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Black Mirror 6x04: Mazey Day - l'invasione della privacy come diritto?!

Arrivato alla penultima puntata della sesta stagione posso dire, inequivocabilmente, di aver compreso ora, e appieno, le tante critiche rivolte alla serie di Charlie Brooker in questo ciclo. La più frequente è quella che più appare cristallina dopo la visione di Mazey Day, quarto episodio di questa annata.

Black Mirror non è più sé stessa. Si è trasformata in altra cosa, proprio come la protagonista di questo episodio.

Un cambio di rotta repentino ed inatteso che ha portato con sé buone cose ed ottimi spunti ma ha lasciato, nella maggior parte degli addetti ai lavori e spettatori, un senso di spaesamento totale che, in molti casi, è degenerato in cocente delusione.

Ad un episodio dal termine, posso dire, senza mezzi termini, che Mazey Day è l'episodio meno BlackMirroriano della storia di Black Mirror e che costituisce, per certi versi, il punto più basso dello show.

Questa presa di coscienza avrà determinato un crollo nella classifica LIVE 2023?

Zazie Beetz in una scena di Mazey Day quarto episodio di Black Mirror 6

Zazie Beetz (Atlanta, Full Circle) è una fotografa/paparazzo che, nei primi anni 2000, vagava per le strade di Hollywood e dintorni a caccia dello scoop. Star trattate come carne da macello e fotografie scottanti vendute per pochi dollari al "pappone" di news di turno che le avrebbe date in pasto agli zombie/lettori/spettatori per consentire loro di soddisfare un voyeurismo spicciolo e senza senso.

Erano gli anni in cui ogni paparazzo si sentiva in diritto di invadere la sfera privata di qualsiasi personaggio famoso senza esclusione di colpi. Quella invasione era, infatti, percepita come un diritto e non come la privazione di un diritto, o meglio di diritti altrui, generando nelle star di tutto il mondo un panico giustificato e diffuso che spesso veniva percepito dal pubblico come ingratitudine. Il mantra era sempre il solito. Un personaggio pubblico deve sottostare, sempre e comunque, alla gogna pubblica, la sua casa deve essere di vetro, la sua vita privata deve essere un affare di tutti. Stop. Punto. Sentenza emessa.

Il tema è di quelli seri e importanti e nei 10 minuti finali riesce anche ad essere approfondito con originalità e cinismo, suscitando, almeno nel sottoscritto, un paio di momenti di pura ansia e disgusto.

Mi riferisco al fiume di flash che invadono la povera Mazey incatenata al pavimento o a quando uno dei paparazzi, piuttosto che salvare l'altro dalla bestia ammazzatutto prova a salvare quella macchina fotografica contenente foto da "un milione di dollari" l'una. Ho trovato, infine, disturbante quella scena finale, quella in cui la protagonista, di fronte ad una Mazey moribonda e con una pistola puntata alla tempia, abbandona ogni umanità impugnando, per l'ultima volta, quella macchina fotografica che le avrebbe permesso di regalarsi lo scatto del secolo.

Il click della macchina fotografica come sparo di una pistola.

La vita delle star come quella degli animali preda dei cacciatori.

Lettori e spettatori di tutto il mondo visti sullo stesso livello della plebe che assisteva alle lotte all'interno delle arene secoli e secoli fa, urlante e festante mentre altri esseri umani venivano sbranati.

La Mazey che diventa lupo mannaro è una metafora che vorrebbe raccontarci di un ribaltamento dei ruoli che vedrebbe le vittime diventare carnefici, le prede diventare predatori, per risvegliare coscienze sopite o forse morte.

Sarebbe anche un bell'episodio, un episodio che si sarebbe incastrato, perfettamente, in The Cabinets of Curiosities di Del Toro (qui trovate la recensione della serie antologica Netflix) ma che stride totalmente con la storia di Black Mirror.

Con Loch Henry sembrava già evidente l'abbandono della distopia e della fantascienza, appannaggio di una critica sociale più contemporanea e a tinte horror. Con Mazey Day quella evidenza diventa certezza, diventa realtà, una realtà che ci parla di una nuova era per Black Mirror, un'era a cui non eravamo abituati e, soprattutto, non eravamo pronti.


Voto Episodio 6--

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