compagni di trivia quiz. La paura di perdere il loro rispetto lo spinge a contattare Nathan.

Perchè lo contatta?

Cosa offre Nathan?

Fielder offre qualcosa di mastodontico e paradossale. Dopo il primo incontro con il suo nuovo "cliente", Nathan ricrea in tutto e per tutto la dimora di quest'ultimo e fa lo stesso con il pub in cui si svolgeranno, in futuro, le scene in cui l'uomo confesserà ai suoi amici di non essere laureato.

Per inscenare in maniera ancora più verosimile il tutto, Nathan si servirà di attori professionisti che interpreteranno il proprio cliente e tutti i suoi amici, con tanto di comparse.

E c'è di più, le performance degli attori saranno rese ancora più "reali" dal fatto che Nathan spierà tutte le persone coinvolte raccogliendo filmati, audio e appunti sulla vita quotidiana di questi uomini.

Un vero e proprio omaggio ad un bellissimo film con protagonista il compianto Philip Seymour Hoffman di qualche anno fa. Il titolo era Syneddoche e mi è costantemente tornato alla mente durante la visione di The Rehearsal.

Ma perchè qualcuno dovrebbe inscenare tutto ciò?

Perchè tutto questo enorme castello, peraltro costosissimo, solo per prepararsi ad una confessione?

Perchè questa ossessiva ricerca di un comportamento perfetto senza, tra l'altro, la certezza di un risultato?

L'uomo, inetto come non mai, è alla ricerca, come non mai, di un meccanismo predittivo che gli consenta, senza sforzarsi, di raggiungere un obiettivo egoistico, nel caso del primo episodio, ad esempio, il rivelare una stupida verità senza perdere il rispetto di alcuni amici occasionali.

Fa ridere, fa molto ridere, specie per come Fielder rappresenta il tutto, ma fa anche molto male scoprire quanto siamo diventati fragili.

E se pensate che il tutto si riduca ad una dimensione puramente futile e grottesca vi sbagliate di grosso.

La seconda metà della stagione è ancora più cruda, ancora più dura da mandare giù se vi armate di uno scudo di sensibilità profonda e attenta.

Nathan, inconsapevolmente, inizia ad assorbire il suo lavoro e confonderlo con la sua vita privata.

L'impatto con Angela e la voglia di essere un genitore, un buon genitore, lo conducono in un vortice asfissiante fatto di continui tentativi, continue prove, continui smottamenti atti a renderlo un genitore migliore, una persona migliore.

Nel farlo, però, Nathan si dimentica di vivere.

Dimentica, per strada, la realtà.

E ancora una volta, prepotente, torna in mente il film di cui prima vi parlavo.

Straordinaria è l'escalation a cui assistiamo, incredibile è il modo in cui, senza volerlo, le nostre risate si fanno sempre più amare e la leggerezza con cui ci eravamo avvicinati a The Rehearsal diventa sempre più angoscia.

E' una serie che salta da una parte all'altra della sfera emotiva di noi spettatori, prendendoci alla sprovvista, lasciandosi sottovalutare ampiamente salvo piazzare un macigno esistenziale sullo stomaco.

La seconda stagione ci sarà e chissà quali spettri presenterà.

Il fantasma di Nathan o il nostro?

gif

Sviluppo Personaggi: 7

Complessità: 9,5

Originalità: 9

Autorialità: 7

Cast: 5,5

Intensità: 5,5

Trama: 6,5

Coerenza: 7

Profondità: 9,5

Impatto sulla serialità contemporanea: 4

Componente Drama: 5

Componente Comedy: 7,5

Contenuti Violenti: 0

Contenuti Sessuali: 2

Comparto tecnico: 5

Regia: 5,5

Intrattenimento: 6,5

Coinvolgimento emotivo: 6

Opening: 2

Soundtrack: 2

Produzione: HBO

Anno di uscita: 2022

Stagione di riferimento: 1

115 visualizzazioni