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Foundation 2: adesso si che ci siamo!

Che Foundation potesse rappresentare un porto sicuro per gli amanti della fantascienza, quella vera, quella classica, quella pura, lo speravamo tutti.

Che potesse riuscirci, lo credevamo in pochi.

Che fosse in grado di riacciuffare il senso delle atmosfere che si respiravano nei libri dell'illustrissimo signore della Fantascienza, Isaac Asimov, pareva cosa improbabile.

Che potesse ristabilire un equilibrio fra l'anima fortemente action della prima stagione e quella fortemente filosofica del materiale di partenza, ci sembrava un miracolo.

La seconda stagione, nonostante qualche intoppo e sbavatura, riesce a convincere molto più che la prima grazie, soprattutto, ad una spinta propulsiva rappresentata da un insospettabile protagonista.

La figura di Demerzel ha catalizzato su di sè tutto quello che di meglio la poetica Asimoviana aveva espresso nel ciclo delle Fondazioni, riuscendo ad emozionare, interrogare e sollecitare le più umane e fondamentali questioni.

Una valanga di post vi aspettano. Sono qui, ad aspettarvi, come il più ineluttabile dei destini.

Demerzel in foundation 2 fondazione seconda stagione

C'è una cosa che mi preoccupa di questa versione coraggiosa di Foundation.

E' la stessa cosa che mi turbava nel guardare, meravigliato, ogni episodio di Westworld.

David S.Goyer ha finalmente iniziato a parlare la lingua del padre della Fantascienza, Asimov. Nel farlo, ha dovuto alzare il livello dei temi che ha scelto di affrontare.

Quando compi questo passaggio non c'è una strada di ritorno e lungo il sentiero verso la grandezza rischierai di trovare pochi fan pronti a passarti una borraccia colma d'acqua o a spingerti verso la cima.

Cosi come accadde con Westworld il mio timore è che Foundation stia diventando sempre più una serie per pochi e tutti sappiamo cosa accade alle minoranze nello spietato universo televisivo.

La serie di Nolan, rinnovata a fatica anno dopo anno, ha subito una cancellazione dolorosissima e inevitabile proprio ad un passo dalla fine.

Sperando che Apple non riservi lo stesso trattamento alla sua creatura, non ci resta che constatare quanto la seconda stagione di Foundation offra spunti, dialoghi e domande che sempre meno persone riusciranno a comprendere appieno, riusciranno a cogliere nel profondo e dunque apprezzare.

Lo spettatore medio non è, di certo, incapace di comprendere tali finezze ma, spesso, si presta ad un intrattenimento facile, immediato, spensierato.

Foundation è tutto fuorchè immediato. E' tutto fuorchè facile.

E meno male.

Se oggi son qui a parlare di Foundation come una serie matura, tosta, seria, profonda e non solo come una serie attesa poichè figlia di una delle collane più amate nel mondo letterario e fantascientifico è proprio perchè gli autori hanno deciso di abbracciare, a piene braccia, l'etica asimoviana.

C'è un personaggio che, più di tutti, ha incarnato questo passaggio più e meglio di tutti.

Si tratta di Demerzel, a mio avviso assoluta protagonista di una seconda stagione incalzante e di altissimo livello.

Lo è stata più dello stesso Hari Seldon e dei 3 Cleon messi insieme, lo è stata, senza neppure faticare, più dei vari Gaal, Salvor e Hober.

Vi aspetto anche su telegram. Qui il canale ufficiale.

Cleon e Hari Seldon nel finale di Foundation 2

Ma perchè Demerzel è stata cosi importante?

Perchè, in lei abbiamo vissuto le emozioni più potenti che si possano desiderare all'interno di una serie fantascientifica, di una grande serie?

La risposta potrebbe essere racchiusa in un'unica sequenza, presente all'interno dell'ottimo season finale.

E' la scena in cui Brother Dusk e Sencindiver vengono scoperti da Demerzel all'interno del più oscuro, dimenticato e nascosto anfratto di Trantor.

Un luogo volutamente tenuto segreto da Demerzel e Cleon I 600 anni fa. Un luogo dove l'androide divenne nuovamente "all" grazie alle cure e all'amore del primo Imperatore della dinastia dei Cleon.

In quel luogo Demerzel conobbe il giovane Cleon (Dawn), fece innamorare, innamorandosi a sua volta della sua versione adulta (Day), consacrando un legame affettivo e spirituale con il maturo, esperto e oramai prossimo alla morte (Dusk).

Quei 3 volti, quelle tre versioni di Cleon I hanno accompagnato la trasformazione della dimezzata (o meglio sezionata) Demerzel nell'arco dell'umana vita del suo compagno di chiacchierate, chiacchierate che, anno dopo anno, hanno sedimentato nell'allora imperatore l'assoluto desiderio di averla, amarla e di condividere con lei l'eternità.

Il più umano dei desideri, l'amore, ha determinato in Cleo la scelta di liberare l'ultimo e più prezioso fra i robot da quella gabbia fisica e mentale in cui era stata riposta dal padre dell'imperatore.

La natura umana, si sa, è costellata di sentimenti contrastanti e di debolezze.

Il puro amore può diventare possessività e quest'ultima può causare nuove prigioni, magari dorate, sopportabili, tollerabili ma pur sempre prigioni.

E' quel che accade quando Cleon libera Demerzel non liberandola davvero.

La rende libera dalle catene ma la imprigiona dentro una nuova e non evadibile galera, se vogliamo morale.

Da quel momento in poi il robot che tutto conosce e che ogni cosa è capace di provare, resterà ingabbiato dentro il proprio codice.

Il lascito di Cleon I non sta tanto nella liberazione di Demerzel ma nella preservazione della propria esistenza.

Demerzel, libera di vagare nei più importanti settori della galassia e di governare tra i più alti ranghi dell'impero, nei secoli e nei secoli, è la custode unica di un segreto diventato leggenda che a sua volta è diventata prassi.

La dinastia genetica dei Cleon è il modo con cui il primo Cleon si è assicurato vita eterna e quella vita gli verrà donata e preservata per sempre proprio dal suo amato androide.

Quella lacrima che solca il volto di Demerzel e le parole che ella dirà rappresentano la summa di quello che la fantascienza ha da offrire.

Può un robot provare sentimenti?

Può un codice renderci schiavi?

Quale è la soglia oltre la quale il libero arbitrio diventa predestinazione?

Esiste il destino?

Esiste Dio?

Se si, che fattezze ha?

Quanto possiamo definirci liberi?

Quanto un robot senziente e cosciente può definirsi libero?

L'essere umano sarà capace di evitare l'autodistruzione?

In quelle lacrime, in quella storia, in quel vincolo lungo 600 anni c'è tutto quello che un amante della fantascienza possa desiderare.

Foundation ce lo offre.

Su un piatto d'argento.

Ci sarà tempo per ammazzare altri Dei, di sfidare il destino, su Syvenna, su Terminus, negli anfratti dell'universo.

Ci sarà tempo per esseri mortali come Hober Mallow e Bel Riose di sfidare la sorte e andare incontro ad un destino nefasto.

Il loro destino.

Che loro hanno scelto.

Esplicitando quel Libero Arbitrio che per Demerzel ha dei limiti, per noi esseri umani no.

O, almeno, cosi dovrebbe essere.

Hari Seldon e Day, novelle divinità riscopertesi fallibili.

Esseri onniscenti scopertisi burattini.

Di se stessi, di altre versioni di se stessi o forse di un disegno più grande, lungo secoli, tratteggiato a matita da uomini e divinità, da robot e sacerdoti, in un magma incandescente che ribolle in attesa di causare la prossima esplosiva eruzione.


 

Sceneggiatura: 7

Regia: 6

Cast: 7,5

Genere: Sci-Fi

Complessità: 9

Originalità: 6+

Autorialità: 8

Intensità/coinvolgimento emotivo: 7

Profondità: 9,5

Contenuti Violenti/Sessuali: 5

Intrattenimento: 6

Opening: 7

Soundtrack: 4

Produzione: Apple TV Plus

Anno di uscita: 2023

Stagione di riferimento: 2

Voto complessivo: 8


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