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Sicuri che la terza stagione di The Mandalorian sia la più debole?

Ho letto da più parti che la terza stagione di The Mandalorian sia la più debole sin qui.

Ma siete sicuri?

Premetto, ad onor di cronaca, 2 cose semplici, semplici.

La prima è che anche io, nel mio post di saluto alla terza stagione (che vi linko qui) avevo mostrato un certo scetticismo, non sulla qualità complessiva (sempre straordinaria) ma sulla tenuta narrativa di uno show che, abbandonato momentaneamente il filone Grogu e cementata l'amicizia fraterna, paterna, filiale (metteteci pure l'attributo che volete) fra Din Djarin ed il piccolo trovatello, era chiamata, in questa stagione, ad inventarsi qualcosa di altrettanto potente. Riuscirci mi sembrava, e mi sembra ancora, impresa titanica ma The Mandalorian è diventato quel che è proprio per la sua capacità di riuscire ad essere canonica, classica ma anche molto potente e sorprendente nelle scelte che compie.

La seconda è che arrivati al terzo giro di pista, con molte altre serie orbitanti nella galassia di Star Wars alle spalle, è praticamente impossibili restare al livello degli inizi aggirandosi nel web e nel catalogo Disney Plus come la regina incontrastata degli show. L'effetto "wow" è, inevitabilmente, svanito ed il paragone con Andor (qui la recensione) rischia di minare, almeno in piccola parte, il dominio di The Mandalorian come la serie preferita degli amanti della saga.

Sono 2 piccoli incisi che era fondamentale fare prima di proseguire con un commento rapido ed indolore alla prima metà della stagione.

Con The Foundling, quarto episodio dello show, credo ci sia stata una svolta narrativa ancora più forte di quella, pur altrettanto dinamitarda, avvenuta con il terzo episodio prima ed il secondo prima ancora.

Alzi la mano chi non ha sorriso e sentito un tremito nella forza quando il piccolo Grogu è stato bardato con uno scudo mandaloriano raffigurante lo stesso stemma del suo salvatore, amico, fratello Din Djarin. E' stato un momento potentissimo e francamente, almeno per me, inatteso.

Delle tante svolte che avevo prefigurato, devo ammettere che quella che prevedesse il piccolo con un elmo ed un jetpack proprio non l'avevo considerata (un po' come "il triangolo" per Renato Zero).

E' stato un turning point, tra l'altro avvenuto in un certo senso dietro le spalle del mandaloriano, nel frattempo intento a supportare Bo Katan nel salvataggio di un altro "foundling" questa volta dalle fattezze umane.

E visto che l'ho nominata, veniamo proprio all'altro importantissimo personaggio che sta elevando l'interesse totale verso la terza stagione.

La mandaloriana interpretata da Katie Sackoff (Battlestar Galactica) si era già affermata, nelle scorse stagioni, come un personaggio da tenere d'occhio. Determinata, caparbia ed ossessionata dal potere, da quel potere che le è stato portato via con la fuga dei mandaloriani da Mandalore e con l'avvelenamento e la distruzione seminati nel suo paese d'origine. Quella determinazione e l'avversione verso le tradizioni insite nel "Credo" l'hanno resa una combattente senza patria e senza esercito, sola con le sue ossessioni, reietta in una patria che esiste oramai solo nei cuori e nelle menti di chi la ricorda ed idolo di altri mandaloriani a volto scoperto. L'incontro, il nuovo incontro con Din Djarin, gettava le basi per una futura collaborazione, partnership fra i 2 ma, anche qui, alzi la mano chi avrebbe immaginato che Bo Katan sarebbe stata, quasi al pari di Din, la vera protagonista di questa stagione.

Eh si, perchè a ben guardare, le varie storyline che stanno convergendo a piccoli passi e grande disinvoltura sul grande tema di Mandalore e del popolo dei mandaloriani tutti, ha lei come fulcro. Il salvataggio nelle acque viventi di Mandalore le ha permesso di redimersi, seppure indirettamente, e di essere nuovamente accolta tra le braccia del suo popolo. Quel "bagnetto" le ha concesso anche di "vedere" qualcosa di magico, di mistico, di profetico in quelle acque. L'incontro con il leggendario mitosauro sembra averla cambiata, mutata nell'animo. Bo Katan è nuovamente ritrovata, è nuovamente figlia di qualcuno, sorella d'armi di qualcuno, sorella di fede di tutti gli altri fratelli con l'elmo. Bo Katan sta assumendo sempre più le sembianze di una santa guerriera, di una condottiera che riporterà un intero popolo nella terra promessa. Un percorso di redenzione, riscatto e di passione che promette grandi cose e che rimette al centro, con enorme forza, il grande tema delle origini di The Mandalorian e di Mandalore tutta.

E a proposito di origini, e proprio perchè alla fine non posso chiudere senza una citazione, nell'episodio 4 c'è anche un flashback sulla prima fuga a noi nota di Grogu e del salvataggio del coraggioso Kelleran, jedi menzionato in precedenza in Chapter 13 ma mai prima apparso sul piccolo o grande schermo.

Un'altra chicca che dimenticheremo difficilmente.

Un altro elemento per rispondere a quella domanda retorica che inizialmente ponevo.

La terza stagione non è la più debole per il semplice fatto che The Mandalorian non conosce debolezze ma solo una grande forza dentro sè.

This is the way.

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