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Vendetta: Guerra nell'antimafia - è questa l'Italia?

Vi è piaciuta Sanpa (qui la mia recensione)?


Vi è piaciuta anche Veleno (anche qui ho una recensione per voi)?


In generale siete stufi delle Iene, delle D'Urso, dei Giletti ma vorreste comunque approfondire qualche vicenda italica in un formato più serio, pulito e intrattenitivo?


Volete vederci sempre più chiaro su quel che accade nella magistratura?


Avete il poster di Falcone e Borsellino in camera?


Vendetta: Guerra nell'antimafia è una docuserie tutta italiana che ci porta nell'isola più tormentata della nostra penisola con l'obiettivo di farci conoscere più da vicino 2 personaggi molto ambigui e molto importanti: Pino Maniaci e Silvana Saguto.

Intorno a loro si dipanerà una vicenda dai contorni gravissimi e la nebbia fittissima e Netflix è stata abile a confezionare 6 episodi che vi trascineranno nel dubbio totale e nella totale incapacità di schierarvi da una parte o dall'altra.

Pino Maniaci è da sempre stato eretto a simbolo popolare dell'antimafia.

Un uomo semplice e di maniere molto schiette con la passione per il giornalismo d'inchiesta. Questa vocazione lo spinge a fondare "Telejato", televisione locale sita in Partinico, uno dei paesi a più alta densità mafiosa di tutta la Sicilia. Con Telejato, Pino Maniaci diverrà figura dirompente e importante nella lotta alla mafia, con i suoi servizi ed i suoi toni molto diretti verrà presto celebrato come il paladino della giustizia ed indicato quasi come un eroe che con le sue denunce si fa beffe della tremenda e truculenta mafia locale.

Silvana Saguto è un magistrato di lunghissima esperienza che la mafia l'ha combattuta sin dai suoi inizi e con una ferocia ed un'integrità a lei sempre riconosciute e che tutta Italia ha ammirato nel processo al boss dei boss, quel Toto Riina con il quale ha scambiato più di un dibattimento, spesso con la caparbietà eccessiva che le è valsa la fama di pericoloso magistrato antimafia, a tal punto dal dover vivere sotto scorta a causa delle ripetute minacce di cosa nostra.c

Il ritratto dei 2 protagonisti della docuserie sarebbe stato questo e questo soltanto fino a qualche anno fa, fino a quando le storie dei 2 non hanno finito per incrociarsi.

Silvana Saguto è diventata nell'ultimo decennio uno dei magistrati più potenti ed influenti d'Italia, grazie alla sua posizione a capo delle Misure di Prevenzione, ufficio con sede a Palermo che dispone sequestri e provvedimenti giudiziari verso tutte le persone e le società invischiate in affari mafiosi, spesso in via preventiva. Un potere enorme per la Saguto che avrebbe letteralmente potuto mettere in ginocchio individui, famiglie, gruppi di persone con un solo provvedimento amministrativo.

Pino Maniaci, invece, ad un certo punto decide di accogliere la richiesta della famiglia dei Cavallotti, iniziando ad indagare proprio su come il dipartimento di Misure di Prevenzione opera sul territorio siciliano.

Quelle che erano da sempre denunce verso la mafia diverranno ben presto inchieste contro lo Stato, contro la magistratura, contro Silvana Saguto.

Questo scontro porterà ad una serie di clamorose inchieste che la docuserie riuscirà a raccontare benissimo.

Entrambi soffriranno il fuoco incrociato altrui e si troveranno spalle al muro a causa di situazioni paradossali e spesso prive di ogni fondamento giuridico.

Questo incrocio fra Maniaci e Saguto fa saltare un tappo che ancora oggi è difficile da capire a cosa possa portare.

Una bolla di sapone? Una vendetta? Un equivoco gigantesco? Un tentativo del sistema di preservare se stesso?

Pino Maniaci entra in questa vicenda come eroe e ne esce come uomo con mille ambiguità.

Silvana Saguto entra in questa vicenda come magistrato integerrimo e ne esce come donna da cui prendere le distanze fino a che i fatti a lei contestati non verranno chiariti.

La magistratura che implode. La mafia che assume nuove forme. Un idolo delle masse che diventa meno idolatrabile. Tutto cade. Tutto crolla. Nel frattempo la magistratura indaga, assolve, condanna. Gli imputati festeggiano, piangono, si appellano. E l'Italia si mette a nudo, con le sue commistioni strane, con la farraginosità delle sue istituzioni, con le lungaggini delle sue inchieste, con quel giornalismo d'assalto malato e votato al solo indice d'ascolto.

Netflix ci consente di essere spettatori 2 volte, la prima della docuserie, la seconda di un affare tutto italiano più grande di quel che sembra.



Voto docuserie: 8











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