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Lawmen: Bass Reeves - Avvisatemi se Sheridan dovesse sbagliare un colpo

Ho commesso un errore.

Rimedierò.

Me ne sono reso conto solo appropinquandomi alla scrittura di queste first impressions.

Nello stilare le varie nominations per gli Hall of Fame, ho dimenticato, se vogliamo trascurato, uno dei nomi più importanti del panorama seriale dell'ultimo decennio.

Taylor Sheridan, oltre a diventare il re Mida della appena nata Paramount +, è uno di quegli autori che fanno invidia a tutte le case di produzione. Prolifico quanto un Ryan Murphy, estetico quanto un Sam Esmail, narrativamente ficcante come un qualunque autore della Golden Age, Taylor Sheridan è protagonista dell'ennesimo successo "americano", in arrivo dopo lo strepitoso ed acclamatissimo political-spy Special Operations Lioness di cui vi avevo parlato in questo post.

Si torna a calibrare una storia con la grammatica western tanto cara all'autore, uno stile portato in tv con Yellowstone e portato alla massima resa e gloria con lo strepitoso 1883 prima e l'ottimo 1923 poi.

Lawmen: Bass Reeves ci porta qualche decennio più indietro con le lancette dell'orologio in un tempo in cui la guerra civile americana faceva capolino e gli indiani d'America erano vittime ignare di quello che sarebbe divenuto un vero e proprio massacro su larghissima scala.

Davide Oyelowo (Silo) è Bass Reeves, protagonista di questo show tratto dalla trilogia basata sul personaggio stesso.

Piccola curiosità: inizialmente lo show doveva essere uno spinoff di 1883. Pochi mesi fa questa notizia fu smentita dagli autori stessi, i quali indicarono che il progetto era da considerarsi totalmente indipendente e che, temporalmente, quanto narrato si sarebbe concluso prima degli eventi narrati nella serie prequel di Yellowstone.

Salvo sorprese (sempre dietro l'angolo) dovremmo trovarci di fronte a qualcosa di slegato dall'universo narrativo iniziato anni fa con Yellowstone.

La storia narrata in Lawmen è incentrata su un uomo afroamericano, Bass Reeves, chiamato a combattere sul campo di battaglia dal suo "master", comandante e padrone non solo in battaglia ma anche nella vita essendo il padrone dello schiavo Bass.

E' una storia di guerra, schiavitù, coraggio, emancipazione quella che viene da subito disegnata ma è anche un'atroce storia di uomini bianchi contro uomini neri, di razzismo innato, di supremazia ottenuta con la forza e la violenza dei gesti, delle parole, delle consuetudini.

Sono 2 i momenti in cui questo appare chiaro nel pilot. Il primo è quando il comandante George Reeves (Shea Wingham) chiede a Bass di sfidarlo a carte. In caso di vittoria, lo renderà un uomo libero.

Parte una scena tesissima dove fino all'ultimo istante crediamo nella buona fede di quell'uomo bianco posto ai vertici della catena di comando. Crediamo senza alcun problema alla favola dell'uomo buono, vestito da diavolo, che quando può farlo non guarda il colore della pelle e fa la cosa giusta.

Scopriremo che era tutta una farsa. Era tutto un beffardo teatrino messo in piedi per umiliare ancor di più il proprio schiavo.

La seconda scena arriva quasi in chiusura. Un soldato scappa. E' ammanettato. Un ragazzino impugna un fucile e intima di ucciderlo. Il soldato chiede pietà. Bass gliela offre. Il soldato ripaga con una pallottola.

Il soldato era un bianco. La vittima un indiano d'america.

C'è amarezza, sdegno e dolore in queste sequenze.

Sono tremende.

Barbare.

Crude.

Eppure sono terribilmente vere.

Sono queste le scene madri del pilot, un pilot che ci accompagna verso il primo grande traguardo raggiunto da Reeves.

Ce ne saranno, senza dubbio, altri.

Saranno tutti cosi tanto macchiati dal sangue e dal dolore?


Voglia di continuare a vederlo: 7

Voglia di consigliarlo: 6,5

Originalità: 5

Cast: 6,5

Comparto Tecnico: 8

Opening: 7

Dove Vederla: Paramount Plus

Anno di uscita: 2023

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