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Tra la necessità e la ridondanza: Atypical

Se vi chiedessi di indicarmi 10 serie "necessarie" a livello sociale, didattico, "morale" mi indichereste anche Atypical?

A mio avviso, si, buona parte di voi la indicherebbe.


Se vi chiedessi un parere sulla suddetta serie riuscireste a darmene uno negativo?

Sono assolutamente certo di no.


Se vi spingessi a parlare "male" del suo delizioso protagonista, Sam, riuscirei nel mio intento?

Non credo.


Se mai dovessi proporvi altre 10 stagioni inedite di Atypical, ne sareste lieti?

Probabilmente si.


Alla luce della quarta stagione, appena uscita su Netflix, credo che vi siano tanti, troppi motivi, per andare controcorrente alle 4 domande di cui sopra.

Atypical è una serie Netflix che ha, sin dal suo esordio, catturato l'attenzione di molti.

Quando riesci a mettere al centro della tua storia un protagonista giovane affetto dalla sindrome di Asperger e con una "parentela" velata con l'autismo, sei sulla strada dell'apprezzamento ancor prima che chiunque possa guardare la serie.

Il fatto poi che Robia Rashid sia riuscita a confezionare un prodotto intelligente e piacevole, ha spianato la strada verso il clamoroso successo della serie.

Il giovane Sam, interpretato da un sorprendente, Keir Gilchrist, ha rapito gli spettatori grazie alla sua passione spasmodica per i pinguini e l'antartide e al percorso di crescita non facile per un adolescente "non normale" nella vita di tutti i giorni.

La prima stagione, ed in parte anche la seconda, erano riusciti a smuovere qualcosa, financo le nostre coscienze.

Presi come siamo dalla frenesie delle nostre esistenze, finiamo per perderci le sfumature più semplici, lente, essenziali della vita.

In questo senso la vita di Sam è parsa come uno specchio nel quale rifletterci e riflettere.

I piccoli passi che il protagonista muove sono sempre carichi di significato, non sono mai scontati.

Il primo amore, il primo bacio, la prima esperienza fuori casa, guidare un auto, dire "Ti voglio bene", affrontare il mondo con fare da adulto è molto più complicato e audace per un ragazzo brillante ma con problemi di sviluppo cognitivo legati alla sindrome che lo affligge.

Atypical ci ha sempre conquistati perchè è riuscita a parlare di qualcosa densamente tragica e drammatica come vivere con e per un ragazzo che ha bisogno di sistematiche attenzioni, con un tono allegro e scanzonato, arricchito da contorni divertenti e simpatici, incarnati di volta in volta dal grande amico di Sam, Sahid, o dalla sorella del protagonista, Casey.

La grande scommessa della serie è stata quella di mettere nel piatto della domenica una pietanza che non tutti avevano provato e che qualcuno avrebbe voluto non assaggiare mai, ma che Atypica ha reso più gustosa e saporita.

La tenerezza dei momenti vissuti da Sam e con Sam ci ha resi tutti più buoni e indifesi, cosi come la necessità che ad un certo punto abbiamo provato nel voler a tutti i costi capire cosa significhi per una famiglia convivere con le difficoltà di un giovane uomo affetto da certi disturbi.

Siamo, in un certo senso, divenuti un estensione della famiglia Gardner e questo ci ha collocati, a prescindere, tra i fan della serie.

Quella scommessa, vinta e stravinta, ha iniziato a perdere di significato, ad essere scalfita dal logorio del tempo.

Le istanze sollevate restano necessarie e di grande interesse ma la messa in scena e la storia hanno subito il più classico degli effetti "dejavu".

Non è un caso se il personaggio di Casey, ha assunto una rilevanza sempre più marcata nelle ultime 2 stagioni, vuoi per investigare il tema dell'omosessualità tra i giovanissimi, vuoi per approfondire il personaggio stesso.

La cruda verità, e non ce ne voglia Casey e la brava Bridget Lundy-Paine che la interpreta, è che gli autori hanno "potenziato" Casey perchè consapevoli che su Sam avevano già detto tutto.

La mancanza di idee e di inventiva ha lasciato loro un'unica alternativa, spostare il focus su altri temi e su altri personaggi.

Le divergenze coniugali dei Gardner, la ricerca identitaria di Casey, le difficoltà di Sahid hanno mascherato la brusca frenata rispetto al protagonista della serie, sul quale si è ancora indugiato ma ripetendo forzatamente sempre gli stessi schemi.

Nuovo step. Nuove sfide. Pinguini. Superamento degli ostacoli. E cosi via.

La tenerezza resta, la godibilità anche, l'ammirazione per voler evidenziare la complessità del mondo circostante e sovrastante questo tipo di situazioni pure.

Quello che manca, stavolta, è il trasporto, l'emozione, la sensazione di "accompagnamento" che nutrivamo verso Sam nelle prime stagioni.

Nella stagione 3 e 4 c'è stata troppa piattezza, troppa monodimensionalità rispetto a quel racconto che tanto ci aveva magneticamente attratti all'inizio.

La sensazione, adesso, è che Netflix e gli autori stiano solo cercando di allungare il brodo nella scia di un successo planetario che Atypical ha certamente meritato ma che non ha saputo continuare a meritare con lo scorrere delle stagioni.

Atypical è ancora oggi in vetta alle classifiche di gradimento delle serie Netflix ma, alla luce di quanto detto, siete ancora sicuri che rispondereste alle 4 domande iniziali cosi come avreste risposto 5 minuti fa?



 

Sviluppo Personaggi: 6,5

Complessità: 5

Originalità: 7

Autorialità: 6

Cast: 6,5

Intensità: 4,5

Trama: 5

Coerenza: 8

Profondità: 7+

Impatto sulla serialità contemporanea: 4,5

Componente Drama: 6

Componente Comedy: 7

Contenuti Violenti: 0

Contenuti Sessuali: 0

Comparto tecnico: 5

Regia: 4

Intrattenimento: 8

Coinvolgimento emotivo: 8

Soundtrack: 2

Produzione: Netflix

Anno di uscita: 2017

Stagione di riferimento: 4


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