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The Eddy: il primo spartito seriale di Damien Chazelle

Voliamo oltre le soglie della serialità questa sera per fare, o meglio farmi, qualche domanda cinematografica, in un monologo interiore che sono sicuro interesserà zero persone sulla faccia della terra.

Tant'è.

Se mi fosse chiesto quale film abbia più catalizzato gli ultimi anni del grande schermo, quale senza alcun dubbio metterei nella top 10 vi sorprenderei. LaLaLand sarebbe presente al 110%.

Al tempo stesso, non esiterei ad inserire Damien Chazelle nella top 5 dei registi più rilevanti e a me graditi dell'ultima decade.

Whiplash, LaLaLand e First Man sono stati diversamente da pubblico e critica ma hanno lanciato nell'olimpo della cinematografia il giovanissimo regista statunitense.

A soli 35 anni, e dopo svariati premi vinti ad ogni latitudine grazie ai suoi film, Chazelle deve essersi chiesto quale sarebbe potuto essere il prossimo passo della sua carriera folgorante.

First Man è stato un ritratto intimo e bellissimo di Neil Armstrong, protagonista di una pellicola sull'allunaggio ma che parlava soprattutto di umanità e di esseri umani. La storia del primo uomo sulla luna ha però convinto poco la critica, facendo retrocedere di non poco le quotazioni del regista nativo di Providence.

Questo non esaltante risultato deve avere portato Chazelle a rifugiarsi nel suo primo amore: il jazz.

Whiplash, oltre ad essere un film unico e speciale, era stato, soprattutto, un film sulla musica, sulla passione per la musica, ed in particolare per il jazz.

Per il suo esordio seriale, e dopo la scottatura per First Man, Damien Chazelle non poteva fare altro che rintanarsi in un club e raccontare la musica, raccontare la bruciante ossessione e liberazione che la musica regala agli animi più inquieti e perduti.

Siamo a Parigi, quel locale è The Eddy, il titolo della serie tv Netflix non poteva che portare il nome del Club.

The Eddy nasce sotto i migliori auspici.

Uno dei registi più talentuosi della sua generazione, Netflix a proteggere e finanziare l'operazione, il ritorno di Chazelle alle atmosfere a lui predilette e tanta tanta sicurezza che questa operazione sarebbe stata una delle più appassionanti e osannate del 2020.

A meno di un anno dalla sua uscita sulla piattaforma streaming di Hastings, di The Eddy si sono perse le tracce. Nessuno ne parla più. Non è presente in quasi nessuna classifica delle migliori serie o, almeno, migliori novità di questo tormentato anno.

Questo dovrebbe bastare a rendere l'idea del successo di The Eddy.

E' stato un buco nell'acqua. Un clamoroso tonfo.

Almeno per il grande pubblico e per gli opinionisti più "commerciali".

Questo vuol dire che The Eddy era una serie talmente profonda e stratificata da annoiare la massa e gratificare i palati fini?

Non proprio così, ma quasi.

Se consideriamo il pubblico mainstream The Eddy è un totale blackout, una completa perdita di tempo. Non è un caso che sia stato privato di qualsiasi commento positivo. Statisticamente troverete pochissime persone a parlarne e ancor meno a parlare bene.

Questo è un dato di fatto, deve essere un presupposto al fine di poter parlare serenamente della serie tv di Chazelle o finiremo per non capirci.

The Eddy è stato un KO per Netflix ed una disfatta per Chazelle.

Detto questo, cerchiamo di fare il punto e rifuggere dalla solita e contemporanea equazione per cui a scarso successo corrisponda scarsa qualità.

Non è questo il caso, e come potrebbe esserlo visto i nomi in gioco, vista la posta in palio.

Chazelle pecca, pecca tantissimo di quel male che affligge moltissimi artisti che, all'apice del successo, decidono di liberarsi da ogni schema e vagare, vagare, vagare, chi con la cinepresa, chi con un pennello ed una tavolozza, chi con un pallone da calcio, chi con le note di uno spartito.

Il regista di Providence si libera di qualsiasi vincolo artistico, abbandona ogni orpello e da libero sfogo a quello che nella sua testa albergava in quel momento, che nel suo animo passeggiava mentre componeva la sua prima serie tv.

Il risultato è un lavoro indefinito che per molti versi anticipa quello che il nostro Luca Guadagnino avrebbe fatto qualche mese a venire con lo splendido We Are Who We Are. Non c'è vera trama, non c'è una grande storyline da seguire, non c'è un percorso lineare da seguire.

C'è Elliot Udo (Andre Holland) e la sua frustrazione, la sua vita andata in fumo dopo anni di successi e venerazione. C'è la musica, soltanto la musica, carburante che brucia dentro le vene del protagonista e che divampa in un incendio che raderà al suolo tutto o quasi prima di rifertilizzare la terra parigina.

The Eddy è il club di musica Jazz che il protagonista rileva e sostiene, quasi con malavoglia, nella terra di Voltaire e Rousseau, per cercare un'occasione passiva di riscatto e di sopravvivenza.

Si contornierà di emarginati e talentuosi artisti come lui, nell'intento di rivedere in loro quello che è appassito in lui.

Elliot fugge da un matrimonio complicato e una carriera troncata da un non identificato problema.

Si rifugerà nel suo club, con l'amico di sempre, barcamenandosi fra bollette e debiti sparsi ma sognando intimamente di poter essere il mentore di una jazz band che sappia incantare e convincere e che abbia in lui il suo padre putativo.

In Maja (Joanna Kulig) troverà l'amore, anch'esso tormentato, anch'esso in qualche modo malato e ondivago.

Nell'abbraccio e la vicinanza di sua figlia Julie una seconda occasione per ravvivare un'esistenza oramai allo sbando.

Una trama che non va, non funziona, non attrae ma che ora dopo ora scivola via come elemento non indispensabile, quasi di disturbo al delirio soave e fluido di Chazelle.

Non è il cosa nè il come Chazelle vuole raccontare e non gli interessa di certo il quando o il dove, ed il chi è assolutamente fuori discussione.

Questa indeterminazione fa di "The Eddy" una creatura speciale e informe, capace di lasciare qualcosa dentro oltre alla cocente delusione per aver visto qualcosa che speravamo non fosse, non potesse essere questo esordio seriale di Chazelle.

Brutto, troppo brutto per essere vero eppure capace di depositare una non precisata emozione in fondo allo stomaco.

Il dolore lancinante di una tragica perdita si confonde con la purissima gioia nel vedere un musicista sposare la sua arte. L'urticante pesantezza sulla coscienza di un tossico si dirada grazie al sorriso di una bellissima donna dalla voce angelica. La rinnegata genitorialità di un padre con molti rimpianti si amalgama con l'amore per una figlia spaesata quanto lui ma innamorata della vita più di lui.

Sarebbe troppo facile definire The Eddy una serie tv incompiuta. E' quello che sembra ma allo stesso tempo sembra esattamente essere quello che Chazelle avrebbe voluto che fosse: un oggetto senza forma, un dialogo con l'invisibile, un cammino privo di pilastri, un racconto vagabondo.

Proprio come la musica, protagonista unica e sola di questo primo spartito seriale di mister Damien Chazelle.


 


Sviluppo Personaggi: 7

Complessità: 6

Originalità: 9

Autorialità: 8

Cast: 7

Intensità: 5

Trama: 4

Coerenza: 4

Profondità: 6

Impatto sulla serialità contemporanea: 3

Componente Drama: 7

Componente Comedy: 1

Contenuti Violenti: 2

Contenuti Sessuali: 1

Comparto tecnico: 7

Regia: 8

Intrattenimento: 1

Coinvolgimento emotivo: 2

Soundtrack: 8

Stagione di riferimento: 1

Produzione: Netflix

Anno di uscita: 2020

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