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Years and Years: altro che Black Mirror

Dovrò assolutamente rivedere la mia classifica 2019.

Dopo aver rivisto alcuni momenti di Years and Years, non posso che pensare e ripensare a quanto questo meraviglioso gioiello sia stato uno dei prodotti migliori che io abbia mai visto realizzare.

Ma facciamo un passo indietro, proprio come nonna Muriel chiederà di fare ai suoi nipoti nel clamoroso e disturbante monologo che terrà a tavola nel finale di stagione (e di serie per quel che ne sappiamo).

Years and Years è una serie tv realizzata da BBC One e rilasciata in contemporanea dalla solita HBO.

L'autore è quel geniaccio di Russel T.Davies, mente dietro a robette come "Queer As Folk", "Tofu", "Cucumber", "Banana", "Very English Scandal" e ovviamente "Doctor Who".

Come avrete capito parliamo di uno dei principali scrittori su piazza, uno rispettato ovunque e a tutte le latitudini e che in Gran Bretagna è considerato una sorta di totem.

Sorprende, dunque, che un prodotto come Years and Years abbia ricevuto cosi poche attenzioni. Apprezzatissimo dalla critica (ma non molto sponsorizzato), praticamente ignorato dal pubblico.

Sorprende, non solo per i nomi coinvolti ma anche perchè si tratta probabilmente di una delle serie tv più intelligenti e necessarie degli ultimi 10 anni, destinata ad essere, come il suo autore, anch'essa un totem della serialità.

Ma di cosa parla Years and Years?

Bella domanda. La tentazione sarebbe quella di rispondere con un laconico:


Tutto


Capirete benissimo che se l'istinto porta a dare questa risposta, allora qualcosa di grosso bolle in pentola.

Ed è forse proprio la pentola a contare più del contenuto, perchè Russel prova a raccontarci il mondo, la vita, il passato, il presente e soprattutto il futuro.

Il contenitore è enorme e Russel riesce a riempirlo con efficacia costruendo 6 episodi densissimi di storie ma soprattutto di significato, o per meglio dire di significati.

Al centro di tutta la vicenda vi è una famiglia, quella dei Lyons, costituita da 4 fratelli e da nonna Muriel, vero faro di tutto il nucleo familiare e residente dentro o poco fuori le mura della Londra dei nostri anni e degli anni futuri.

Intorno a lei si articolano le vite dei 4 ragazzi, ognuno con le proprie famiglie, le proprie compagne, i propri compagni e soprattutto con le proprie legittime ambizioni, con i propri inattesi fallimenti, con i propri clamorosi errori di valutazione ma al tempo stesso con i loro straordinari sussulti di orgoglio.

Ognuno, oltre a rappresentare qualcosa per i propri cari e diegeticamente per il racconto, rappresenta qualcuno, un nuovo stereotipo dell'uomo o della donna dei nostri tempi e dei tempi che verranno.

Steven


Il primogenito della famiglia Lyons è di certo una figura molto controversa ma su di lui si appoggiano spesso i fratelli e le sorelle, che vedono in lui una figura paterna oltreche fraterna, loro che il padre non lo hanno mai sopportato causa abbandono per una nuova donna.

Steven è l'uomo contemporaneo di discreto successo, con una discreta famiglia, con un discreto lavoro.

Questo fa di lui un uomo discreto ma soprattutto un fallimento di tutta la società, il risultato lampante di quel gigantesco e diversificato fallimento del modello che da decenni ci imponiamo.

Ne è il risultato la figlia Beth, talmente disumanizzata, talmente distaccata da divenire una vera e propria accolita del transumanesimo, movimento filosofico e sociale che non si riconosce nell'essere umano e vorrebbe evolversi in una macchina.

Steven ha costruito una bella famiglia ma piena di debolezze.

La cosa terrificante è che essa pare rappresentare la norma, la media. Figli cresciuti da dispositivi e con dispotivi di ogni tipo.

L'Alexa di turno a fare compagnia a moglie, marito e prole. Empatizzazione che va a scemare nei genitori e sembra essere inesistente nei figli. In più Steven lavora nel settore economico-finanziario ed è l'emblema di un uomo capace di guardare dall'altro lato, di non pensare alle conseguenze, di fregarsene di quello che accadrà, almeno finchè il presente sarà gaudio nei suoi confronti.

A fare da contraltare è sua moglie Celeste, apparentemente ruvida e cinica, ella sembra essere molto più cosciente dei risvolti etici e affettivi che le scelte quotidiane potrebbero produrre nel futuro più prossimo.


Edith


Lei è la combattente.

Il soldato della libertà.

La paladina dei diritti.

L'obiettrice di coscienza.

Non a caso è la più rispettata e forse amata da nonna Muriel e da Beth.

Fuori dal contesto familiare, chi è Edith?

Lei è la coscienza collettiva capace di ribellarsi e di capire che quel che facciamo singolarmente conta, le nostre scelte individuali possono ispirare il mondo, il carico che scegliamo di portare sulle spalle alleggerisce chi ha un carico ancora più grosso.

Edith è il Che Guevara contemporaneo, colei la quale è disposta al sacrificio più estremo in nome del bene collettivo. Nel privato può sembrare cinica, burbera, scostante, arrogante ma è il prezzo da pagare quando la tua vita è all'ombra di una bomba atomica pronta a scoppiare o in balia degli ultimi ghiacciai sopravvissuti allo scioglimento.

Edith è a suo modo un'eroina ed è proprio il suo eroismo cosi raro a renderci cosi palese il fatto che l'umanità abbia smesso di lottare da troppo, troppo tempo.

Rosie


Rosie è una donna diversamente abile. Non può più camminare, costretta com'è a resistere su una sedia a rotelle, lei che se potesse proverebbe a volare.

Rosie è lo stereotipo della ragazza in gamba ma sopraffatta dagli eventi della vita, una donna che ha un bisogno disperato di credere in qualcosa.

Vittima del senso di colpa derivante dall'abbandono del padre, legatissima ad ognuno dei suoi fratelli e con 2 figli da crescere in un mondo sempre più arido, disumano e povero.

La donna ha il coraggio di un leone, eppure non basta, non basta per sentirsi più liberi e critici, a posto con la propria coscienza.

La somma delle paure di Rosie la porterà ad abbracciare le insane ma accattivanti soluzioni del partito 4 stelle (riferimento alla nostra politica e al populismo abbastanza evidente), divenendo complice di un movimento simpatico e accattivante ma distruttivo di diritti e principi cardine dell'illuminismo, del rinascimento che tanto lustro hanno portato per secoli alla nostra civiltà.


Daniel


Daniel è un romantico idealista, un ragazzo omosessuale che crede nel cambiamento, crede nel cambiamento fatto di piccole cose, piccoli gesti, lui abbastanza timido e poco incline a grandi gesti, finirà per essere un vero eroe per colpa o grazie all'amore per il suo Viktor.

E' una storia eccezionale la sua, forse quella più attuale e per questo terrificante. Una storia d'amore e di lotta che si intreccia paurosamente con il tema dell'immigrazione, svelandoci come, con la velocità tipica del nostro tempo, basta un attimo a passare dall'essere cittadino "invaso" dai migranti ad essere un migrante stesso.

E' però anche la storia più incoraggiante perchè mette al centro l'amore e i rapporti ed è un pò questo che la serie vorrebbe lasciarci: la forza dei legami, la forza dell'amore sia esso fraterno o romantico.

Daniel incarna benissimo questo sentimento, è un portatore sano di questo messaggio e per questo finisce per essere un pò il simbolo di Years and Years.

Ho voluto parlarvi di ogni singolo componente della famiglia Lyons perchè credo che, nonostante gli enormi temi trattati nella serie, Years and Years ci voglia soprattutto spingere ad essere una famiglia, non solo intesa come legami di sangue da tutelare, preservare e proteggere ma proprio come concetto esteso, come insieme di individui pronti a gioire e patire insieme ad altri individui, a condividerne rischi, ansie, perplessità, dolori, felicità, soddisfazioni, ambizioni, esattamente come la famiglia Lyons fa ogni volta che è seduta intorno ad un tavolo con la nonna Muriel a capotavola.

Oltre a questo, però, vi è un messaggio di fondo ancora più importante e che porta la serie ad un altro livello.

E' un messaggio se vogliamo politico, a tratti antropologico ma dannatamente attuale, dannatamente necessario.

I Lyons sono presentati come persone normalissime.

Rappresentano me che scrivo, te che leggi, voi che siete dall'altra parte di questo schermo, rappresenta tutto il genere umano del nuovo millennio.

Il loro essere persone comuni li ha resi, come ha reso noi negli ultimi decenni, esenti da ogni responsabilità.

Un ghiacciaio si scioglie? La colpa non è nostra, ma dei cambiamenti climatici.

Una bomba nucleare esplode dall'altro lato del mondo? La colpa non è nostra ma di quel pazzo furioso di presidente.

Gli oceani sono colmi di plastica? Colpa del vicino ignorante che getta la lattina di coca cola a terra.

Al potere ascendono persone incompetenti e prive di soluzioni? Non guardare me, io non voterei mai un simile giullare!

Il messaggio più forte, la denuncia più potente che Years and Years riesce a regalare è quella di ricordarci che la colpa è nostra.

E' un peso che portiamo noi sulla nostra coscienza, è affar nostro, è responsabilità nostra se il clima cambia, se gli oceani sono colmi di plastica, se la bomba atomica non è solo un ricordo lontano, se la politica è diventata una farsa.

Siamo noi quelli che non si son ribellati alle casse automatiche generando licenziamenti di massa fra commesse ed operai.

Siamo noi quelli che si sono voltati dall'altra parte quando la politica è diventata un talk show. Siamo noi quelli che hanno accettato di lavorare sempre più ore demandando a sconosciuti o a dispositivi digitali l'educazione dei nostri figli.

Se il mondo va a rotoli la colpa non è degli altri, non è dei politici alla Viv Rook (Emma Thompson, che ricorda a tratti l'ucronia nichilista di the plot Against America nella sua ascesa) e del suo partito 4 stelle, non è dei migranti, non è dei terrapiattisti, non è dei business man, non è dei magnati.

Nel futuro imminente di Years and Years il mondo è un focolaio, stavolta non pandemico, fatto di intolleranza, discriminazione, violenza, manipolazione totale e indistinta.

Sin dal titolo di questo post ho voluto spingere la serie verso l'area che Black Mirror ha dominato per molti anni.

Se la serie di Charlie Brooker (altro genio britannico) si è spinta oltre l'immaginazione, proiettandoci verso un futuro, a volte imminente altre lontano, a volte possibile altre probabile, ma sempre trattato dal punto vista della distopia tecnologica, Years and Years fa un passo decisivo verso un'altra direzione.

La serie di Russel, infatti, ci rende corresponsabili di un futuro possibile e vicino.

Scontri militari. Immigrazione fuori controllo. Europa che si scopre illiberale e piena di ducetti. Perdita di massa del lavoro. Welfare inesistente. Perdita del controllo sui nostri dati. Perdita di controllo sulle nostre vite.

Assunto che questo sia effettivamente un mondo distopico possibile (ben lontano ad esempio dalla fantascienza purissima di Raised By Wolves) , Russel punta il dito verso noi attraverso nonna Muriel.

L'autore ci include tra i problemi, tra le cause, tra i responsabili dello sfacelo in atto nella serie e lo fa per sensibilizzarci al fatto che il futuro è letteralmente adesso, vive nel presente, si incarna nelle nostre abitudini acquisite, nella t-shirt da 1 euro che acquistiamo al mercatino perchè "tanto non costa nulla".

La svolta di Years and Years è semplice ma rivoluzionaria.

E' una chiamata alle armi, è un invito a risvegliare le nostre coscienze (il Woke di Hulu nel suo piccolo prova a fare lo stesso) , è un appello a guardarci accanto e non alle spalle.

Il pericolo siamo noi ma per nostra fortuna siamo anche il miglior alleato possibile.

Noi, insieme a quelli disposti a sporcarsi le mani, a mettere il collettivo al di sopra dell'individuo, saremo la svolta, la salvezza di questo pianeta, e di tutto ciò che ci rende umani.

Anno dopo anno, le prossime decadi saranno decisive.

I Want You, sembra dirci Russel, richiamando il famoso manifesto raffigurante lo zio Sam, in un contrasto netto fra quella che allora era una guerra ingiusta e folle (dalla quale forse tutta questa pazzia si è innescata) e questa che sembra essere una guerra ben più complessa, universale e stratificata ma che assume connotati molto più urgenti e che auspica risvolti molto positivi.

Mancano solo i soldati.

Mancate voi.

Manchiamo noi.



 

Sviluppo Personaggi: 9

Complessità: 9

Originalità: 10

Autorialità: 10

Cast: 8

Intensità: 8

Trama: 8

Coerenza: 6

Profondità: 9+

Impatto sulla serialità contemporanea:7 ,5

Componente Drama: 7

Componente Comedy: 2

Contenuti Violenti: 1

Contenuti Sessuali: 1

Comparto tecnico: 6,5

Regia: 6,5

Intrattenimento: 6

Coinvolgimento emotivo: 9

Soundtrack: 6

Produzione: BBC One

Anno di uscita: 2019

Stagione di riferimento: 1

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