• cinguettio
  • Instagram
  • Facebook Icona sociale

Petra: anche l' Italia ha la sua detective cinica e irriverente

Sky Italia ha da poco annunciato che l'obiettivo dei prossimi anni sarà quello di produrre almeno 1 serie tv originale al mese, ovviamente made in Italy.

E' una buona notizia per gli appassionati perchè arriva da un'emittente che ha ampiamente dimostrato di sapere cosa fare quando si tratta di creare un prodotto originale per il piccolo schermo.

L'occhio dello "storico" della tv guarderebbe immediatamente a Boris se dovesse indicare l'anno zero della serialità italiana.

E' innegabile che la serie tv di Mattia Torre abbia rappresentato il primo tentativo, peraltro riuscitissimo, di portare l'Italia nella nuova era della tv. Una seri intelligente, "molto italiana" come avrebbe detto Stannis, divertentissima e acuta. "Geniale", avrebbero esclamato i 3 sceneggiatori presenti in Boris.

Romanzo Criminale, l'adattamento del romanzo di De Cataldo e del film di Placido, avrebbe segnato l'ingresso definitivo della serialità italiana nel nuovo mondo, grazie ad un prodotto che affondava il racconto nella Roma criminale strizzando l'occhio alla serialità americana dei The Wire e dei The Sopranos.

Sarebbe stata un'altra serie tv di Stefano Sollima, Gomorra, a proiettare la serialità italiana all'interno dell'olimpo seriale.

I 3 titoli sopracitati hanno una ed una sola cosa in comune: Sky.

E' stata proprio Sky infatti a produrre Boris, Romanzo Criminale e Gomorra.

Ecco perchè la notizia con cui ho aperto questo post non può che rallegrarci e farci confidare in un futuro sempre più roseo per il piccolo schermo tricolore.

Nel solco di questa giovane tradizione, nonchè apripista di questa nuova primavera italiana, si innesta Petra, l'ultima e celbratissima serie Sky Original.

La protagonista di Petra non è la città giordana famosa in tutto il mondo, ma una detective italiana dall'omonimo nome, interpretata da una delle attrici più in forma dell'ultimo decennio di cinema italiano, una sorpresa continua, acclamatissima dalla critica e amatissima dal pubblico nostrano: Paola Cortellesi.

L'attrice romana si fa carico di interpretare una donna cinica, silenziosa, ruvida, diventando, di fatto, il simbolo di un femminismo che finalmente varca la soglia delle parole per diventare immagine, anche nel nostro paese.


Era ora.


Petra è, infatti, una donna che ama la solitudine ma che soffre nello stare sola, che detesta l'amore ma si è sposata 2 volte, che non vuole mettersi in gioco ma non riesce a mollare l'osso, che dice di detestare i cani ma si intenerisce di fronte ad un bastardino, che rifugge ogni amicizia ma non riesce a distaccarsi da chi per lei significa qualcosa.


Potrebbe sembrare una donna ipocrita e confusa quella appena descritta, invece è il ritratto di una donna complessa, contemporanea e audace.

Cosi come in apertura ricordavo Boris come la prima vera serie italiana e Gomorra e Romanzo criminale come le prime serie italiane dal taglio internazionale, sono certo che un giorno, fra 10 anni, qualcuno con la mia stessa passione scriverà sul suo blog che, nel 2020, Petra fu la prima serie tv italiana con protagonista assoluta una donna forte, indipendente e nuova.

Il personaggio della Cortellesi è forse il primo esempio di donna, raccontata in tv, lontana dai classici "stereotipi" femminili nostrani.

La nostra protagonista non è una suora, non è un medico, non è una casalinga, non è una sparring partner di qualche personaggio maschile principale.

Senza nulla voler togliere a chi interpreta o ha interpretato suore, dottoresse, casalinghe o personaggi secondari, Petra riesce ad andare oltre, proponendoci il ritratto di una donna diversa, molto più contemporanea, molto più stratificata e complessa.

Questo è, di certo, il più grande merito della serie tv Sky firmata da Maria Sole Tognazzi, alla regia, e Ilaria Macchia, Giulia Calenda e Furio Andreotti alla sceneggiatura, in un parco autori quasi interamente al femminile.

Petra è un avvocato che, per motivi a noi non noti, lavora nella polizia di stato genovese, relegata a lavori d'ufficio poco stimolanti e portati avanti nel seminterrato della stazione stessa.

Un caso fortuito la porterà ad essere nuovamente operativa e, come nella miglior tradizione dei procedural crime, a trovare nuovi stimoli, stringere nuovi rapporti e respirare qualcosa di nuovamente travolgente.

L'incontro con il vice ispettore Antonio Monte (interpretato da un sorprendente Andrea Pennacchi alias "Il Pojana" visto a Propaganda Live) segnerà l'alba di una nuova coppia di investigatori atipici ma efficaci.

Petra nasce ed evolve cosi, nel tratto di una donna che non vorrebbe emergere ma emerge, professionalmente, umanamente e narrativamente.

Non è staordinario il racconto. Nulla di quel che vediamo è particolarmente originale. Non ci sono scene che ci facciano gridare al miracolo.

Nulla di trascendentale insomma, eppure Petra funziona, eccome se funziona.

La miniserie Sky riesce a portare gli schemi e la struttura dei polizieschi, delle serie autoriali britanniche, americane, in Italia.


Protagonista tenebrosa ma ironica? Check.

Casi di puntata intricati e interessanti? Check

Personaggi in continua evoluzione? Check

Linguaggio più "adulto" e politicamente scorretto? Check

Locations con un'anima? Check


L'impressione è che Petra volesse replicare, italianizzando, alcune operazioni internazionali come True Detective, Broadchurch, City On A Hill, Criminal, Defending Jacob prendendo piccoli pezzetti, traendo singoli spunti da ciascuna e portandola nel mondo di Petra.

Ovvio è che le serie sopracitate abbiano qualcosa in più, siano "migliori", ma qui da apprezzare è il tentativo di sganciarsi dalla tradizione di preti detective, Carabinieri simpatici, polizia di stato super seriosa ed efficiente, ed offrire un quadro diverso, un protagonista ed una storia diversa, molto più credibile, molto più reale.

Petra è dunque pefetta?

Niente affatto.

La serie presenta grossi difetti e talvolta delle forzature poco eleganti.