• cinguettio
  • Instagram
  • Facebook Icona sociale

Years and Years: altro che Black Mirror

Dovrò assolutamente rivedere la mia classifica 2019.

Dopo aver rivisto alcuni momenti di Years and Years, non posso che pensare e ripensare a quanto questo meraviglioso gioiello sia stato uno dei prodotti migliori che io abbia mai visto realizzare.

Ma facciamo un passo indietro, proprio come nonna Muriel chiederà di fare ai suoi nipoti nel clamoroso e disturbante monologo che terrà a tavola nel finale di stagione (e di serie per quel che ne sappiamo).

Years and Years è una serie tv realizzata da BBC One e rilasciata in contemporanea dalla solita HBO.

L'autore è quel geniaccio di Russel T.Davies, mente dietro a robette come "Queer As Folk", "Tofu", "Cucumber", "Banana", "Very English Scandal" e ovviamente "Doctor Who".

Come avrete capito parliamo di uno dei principali scrittori su piazza, uno rispettato ovunque e a tutte le latitudini e che in Gran Bretagna è considerato una sorta di totem.

Sorprende, dunque, che un prodotto come Years and Years abbia ricevuto cosi poche attenzioni. Apprezzatissimo dalla critica (ma non molto sponsorizzato), praticamente ignorato dal pubblico.

Sorprende, non solo per i nomi coinvolti ma anche perchè si tratta probabilmente di una delle serie tv più intelligenti e necessarie degli ultimi 10 anni, destinata ad essere, come il suo autore, anch'essa un totem della serialità.

Ma di cosa parla Years and Years?

Bella domanda. La tentazione sarebbe quella di rispondere con un laconico:


Tutto


Capirete benissimo che se l'istinto porta a dare questa risposta, allora qualcosa di grosso bolle in pentola.

Ed è forse proprio la pentola a contare più del contenuto, perchè Russel prova a raccontarci il mondo, la vita, il passato, il presente e soprattutto il futuro.

Il contenitore è enorme e Russel riesce a riempirlo con efficacia costruendo 6 episodi densissimi di storie ma soprattutto di significato, o per meglio dire di significati.

Al centro di tutta la vicenda vi è una famiglia, quella dei Lyons, costituita da 4 fratelli e da nonna Muriel, vero faro di tutto il nucleo familiare e residente dentro o poco fuori le mura della Londra dei nostri anni e degli anni futuri.

Intorno a lei si articolano le vite dei 4 ragazzi, ognuno con le proprie famiglie, le proprie compagne, i propri compagni e soprattutto con le proprie legittime ambizioni, con i propri inattesi fallimenti, con i propri clamorosi errori di valutazione ma al tempo stesso con i loro straordinari sussulti di orgoglio.

Ognuno, oltre a rappresentare qualcosa per i propri cari e diegeticamente per il racconto, rappresenta qualcuno, un nuovo stereotipo dell'uomo o della donna dei nostri tempi e dei tempi che verranno.

Steven


Il primogenito della famiglia Lyons è di certo una figura molto controversa ma su di lui si appoggiano spesso i fratelli e le sorelle, che vedono in lui una figura paterna oltreche fraterna, loro che il padre non lo hanno mai sopportato causa abbandono per una nuova donna.

Steven è l'uomo contemporaneo di discreto successo, con una discreta famiglia, con un discreto lavoro.

Questo fa di lui un uomo discreto ma soprattutto un fallimento di tutta la società, il risultato lampante di quel gigantesco e diversificato fallimento del modello che da decenni ci imponiamo.

Ne è il risultato la figlia Beth, talmente disumanizzata, talmente distaccata da divenire una vera e propria accolita del transumanesimo, movimento filosofico e sociale che non si riconosce nell'essere umano e vorrebbe evolversi in una macchina.

Steven ha costruito una bella famiglia ma piena di debolezze.

La cosa terrificante è che essa pare rappresentare la norma, la media. Figli cresciuti da dispositivi e con dispotivi di ogni tipo.

L'Alexa di turno a fare compagnia a moglie, marito e prole. Empatizzazione che va a scemare nei genitori e sembra essere inesistente nei figli. In più Steven lavora nel settore economico-finanziario ed è l'emblema di un uomo capace di guardare dall'altro lato, di non pensare alle conseguenze, di fregarsene di quello che accadrà, almeno finchè il presente sarà gaudio nei suoi confronti.

A fare da contraltare è sua moglie Celeste, apparentemente ruvida e cinica, ella sembra essere molto più cosciente dei risvolti etici e affettivi che le scelte quotidiane potrebbero produrre nel futuro più prossimo.


Edith


Lei è la combattente.

Il soldato della libertà.

La paladina dei diritti.

L'obiettrice di coscienza.

Non a caso è la più rispettata e forse amata da nonna Muriel e da Beth.

Fuori dal contesto familiare, chi è Edith?

Lei è la coscienza collettiva capace di ribellarsi e di capire che quel che facciamo singolarmente conta, le nostre scelte individuali possono ispirare il mondo, il carico che scegliamo di portare sulle spalle alleggerisce chi ha un carico ancora più grosso.

Edith è il Che Guevara contemporaneo, colei la quale è disposta al sacrificio più estremo in nome del bene collettivo. Nel privato può sembrare cinica, burbera, scostante, arrogante ma è il prezzo da pagare quando la tua vita è all'ombra di una bomba atomica pronta a scoppiare o in balia degli ultimi ghiacciai sopravvissuti allo scioglimento.

Edith è a suo modo un'eroina ed è proprio il suo eroismo cosi raro a renderci cosi palese il fatto che l'umanità abbia smesso di lottare da troppo, troppo tempo.

Rosie