• cinguettio
  • Instagram
  • Facebook Icona sociale

La Casa Di Carta 5: Resta solo il rumore

Siete fra quelli che hanno acquistato la maschera di Dalì dopo aver visto la prima stagione de La Casa de Papel?


Della sceneggiatura non ve ne frega una beata mazza?


Quello che conta è l'adrenalina?


Il cervello, quando guardate la tv, lo spegnete come se fosse un forno a microonde nella giornata del sushi?


Allora forse, la quinta stagione (o meglio la quinta parte) de La Casa di Carta vi sarà sembrata un cazzutissimo e fottutissimo capolavoro.

E per chi, invece, il cervello non vuole spegnerlo, gradisce una sceneggiatura solida ed elegante quale sarà stata l'impressione su questa chiassosissima e chiacchieratissima parte 5 dei ladri più popolari di Netflix?

Parto da lontano con un indovinello che durerà esattamente 2 secondi.

Sapete come avevo titolato il mio post di analisi della quarta stagione de La Casa de Papel?

Dai che se lo avete letto...mmm...forse non lo avete letto perchè siete dei serialfiller troppo nuovi o perchè semplicemente questo blog non è tra i preferiti, non avete diffuso il passaparola con gli amici ecc ecc...


La Casa di Carta 4 è un disastro ma di successo. (Eccola qui la recensione).


Bene.

Copiate quell'articolo e tutto quello che cerca di esprimere e incollatelo in questa recensione sulla quinta stagione.

Aggiungeteci, però, un fattore.

Nei 5 episodi della quinta parte è tutto esageratamente amplificato.

All'impalcatura classica della serie è come se avessero aggiunto delle gigantesche casse dalle quali scatenare un rumore assordante capace di coprire ogni cosa, persino le sensazioni e le emozioni vissute dallo spettatore.

Se, alla stregua di The Walking Dead (qui la recensione dell'avvio di stagione), ci eravamo abituati agli atavici problemi legati a script ripetitivi e loop narrativi oramai stancanti, quello che ancora era rimasto alla serie era la forza dirompente della sua banda di moderni fuorilegge, personaggi che bene o male erano riusciti a farci affezionare e tifare per loro.

Nella stagione appena andata in onda su Netflix c'è cosi tanto frastuono, cosi tanto piombo, cosi tanto delirio che anche lo spettatore più "adrenalinico" finisce per restare frastornato dai decibel ed incapace di godersi quel minimo di storia ancora da raccontare.

Tutto quello che La Casa di Carta era stata nella sua prima e folgorante stagione, è solo un lontano ricordo.

Restano i proiettili, i bazooka, i lanciafiamme, il rumore, il fragore delle bombe, la nube delle granate, la polvere delle macerie.

In 5 episodi succede come sempre tantissimo, forse troppo ed è lapalissiano asserire che quando metti a tavola troppi antipasti nessuno sarà in grado di assaggiare il primo con l'effetto che arrivati al dolce tutti si saranno dimenticati odori e sapori di quanto degustato pochi minuti, poche ore prima.

Questa stagione è una perenne indigestione, un porno action che eccede oltre ogni limite.

La sceneggiatura, già ridotta a brandelli, viene ulteriormente stracciata dalle unghia fendenti degli autori.

Eventi quasi sovrannaturali si verificano. Uno su tutti?

Sierra e la sua evoluzione da cattura banditi a mammina pucciosa devota alla nuova causa.

Passa troppo poco tempo da quello che vediamo all'inizio e quello a cui assistiamo alla fine.

Nel mezzo solo pallottole e promesse, flashback messi a caso ed esplosioni come se fossimo a Capodanno.

I personaggi sbiadiscono, fino a quasi sparire.

Forse ne sono troppi o forse sono stati sacrificati sull'altare dello spettacolo e dell'intrattenimento.

Netflix sta spremendo questa gloriosa gallina dalle uova d'oro fino all'ultima goccia, a costo di offrirci in eterno lo stesso spettacolo.

Di trama non c'è più nulla.

Di vero brivido non vi è traccia.

E allora come tenere alta l'attenzione?

Gli sceneggiatori hanno giocato la carta più scontata che potesse esserci o meglio le carte.

Da un lato hanno sfoggiato una prova muscolare alzando enormemente il budget e costruendo delle scene di azione tanto senza senso quanto spettacolari, dall'altro hanno deciso di immolare uno dei loro personaggi di punta.

Questo mix è bastato per far si che gli spettatori adrenalinici, a caccia di un prodotto pieno di ritmo, azione e di facilissima comprensione, restassero ancora una volta a bocca aperta.

Non a caso, infatti, la serie sembra essere stata stroncata dalla critica ma osannata dal pubblico di fedelissimi, festanti nell'accogliere l'ennesima parata del professore e della sua banda.

Per chi, invece, come me, e credo come voi, in una serie cerca si un momento di svago e leggerezza ma anche un luogo dove immaginare ed immaginarsi, dove raccogliere spunti di riflessione e raggiungere una nuova consapevolezza su se stesso e il mondo che lo circonda, La Casa di Carta non può che essere un prodotto palestrato e dopato da guardare distrattamente mentre si portano avanti le faccende domestiche o si prepara l'ossobuco allo zafferano.

La sesta parte, che arriverà a dicembre su Netflix, si preannuncia ancor più roboante e dovrà, volente o nolente, tirare fuori dal loop Tokyo, Denver, Stoccolma, Lisbona e tutti gli altri "figli" del Professore.

Abbiamo fatto 30, facciamo 31 per cui vi do appuntamento a fine anno per commentare insieme l'ultima cortina di fumo della serie spagnola.




Sviluppo Personaggi: 6

Complessità: 3

Originalità: 2

Autorialità: 2

Cast: 5

Intensità: 7,5

Trama: 3

Coerenza: 2

Profondità: 3

Impatto sulla serialità contemporanea: 5

Componente Drama: 7

Componente Comedy: 1

Contenuti Violenti: 8

Contenuti Sessuali: 1

Comparto tecnico: 6,5

Regia: 6,5

Intrattenimento: 10

Coinvolgimento emotivo: 9

Soundtrack: 2

Produzione: Netflix

Anno di uscita: 2021

Stagione di riferimento: 5