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Rich Wigga, Poor Wigga è un episodio da mostrare a scuola (e non solo). Grazie Atlanta.

La terza stagione di Atlanta ha spiazzato tutti, anche la critica, anche i fedelissimi, proponendoci un racconto molto spezzettato e variegato della cultura afroamericana oggi e di quanto il Black Lives Matter stia scombussolando il modo di vivere, di pensare e di esistere dei "bianchi" e di riflesso anche dei "neri".

La stagione numero 3 ha una particolarità che le altre non avevano, o almeno non avevano in modo cosi marcato. La struttura è una struttura semi antologica.

Abbiamo assistito, infatti, ad una annata fatta divisa a metà dove ogni episodio "orizzontale" veniva alternato da un episodio successivo totalmente "verticale".

Donald Glover ha scelto di alternare, alle vicende di Al ed Earn, episodi filler spesso grotteschi e provocatori ma sempre mirati a portarci dentro l'argomento che da sempre Atlanta si è fatta carico di sviscerare.

Oggi voglio focalizzarmi proprio su uno di questi episodi filler, di questi momenti verticali che Atlanta si è concessa 5 volte durante la stagione e che secondo me certifica la sagacia, l'intelligenza e la consapevolezza raggiunta da Glover e dalla show.

L'episodio in questione è il numero 9 della terza stagione.

Il titolo, di per sè eloquente, è "Rich Nigga, Poor Nigga".

L'episodio, girato interamente in monochrome, ha come protagonista Aaron, giovane liceale "bianco" ma il cui padre è "nero". Sin da subito Glover ci proietta in un episodio volutamente tutto in "bianco e nero" nel quale questa dicotomia e questo conflitto cromatico (e metaforicamente razziale) vengono esaltati e ribaltati.

Sin dall'anagrafica del suo protagonista, infatti, scorgiamo un forte dissidio. Il ragazzo è un bianco che vuole essere bianco e che non manca di utilizzare termini offensivi come "nigga" per rivolgersi malamente ad alcuni avversari videoludici. Al tempo stesso, però, Aaron sembra avere un buon rapporto con il padre da cui, anche solo per osmosi, apprenderà le basi di quella che, semplificando tantissimo, potremmo definire cultura afroamericana.

Il ragazzo sogna di iscriversi ad un college prestigioso insieme alla propria fidanzata. Mancano, però, i soldi per potersi permettere quella gigantesca retta (e qui parte il primo affondo alla società americana cosi libera eppure cosi aristocratica nel suo voler offrire le opportunità più ghiotte solo a chi può permettersele). Il padre non sovvenziona ed anzi gli ricorda ad ogni occasione che, terminata la High School, non sarà concesso al figlio alcun alibi, dovrà sostenersi da solo ed addirittura pagare l'affitto al suo stesso padre. Un metodo didattico per mettere Aaron di fronte alle sue responsabilità da uomo adulto.

Un giorno, però, avviene una sorta di miracolo.

Durante un'assemblea studentesca, il preside della Stonewall Jackson High presenta agli studenti un uomo, tutto impettito e pavoneggiante, fiero di se e ricco sfondato. Il suo nome è Robert S.Lee, afroamericano ricchissimo che è lì presente per offrire una valanga di soldi alla scuola in cambio di una modifica del nome di quella struttura da Stonewall Jackson High a Robert S.Lee (e qui arriva il secondo affondo ad una società dove tutto ha un prezzo, persino il nome su un'istituzione scolastica, persino l'indirizzo accademico).

Non finisce qui, perchè il nuovo titolare annuncia che pagherà la retta universitaria a tutti gli studenti che non possono permettersela.

Entusiasmo alle stelle immediato fino a che...

Fino a che Robert S. Lee aggiunge un attributo alla fine della frase ed in accostamento alla parola "studenti".

Quell'attributo è "black".

Solo gli studenti afroamericani potranno beneficiare di quella generosa offerta.

Gli studenti bianchi urlano (giustamente) alla discriminazione razziale (che paradosso) e quelli neri gioiscono (e qui arriva l'affondo decisivo. Dopo secoli di discriminazione razziale verso gli afroamericani, arriva una discriminazione al contrario che segna lo sdegno dei bianchi ora discriminati).

La situazione si ribalta. Ora sono i Black ad essere i privilegiati, gli avvantaggiati, i miracolati. Per i White la vita si fa dura. Il traguardo è lì a 2 passi, l'opportunità di avere un'educazione solida e di qualità è sotto i loro occhi ma quella opportunità viene loro sottratta dalla benevolenza selettiva e razzialmente discriminatoria di Lee.

Come si saranno sentiti Aaron e compagnia, ora che hanno assaggiato secoli di storia afroamericana, fatta di vessazioni, impedimenti, soprusi, beffe e sberleffi? Che strana sensazione deve essere stata per loro quella di sentirsi discriminati per il colore della pelle...

Ma la soffice vendetta di Lee non termina qui e si estende a tutti i titolati al suo regalo.

Non basterà, infatti, avere la pelle nera. Sarà fondamentale dimostrare di essere "Black".

Per farlo, ogni candidato alla borsa di studio, dovrà sottoporsi ad un provino con un triumvirato composto da Lee ed altri 2 "Black Man".

Aaron, voglioso di entrare al college e disperato per non avere capacità economiche sufficienti, decide di partecipare al provino, sotto l'occhio incredulo di tutti gli altri candidati, e della commissione, che vedono presentarsi alle audizioni in un "White" che vorrebbe, per pura convenienza, dimostrarsi "Black".

La commissione chiederà lui di dimostrare di essere un "vero nero" sottoponendo lui un numero altissimo di domande molto particolari e specifiche, atte a permettergli di consolidare la sua posizione.

Sarà un bagno di sangue per il povero Aaron che uscirà da quell'incontro con le ossa rotte e con la certezza di non poter mai entrare al college, a prescindere dal colore della sua pelle.

Non finirà qui.

La tragedia di Aaron sta per tingersi di rosso per poi diventare, ulteriormente, una farsa.

Aaron, dopo aver perso l'opportunità di entrare al college, perde anche la sua fidanzata che decide di piantarlo in asso dopo aver capito, irrimediabilmente, che Aaron al college non riuscirà ad andare. Meglio, dunque, togliersi il cerotto subito.

Aaron, devastato da questa ennesima beffa, si arma di lanciafiamme e decide di dare fuoco alla scuola. Lì, troverà un ragazzo afroamericano atto a compiere la medesima azione, per i medesimi motivi. Il ragazzo, infatti, è stato anch'egli rinnegato da Lee e soci, reo di non essere abbastanza Black nonostante il colore della pelle ed a causa della sua provenienza (è nigeriano e non nato sul suolo americano). Ennesima discriminazione (ed ennesimo affondo ad una società che non riuscirà mai a non essere discriminatoria ma al massimo determinerà discriminazioni differenti a seconda del periodo storico).

I 2 si contendono l'atto vandalico fino a diventare nemici. Aaron diverrà la preda, il ragazzo nigeriano il predatore. Arriverà la polizia che, senza sapere ne leggere ne scrivere, sceglierà il suo bersaglio. Chi tra i 2 lo sarà? Provate ad indovinare? Ovviamente il ragazzo nigeriano, che verrà puntualmente "steso" dai poliziotti bianchi (ennesimo ed ulteriore affondo ad un sistema pregiudizievole secondo cui il cattivo è sempre l'uomo nero).

Grazie a quel "sacrificio", però, il ragazzo nigeriano verrà considerato da Lee meritevole della borsa di studio ("farsi sparare dalla polizia è l'atto più black che esista" dirà il filantropo). Aaron si troverà ancor più solo e ammanettato.

Un anno dopo vedremo Aaron in una veste nuova, con un taglio di capelli più "afro", intento a corteggiare una ragazza "black" e con atteggiamenti molto alla "Willy il principe di Bel Air".

La trasformazione è avvenuta e come ogni "Black" che si rispetti, Aaron è finito per essere vittima del sistema. Nessuna chance per lui. Nessuna borsa di studio. Nessuna ammenda. Solo la prigione, l'impossibilità di mettersi in gioco al college, vittima dei pregiudizi e delle circostanze. La vita di Aaron come quella di milioni di afroamericani.

Lavoro al minimo salariale e futuro oramai precluso.

Unica variante: Aaron è bianco.

Capolavoro.

10 minuti di applausi.

Grazie Donald Glover.

Grazie Atlanta.

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